Apoteosi: Apoteosi (1975)

apteosi 1975Come molti gruppi Prog del meridione continentale (esclusi Tito Schipa Jr e la Festa Mobile), anche gli Apoteosi arrivarono tardi in sala d’incisione.
In più, il quintetto calabrese capitanato dai tre fratelli Idà (Federico, Massimo e Silvana) non ebbe visibilità dal vivo, rimase distante dal movimento Controculturale e pubblicò un solo disco omonimo a distribuzione molto limitata, per non dire locale.

Eppure, malgrado l’assenza di conflittualità, se menzionaste l'album a qualunque collezionista di Prog, gli provochereste sicuramente un sussulto e questo non solo perché oggi il vinile è molto ricercato, ma perché in fondo, ha i suoi buoni motivi per esserlo.

Anche se molti testi attribuiscono alla band origini romane, in realtà gli Apoteosi provengono da Palmi, il più popoloso centro abitato della Calabria dopo Reggio.
Dalle loro biografie si evince che iniziarono a suonare giovanissimi. Per esempio, il chitarrista Franco Vinci, costituì la sua prima band, “The Green Age”, a soli 17 anni per poi unirsi agli Idà l’anno successivo insieme al batterista Marcello Surace.
Il tastierista Massimo Idà invece, formò con i fratelli il primo nucleo degli Apoteosi addirittura a sei anni, alternando gli studi classici al lavoro di fonico, turnista e arrangiatore nello studio del padre Salvatore Idà, proprietario della Said Records.
E fu proprio per quella minuscola casa discografica che nel 1975 vedrà la luce l’unico album del gruppo, prodotto da papà Salvatore, curato artisticamente da Federico Idà (purtroppo scomparso qualche anno fa) e registrato nel solo mese di febbraio agli studi Sonic di Roma.

apoteosiPur nella modestia della produzione, il disco non sfigura in nulla e probabilmente in quello risiede il suo grande fascino collezionistico.

La copertina di Ociridef Ormissam (scherzosamente Massimo e Federico scritti al contrario) è sobria ma comunque apribile e con al suo interno informazioni, foto e testi.
In circa 35' di musica, incontreremo 8 brani, di cui cinque accorpati in due suites rispettivamente di 14 e 8 minuti.
L’incisione è sorprendentemente tonica e bilanciata, cosa non comune alle produzioni minori.
La grande sorpresa però, è rappresentata dall'eccellente perizia tecnica degli strumentisti che danno prova di una professionalità e di un affiatamento davvero inaspettato, soprattutto considerata la loro giovane età (Massimo aveva appena 14 anni e visto in foto fa quasi tenerezza.).

Musicalmente, se mettiamo da parte una certa frammentarietà compositiva (di cui comunque i musicisti erano ben consapevoli), gli “Apoteosi”, avrebbero potuto tranquillamente competere con bands molto più blasonate e sicuramente fu un peccato per il Prog italiano non aver mai potuto apprezzare un sequel di questo primo lavoro.

franco vinci salvatore idàComunque, il dado era tratto e malgrado lo scarso riscontro del disco, almeno due quinti del gruppo sarebbero stati destinati a una brillante carriera personale: Massimo Idà collaborerà con artisti quali Paola Turci, Massimo Ranieri, Adriano Pappalardo, Tiziana Rivale, Tito Schipa jr e Nek, e Franco Vinci con Cristiano Malgioglio, Mietta, Bobby Solo e una pletora di artisti in Germania, Francia e Giappone.

Tornando al 1975, sin dalle prime note dell’intro “Embrion”, si capisce che la band non scherza in fatto di abilità tecnica: un crescendo di basso e tastiere sfocia in un insieme strumentale dal sapore mediterraneo che, in soli due minuti e mezzo, chiarifica senza ombre di dubbio le potenzialità dinamico - espressive del quintetto.
La successiva suite “Prima realtà / Frammentaria Rivolta”, tra stacchi Prog e ampie aperture melodiche supportate dalla piacevole voce di Silvana Idà (purtroppo leggermente arretrata acusticamente), accompagna molto piacevolmente l’ascoltatore alla seconda facciata che si rivelerà perfettamente organica alla prima con in più un corale (“Oratorio”) e un finale in stile jam-session (“Apoteosi”).

La più parte delle critiche a questo lavoro verte sulla scarsa originalità del suo linguaggio ma, ad essere onesti, io non sarei così rigido.
E’ pur vero che
per certi versi il sound richiama i Camel, il Banco o la Premiata (es: la parte centrale di “Frammentaria Rivolta” ha davvero molte asonanze con “Celebration”), ma dalla maggior parte di questo 33 giri emerge una vena fresca e personale in grado di esplorare tutte le melodie proposte da ogni angolatura possibile.

I testi non sono particolarmente incisivi ma, considerando l'età degli autori e il contesto generale del lavoro, è una pecca a cui si può soprassedere.
In sostanza, andrei sicuramente cauto a definire Apoteosi un “vero gioello del Prog made in Italy (cfr: “ 70 e dintorni”), ma neppure affibbiargli solo due stelle.
Siamo al cospetto di un tassello discografico più che dignitoso che ben riflette la trasformazione del Prog di quegli anni.
I più scettici, lo considerino al più un valido biglietto da visita di due ottimi musicisti tutt’ora in attività.

11 commenti :

Regolo ha detto...

Nulla da aggiungere a quanto tu scrivi. Un disco piacevolissimo che regge tuttora a molteplici ascolti; lavoro di un gruppo "minore", a mio parere, migliore di gran parte di produzioni di nomi più blasonati.
Un vero peccato non abbiano proseguito, però c'è da dire, come per altri artisti che uscirono nello stesso periodo, che l'onda prog stava lentamente scemando.

Anonimo ha detto...

É bello sapere che certa gente ha fatto musica col cuore ed è splendido sapere che ci sono persone come te che ne parlano in maniera onesta e competente. Grazie Jj.

Francesco ha detto...

l'ultimo brano è qualcosa di stupendo!
per il resto un album piu che discreto con buoni spunti e di un ottimo valore tecnico!
Voto 8-
Francesco

Romo ha detto...

Complimenti per la recensione!

Molti lo definiscono anche "il sacro graal del prog italiano"!

Merita comunque molteplici ascolti. Molti brani sono comunque molto ben fatti e piacevoli all'ascolto!!

J.J. JOHN ha detto...

Curiosa questa cosa del "Santo Graal". Chssa' poi perchè?
Secondo me è una definizione che avrebbe calzato meglio al disco dei J.e.t. "Fede speranza carità", dove il Graal c'è davvero!
Romo, sei sicuro di non esserti confuso?

Romo ha detto...

Non ricordo con esattezza perchè il disco è segnalato in diversi siti e libri sul prog!!

Se ritrovo la fonte te la giro!

Beh, anche i jet meritano la stessa definizione!!

taz ha detto...

Cmq disco che non può mancare in una discografia personale...anche se a prog praticamente "finito" lo definirei un disco valido e suonato bene...peccato che è arrivato sulla scena con un pò di ritardo..ciao

camarillo ha detto...

L'unico "vero" concerto fu effettuato nella loro città natale, Palmi, nel cinema Cilea che chiuse i battenti subito dopo quella esibizione, quasi fosse emblematico della chiusura del periodo d'oro del prog, decadente nell'intero continente europeo; d'altronde si affacciavano gli Ottanta, anni musicalmente "da bere" e di più immediata fruizione.
Tra i musicisti che componevano la line-up originaria non dimenticherei Marcello "Buitoni" Surace, batterista dal drumming estremamente preciso e dall'orecchio musicale (in un disco di E.L.& P. scovò un mini errore di Carl Palmer!!!) che avrebbe poi intrapreso una brillante carriera di session man al fianco di Patrick Samson, gegè Telesforo, Giorgia etc.

JJ John ha detto...

Grazie Camarillo.
Sarebbe bello se qualcuno avesse del materiale su quel concerto: foto audio, locandine.
Chi può contribuire si faccia avanti!
JJ

Antonio ha detto...

...splendido esempio d rock progressivo mediterraneo, ottimo utilizzo dei sintetizzatori, suoni puliti e da calabrese lo difendo a spada tratta, grandi Apoteosi.

Anonimo ha detto...

mi e' capitato oggi di ascoltarlo. francamente non sapevo nulla di loro.
Che avessero buone capacita' strumentali e' senz'altro vero e,dopo aver letto queste note,posso avere umanamente simpatia per loro.
ma sinceramente lo trovo privo di ispirazione e con testi davvero bruttini.E' una di quelle cose che danno in parte ragione a chi trovava il prog ampolloso e pletorico. Io invece col prog ci sono cresciuto e cercando di rioordare i mie lontani anni di gioventu' sicuramente ho avuto grandisime dosi sia d'ingenuita' che di pretenzione,da bravo studente classico. ma in tutta onesta',a parte il buon talento tecnico di alcuni della band l'album non e' davvero particolare o interessante se non per l'ovvio valore storico.