Latte e Miele: Papillon (1973)

latte e miele papillon 01Dopo aver ottenuto un buon riscontro con l'album d'esordio "Passio Secundum Matthaeum", il terzetto Genovese dei Latte e Miele è nel 1973 in piena attività, sia live che in studio.
Dal vivo, la band si fa continuamente notare per affiatamento e il costante miglioramento della tecnica strumentale, presenzia a diversi Festival Pop tra cui Palermo e Villa Borghese e supporta nel mese di maggio persino i Van Der Graaf Generator nella loro tournee Italiana.

Il risultato del lavoro in sala d'incisione è invece un secondo album, "Papillon", sempre per la discografica Polydor e sempre a forte impostazione classica, ma questa volta prodotto con maggior cura del suo predecessore: le frammentarietà presenti nell'opera prima sono state superate a vantaggio di una maggiore fluidità espositiva e le ridondanze orchestrali vengono definitivamente bypassate al punto di rendere il nuovo album molto più personale.

Il nuovo disco si presenta con due facciate ben distinte di cui la prima, è occupata dalla sola suite "Papillon" (20 minuti circa) e la seconda, da un mix progressivo ispirato alla "Patetica" di Beethoven e alle "Quattro Stagioni" di Vivaldi, in cui il terzetto da sfoggio di tutto il suo background musicale mescolando senza sosta jazz, elettronica, musica classica e momenti acustici.
latte e miele papillon 02La produzione, dicevamo, fu impeccabile e il vinile venne corredato di un inserto 30x30 con tanto di foto e testi.
Riguardo a questi ultimi, i Latte e Miele dimostrano di aver pienamente assimilato la lezione dei Genesis, appoggiando tutto il primo lato ad un solo racconto compiuto: è la storia di un ragazzo di legno ("Papillon", appunto) che viene accusato e condannato a morte per il presunto omicidio di una sua amica misteriosamente scomparsa.

La giunzione tra favola e musica si svilupperà nella title track in un'ouverture e sette movimenti distinti, ciascuno dei quali introdotto da un cantato ad hoc su un tema fisso.
Malgrado l'assoluta eccellenza tecnica e l'impeccabile resa sonora, una buona parte della critica dell'epoca vide però in questa struttura narrativa una limitazione alla scorrevolezza del lavoro, evidenziandone la ripetitività delle parti cantate che non sembravano la miglior soluzione per lo svolgimento del tema.

Comunque, anche avallando la plausibilità di un'osservazione del genere, occorre ricordare che nemmeno le malelingue più consumate ebbero da ridire sul pathos che di volta in volta veniva restituito dai singoli episodi strumentali.
In effetti, pur se parzialmente debitori al sound degli Emerson Lake & Palmer, i Latte e Miele seppero riportare in Papillon, un vasto ventaglio di sensazioni e di ambienti con una freschezza esecutiva sicuramente superiore alla media nazionale: dalla vulcanica "Ouverture" al suggestivo "Terzo Quadro" in cui la band riesce a sintetizzare magistralmente tutta la drammaticità del racconto.

latte e miele papillon 03Leggermente calante invece il secondo lato dove purtroppo emerge una fastidiosa coazione al ripetersi, probabilmente imputabile anche alla ristrettezza strumentale della band.
In ogni caso, i tre ce la misero tutta nell'inventare stratagemmi per espandere la timbrica degli strumenti e anche in questo lato, la "Terza parte" della Patetica, risulta la migliore per esecuzione, pathos e fantasia.

Evidentemente però, a livello conflittuale i difetti surclassarono i pregi e "Papillon" ebbe probabilmente un riscontro molto minore di quanto la produzione si aspettasse.
Dico "probabilmente" perché dopo due ulteriori sessions in sala d'incisione (un 45 giri e una versione inglese di "Papillon" mai pubblicata su vinile), il gruppo entrò in un profondo letargo, per risvegliarsi completamente trasformato, soltanto nel 1976.

Mai bastonati dalla critica, ma anche in parte sottovalutati, i "Latte e Miele" non riuscirono mai a conquistarsi una effettiva dimensione propria, pagando lo scotto in termini di diffusione commerciale.
Con un pizzico di comunicatività in più, forse, avrebbero potuto evolversi con più tranquillità.

9 commenti :

Anonimo ha detto...

Anche a me piace più questo del precedente.

Andy

tazio ha detto...

curiosità...parlando con Alfio mi ha confesato che della "nuova" produzione di Papillon, cioè la ristampa del cd, il gruppo non percepisce un euro di diritti SIAE...questo per i misteri della nostra Italia...curiosità anche sulla copertina, uscì con colori diversi, oggi ricercati dai soliti fanatici del collezionismo. Il disco che preferisco e "Acquile e scoiattoli"...più maturo rispetto a Papillon, che trovo 50 e 50...un lato notevole e un lato meno.ciao

JJ JOHN ha detto...

Caro Tazio, porta ad Alfio i miei saluti e tutta la mia solidarietà.
Spero di non vederlo alla convention ad autografare le "nuove" edizioni di "Papillon".

tazio ha detto...

JJ...ogni tanto parlo con lui nel sito dei New Trolls, quando qualche volta ci mette il naso...la chiacchierata fù fatta a Genova alla Fnac per la presentazione del cd NT The Seven Season...ma il tuo saluto glie lo porto più che volentieri..ottima persona e ottimo batterista/canto...grande acquisto per i NT....e cmq bravissimo Oliviero La cagnina alle tastiere...ciao

MarioCX ha detto...

Io me li ricordo fare "Sto volando con te" a fine anni '70 che era la cover di un pezzo anglo....

Vito Sammartano ha detto...

Anche adesso, moltissimi anni dopo, non posso NON inorgoglirmi per la basilare ITALIANITA' di quella musica: l'ossatura compositiva, i cambi di accordo ... Attraverso un distillato di generi diversi, i tre porgevano in modo caldo, giovane e "nativo" un piccolo "bildungroman", quale era (fondamentalmente) Papillon . . .
L'avrà mai capito qualcuno che non erano un COPY & PASTE del rock d'oltremanica? . . . . . .

Anonimo ha detto...

A breve intervisterò per la radio in cui lavoro Oliviero Lacagnina, che si è reso disponibilissimo a parlare dei Latte e Miele.

Anonimo ha detto...

come sempre ottimi musicisti ma non basta copiare i genesis per emergere!!!un gruppo deve avere una propria personalità

claudio65 ha detto...

Dei "Latte e Miele" conoscevo personalmente uno dei loro componenti: Massimo Gori, che era figlio di una cliente del negozio di mio padre. Ricordo questo ragazzo giovane, con lunghi capelli, di cui i miei dicevano: "Ha girato tutto il Mondo, con il suo complesso." All'epoca, i "Latte e Miele" sembravano un gruppo di esclusivo interesse locale genovese e facevano concerti in piccoli locali un po' underground. Invece, hanno composto ben tre album di rock progressivo (cosa che all'epoca nessuno sapeva). "Papillion" contiene alcuni episodi molto belli ed anche se non originalissimo, è un disco rimarchevole. Gruppi come questi erano e sono considerati "minori", ma in confronto a certi nanerottoli ultra-reclamizzati dalla TV commerciale del giorno d'oggi, sembrano autentici colossi!