Perigeo: Genealogia (1974)

perigeo genealogia 1974Se nel 1974 le tendenze generali del Prog Italiano erano sospese tra estremismo e ricerca di nuovi moduli comunicativi, il nuovo album del Perigeo si orientò sicuramente nella seconda direzione, anticipando così quella diaspora stilistica che avrebbe connotato il Pop Italiano a partire dal 1975.

Pubblicato intorno alla fine del 1974, "Genealogia" si distinse infatti non solo per il riemergere di quella sostanziale rilassatezza timbrica che aveva già contraddistinto il primo lavoro della band, ma soprattutto per la sua forte capacità comunicativa che testimoniò quanto il gruppo fosse cresciuto dai tempi di Azimut.

Gli stridori di "Abbiamo tutti un blues da piangere" (es: in "Deja vu") vengono accantonati per far posto a una dialettica musicale molto più scorrevole, senza dimenticare comunque quel rigore formale tipico della band: una mescola di ingredienti nuovi che porterà il quintetto romano a diventare il gruppo di punta del Jazz-Rock Italiano ed uno dei più amati dalla Controcultura.
Di fatto, malgrado occasionali conflitti con l'area di "Stampa Alternativa" e dei fautori della "musica gratis", i Perigeo rimarranno praticamente estranei a qualunque contestazione, conducendo un attività dal vivo serena e prolifica, pur nel momento di maggiore aggressività delle frange più radicali del movimento.

Tra i loro concerti più significativi del 1974, ricordiamo quello del 31 gennaio al Piper di Roma in sostegno dei colleghi del "Rovescio della Medaglia" che avevano appena subito il furto degli strumenti, la leggendaria esibizione di giugno al Parco Lambro di Milano davanti a oltre 50 mila spettatori e il tour come spalla ai Soft Machine.


perigeo genealogia via beato angelicoTornando al disco, già dalla copertina e dal titolo (scarni per scelta), si evince che tutto il contenuto del lavoro è imperniato esclusivamente sulla ricerca musicale.
Le sole indicazioni concettuali, emergono dai nomi dei brani, in cui vengono evocati aforismi di personaggi famosi e luoghi direttamente legati alla vita di ciascuno dei musicisti: la Vienna di D'Andrea, la Torre del Lago e la via Beato Angelico di Giovanni Tommaso e gli spazi lagunari del veneziano Franco Fasoli.

Il tutto, fa di Genealogia un album autobiografico e introspettivo in cui ciascuno dei componenti sviluppa si una sua visione personale del proprio vissuto, ma estendendola in forma collettiva e universale rendendo così il disco omogeneo e appetibile.

Non a caso, le note di copertina di Franco Fayenz recitano:
"i cinque componenti del Perigeo hanno concretato un vero gruppo stabile, ben cementato sotto il profilo ideologico e umano, che nel futuro dovrebbe dare frutti sempre migliori."

Molti critici, videro in questa maggiore comunicatività un "passo indietro" rispetto ai primi due lavori, ma il pubblico la pensò esattamente al contrario tributandogli un enorme successo commerciale che fece di "Genealogia" il loro disco più venduto e, passando all'auditing, non è difficile capire il perché.


perigeo genealogia 03Sin dalla prima traccia - che poi è anche la title track - l'ascoltatore viene immediatamente accolto da una metrica amichevole: c'è un motivo dominante in chiave Fusion che viene dilatato e ripreso per quasi 8 minuti e che infonde una sicurezza raramente percepibile in altri lavori contemporanei.
La successiva "Polaris" stabilizza il discorso alternando interventi melodici su una base metronomicamente avvolgente, assurgendo a vera perla strumentale del disco.
Meno strutturata, ma straordinariamente evocativa è "Torre del Lago" in cui il largo pianismo di d'Andrea evoca il tocco di Coltrane.


Infine, ecco che tra rafinati solismi ("In vino veritas"), leggerezze eleganti ("Grandi Spazi") e scherzi laconici ("Old Vienna") spicca anche una "hit" che, pur non essendo mai stata pubblicata su 45 giri (se non in edizione promozionale Juke Box), associerà per sempre il suo nome al prestigio dalla band Romana: "Via Beato Angelico", eseguita in collaborazione col percussionista brasiliano Ivanir do Nascimento (al secolo "Mandrake"), già collaboratore di Toni Esposito.
Album indimenticabile "Genealogia" rappresenta forse la punta di diamante del Perigeo.
E' opinione di molti che, a partire da questo lavoro, per trovare le cose migliori della band bisognerà rivolgersi al passato.

10 commenti :

Regolo ha detto...

Mah! Che devo dire? Sarà che amo alla follia Miles, Trane e Coleman e quindi il confronto forse è un po' impietoso, però quello del Perigeo mi è sempre sembrato un jazzetto all'acqua di rose. Niente da dire sull'abilità tecnica dei singoli musicisti, il disco è tutto sommato piacevole ma dopo un po' di acolti tende a stancare.
Personalmente tendo a preferirgli il precedente "Abbiamo tutti un blues da piangere", a mio parere leggermente superiore, se non altro sotto il profilo della creatività.
Ciao

Anonimo ha detto...

É curioso come a volte il successo arrivi grazie a lavori più modesti di altri. Allora è vero come dice JJ che la comunicatività non è necessariamente sinonimo di qualità.

Anonimo ha detto...

Album suonato in maniera molto professionale, è secondo me inferiore ad "Abbiamo tutti...." dal punto di vista della creatività.

A questo disco preferisco anke "Azimut", magari meno perfetto ma più istintivo ed aggressivo (in alcuni punti).

Comunque va dato atto al PERIGEO di avere una sensibilità musicale non comune a tanti gruppi contemporanei, e di essere riuscito a dare un tocco di mediterraneità ke lo contraddistingue dai gruppi anglo-americani del periodo.

Con la loro professionalità, la tecnica e l'orecchiabilità di diversi pezzi, non fatico a credere ke abbian avuto un buon successo anke all'estero nei concerti fatti come spalla dei Soft Machine....

alex77

J.J. JOHN ha detto...

@ Regolo: per quanto riguarda il Perigeo parlerei più che altro di Fusion. Coltrane fu un modello per D'Andrea che poi scelse da solista il Jazz.

La conflittualità infatti non comporta necessariamente la qualità, anzi, è vero anche il contrario.
Deve essere accoppiata alla trasgressione altrimenti rimane una semplice modalità comunicativa.

Nel 1974, scegliendo di essere più "colloquiali", credo che il Perigeo abbia operato soprattutto una scelta politica.
Del resto, come dice Alex77, le cose migliori le avevano già fatte.

Anonimo ha detto...

Un gruppo così comunque per me aveva le carte in regola per poter vendere bene anke all'estero.

Peccato ke i discografici abbian provato a farlo solo nel 76 (con l'album "non è poi così lontano" se non sbaglio), quando il gruppo ormai aveva perso lo smalto dei tempi migliori.....

Un altra occasione del prog italiano gettata via.....

alex77

Regolo ha detto...

@JJ :"scelta politica" forse è una frase un po' grossa. Io parlerei casomai di scelta commerciale. Sia ben chiaro: non c'è nulla di male in tutto ciò, anzi fecero benissimo in quanto il disco raggiunse traguardi di vendita ragguardevolissimi, però io resto della mia opinione che Genealogia sia un disco piacevole ma leggerino di fusion (allora si chiamava jazz-rock) ad usum populi. Sempre in campo "fusion" altri artisti italiani, a mio parere, seppero esprimere di meglio: vedi p.es. gli Arti e Mestieri o il bellissimo disco dei Kaleidon. Per non parlare poi degli Area, ma forse in questo caso si trascende il genere.

JJ JOHN ha detto...

Guarda, il Perigeo era molto coinvolto nei Festival Pop e con il movimento in generale.
Famosa fu la frase di Tommaso a quelli di Stampa Alternativa: "Noi suoniamo, Se poi voi non capite di che colore è la musica, non è colpa nostra".
Per questo penso che la scelta del "comunicare" anzichè "trasgredire" fu politica. O comunque mossa da una forte consapevolezza sociale.
Non commerciale, quello non credo.

Il Perigeo si fece alfiere di una nuova coscienza là dove gli Area occupavano il versante opposto e complementare.
Penso comunque sia stata una scelta ponderata e sofferta.

Anonimo ha detto...

Gia proprio indimenticabile.
Diciamo che anche in gruppi come gli arti e mestieri si è fatto un passo analogo, passando dai capolavori (Abbiamo tutti un blues..., Tilt)
a dei lavori piu soft e orecchiabili;
il perigeo con genealogia (che rimane sempre un ottimo album) e gli arti e mestieri prima con un lavoro discreto (Giro di Walzer...)poi con una serie di dischi che si potrebbero catalogare sotto la voce "Inutili" (Quinto Stato, Murales per gli arti e Alice per il perigeo)
P.s.:(In) Vino Veritas e Sidney's call sono Stupende!
Ciao Francesco

salvo'r ha detto...

alice non fa parte della discografia ufficale del quintetto...ma di un altro progetto per esigenze contrattuali tra tommaso e la rca.
non di meno il prodotto è buono per chi sa ascoltare senza i pregiudizi commerciali dei generi ...i musicisti dimostrano di essere qualitivamente migliorati e in grado di reggere bene il confronto con i più blasonati (dalla pubblicità delle case) musicisti internazionali.
oggi, basta guardare il live di firenze 2008 per capire che è meglio delle registrazioni in studio dell'epoca.
ciao a tutti.

CALIFFO64 ha detto...

PER QUEL CHE MI RIGUARDA "VIA BEATO ANGELICO" E' UNO DEI PEZZI JAZZ/ROCK PIU' BELLI IN ASSOLUTO. IL PEZZO SUONATO AL CONCERTO DI PESCARA NEL LONTANO AGOSTO 1976 E PUBBLICATO NELL'ALBUM "LIVE IN ITALY" EVIDENZIA LA INDISCUTIBILE ABILITA'ARTISTICA DEI MUSICISTI: GRANDI PERIGEO.......IMMENSI!!!!