Antonius Rex: Neque semper arcum tendit rex (1974)

Senza neppure troppa ironia, potremmo tranquillamente definire il primo lavoro degli Antonius Rex (ex Jacula) un “disco fantasma”.
Questo non solo per il suo groove dark e messianico, ma soprattutto perchè non fu mai immesso nei normali circuiti commerciali.

Neque semper arcum tendit rex” infatti, avrebbe dovuto uscire per la Vertigo, ma non appena i responsabili della label inglese capirono il contenuto di “Devil’s Letter”, si tirarono immediatamente indietro.
Niente male per un’etichetta che aveva in catalogo i Black Sabbath!

Così, la nuova band di Norton e Bartoccetti, non solo dovette pubblicare l'album per la più modesta “Darkness” (la discografica privata del batterista Albert Goodman), ma anche ridimensionarsi nella tiratura stampandone solo 400 copie, poi distribuite privatamente.

Infinitamente più tetro di tutti i lavori degli Jacula dove ogni tanto faceva capolino pure qualche divagazione “underground” (es: “Jacula valzer”), “Neque semper...” si contornò in pochi anni di un’aura maledetta, e non soltanto per la musica.

Per rendersene conto, basta solo osservare la copertina costellata di simboli magici, e di grafìe risalenti al 17° secolo e attribuite all’occultista Asmodeo (Asmodeus per intenderci è un demone biblico noto anche come “l’angelo distruttore”).
Nondimeno, pare che durante le registrazioni fossero stati organizzati dei riti magici e sia Goodman che il medium Giulio Tasnad, allora collaboratore della band, abbiano avuto un incontro con il maligno. Lo stesso Goodman morirà qualche anno dopo in circostanze mai chiarite, tanto da far pensare che tra le cause del decesso, vi furono anche quelle invocazioni sataniche.
Ora, è noto che l’accoppiata Bartoccetti-Norton abbia sempre mitizzato molto la sua immagine, però, almeno in questo caso, tutto l’immaginario che venne costruito intorno all’album fu effettivamente coerente a una delle migliori prestazioni artistiche del gruppo.


Il disco infatti, non si limita soltanto a presentarci suoni e ambientazioni molto attinenti al suo contesto, ma evidenzia anche una grande cura per l’aspetto testuale, proponendo argomenti che ancora oggi suonano straordinariamente attuali e diventeranno col tempo una costante nei lavori del gruppo.
La title track ad esempio, costruita su un tenebroso tappeto della Norton e sublimata dalle percussioni ipermodulate di Goodman (rese ancora più taglienti dal lavoro di re-mastering), è un’initerrotto anatema contro l’ingordigia del potere in cui si mette in guardia la società da coloro che “adorano l’oro e il sesso” che “possiedono ville d'avorio con servi” e che "non possono fare altro che pagare ogni si”. Più attuale di così!
Ma il potere è destinato prima o poi a crollare sotto i colpi dell’arte e un giorno il chitarrista suonerà la sua vendetta davanti ai corpi dei corrotti impiccati ai cipressi e a cui il “Fato ha tagliato le lingue”.

Con la successiva “Pactius - che inizia sulla falsariga del brano precedente - entra in gioco anche la condanna altrettanto lungimirante della vacuità mediatica e del potere distorto della televisione:
"Una vera tossicodipendenza che negli anni è diventata assoluta. Pensavamo che ogni messaggio televisivo fosse necessariamente filtrato ed indirizzato al plagio delle menti deboli. Quindi una divinità per subnormali e progressivamente per normali, capace di schiavizzarli in una progressione che oggi è obiettivamente tangibile." (cfr. Bartoccetti, 2003 dal sito di Francesco Fabbri)

Forse solo un ritorno all’armonia potrà salvarci, e la lunga coda pop-jazz del brano potrebbe proprio evocare questo stato di grazia, ma non illudetevi. Sarà l’unico chiarore del disco.

Con “In hoc signo vinces” si torna nelle catacombe quasi ad ammonire l’ascoltatore che, solo attraverso la consapevolezza e l’azione, si possono risolvere le distorsioni sociali altrimenti si ritorna nell’oscurità.

Poi
, tutto il lato B sarà un continua parabola esoterica al cui vertice svetta incontrastata “Devil’s Letter”, vera e propria summa di tutti gli ammonimenti del disco.

Più unici che rari e distanti anni luce dalla controcultura (andarono in tour solo nel 1979), gli Antonius Rex ne condivisero tuttavia a modo loro le stesse tematiche sociali, riflettendone allo stesso tempo dinamiche e preoccupazioni: “ricerca interiore, debolezza dei ricchi, lotta alla guerra, ai violentatori della natura, contatti con il preternaturale, lotta al consumismo, condanna dei falsi profeti(cfr. Bartoccetti, op.cit.).

Malgrado la totale assenza di conflittualità, Bartoccetti e la Norton seguirono realmente uno dei percorsi più autoctoni dell’intera scena italiana e finalmente, dopo anni di oblio, a partire dai primi anni ’80 abbiamo potuto approfondirne filosofie e percorsi: non sempre adamantini è vero, ma sarebbe stato un vero peccato non averlo potuto fare

23 commenti :

Moludd ha detto...

Personalmente dai vari progetti di Bartoccetti mi aspettavo molto di più. Credevo fosse qualcosa di particolarmente diverso dagli altri dischi dell'epoca, forse una versione più dark e oscura dell'Albergo Intergalattico Spaziale o qualcosa alla Black Widow o una via di mezzo o, chissà, qualcosa di mai sentito prima e di affascinante (per quanto non avrei mai condiviso i suoi temi più estremi, ma nel rock quasi tutto è concesso).
Ma, una volta ascoltati, tanto gli Jacula quanto gli Antonius Rex mi hanno annoiato come non mai e come valore musicale non ci ho trovato nulla di valido. Le tematiche sataniste, quando ci sono, o i testi in latino su tappeto d'organo sono più ridicoli dei peggiori dischi prog o pop di ispirazione cristiana.
Devo essere sincero: non avuto alcuna voglia di approfondirli e mi sono basato su uno o massimo due ascolti... alla musica noiosa/pretenziosa/ridicola non mi va di dedicare il mio tempo.
Ma poi: quanto costruita è la storia del medium, delle invocazioni, dei riti, ecc? Molto probabilmente, chissà, è tutto un gioco d'immagine per far vendere le copie a collezionisti, e a far credere che 'sto Bartoccetti sia il solito "genio incompreso", uno dei tanti che non valgono niente ma hanno una storia da raccontare, inventata o no.

Marta ha detto...

Questa cosa del remastering non l'ho capita.Io ho una copia del disco, ma i suoni di "neque semper" e in particolare le percussioni non possono essere del 1974. E'decisamente una batteria anni '80 tipo drumulator, linn o roba del genere e poi i suoni sono troppo puliti per l'epoca.
Visto che Bartoccetti e soci fanno sempre un gran casino con il loro materiale credo che Moludd abbia ragione.

J.J. JOHN ha detto...

@ Moludd
Personalmente non ho nulla nè pro nè contro Bartoccetti ma effettivamente, mi sembra che un po' "ci faccia". Anzi parecchio, come diceva il Jannacci.
Poi sai, i gusti sono gusti e non hai nemmeno tutti i torti perchè, per esempio "Ralefun" è veramente bruttino.
Comunque non potevo non evidenziare un percorso che in Italia è stato perlomeno singolare.

@ Marta
Si, quello che dici è evidente. La batteria e i rumori di sottofondo hanno una dinamica irrealizzabile nel 1974 (lo stesso Bartoccetti ha ammesso delle modifiche in fase remastering)ma, aggiungo, mi sembra anche che questo disco non sia l'unico nella discografia di Jacula/A.Rex ad essere stato manipolato a posteriori.
Francamente è una cosa che mi fastidia parecchio perchè nella più parte dei casi, queste modifiche non vengono dichiarate.

Chi non ha molta dimestichezza con i vinili rari rischia di pagare uno sproposito per un prodotto ribollito o peggio, non attinente alla sua datazione.
Non va assolutamente bene.

V i k k ha detto...

da notare il famoso "ZOSO" (con caratteri leggermente differenti) utilizzato dal Dirigibile nello stesso anno

Moludd ha detto...

@ JJ
Non ti preoccupare, non ho nulla da ridire sulla tua scheda e la scelta di aver inserito il disco nel blog.

@ Marta e JJ
Infatti anche In Cauda Semper Stat Venenum che viene spesso descritto come un disco dai suoni "molto avanti" per il 1969... in realtà è stato molto modificato nel remastering degli anni 80 [se ne è parlato nei commenti a quel disco in questo blog stesso] e per sentire quello originale o si doveva far parte all'epoca di una delle sette per le quali era stato destinato e averlo comprato di recente per non so quante centinaia di euro da loro stessi (che si conservarono diverse copie proprio in questa previsione, e ovviamente ha funzionato).
Quindi non sappiamo neanche del primo degli Jacula come suonasse, ma di certo non anni 80 :D
e questo dimostra ancora quanto fin dall'inizio avessero in programma questo gioco commerciale per collezionisti incalliti: gli unici probabilmente davvero interessati a comprare dischi così inutili.

Analoguesound ha detto...

Ragazzi io mi trovo d'accordo con alcuni collezionisti che presuppongono che sto benedetto "In Cauda Semper" all'epoca non sia mai uscito.. che si, si tratta per lo più di registrazioni di qualità per lo più documentaristica che sono stati poi arricchiti nel momento in cui Mr. Bartoccetti le ha sbattute su protools e raffarzonate di effetti tamarri.. sarebbe stato bello da parte sua far tendere gli Jacula, già sulla sottile linea che separa l'artista incompreso dal tamarro sopravvalutato, dalla parte dell'artista incompreso.. e questa cosa avrebbe richiesto parecchio lavoro e ricerca per allontanarsi dal "satanismo dei sempliciotti".. invece Bartoccetti è andato nel verso opposto, come documentato dai vari filmati su youtube che attestano la sua successiva evoluzione fino ai giorni nostri.
Sarebbe interessante sapere se queste cosiddette copie originali di sti dischi che vengono vendute sul sito degli Antonius Rex alla modica cifra di una prima di Von Karajan alla Scala dal palco reale esistano davvero e soprattutto che cosa ci sia tagliato sopra.

Antonio ha detto...

Io sono rimasto sempre molto affascinato da quest'album, secondo me non solo unico nel panorama italiano (e la conferma di JJ mi è bastevle come conferma), ma anche raramente rintracciabile nel panorama internazionale. Non sapevo della questione dei remastering, quindi sarà cauto nei giudizi, ma tutto questo astio nei confronti di un'opera così coraggiosa e carismatica mi pare eccessivo. Quest'album non solo rispecchia le atmosfere di molto Heavy Metal estremo (atmosfere, soprattutto, non sound), ma presenta anche episodi decisamente "avanti". Aquila Non Capit Musca, per dirne una, ha un uso della chitarra che non differisce molto da quello che faranno gli Slayer in Reign In Blood. Se poi si considera che quel suono è un caposaldo di due-tre sottogeneri dell'Heavy Metal, il cerchio si chiude. Poi ancora l'uso del latino in un contesto che fonde musica rituale (satanica, potremmo dire) a Rock, senza disdegnare un interessante vena sociale ed a tratti filosofica nei testi, sicuramente evocativi, non può non avere un peso.

Storicamente, insomma, credo sia un'opera da rivalutare e conoscere. D'accordo sulla conflittualità (che è anche il tuo parametro di giudizio che meno faccio mio, nonostante ne capisca la motivazione) che effettivamente è assente o molto scarsa. Però, ecco, valutiamo anche tutto quel mondo dell'Hard Rock e dell'Heavy Metal italiano che forse in queste opere avrebbe potuto trovare delle buone idee. Certo le opere avevano diffusione scarsa, indubbiamente, ma penso che sia realistico pensare che qualcuno fu colpito dal carisma e dall'originalità di un simile percorso.

Detto questo, non voglio far polemica, è solo una opinione che volevo condividere.

Ah, JJ, Ralefun è bruttino, decisamente.

Giampaolo ha detto...

Ma quindi tutte le opere di Rex sono state ritoccate in modo netto?
In effetti l'album del 69, sentito come l'ho sentito, per quell'anno direi che è rivoluzionario......
Buon weekend a tutte/i!!!!

JJ JOHN ha detto...

Tirando le somme, ho parlato di conflittualità "scarsa" ma avrei dovuto dire "assente".
Io ho conosciuto gli Antonius Rex che avevo 15 anni con Ralefun, ma posso garantirvi che quando comprai il disco (usato) e chiesi infomazioni su di loro, nessuno sapeva nemmeno dirmi chi fossero.

A differenza di "Zora" e "Tardo pede" che erano già difficilissimi da trovare, (ma esistevano realmente ed erano stati distribuiti!), tenete conto che "In cauda" e "Neque semper" erano dischi che letteralmente "non esistevano" e di cui fino al 1985 non si sapeva nemmeno della loro esistenza.

Vennero fuori solo quando la Mellow strappò a Bartoccetti il diritti di "Tardo Pede" e, visto il successo, il bravo chitarrista decise di risatampare anche "In cauda" e "Neque semper", adattandoli però al mercato.
Ecco perchè Marta parla giustamente di batteria anni '80.

Non lo so esattamente, ma ci giurerei che è andata così.

Anonimo ha detto...

Ma qualcuno ha mai visto (anche solo delle immagini sul web) o sentito le fantomatiche copie originali di questo disco o del primo degli Jacula?

giody54 ha detto...

Qui il discorso è lo stesso di "In Cauda.."Si vuole far credere che questi lavori siano di un epoca,in questo caso'74,mentre in realta' sono molto ma molto piu' recenti..ma perchè poi?Qualche ragazzino puo' cascarci ma non quelli come me che quel periodo lo hanno vissuto

Francesco ha detto...

Bella recensione,oggi pomeriggio ho intenzione di andare da Black Widow per vedere se hanno ancora il vinile!

DogmaX ha detto...

JJ io ho ascoltato l'album dopo tanto tempo che l'avevo adocchiato, ma cos'aveva di precisamente Devil's Letter? Una messa satanica in latino o all'incontrario? Le urla di un "fantomatico" demone?

JJ ha detto...

Che io ricordi gli contestarono il sound troppo dark e il testo (che poi è quello in copertina).
Semmai, spulcia questo link dove trovi molte altre cose:
http://digilander.libero.it/voidhanger/jacularex.htm

Anonimo ha detto...

Toc toc, è permesso?

http://www.youtube.com/watch?v=Q-_i67DXWEg

Anonimo ha detto...

Fracchia contro Antonius Rex.... (vabbè, non avevo dubbi che questo disco non è del 1974). (in)credibile.

MarioCX ha detto...

Su Bertoccetti la penso esattamente come Moludd.
Buona l'idea del gotico "estremo", ma è chiara l'incapacità di darvi espressione convincente.

Per quanto riguarda la scheda: ci mancherebbe ci fossero schede di soli dischi belli! E poi che ci diciamo?

Continua così John!

UGO ha detto...

CARO VIKK I LED ZEPPELIN IL LORO ZOSO LO AVEVANO INCISO NEL 71 MENTRE QUESTO è DEL 74 E QUESTO X AMORE DI PRECISIONE!CIRCA IL BARTOCCETTI/JACULA/ANTONIUS REX/DIETRO NOI DESERTO ETC...MI ASTENGO DAL FARE CRITICHE PERCHè PUR AMANDO IL DARK-SOUND(BLACK SABBATH/BLACK WIDOW/HIGH TIDE/BAUHAUS)TROVO QUESTO A.REX FACCIO FATICA AD ANALIZZARLO.IO POSSIEDO 5 TITOLI OSSIA:1)IN CAUDA A CUI DO UN 7 NON FOSSE ALTRO X IL CORAGGIO DI METTERE IN MUSICA MATERIALE SATANICO POI A TARDO PEDE 8 PERCHE TROVO SIA IL PIU "DIGERIBILE"DEL MAZZO MENTRE A NEQUE GLI DO 7.5 PERCHE TIENE ANCORA VIVO L'INTERESSE!GLI ALTRI DUE CHE HO SONO ANNO DEMONI VOTO 6 E PRAETERNATURAL VOTO 5.GLI ALTRI ZORA/RALEFUN MAI SENTITI E MANCO MI FANNO GOLA X NON PARLARE DEHGLI ULTIMI PRE-VIAM O PER-VIAM!MA QUESTO BARTOCCETTI PER VOI(E QUESTO AL DI LA DEI GIUDIZI ARTISTICI)è UN GENIO O UN FANATICO SATANISTA?AI POSTERI................UGO

J.J. JOHN ha detto...

Tra l'altro gli Zep nel 74 non pubblicarono alcun 33 giri, ma credo Vikk abbia fatto un paragone per così dire "traslato".

"ZOSO" comunque, è un simbolo utilizzato nel XVI° secolo dal matematico e occultista Girolamo Cardano per rappresentare i poteri magici di Saturno, ovvero il pianeta che regola il Capricorno che è il segno di Page.

Questa è la versione più comunemente accreditata, anche se Page non disse mai quasi nulla a riguardo.

Va da se che "ZOSO" è un fonema moderno per identificare un simbolo che probabilmente non si pronunciava in quel modo.

A questo proposito, i maligni dicono se il simbolo di Jimmy Page era "ZOSO", per Bartoccetti porebbe essere "PACCO".
Probabilmente per il suo vezzo di confondere le date di uscita dei suoi album, per rimaneggiarli facendo finta di niente e ammantarli di costrutti mistico-sociali quantomeno opinabili.

MarioCX ha detto...

Ugo, perdonami e mi scuso anche con John, ma perchè non togli il ferma-masiuscole? E' faticoso leggerti e poi nel formalismo internet scrivere in maiuscolo equivale a gridare.

ugo ha detto...

be mario cx non ho nessun problema a scrivere in minuscolo benchè è la prima volta che sento dire che scrivere in maiuscolo equivale a gridare!si dice bene dalle mie parti anche a 90 anni c'è da imparare!adesso ho scritto minuscolo spero tu apprezzerai!

MarioCX ha detto...

Apprezzo.
Si legge molto meglio, se vai al punto 3 della prima serie di "regole:
http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
Leggerai quello che ti dicevo.
Comunque, al di là della netiquette, trovo affaticante leggere il maiuscolo.

Anonimo ha detto...

Sta storia del video di Fracchia si potrebbe spiegare molto facilmente se quello che l'ha caricato non cancellasse tutti i commenti contrari alla sua opinione (che ha espresso in un blog di ignoranti che qui non cito). Gli effetti sonori di Fracchia contro Dracula dell'85 sono stati curati da Massimo Anzellotti, il quale ha lavorato anche in diversi film di Dario Argento, entrambi conoscono Antonius Rex e lo stesso Anzellotti ha ricevuto dei consigli per i film da Antonius Rex, gli passo anche degli effetti del suo campionatore. Nessun mistero.