Equipe 84: Id (1970)

equipe 84 id

Al di la delle capacità tecniche e dell'autorevolezza che avevano rivestito nella decade precedente, è sempre stato difficile per i monoliti del Beat Italiano accedere senza intoppi al mondo del Prog.

Questo accadde palesemente per i Dik Dik con la loro "Suite per una donna assolutamente relativa", molto più canzonettistica che modernista e, in certi casi, anche per la Formula Tre che alternò album di buona avanguardia ("Dies Irae" e "Sognando e risognando") con dischi molto più legati alla melodia tradizionale ("Formula Tre").

Solo i Giganti si salvarono col loro splendido "Terra in Bocca", ma furono un caso unico.


Dal canto suo, l'Equipe 84 che influenzata dalla nuova onda Progressive pubblicò nel 1970 l'album "ID", rimase anch'essa confinata nel limbo di coloro che "avrebbero voluto osare", ma che non completarono il passaggio tra il vecchio stile e il nuovo rivoluzionario sound che bussava alle porte della musica Italiana.

Pur essendo un lavoro coraggioso e basato su fondamenta solide e tecnicamente indiscutibili, "ID" lascia però perplessi per quella sua alternanza tra canzoni palesemente riconducibili alla fine dei sixties e brani sicuramente più moderni ("Id", "La notte di San Luigi" e "Fine") ma mai sufficientemente aderenti al nuovo contesto storico.


equipe 84 02Una sincera voglia di mutamento era già certamente percepibile sia dalle note introduttive al disco sia dalla sua veste grafica , ma il risultato finale non restituì che timide complessificazioni del loro vecchio sound.

"ID" quindi, pur geniale e raffinato che fosse, non lambì neppure lontanamente gli sforzi innovativi dei loro contemporanei Trip, Balletto di Bronzo, Formula Tre e, ancora prima, Orme, Stelle di Mario Schifano e gli Infermieri di Fabio Celi. Per non dire Chetro & Co.


Pur riconoscendo al gruppo di Vandelli l'encomiabile ruolo di importatori del sound psichedelico nel del nostro paese, occorre ammettere che l'uso del Sitar e delle Tablas ("Id") non fosse certo una novità e che comunque, tutto ciò che nell'album appariva "diverso dal solito", era patrimonio dei Beatles, se non addirittura di gruppi a loro precedenti.

Per spezzare una sola lancia in favore di questo album, ricordiamo la "Notte di San Luigi" con il suo lungo ed anomalo assolo di percussioni che si innesta in un groove marcatamente blues - psichedelico.

equipe 84 03Timidamente prog e anticipatore di una certa tendenza neobarocca è anche il brano conclusivo "Fine", la cui maestosità viene però tradita da un ingenuo recitativo con finale "ad effetto", che colloca inesorabilmente il gruppo in un contesto non più proponibile a lungo termine.


In altre parole, l'Equipe 84 è stato e andrà sempre ricordato e rispettato come uno dei più autorevoli e audaci gruppi del mainstream alternativo dei nostri anni '60, ma non abbastanza innovativo nella decade successiva.

Il pubblico lo capì e ID vendette pochissimo consegnandolo ai posteri come un prezioso album da collezionismo discografico.

equipe 84 04Ultima nota: per dovere di storia, va detto che quest'album fu registrato senza l'apporto dello storico chitarrista Franco Ceccarelli (sostituito dal tastierista Mario Totaro) e del mitico batterista Alfio Cantarella (in cui vece suonò l'ex Quelli, Franz di Cioccio), che dovette scontare un periodo di Purgatorio per essere stato pizzicato con una certa dose di droghe vegetali.

Cose che oggi dovrebbero essere risibili, ma che allora diedero ad Alfio e al gruppo una bella dose di problemi.

16 commenti :

Anonimo ha detto...

Leggerino e quasi impalpabile, io gli preferisco leggermente quello dei dik dik, ma come hai detto il migliore in assoluto è Terra in Bocca seguito dalla Forumula Tre. Sufficiente Fiore Di Metallo, gli altri sono giusto ad onor di collezione.

Andy

V i k k ha detto...

ahahha Alfio Cantarella mio padre lo conosce :) abita vicino casa dei miei in provincia di Verona.
Oggi organizza concerti.

per me Formula Tre e Equipe 84 sono da cassare a prescindere

davide ha detto...

off topic. ma tu F: da quanto non lo senti?

tazio ha detto...

Io l'ho trovato molto Beat, nonostante loro avessero voluto staccarsi da quel periodo, è un cd che ho regalato volentieri...Vandelli ha talento, leggevo che il disco Sacrificio del 74 sia migliore, ma secondo me non si è mai staccato da quella "maledetta canzone" che continua a perseguitarlo...lo "riesumano" tutte le volte che vogliono fare quegli orrendi programmi anni 70...ciao

JJ JOHN ha detto...

@ davide - F. non lo sento da un pò. L'ultima volta mi sembrava molto nervoso per via del disco. Ma forse era anche colpa mia che l'avevo svegliato (erano le sei di sera).
Lo richiamerò in settimana.
Al mezzanotte però.
-
Vandelli è un genio e un grande musicista. Ha i suoi limiti però.
Di fatto, quando lo "riesumano" non gli fanno mai cantare "La notte di San Luigi". :-)

robferr ha detto...

ID va visto , facendo un parallelo, come gli albums dei Moody Blues : "tardo beat" o "Proto Prog". Lavoro che snobbai compeltamente all'epoca ma che , a posteriori , mostra un indubbia validità.

Anonimo ha detto...

Robferr è un bel paragone, ma mi sembra che accosti due livelli molto distanti tra loro: i Moodies sono stati un gruppo seminale per tutta la storia del Rock, l'Equipe, francamente, la vedo molto più circoscritta. Non trovi?
METRO MRX

MarioCX ha detto...

Per robferr--> Giusto definire i Moodies proto-prog (sinfonico), meno secondo me avvicinarli all'Equipe che un songwriter come Justin Hayward se lo sognavano...

URSUS ha detto...

Il songwriter di casa nostra era Francesco Guccini,che infatti compare anche nell'album...scusate se è poco!

piccic ha detto...

A mio parere Vandelli è stato spessissimo "discontinuo". Gli album dell'Equipe 84 forse soffrono di questa "mancanza di coesione interna".

Devo acoltare "Id" e "Sacrificio", conosco "Dr. Jekyll e Mr. Hyde" e in questo ci trovo troppa disomogeneità.

Forse non so valutare, ma io non sono d'accordo nel ritenere inferiori i pezzi legati alla "forma canzone" piuttosto che all'improvvisazione (jazz o meno) e alla strutturalità più diversificata del rock progressivo (e della musica classica).
Per me "Clinica Fior di Loto" è un pezzo geniale. Musica perfettamente sposata al testo (e viceversa), e l'argomento del delitto si innesta in un affascinante affresco delle illusioni della psichiatria e della “panacea” medica.

E se è per questo, Vandelli non canta nemmeno altri brani importanti del periodo beat: penso che siano i conduttori e le televisioni che chiedono sempre le stesse cose. Questo è pessimo.

J.J. JOHN ha detto...

Per quanto possiamo volere bene all'Equipe, certo è che non riuscirono mai a distaccarsi dalla loro dimensione Beat.
Da un lato, è stato un pregio perchè la genialità non ha prezzo.
Dall'altro, "time waits for no one", come dicevano i poeti.

Richard ha detto...

Per quanto ami alla folli Vandelli, Equipe 84 e tutte le emozioni del beat anni 60/70, ritengo un pò troppo azzardato (quasi blasfemo!!!) l'accostamento con i Moody Blues...
Questa passarono tranquillamente da GO NOW + RIDE A SEE-SAW a QUESTION + NIGHT IN WHITE SATIN come se fosse una loro naturale evoluzione. Quella dei proto-beat italiani si sente lontano anni.luce che sa di forzatura per allinearsi ai tempi che ormai arrivavano a passo di corsa...
Così parlò Richard...

aliante ha detto...

E' mancato Franco Ceccarelli.
Purtroppo scompare un grande protagonista del Beat ed in misura minore del Prog Italiano.

R.I.P.

Lory G. ha detto...

Quando parlo di 'ID' intendo un album di passaggio tra Beat e Prog ... La vera svolta Progressive è arrivata dopo con 'Collage' , 'Il Salvadanaio del Banco' , 'Concerto Grosso n.1' e 'Storia di un minuto' . Comunque per a chi deve ancora cominciare col prog consiglio di partire da un album un po' più leggero come quello in questione per poi avanzare con roba più impegnata come 'Searching for a land' , 'Felona e Sorona' e così via ...

claudio65 ha detto...

Ho ascoltato qualche traccia di questo disco dell'Equipe. Discreto, ma niente di più. Il progressive rock non era nelle corde di questa band, che ha rappresentato - e alla grande - l'epoca precedente (quella del beat, per intenderci).
Di Maurizio Vandelli si possono dire molte cose: per me è stato un abilissimo "ladro di canzoni" (altrui), ma i suoi "gioielli rubati" (sto parafrasando Alice e Battiato, qui :-)) erano veramente gioielli. O meglio: ha trasformato in gioielli insignificanti canzonette di mezze tacche della scena pop inglese ed americana. Per cui, se deve rispondere di furto, almeno potrà dire di aver rubato "bene".
D'altronde, l'Equipe 84 ha incominciato la sua avventura quando in Italia (Celentano a parte), le chitarre servivano a suonare cose come "Munasterio e' Santa Chiara" ed il rock sembrava solo una roba da teppisti metropolitani americani ed avanzi di galera. Quindi, non c'era retroterra, non c'era chi sapesse scrivere e comporre musica rock, non c'era una "scuola" strumentale moderna (a parte nel jazz, ma quello è un discorso a parte).
Gente come Vandelli hanno cominciato proprio da zero, anzi forse da sotto zero. Hanno portato in Italia dapprima il suono beat e poi quello psichedelico, anticipando il Progressive Rock con "29 Settembre", "Nella Terra dei Sogni" e "Un anno". Hanno davvero aperto una strada, che hanno percorso altri, più giovani di loro e più aggiornati. Ma, così va la vita e la Musica. Ognuno ha la sua epoca e la "mitica" Equipe ha avuto la sua tra il 1966 ed il 1968. Poi, i tempi sono cambiati. Ed anche la Musica.
Purtroppo, come ha detto il bassista dei "Circus 2000" molti hanno rotto il ghiaccio (come Vandelli), ma poi il ghiaccio si è richiuso,, come i trionfi (anche internazionali) dei tre tenori di Antonella Clerici stanno purtroppo lì a dimostrare.

sklerici ha detto...

effettivamente il prog c'entra solo ideologicamente, non musicalmente, con questo disco in cui certo si percepisce la voglia di svoltare; del resto cosa ci saremmo dovuti aspettare dalla band più alla moda d'Italia, un mezzo miracolo come terra in bocca dei giganti, un disco solido (questo aggettivo tanto inflazionato si adatta così bene a fiore di metallo), come seppero realizzare i califfi? io credo che l'equipe 84 avesse colto nel segno con questo disco: art rock, pop alternativo, definiamolo come si vuole, ma certo id fu un progetto coraggioso che non sembra la forzatura stilistica di una band in cerca di rilancio, ma il seguito naturale di musicisti che si stanno evolvendo (e sperimentando anche, sostanze proibite aleggiano tra questi solchi, certamente).
essendo farina del biondo chitarrista, forse vandelli avrebbe fatto meglio a pubblicare l'album a nome proprio, dato che l'assenza di pezzi trainanti decretò un vero e proprio suicidio commerciale per la band; ma questo col senno di poi.. struggenti quei testi dove sullo sfondo si intravedono riferimenti alle vicende giudiziarie che avrebbero devastato indelebilmente l'equipe.
sono rimasto sorpreso dalla qualità delle canzoni e non ho potuto fare a meno di chiedermi com'é che quasi nessuno conosce questo disco (ma la mia ovviamente è solo una domanda retorica..).