Perigeo: Abbiamo tutti un blues da piangere (1973)

Perigeo Abbiamo tutti un blues da piangereNel 1973, l'avvento della nuova coscienza giovanile Controculturale pose le basi per una musica più aggressiva e pragmatica e anche i gruppi meno coinvolti dal prog, "indurirono" notevolmente il proprio sound.
Tra questi, il Perigeo.

Reduci da uno straordinario album d'esordio in cui si celebrava la nascita di una fusion Italiana autoctona e di classe, il quintetto romano decise di abbandonare le vellutate atmosfere di Azimut per calarsi in partiture meno intimiste e più aderenti al nuovo panorama sociale.
Con un tempismo da manuale, nacque così "Abbiamo tutti un blues da piangere", considerato da alcuni un album "di transizione" ma che in realtà, conteneva tutti quegli elementi che allinearono questa band al passo coi tempi.
I suoni si fanno più cupi e taglienti grazie ad un sapiente uso degli strumenti a fiato che insistono come coltelli sulle frequenze medie.
La voce, raramente impiegata dal gruppo, fa capolino questa volta in metà del disco, ma soltanto in qualità di appoggio strumentale: canto tradizionale e testi vengono di fatto negati e reinventati a vantaggio di una comunicazione meno ammiccante ma altrettanto efficace.
Il groove è spigoloso e reso ancora più abrasivo dal magistrale utilizzo della pressione dinamica che sollecita o rilassa l'ascoltatore in un continuo incedere di pieni e di vuoti. Il tutto, restituendo un jazz-prog composto da migliaia di "note in movimento", quasi come se ciascuna di esse facesse parte di uno scenario urbano.

Un album conflittualmente "rischioso" quindi, ma che sicuramente premiò il Perigeo in termini di coerenza musicale e intellettuale.
Perigeo Rock progressivo italiano
Supportato infatti da una solida impostazione Jazz, il gruppo si conferma compatto e privo di personalismi.
Anche se ciascuno dei cinque componenti ha ormai maturato definitivamente una sua personalità solista, la risultante finale evidenzia una band omogenea e musicalmente "democratica".

In sintesi, tutti i musicisti rimettono il loro apporto al servizio della collettività e questa fu una delle virtù più apprezzate anche dalle frange più radicali del movimento giovanile.
L'apripista "Non c'è tempo da perdere", inaugura un lavoro dalle tinte forti: il brano, idealmente diviso in cinque parti con un inizio più etereo e il finale jazz-fusion, rende alla perfezione il passaggio di intenti tra l'album precedente e la nuova linea intrapresa dal gruppo.

Perigeo blues da piangere Prog italianoSegue l'angosciante "Dejà vù" che va gradualmente a stemperarsi in quello straordinario pow wow liberatorio che è "Rituale": qui i concetti di impegno, lotta e positività vengono affrescati da larghi respiri strumentali ed un uso delle armonizzazioni a dir poco sublime.

I sei rilassanti minuti della title-track, introducono invece con signorilità l'ascoltatore alla seconda parte del disco che per certi versi, ci riporta alle atmosfere di Azimut: si parte dalla più meditativa "Country" per arrivare alla vulcanica e modernissima suite finale "Vento, pioggia e sole", passando per la sofisticata "Nadir" che è il brano più legato all'album d'esordio.


Nota d'encomio per "Vento, pioggia e sole" che, oltre ad essere a mio avviso il brano più significativo del nuovo corso, rappresenta anche il miglior finale possibile sintetizzando appieno le novità stilistiche.


Il Perigeo insomma, cresce e si evolve: l'accoppiata Sidney - Fasoli dimostra un affiatamento fraterno. Il geniale pianista Franco D'Andrea sa sempre dove mettere le note giuste per completare il quadro armonico e la sezione ritmica Tommaso - Biriaco fornisce incessantemente la spinta appropriata per far decollare ogni brano.

Siamo dunque al cospetto di "idee fatte musica" e questa corrispondenza artistica non mancò di evolversi ulteriormente e di essere ancora più apprezzata negli anni successivi.

16 commenti :

2112 ha detto...

Con "Genealogia" è il mio preferito del Perigeo,veramente stimolante

URSUS ha detto...

Eccezionali!
Il miglior gruppo jazz-rock(in senso stretto)mai uscito in Italia,li vidi alcune volte in concerto e lasciavano a bocca aperta in quanto a professionalità e inventiva,che grandi!

Anonimo ha detto...

A me i Perigeo piacciono. Anche questo disco è molto buono, però non li trovo originalissimi, hanno si personalizzato un discorso vasto ed importante, però le influenze sono evidenti. Nel complesso abbastanza d'accordo con la tua analisi.

Andy

JJ JOHN ha detto...

Sai Andy, quando si parla di Jazz è chiaro che la matrice originale non stia in Italia.
Quel linguaggio però, è talmente implementabile ed universale che diventa quasi "un invito" tradurlo e farlo proprio in tutte le lingue del mondo.
In questo senso, il livello di conflittualità, coscienza ed autonomia dei Perigeo è stato effettivamente seminale.
Se non ci fossero stati loro, saremmo ancora al Be-Bop.
Ho provocato, e adesso accetto qualunque osservazione in merito.

URSUS ha detto...

Insieme a loro direi che indubbiamente anche gli AREA hanno evoluto il discorso in modo molto personale,ma gli AREA secondo me andavano ben oltre il jazz-rock,fondendo insieme altre ricerche d'avanguardia...i PERIGEO,invece,hanno proprio approfondito il jazz,uscendo da schemi che ormai duravano da decenni...non solo loro,chiaramente,ma comunque con grande forza.

Anonimo ha detto...

Allora una domanda secca, preferisci i Perigeo o gli Arti & Mestieri?

URSUS ha detto...

PERIGEO senza dubbio,anche se gli Arti&mestieri li conoscevo personalmente,infatti mio fratello maggiore ha spesso suonato con Venegoni ed altri del gruppo.
Non erano male anche gli ESAGONO,sempre torinesi,ma sopratutto i DEDALUS,appena un pelo più sotto del Perigeo secondo me.

Anonimo ha detto...

I dedalus piacciono molto anche a me, seppur troppo poco considerati.

Andy

taz ha detto...

Difficile "stilare" classifiche, ma il Jazz "mediterraneo" del Perigeo è unico in Italia e non solo....in quanto a originalità, per via del mediterraneo...fior di strumentisti, ancora oggi credo, affermati session...Non hanno mai seguito le mode e anzi, con lo "decadimento musicale" del pop italiano, loro hanno continuato, secondo me, a sfornare dei gran bei dischi...Bravi i Dedalus, ma solo per un disco, il secondo "pochino"...gli A.& M. non li definirei solo Jazz, che disco Tilt!!!...ciao

Anonimo ha detto...

Un album stupendo. Qui la musica ha un'intensità ed una raffinatezza incredibile.
Il perigeo è sempre stato uno dei miei gruppi preferiti.
Derivativi certo, ma con delle idee fresche e geniali in testa.
Non a caso a gruppo sciolto molti componenti hanno fatto una gran bella carriera nel campo jazz, anche all'estero.
Adoro molto anche azimut, che mi sembra il più sottovalutato tra i loro lavori.
Un miscuglio di jazz, psichedelia, atmosfere mediterranee e rock a tratti quasi "hard" (come in grandangolo per esempio).
Saluti by alexnelgiardinodelmago '77

Arcygatt ha detto...

Avrebbero dovuto scrivere sulla copertina: Attenzione, l'ascolto prolungato può causare la sindrome di Stendhal... straordinario.

thelonious ratledge ha detto...

Il migliore complesso di jazz-rock italiano. Tranne il chitarrista, erano tutti jazzisti validi e preparati. Nella loro discografia vi sono pochi punti deboli ed hanno ottimamente caratterizzato una eccellente stagione musicale italiana.

Anonimo ha detto...

Ho vissuto di persona, fisicamente, quel periodo; Tony Sidney era fiorentino come me e prima ancora di diventare un Perigeo si esibiva alo Space Electronic con un gruppo rockkettaro, molto conosciuto allora, purtroppo non mi ricordo il suo nome. Lo Space Electronic era quello che potete leggere quì: http://www.eventimusicpool.it/index.cfm?page=Altri%20concerti%202012&id_evento=2161.
Solo chi ha vissuto quel periodo può capire cosa significa scoprire un nuovo genere, nuovi talenti, essere presenti a una rivoluzione musicale (e culturale) qual'è stata quella degli anni 70. In quel turbinio c'erano anche loro, Perigeo.
Ora siamo tutti quà, nell'inferno dell'odierno, torturati ad ascoltare esseri informi e acefali imposti dai grandi gruppi multinazionali. Un saluto a tutti, torno nell'oscuro, non voglio che Tiziano Ferro mi trovi....

JJ John ha detto...

Ne approfitto per ricordare un altro grande fiorentino Doc, nonché mio caro amico: Vincenzo "Vinny" Coccimiglio dei Triade che ci ha lasciato più o meno in questo periodo tre anni fa. Grazie ai suoi racconti ho rivissuto anch'io la mitica era dello Space Electronic, di Franco Falsini che guardava tutti dall'alto in basso e, tra gli altri, di quell'Anthony Sidney che suonava con chissà chi.
Ciao Vinny. Mi manchi.

Anonimo ha detto...

Sidney suonava con Le Madri (poi Le Madri SUperiori).

Ciao
Michele Neri

aliante ha detto...

"Dejà vù" è un brano stupendo tratto dal mio disco preferito del Perigeo.

Vi è mai capitato di ascoltarlo davanti ad una finestra in un giorno di pioggia?

A me si, e vi assicuro che è un sollievo dell'anima.