Garybaldi: Astrolabio (1973)

Garybaldi Astrolabio 01Dopo un buon album d'esordio i Garybaldi attraversano una breve crisi d'identità concretata da un robusto rimpasto di formazione: esce il bassista Angelo Traverso sostituito da Sandro Serra e il tastierista originale Lio Marchi si tira da parte partecipando saltuariamente alle attività del gruppo, ma senza più apparire ufficialmente nella line-up.
Praticamente onnipresente a tutti i più importanti Festival Pop (tra cui citiamo Gualdo Pop, Controcanzonissima e Villa Pamphili), il gruppo gira anche in proprio per la penisola avendo così occasione di fare da opening act a Bee Bees, Santana, Uriah Heep e Van der Graaf Generator e accedendo in fretta ad un nuovo contratto, questa volta per la discografica Fonit.

Purtroppo però, all'interno del gruppo non tutto funziona come dovrebbe. A parte lo scisma di Traverso, iniziano ad emergere delle fratture artistiche tra Fossati (la parte rock) e Cassinelli (la parte classica e Beatlesiana) i che, al di là dell'amicizia personale, avrebbero portato la band allo scioglimento.
In ogni caso, a parte questi piccoli screzzi nel 1973 vede la luce "Astrolabio": il secondo album del quartetto genovese.
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Dotato di una veste grafica quasi "liquida" e molto più introspettivo e sperimentale del precedente, il disco si compone di due soli brani molto diversi tra loro.
"Madre di cose perdute" (che occupa da sola tutto il primo lato) è una lunga e raffinata suite di 20 minuti in cui il chitarrista Bambi Fossati da prova di tutta la sua versatilità e "Sette", rivela la dimensione più giocosa e comunitaria del gruppo.


Le differenze con "Nuda" balzano subito all'orecchio sin dall'attacco del primo lato che ci presenta immediatamente una sottile digressione psichedelica ben rappresentativa del successivo sviluppo del brano.

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Di fatto, "Madre di cose perdute" è una vera e propria escursione del gruppo in diversi territori armonici che spaziano dall'iniziale blues lento cantato alla maniera di Jimi Hendrix (7 minuti circa), ad un ricco heavy blues in cui Fossati da sfoggio di tutta la sua anima rock, fino a cedere il passo ad ambienti più psichedelici che chiudono il brano lasciandolo quasi sospeso nell'aria.
Pur non rappresentando il massimo dell'originalità, "Madre" ci restituisce comunque una band moderna e ben presente su ogni nota: il lavoro di Fossati è quasi certosino nel variegare le sonorità, mentre il resto del gruppo sembra anch'esso porre molta attenzione a questo nuovo sound.
Infelicemente, non si può dire la stessa cosa di "Sette" che fornisce al contrario una dimensione molto più ruspante dei Garybaldi: cosa che secondo molti crtitici fece di "Astrolabio" un "album riuscito a metà".
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Effettivamente in contrasto con le raffinatezze tecnologiche di "Madre", "Sette" viene registrato dal vivo in sala di incisione ("tra un drink e l'altro", si disse) alla presenza di un gruppo di amici e persino di qualche bambino.
Lo scarto con la facciata precedente è palese sia tecnicamente che musicalmente e, ad essere onesti, infonde anche qualche perplessità.

A parte la musica che si fa smaccatamente Hendrixiana, colpisce il netto calo delle frequenze basse per far posto ad un suono "campanoso" e dilettantesco, tipico delle registrazioni in sala prove.
Senza nulla togliere all'abilità di musicisti ed alla loro professionalità, è innegabile che la scelta di contrapporre due sonorità così distinte non si rivelò felice, tantomeno conflittualmente.
"Astrolabio" non sfiorò nemmeno le vendite di "Nuda"e il gruppo fu costretto a cambiare strada per l'ennesima volta dando vita ai "Bambibanda e Melodie".

20 commenti :

Anonimo ha detto...

Io lo preferisco al precedente, anche se sembra sempre sul punto di spiccare il volo.

Andy

URSUS ha detto...

A me piacciono ambedue in modo diverso,credo che all'epoca il loro discorso non fu capito del tutto e che meritassero molto di più da parte del pubblico,ma si sa che non sempre le cose vanno per il verso giusto.
Difficile per Fossati scollarsi di dosso la devozione per Hendrix,ma la stessa cosa accomunava Radius,per esempio,nonchè molti altri...comunque sia le influenze volute o no di quei tempi erano nulla di fronte ai palesi plagi di oggi,attualmente pare proprio che non ci si sforzi neppure minimamente di sembrare originali,con una marea di gruppi che vivono di covers o di grossolani revival,ce ne fossero di musicisti così al giorno d'oggi!
Sarà nostalgia,la mia,ma mi pare evidente che il rock sta tirando le cuoia.

Giampaolo ha detto...

Mah francamente quest'album è palesemente inferiore al primo, c'è qualcosa di buono nella prima suite, ma la verità è che di una ripetitività mostruosa.....e su questo dovremmo essere tutti d'accordo....la seconda suite anche li qualcosina di buono, ma come ho sempre detto una suite deve essere bella dall'inizio alla fine!!!!!!
Ecco vedi John nel mio ultimo post, mi son dimenticato di queste due suite, ahhahaahahahhhhahaaaaaahhhhhh proprio perchè non mi erano piaciute.........ciao e buonanotte!

JJ JOHN ha detto...

Beh, Ursus, però almeno Radius si è evoluto parecchio e ancora oggi fa cose piacevolissime. Bambi mi sembra ancora un pò arroccato al Vate!
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@ Giampa.Ripetitiva? E' vero e secondo me è proprio per quello che si sono sciolti: probabilmente hanno capito che un altro album sarebbe stato uguale a questo,chissà.
Comunque avercene oggi di musicisti così.

taz ha detto...

Oggi insegna, quindi un maestro di "chitarra"...e tanto di cappello ad un musicista così...che poi vogliono farlo assomigliare a Hendrix credo che per lui sia un gran complimento....cmq ascoltare un disco di quell'epoca ed esprimere un "parere", come su questo cd o un altro, con le orecchie di oggi a me sembra un pochino "difficile".....a me il disco piace propio per l'atmosfera "tirata e sentita" del disco....uno strumento solo che trascina un disco...io l'ho trovato "il più" bello fatto da lui....Poco tempo in una itw disse che stava lavorando ad un progetto...aspetiamo.

JJ JOHN ha detto...

Non si tratta tanto di " ascoltare un disco di allora con le orecchie di oggi". Io sono un Gramsciano e nelle mie analisi valuto un opera rispetto al "suo" tempo, non al "nostro".

Il discorso è che "Astrolabio" fu veramente il "più bello fatto da Bambi", hai ragione, ma questo personalismo non stava più bene al resto della band, che di fatto si sciolse.

taz ha detto...

Infatti non era un'appunto per le tue "orecchie", io parto sempre dall'idea che quel periodo(nostalgia canaglia?) partiva da una base di voto già sufficente(ci sono i casi disperati...ma propio perchè disperati andrebbero analizzati..)...e come un bimbo che va a scuola col grembiule con una toppa....e qualcuno lo critica, non sapendo che quella toppa sua mamma la rammendata con "tanto amore"...e anche qui una bella copertina..ciao

JJ JOHN ha detto...

Taz: prezioso e pazzesco!

Giampaolo ha detto...

Il più bello fatto da Bambi??? se fosse così, sarebbe messo male come artista.........un album è vero che bisogna sempre contestualizzarlo ai propri tempi, ma è anche vero che se è brutto, è brutto ieri ed è brutto oggi!!!!!
ciao ciao!
ps ovviamente Bambi è un bravo chitarrista

JJ JOHN ha detto...

Ma no, brutto perchè? In fondo in "Madre di cose perdute" Bambi ce l'ha messa proprio tutta per tirare fuori ogni suono possibile dalla sua chitarra. Il problema era l'eccesso di personalismo che a quel punto, cominciava a pesare sulla band.
"Sette" invece è proprio ingenua, quello si.

Giampaolo ha detto...

Brutto magari no, ma mediocre si...se ce l'ha messa tutta non so, però il risultato è quello che è.....il punto è che per far avvicinare un giovane d'oggi al prog, di certo non gli farei ascoltare quest'album.
ciao!

Anonimo ha detto...

a me personalmente l'album e piaciuto un casino anche se non piu di nuda.
c'e amalgamata perfettamente la psicadelia e il blues e la raffinatezza nella prima suite.
la SECONDA E decisamente piu scarna ma non per questo inferiore.
sinceramente se dovessi sc egliere
tra le due non saprei propprio quale sentire.
saluti francesco

Lotus ha detto...

Tra Nuda ed Astrolabio preferisco di gran lunga il secondo. Nuda è un decisamente un bel disco, ben suonato, compatto ed omogeneo, con un eccellente amalgama tra la chitarra di Fossati, l'organo e la sezione ritmica. Le composizioni sono buone, con momenti tirati che lasciano spazio ad atmosfere sognanti. Il punto debole dell'opera sono i testi che a tratti si rivelano perlomeno naif. In "maya desnuda" il tentativo di rendere l'italiano alla stregua dello slang di Muddy Waters o di James Brown quando parlano nelle loro canzoni di "sex 'n'wimmen" fa sorridere, oppure l'intercalare "incredibilmente" ripetuto svariate volte nel corso di "Moretto da Brescia" fanno pensare ad una certa limitatezza e ad una ingenuità di fondo per quanto riguarda la stesura delle liriche.
Per concludere, un eccellente album corredato un’accativante gimmix cover disegnata dal notorio fumettista e illustratore.
A parte le travagliate dinamiche interne tra i membri del gruppo, il disco successivo, Astrolabio, è un disco straordinario, un capolavoro del progressive italiano.
"Madre di cose perdute" è una suite lunga e sinuosa che si dipana su movenze fluide e atmosfere oniriche. Il testo della canzone è (finalmente!) compiuto, ispirato e poetico. Il brano si snoda acquatico e scivola via tra i rivoli della musica per sfociare in un grande mare del sogno. L'arte chitarristica di Bambi Fossati sembra trovare qui il suo apogeo. Con "madre" si respirano svariate suggestioni: dall'Hendrix più sognante e sperimentale di "Electric Ladyland", alla psichedelia, all'hard blues fino a certo progressivo inglese. Malgrado tutto, con il massimo rispetto per le altrui opinioni, penso che non si possa tacciare il brano di scarsa originalità.
L'altra composizione, "Sette" ci lascia spiazzati dopo la perfezione tecnica e compositiva di "madre", dove lo studio di registrazione gioca un ruolo importante, quasi fosse uno strumento in più del gruppo. L'atmosfera di live in studio con tanto di amici e famigliole festanti al seguito, con bambini che giocano con i microfoni, sa di caduta di tono. Si inizia con una parte cantata in cui le liriche sono da dimenticare. Poi una lunga sfuriata chitarristica in chiave heavy blues. Il suono, grezzo e sporco, è in presa diretta. Malgrado l'atmosfera da festino nello scantinato, i 21 minuti e mezzo di "Sette" assieme alle cadute di tono ci regalano delle buone cose.
Malgrado le due facce della moneta, Astrolabio è un'opera maestra che ci offre la summa compositiva dei Garybaldi.

giody54 ha detto...

Secondo me l'album è un buon lavoro in linea con la moda di allora di fare brani esageratamente lunghi ,probabilmente se fosse strutturato a 5 o 6 brani sarebbe stato molto piu' facile l'ascolto
"Madre di cose perdute" è decisamente il brano migliore

J.J. JOHN ha detto...

Sicuramente brani più brevi sarebbero stati più "amichevoli" (tipo Marta Helmut per intenderci), ma avrebbero negato lo zeitgeist di quegli anni.

giody54 ha detto...

sono d'accordo e poi non dobbiamo dimenticare che noi stiamo giudicando albums che hanno ormai
40 anni o giu' di li anche se in molti casi non li dimostrano affatto

Anonimo ha detto...

è uscito un nuovo disco "note perdute" con pezzi vecchi dalle sessioni di registrazione di Gleemen e Nuda, con canzoni del periodo più hard-rock di Bambi e con una stana registrazione live del 1972.
C'è allegato al cd anche un bel documentario pieno di immagini e interviste.

Anonimo ha detto...

Solo riascoltando a lungo e attentamente le band caposcuola dello stesso periodo (dal 69 al 74), specie quelle made in UK, si riesce a comprendere che Garybaldi (ex Gleenmen), benchè buoni strumentisti, non erano in grado di esprimere musiche e testi innovativi e veramente coinvolgenti; erano piuttosto pasticcioni e soprattutto a corto di idee e di concetti concreti come invece, ad esempio, il B.M.S.. Volevano solo fare "gli strani", insomma, ma la loro stessa ingloriosa fine palesa i loro grandi limiti.

J.J. JOHN ha detto...

Quel che dici è verissimo: i Garybaldi erano molto derivativi, ma l'analisi del Prog italiano richiede anche l'immedesimazione in una società provinciale come era quella italiana dei primi anni '70.
E in quel senso la "clonazione" di certi miti era già miracolosa.

Devi vedere tu se "perdonare" o no certi accostamenti, anche là dove essi furono davvero smaccati.
Io l'ho fatto.

Lorenzo Giustetto ha detto...

Questo disco sarà il mio regalo di natale(in prima stampa , naturalmente). L'album complessivamente è molto bello , ma se devo essere proprio sincero , il mio pezzo preferito è "Madre d cose perdute" .
Sono andato di recente a vedere i Gleemen a Genova ed ho conosciuto i componenti del gruppo : davvero simpaticissimi . Un saluto e buon natale a tutti !!! -LG-