Albergo intergalattico spaziale (1976, pubb. 1978)
Dopo il successo dell’esperienza con i Giganti, conclusasi nel 1972 con il 45 giri “Sono nel sogno verde di un vegetale” e preceduta l’anno prima dall’Lp “Terra in bocca”, il chitarrista Giacomo “Mino” Di Martino intraprese lo studio della musica d’avanguardia, affascinato com’era da compositori quali Terry Riley, La Monte Young, Steve Reich e Philip Glass.
In realtà, nel primo biennio post-Giganti (1973-74) lo stesso Di Martino confidò di essersi trovato in un periodo di transizione piuttosto buio :“ero allo sbando, non lavoravo, ho vissuto di riflesso la creatività degli amici, ma non c’era per me una vera necessità espressiva” e anche l’adesione col Telaio Magnetico di Battiato - gruppo che fece una sola tournèe nel 75 a sostegno dei Radicali - avvenne sostanzialmente per amicizia, per non dire per inerzia.
La depressione tuttavia non durò a lungo e intorno al 75 insieme alla moglie Edda Di Benedetto, detta “Terra”, Mino aprì un locale con musica dal vivo a Trastevere (RM) dove oltre ad un cineforum e una scuola di Hata Yoga, vi suonarono praticamente tutte le migliori avanguardie dell’epoca: da Rocchi a Maioli, da Camisasca allo stesso Battiato.
Il locale si chiamava “Albergo Intergalattico Spaziale” e con quel nome venne battezzato anche il duo sperimentale tastiere e voce che Di Martino aveva già costituito con Edda e che ovviamente, ne era la “resident band”.
Tra l’altro, nel periodo d’apertura del locale, la coppia non solo aveva già sufficiente repertorio dal vivo, ma era anche corteggiata dalla EMI per la quale aveva già inciso una manciata di brani.
Infelicemente, a lavoro terminato e siamo nel 1976, il marketing della discografica si irrigidì all’ascolto di quell’eterea mistura electro-prog di sapore cosmico e risolse brutalmente il contratto: ”Cazzo, ma non c’è neanche il basso e la batteria?” fu la dura sentenza.
Fortunatamente invece, gli introiti del locale permisero ai due coniugi non solo di recuperare in un paio d’anni i diritti d’autore e le matrici in mano alla Emi, ma di pubblicarle privatamente nel luglio 1978 con l’aggiunta di nuovo materiale, in circa cinquecento copie e avvalendosi di una distribuzione underground nelle librerie e nei circuiti alternativi.
Malgrado i contrattempi e il parto piuttosto travagliato però, alla sua uscita l’album “Albergo intergalattico spaziale” si presentò ben solido sia nei contenuti che nella grafica curata da Virna Comini e da quel Ghigo Agosti che dal rock di “Coccinella” era diventato nel frattempo uno stimato fotografo (sue le foto interne di “Sulle corde di Aries” di Battiato).
Tutta la tematica del disco - pur se non sviluppata in forma di concept - era incentrata sulla lotta al nucleare e su questo probabilmente influirono non poco le idee di Marco Pannella che Terra e Mino avevano sicuramente assorbito durante l’esperienza col Telaio:
“Bloccare il piano energetico è l’ultima possibilità che abbiamo per controllare la nostra follia, modificare il modello di sviluppo di questa civiltà e aprire un grande dibattito su come gestire i nostri desideri”, recitano le note della inner sleeve.
Le 8 tracce del disco dal canto loro, riflettono in pieno la gravità del pericolo atomico e la potenza del desiderio in un continuum ininterrotto di slanci mistici, elettronici, vocali, ambientali e cosmici, in cui le tastiere di Di Martino fanno da solido e variegato tappeto sonoro alla straordinaria espressività vocale di Terra.
Per certi versi, il lavoro può apparire monocorde ma se letto in profondità, in ognuno dei brani si coglierà un’invidiabile florilegio di sfumature: sicuramente lontane dal mainstream, ma tanto raffinate da conferire all’album una coerenza e una spiritualità non indifferenti.
L’anima di Battiato è certamente presente, ma la radicalità del duo fuga ogni dubbio di derivatività, al punto di potersi persino allineare dignitosamente ai più blasonati corrieri cosmici tedeschi.
L’Albergo, fu insomma una piccola propaggine d’Italia in cui ancora per qualche tempo si mescolarono con rispettabilità le ultime propaggini di un mondo freak ormai destinato all’estinzione e le nuove tendenze politiche che si erano conclamate dopo il 77.
E anche se all’epoca la conflittualità dell’album fu praticamente nulla, le successive ristampe del 1994 per la “Musicando” e del 2001 per la “Psych Out”, gli avrebbero restituito quel minimo di notorietà che sicuramente meritava.
Da ascoltare quindi meditando e, perchè no, guardando le immagini di Fukushima.
GRAZIE A MUSICALNEWS.COM PER L'INTERVISTA A MINO - GRAZIE A TAZ
7 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:
”Cazzo, ma non c’è neanche il basso e la batteria?"
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Tralasciando la stupidità umana, questa recensione è puntualmente attuale, bella mossa JJ. E la copertina è stupenda.
Moolto avanti...direi anni e anni avanti...ma come tutto in Italia... quello che guarda avanti non verrà mai "ascoltato"....album d'ascoltare con la TV senza audio.....grande scheda JJ.ciao
.....album da ascoltare con la TV senza audio????.....
questa l'hai copiata dalle stelle di mario schifano? Attenzione zat che "scatta" automaticamente il plagio.....
L'album nn l'ho mai ascoltato....potrebbe essere interessante....anche se sicuramente di difficile approccio.....
alex
Boh...Ascoltato una volta tempo fa, dopo averne sentito parlare per anni, mi sembrò opera inascoltabile, velleitaria ed autoreferenziale. Insomma, per dirla alla Fantozzi, una cagata pazzesca.
Non sempre avanguardia significa valido.
Comunque, come per tutti i progetti di questo tipo, dipende molto dai gusti dell'ascoltatore e dall'"umore" del momento.
Ciao
@ Regolo:
Aah! Allora eri tu quello che lavorava al marketing della EMI nel 1975!
@JJ
Seeee, magari! Al tempo andavo avanti con la paghetta del mi' babbo.
Comunque mettiamola così: una volta tanto, classica eccezione che conferma la regola, la casa discografica aveva visto giusto ;-)
Un album in linea con la media europea, a tratti fascinoso, se non altro per la storia avventurosa del duo. Da riconsiderare.
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