Giulio Capiozzo (Area): " il motore dell'instabilità"

Giulio Capiozzo AreaGiulio è stato ed è tuttora uno dei miei batteristi italiani preferiti. Lo incontrai più volte e più volte scambiammo quattro chiacchiere.
Non era un tipo “simpatico di natura” come del resto quasi tutti gli Area, ma aveva in se la forza del rigore, della professionalità, del credo, dell’abnegazione verso il suo strumento che facevano di lui un corpo solo con le sue percussioni. I suoi compagni lo chiamavano “il motore dell’instabilità” e chi lo ha conosciuto, sa bene il perchè.

Non si fermava mai un istante: creava sempre scenari ritmici anche solo nella sua mente al punto che durante un viaggio in macchina, in treno o semplicemente conversando, continuava ad agitarsi per allenarsi, per strutturare nuove dinamiche, per inventare nuove tensioni che conferissero al suo drumming un sapore unico :“bisogna sempre tener calde le articolazioni”, diceva lui.

E non erano solo sogni o visioni quelle che gli elettrificavano testa e mani: erano semi di progetti concreti che sarebbero fioriti nei suoi lavori, in quelli con gli Area o con chissà chi altro.
Nella vita, mi diceva, occorre “essere presenti e consapevoli”, e “ragionare su tutto perchè nulla è facile” ed ognuna di queste sue convinzioni ben si ripercuotevano nella realtà. E non solo quando accompagnava altri artisti, ma soprattutto quando era in assolo.

Si perchè, quei suoi momenti solisti non erano soltanto uno show personale, ma dei veri e propri dialoghi: un condensato di tecnica, abilità e consapevolezza.
Fateci caso.
Da solo con la sua batteria Giulio soppesava ogni colpo. Dinamizzava ogni tocco e non si faceva nemmeno un problema a pulirsi il naso se pensava fosse opportuno per colorare una pausa.

giulio capiozzoScomponeva metriche cervellotiche con rigore leninista, poi si assestava sui piatti, pensava, si rimetteva in gioco, osava anche là dove non era perfettamente cosciente di farlo ma la sua sensibilità gli permetteva di immedesimarsi in ogni groove qualora la sua arte lo richiedesse.
Conosceva i suoi limiti e se questi apparivano invalicabili, erano per lui motivo di sfida, di studio e di ricerca.

Non si faceva problemi a concedersi persino alle tecnologie più estranee alla sua indole acustica.
Ricordo quando lo incontrai secoli fa al “Salone Internazionale della Musica” di Milano in qualità di promoter delle batterie elettroniche Simmons. Là uscì fuori il suo lato di teppista.
Nel momento in cui erano presenti i dirigenti, si limitava ad eseguire patterns in quattro quarti modello anni ’80 senza alcuna enfasi, poi, quando i boss se n’erano andati, riacchiappava il discorso col suo pubblico.

Vedete”, diceva, “questa è una batteria che va bene per certe cose, ma se facciamo così...
E a quel punto si divertiva ad attaccare una rullata talmente stretta che mandava in tilt tutta la baracca che impazziva ululando furiosamente. Si innescavano i circuiti d’allarme e la Simmons non funzionava più.
Giulio rideva come un pazzo e diceva: “Oh! Non ditelo in giro che se no mi licenziano”.

area giulio capiozzoDa vero uomo e musicista, finita l’esperienza con gli Area fonda gli Area 2 e poi procede spingendosi sino a collaborare con Kenny Clarke, Elvin Jones, Trilok Gurtu e persino con un gruppo caraibico di steel drums con il quale si lancia ancora una volta verso nuove immaginazioni.

Fedele alla sua nativa Emilia-Romagna, vi torna ogni anno per esibirsi sino a che il 23 agosto del 2000 gli Dei decidono che è venuto il momento di far le valigie.
Colto da malore in un bar di Cesenatico, Giulio intraprenderà una nuova esperienza di cui però non possiamo sapere nulla.
Ci rimarranno i suoi insegnamenti, la sua straordinaria generosità e la sua bravura.

A me, come a tanti che l’hanno incontrato, piace ricordarlo così: una persona genuina e semplice ma che diventava rigorosamente drastica quando doveva sfidare la vita o i propri limiti.

E ancora, un compagno che a differenza di tanti altri non ha mai tradito le sue e le altrui idee.
Una persona che un giorno mi disse:“Si lo so che quello che sto per fare è difficile. Forse impossibile, ma sicuramente non impraticabile.”
Capisci John, dobbiamo spremere noi stessi per smuovere le cose, se no rimangono lì dove sono. Ma a quel punto, che cazzo di senso avrebbe la vita?

3 commenti :

Daniel ha detto...

Ti ringrazio per aver condiviso con noi lettori di Classic Rock questi stupendi aneddoti sulla vita del grande Capiozzo, mi sono sembrati pregni di umanità e forza d'animo.

taz ha detto...

Grandissimo e coerentissimo con il suo pensiero musicale e politico...ciao

Regolo ha detto...

Bel ritratto di un grande musicista e, soprattutto, di un grande uomo.
Grazie JJ.