Abba: Arrival (1976)

abba arrival 1976SERIE: I PREFERITI DI JOHN
Alzi la mano chi di voi è rimasto indifferente agli Abba, il quartetto Pop svedese che nella sua terra ha provocato un movimento commerciale secondo solo alla casa automobilistica Volvo.
A quei quattro musicisti insomma, che non hanno mai cambiato formazione per 11 anni dal loro esordio (1970) elevando alla massima potenza il concetto di musica Pop?

Stiamo parlando di Agneta e Frida, due algide bellezze nordiche già famose in Svezia ancor prima di entrare nel supergruppo, e che cantavano minigonnute con un look distante anni luce dagli standards latini, e di Bjorn e Benny, abili e furbissimi compositori che, trincerati nella loro Isola di Lidingo, componevano con ritmi da fabbrica sovietica centinaia di brani che poi avrebbero sottoposto alla produzione.


Direte voi: "niente di che fino a questo punto... i Kraftwerk lavoravano più o meno nello stesso modo". Eppure ma la ricetta che uscì nel 1973, anno del loro esordio all'Eurofestival, era destinata a funzionare meravigliosamente bene.

Si perché, gli Abba non solo adottavano elementi stilistici universali (un look sensuale ma innocuo e una tecnica in apparenza semplice ma estremamente sofisticata), ma soprattutto li trasmettevano con un linguaggio transnazionale per cui ogni loro canzone poteva essere assimilata in qualunque angolo della terra (un po' come l'Ikea oggi, per intenderci).
Si passava con nonchalance dalle strizzate d'occhio al mondo latino ("Mamma mia", "Chiquitita") agli ammiccamenti e alla nostalgia amorosa ("S.o.s.", "Fernando", "Gimme, gimme gimme"), arrivando persino a sfiorare argomenti attinenti alla divisione di classe ("Money, money, money").
Il tutto però in maniera sobria e sfacciatamente "glam": cosa che fece del rassicurante quartetto svedese una vera e propria macchina di consensi globale.
abba arrival 01Nondimeno, la loro immagine fu supportata sin da tempi non sospetti da videoclips davvero sofisticati che magnetizzarono sia le platee cinematografiche che quelle televisive di mezzo mondo.

L'album "Arrival" per esempio, uscì nell'ottobre del 1976 e secondo Wikipedia, la sua title track "fu considerata uno dei brani cardine del genere strumentale folk, al punto che qualcuno la considera una progenitrice delle sonorità della World Music e della New Age".
In questo senso, si pensi che lo stesso Mike Oldfield ne fece una cover ispirandosi nell'immagine allo stesso look degli Abba: una foto sopra un elicottero.
Questo Lp conteneva "Dancing Queen", un brano di spessore planetario che, limitatamente alla riedizione in Cd-Single, superò le 500.000 copie negli Stati Uniti nel solo agosto 2008.Non è facile spiegarlo a chi non visse in quegli anni, ma quella canzone aveva in sé dei "valori aggiunti" talmente affascinanti da non lasciare indifferente nessun acquirente di dischi, quasi come se contenesse una droga.
abba fernandoIl groove era sostanzialmente "disco music", ma la costruzione era completamente rivoluzionaria.
- Primo: anziché partire con la classica cassa ribattuta, il brano attaccava con un ponte strumentale che sfociava direttamente alla seconda parte del refrain. Mai sentita una cosa del genere.
- Secondo: la ritmica non era per nulla invasiva, ma supportava con un groove funky una sofisticata costuzione armonica dando il massimo respiro alla canzone.
- Terzo: le voci di Frida e Agneta cantavano all'unisono dando potenza alle strofe (ovvero le parti più "deboli" della canzone) per poi armonizzarsi nei breaks e nel ritornello e facendo così crescere la tensione al parossismo.
- Quarto: Benny infarciva di sapienti barocchismi la parte pianistica, ma solo per riempire i vuoti, rendendola in questo modo perfettamente bilanciata tra classico e moderno.
- Quinto: Il linguaggio poetico era universale e accattivante: la teenager in fiore che balla sotto le luci della discoteca e attira sessualmente i "guys" che la circondano.
Praticamente un invito a far l'amore buono sia per i Messicani che per i Giapponesi.
In questo stesso album, metteteci ancora "Knowing me, Knowing you", "Money money, money" e, nella sola ristampa, "Fernando" e avrete un successo senza eguali.

Io, all'epoca, ero un giovane anarchico e giravo con i capelli gialli, ma quando mi fermai ad ascoltarlo dissi: "Oh shit! Fuckin brilliant!"
La stessa cosa, scopersi dopo, disse nello stesso anno Johnny Rotten a proposito di Kate Bush e i Damned fecero lo stesso per i T. Rex.
Se i Doors avevano varcato "le porte della percezione" negli anni '60, gli Abba sfondarono le "porte della globalizzazione" dieci anni dopo.
Mica paglia.

20 commenti :

Anonimo ha detto...

...mi sei calato
:-)
Francesco

Anonimo ha detto...

Ma no francesco, ogni tanto bisogna spezzare un pò....questo è un blog di musica sperimentale....e quindi JJ sperimenta recensioni alternative....

la musica in fondo è bella quando si vive a 360°.....

Grande JJ, aspetto la tua recensione del superclassico di lunedì.....alex77

Francesco ha detto...

ah e a proposito secondo me i t-rex erano a diversi mondi di distanza
P.S:Un super classicone hai detto?
Stupiscici!

Francesco ha detto...

sisi ovvio che ogni tanto bisogna variare un po, ma la rece degli abba mi ha un po spiazzato!
Avrei preferito un classico di soul music ma tanto di cappello per gli abba che sicuramente erano grandi musicisti e tanto di cappello al grande JJ

JJ JOHN ha detto...

Ha ha, sapevo che vi avrei spiazzato, ma avevo voglia di staccare un po'dando sfogo ai miei istinti più sado-maso.

Resti tra noi, ma appena ho finito questa scheda mi sono detto: "ma che cavolo mi è saltato in mente?".

Risposta: "era per far dispetto a Francesco" perchè, fosse per me, i dischi dei T-Rex li recensirei tutti e 12!

Non fate gli snob. Godetevi la scheda questo nucleo di grandi e paraculissimi comunicatori pop vichingi dell'era pre informatica e ci vediamo lunedì con un album che, in un modo o nell'altro ha fatto storia.

Regolo ha detto...

Gli Abba non mi hanno mai detto niente, musicalmente parlando, ma le due patonze della band stuzzicavano spesso e volentieri le mie giovanil voglie.

Romo ha detto...

A mio avviso ha ragione come john, la buona musica è solo una. Grandi abba cmq anche se paraculi!!

Certo, concordo con regolo che le due patonze stuzzicavano le mie giovani voglie (per dirla tutta, quando gli abba cantavano "gimme gimme" forse non ero manco nei pensieri di mio padre!) quando le vidi su un poster allegato a "l'intrepido" (o era il monello?)!!

;)

Anonimo ha detto...

Avete mai fatto caso che la strofa "living on my own" di Freddy Mercury è presa pari pari da "lay all your love on me" degli abba?

Dario ha detto...

Grandi professionisti del pop. A me in generale piacciono per quello che sono.
Bjorn e Bernie sono un po' come i designer IKEA della musica e tutti (anche i più snob) conoscono (e sotto sotto apprezzano) almeno una delle loro canzoni.
Su Dancing Queen, la costruzione melodica, almeno nell'ambito pop, è notevole e gli interventi barocchi al piano le danno un tocco quasi "glorioso".
Probabilmente la produzione del pezzo è un po' "moscia" (come velocità e come attenzione al ritmo) rispetto agli altri hit disco... però alla fine dei conti il pezzo si è venduto più del panettone a Natale e quindi probabilmente avevano ragione loro... The winner takes it all!

Sorprendente riproposizione, John!

Armando ha detto...

Gli Abba facevano un pop francamente commerciale, ma in quello erano dei piccoli maestri. Nella semplicità che funziona c'è sempre del genio. Condivido quindi il gesto apparentemente insano del grande capo John.
Avevo una loro antologia (Abba Gold) che mi deliziava spesso.
Il pezzo che mi piaceva di più era "The Winner Takes It All", che però credo sia degli anni Ottanta.
Diciamo che si tratta di musica adatta al meritato "riposo del guerriero" :-)
Saluti.

Anonimo ha detto...

JJ credo che qui abbia voluto calcare la mano non tanto sulla musica ma sul modo di produrla.
Gli Abba hanno anticipato almeno cinque anni anni un sistema di "produzione in serie" basato non tanto su aspetti artistici, ma su precisi obiettivi commerciali.
Mi è sembrato un modo geniale per anticipare quello che furono, con ben altri mezzi, gli anno otannta.
Marta

JJ JOHN ha detto...

In effetti, la cosa impressionante degli Abba non era tanto la musica, ma il modo in cui essa veniva prodotta. Un sisstema che ha appunto anticipato di molto la disco e gli anni '80.
Come Ralf & Florian dei Kraftwerk o Carole King e suo marito Gerry, Bjorn e Benny se ne stavano trincerati in studio per otto ore al giorno non tanto per "creare", ma per "produrre" canzoni che restituissero un indotto.
Al di la della valutazione artistica, mi premeva sottolineare questo "modo di produzione" che, non a caso, venne importato in Italia qualche anno più tardi e fu il sistema compositivo principe dell'Italo Disco.

DogmaX ha detto...

Fare capolavori non significa solamente fare suite di 40 minuti. Gli ABBA, nel loro piccolo, avevano un gusto musicale innato, motivi orecchiabili ed irresistibili, e non è semplice comporre canzoni così IN SERIE, come facevano loro. Premetto che non sono il mio gruppo preferito, ma non nego che le loro canzoni le ascolto molto volentieri.

Anonimo ha detto...

Ebbene si. Gli Abba ci hanno fottuto a tutti quanti.
Come poi Bjorn e Benny dalla loro isoletta potessero sfornare successi a manetta a ritmi industriali lo sanno solo loro.

Secondo me avevano semplicemente capito che il mondo è una grande provincia governata per la maggior parte da valori socialdemocratici e inevitabilmente universali (amore, famiglia, desiderio, "ti vorrei" ecc.).
Sono stati insomma il primo pop "transnazionale".

Ci hanno fatto su una cinquantina di canzoni ben presentate con la par condicio (uomo - uomo - donna bioda - donna bruna)e hanno fatto un fatturato quasi pari alla Volvo.

Ok, si tratta pur sempre di "pop" anche se di altissima qualità e non di "prog". Nulla di innovativo... ma chiamali scemi...

JJ

U G O ha detto...

CONSIDERANDO CHE ERA IL 76 ERAVAMO IN PIENA ERA DISCO-MUSIC E QUELLA DEI 70(VE LO DICE UN ROCKETTARO PROGHETTARO E METALLARO)NON ERA SPREGEVOLE MA NON ME NE VOLERE JOHN DEGLI ABBA TROVO CARINA SOLO SOS.A LORO PREFERISCO(CHE TENGO MOLTO GELOSAMENTE)CERRONE(MARK CERRONE)IL BAFFONE FRANCESE CHE CON LA SUA SEXY DISCO(ASXCOLTARE LOVE IN C-MINOR)HA FATTO BALLARE SBALLARE MOLTI GIOVANI DELL'EPOCA NONOSTANTE I MOLTI MMMHHHH ALL'INTERNO DELLE SONGS OOOHHH HO DETTO CHE ERA SEXY DISCO VI SIETE GIà SCORDATI!UGO

Anonimo ha detto...

Non trinceriamoci dietro a false ipocrisie: all'epoca li abbiamo ascoltati tutti quanti e li abbiamo amati tutti quanti! Avevo dodici anni all'epoca di "Dancing Queen" ed ascoltavo di tutto: dai Pink Floyd, ai Pooh, a Genova&Steffan alla Bottega dell'Arte ... E poi c'erano LORO Agnetha ed Ann-Fried: le due "vergini di ghiaccio", che vergini non erano, ma quanto erano belle e quanto erano brave!! Comunque, gli Abba hanno segnato un'epoca, che ci piaccia o no. Personalmente, a me piacevano e continuano a piacere.

PS: durante una trasmissione di Fabio Fazio di alcuni anni fa, Eugenio Finardi ha confessato di essersi preso, nel 1975 e dintorni, una clamorosa sbandata (e non solo di tipo musicale...) per entrambe le algide svedesi, solo che non lo si poteva dire troppo forte nell'ambiente musicale dell'epoca.

JJ ha detto...

... sempre diplomatico l'Eugenio.

Io invece non sapevo proprio che pesci pigliare. Frida o Agneta? Boh.
Lo stesso dubbio mi ha pervaso secoli dopo, fatte salve naturalmente le debite differenze: Paola o Chiara? Boh!?

Proprio non lo so: mi sono sempre piaciute le more e le rosse ma mi sono sposato una bionda.

Valla tu a capire la vita...

claudio65 ha detto...

Tra tante pessime notizie di questo - luttuoso per il rock - inizio di 2016, almeno ce n'è una buona: gli ABBA si sono ritrovati a Stoccolma un paio di giorni fa, tutti e quattro e tutti - a quanto pare - in buona salute. Era da molti anni che non si rivedevano. Meno male! Certo, gli anni sono passati e pesano tanto, specie sui volti delle due splendide "vocalist". Pesano assai meno sul buon Bjorn, che alla rispettabilissima età di settantadue anni mostra ancora una forma invidiabile e sembra più giovane degli altri (invece è il più anziano!). Il fatto che persino JJ si sia preso la licenza di citare "Arrival" nel blogspot (quell'album lo avevo anch'io e ce l'ho ancora: acquistato in cassetta nel Febbraio 1977, ristampato in Italia per su etichetta Dig-It) la dice lunga su cosa gli ABBA abbiano significato per una generazione che ha ammirato i Pink Floyd ed i Genesis, ma si è lasciata anche ammaliare dalle due algide sirene scandinave. Oggi mi sono preso la briga di risentire la title track "Arrival" e mi è sembrata ancora bellissima con quell'intreccio affascinante di tastiere (grande Benny Andersson!) e le voci delle "ice maiden" che sembrano spaziare nell'infinito. Non a caso, non sono stati mai dimenticati.

aliante ha detto...

Concordo Claudio.

Gli ABBA sono straordinari.

C'è qualcosa di magico nella loro musica,
un'alchimia di voci, suoni e canzoni
oserei dire praticamente perfette.

Da bambino ho praticamente consumato
un paio di 45 giri dei miei genitori
"Fernando" e "SOS"

ugo ha detto...

be io ho solo s.o.s./mamma mia mentre FERNANDO me la ricordo benissimo dal juke-box di sotto casa mia!che dire non ho nulla degli ABBA li ho sempre snobbati perchè troppo banali ma belli come voci.adoro invece il brano che agneta incise qualche anno dopo "the winners takes it all".