Acqua Fragile: Mass media stars (1974)

acqua fragile mass media stars 1974Dopo un muscoloso quanto snobbato album d’esordio per la Numero Uno, gli Acqua Fragile proseguono il loro cammino con la medesima formazione, ma con una produzione differente.
Battisti e soci non gradirono affatto la trascuratezza con cui fu accolto primo album e diedero alla band il benservito.
Fortunatamente, l’interessamento del produttore Claudio Fabi procurò al gruppo di Lanzetti un contratto per la Ricordi e, allo stesso tempo, la garanzia di poter pubblicare il loro secondo lavoro “Mass media Stars” anche all’estero grazie alla sussidiaria americana “Import Records”.
Anche in questo caso però, gli eventi non arrisero alla sorte del quintetto che terminò la sua carriera pochi mesi dopo.

Certamente, viene da chiedersi come mai uno dei gruppi universalmente giudicati tra “le migliori formazioni di rock progressivo italiano(cfr: Gaboli e Ottone), composta da “musicisti sopraffini” che annoveravano il “cantante forse più dotato della scena italiana(Mirenzi) sia stato così sottovalutato.
Il tutto considerato che gli Acqua Fragile ebbero dal 1974 un enorme incremento di visibilità essendo stata data loro la possibilità di aprire
nientemeno che i concerti della Pfm allora all’apice del successo.
Con un minimo d’onestà storica, potremmo ricondurre tutte le risposte a un solo kernel: la mancanza del fattore trasgressivo-innovativo.
In effetti, pur essendo magnificamente eseguite, nessuna delle canzoni possedeva qualcosa di
commercialmente appetibile.
Tutto ciò che si poteva apprezzare di loro era già patrimonio di scene che avevano da tempo i loro consolidati protagonisti: Yes, Genesis, Gentle Giant e Family in Inghilterra, Area, Banco e Pfm in Italia.
Questo non solo rendeva il discorso "Acqua Fragile" poco attendibile in patria, ma soprattutto all’estero, dove i livelli di diffidenza e protezionismo erano molto più elevati.
Inoltre, se è pur vero che la visibilità della band aumentò in quanto spalla della Pfm, ciò non implicò un aumento di conflittualità.

rock progressive acqua fragile mass media starsMalignamente si potrebbe pensare che la Premiata volesse essere spalleggiata da un gruppo amico, affine e abile (e così fu), ma probabilmente lo spettatore medio assorbì queste valenze come “passatempo”.
In altri termini, gli AF erano solo un modo piacevole per trascorrere mezz'oretta in attesa del top of the bill, ma non abbastanza per passare in negozio.
Si consideri poi che il lancio di “Mass media stars” avvenne tramite il singolo “Bar Gazing” che era quanto di più Genesisiano ci fosse, quindi, sempre alfiere di un mercato già saturo.
Meglio forse sarebbe stato mettere in primo piano il lato cadetto “Opening Act”, una edit version di “Mass media stars” o di “Professor”, molto più personali ed elaborate.
Era però probabile che le intenzioni della produzione, unite alla testardaggine del gruppo che voleva “per forza” avere un sound internazionale (questo stando alle parole di Lanzetti) abbiano optato per un marketing più allineato a valori transnazionali.

Un vero peccato perché, anche il movimento controculturale più estremo, da sempre ostile alle musiche d’importazione e alla colonizzazione musicale, non provava assolutamente antipatia per i ragazzi, così come si può evincere dalla loro scheda sul famigerato “Libro bianco del pop in Italia”:
Con riferimenti che spaziano tra America ed Inghilterra, come di regola, gli Acqua Fragile è un gruppo di ottimi musicisti che purtroppo non ha ancora raggiunto un’espressione autonoma o almeno, discretamente originale.”

In ogni caso, musicalmente, anche nel secondo album il sound è corposo e magistralmente architettato. La produzione di Fabi (che interviene al piano in “Cosmic Mind Affair”) è molto più accurata del precedente Lp e il nuovo disco scorre fluido e cesellato senza concedere spazi all’improvvisazione o alla noia.


K7 acqua fragile 1974Le intersezioni dei vari strumenti, voci incluse, raggiungono livelli sopraffini in un continuo palleggiarsi di stacchi, corali, interventi acustici, elettrici e citazioni pop, rock e mediterranee (“Mass media stars”).
Nulla è lasciato al caso proprio come in una partitura d’oltremanica, anche se il tutto incise inesorabilmente su quella perdita di calore e spontaneità che invece sarebbe occorsa più di qualunque virtuosismo.

Tralasciando il dibattito se fu per “sfortuna” o per “naturale ovvietà artistica” che gli Acqua fragile vennero bypassati, certo è che una simile forza artistica non potè che dar luogo a un prosieguo di molte carriere soliste: Lanzetti si fece largo con gran dignità negli anni ’80, mentre Dondi e Canavera suoneranno per qualche tempo nei Rocky’s Filj per poi riproporre in tempi più recenti una riedizione degli AF.

Tra il ’73 e il ’74 gli Acqua Fragile rappresentarono comunque un “potenziale irrisolto”.
Forse chissà, nel loro caso sarebbe stato meglio dar retta a quel vecchio proverbio:
moglie e buoi…

11 commenti :

Regolo ha detto...

A me personalmente non sono mai piaciuti. Bravi tecnicamente ma nemmeno un briciolo d'originalità. Brutta copia di modelli anglosassoni, Genesis in primis.
E poi, tranne rari casi, mi sono sempre stati sulle palle gli italiani che non cantano in italiano!

taz ha detto...

Io ne parlo bene...nonostante le influenze evidenti...Lanzetti se lo poteva permettere di cantare in inglese...altri avrebbero fatto "ridere"...loro cmq sono degli ottimi musicisti, tutti preparati...provare a cantare in italiano??..perchè no...certo che la PFM li aiutò ma si "prese" anche il cantante...finalmente la PFM trovò un degno sostituto di Pagani...andato via anche lui...oggi la PFM è un cane che si morde la coda...ascoltando canzoni di Faber...ciao

Anonimo ha detto...

In effetti 'sta PFM si era già presa Djivas dagli Area, poi si è anche 'ciapata Lanzetti. Mica male!

Anonimo ha detto...

Anche a me non fanno impazzire neanche adesso che sono passati tanti anni dal primo ascolto. Tuttavia la qualità tecnica è fuori discussione.

Moludd ha detto...

Avevo notato quanto questo album fosse una sorta di anteprima del successivo album della PFM: Chocolate Kings. Ci ho pensato in un primo momento mettendo a confronto la musica: sound esterofilo estremamente compatto e potente con tocchi di mediterraneità nonostante il cantato esclusivamente in lingua inglese. Questo si spiega dai numerosi punti in comune tra i due dischi:
- innanzitutto il cantante Bernardo Lanzetti condiviso da entrambi
- stessa identica produzione, ovvero della PFM e di Claudio Fabi
- stesso tecnico del suono e studi di registrazioni: Gaetano Ria, Studi Ricordi
- collaborazione di Marva Jan Marrow per i testi

Più che gruppo amico, forse anche un banco di prova, un gruppo cavia? Ma se era andata male agli Acqua Fragile, perché lasciar commettere errori simili al gruppo principale? SI sa dall'altra scheda infatti com andò alla PFM, ma lo si poteva forse anche prevedere?

(Forse era più corretto inserire il commento nel post dell'altro disco, ma ho preferito metterlo qua per ridonare un po' di equilibrio alle due pagine dei commenti... questa è troppo vuota :))

Roby ha detto...

Scusa, JJJohn, avrei una domanda...
Al termine del tuo articolo su "Time of change", ultimo album dei grandi Trip, scrivevi che
Joe Vescovi, prima di approdare ai Dik Dik, passa dagli Acqua Fragile.
In che modo egli collaborò con questi ultimi, dato che negli articoli dedicati a loro non ne ho trovato notizia?
Grazie per l'attenzione e rinnovati complimenti per il tuo splendido blog

JJ John ha detto...

Grazie Roby.
Ecco la fonte di quanto detto:
"Alla fine del 1974, dopo lo scioglimento dei Trip il loro tastierista Joe Vescovi sostituì Maurizio Mori negli Acqua Fragile. La sua presenza, durata pochi mesi, è documentata nel CD bootleg Live in Emilia."
(Augusto Croce, www.italianprog.it)

Roby ha detto...

Grazie mille JJ per la tua prontissima ed esauriente risposta. Mi piacerebbe davvero ascoltare quel bootleg...

Grazie ancora

Anonimo ha detto...

Per me rimane uno dei migliori album di prog made in italy!!!

Anonimo ha detto...

pesanti,pretenziosi e noiosi,come tanti in quei "favolosi" anni...con qualche eccezione.

U G O ha detto...

BE MAI COME QUESTA VOLTA MI TROVO D'ACCORDO CON MOLTI DEI COMMENTI PRECEDENTI.OTTIMA ESECUZIONE MA POCA ORIGINALITà RICALCO DEI MODELLI BRITISH E,SOPRATTUTTO,PERCHè CANTARE IN INGLESE SE IL GRUPPO è ITALIANO?D'ACCORDO PURE GLI OSANNA NEI LORO LP(TRANNE IL CAPOLAVORO PALEPOLI)INSERIVANO TESTI IN INGLESE E PRONUNCIATI ANCHE BENE MA ERANO COMUNQUE IN UN CONTESTO NOSTRANO ITALIANO QUESTI QUI TRA LO STILE E I TESTI CI FANNO SCORDARE CHE IN EFFETTI ERANO DI PARMA!E SE AVESSERO INCISO IN EMILIANO?AAAHHHH BAH MISTERI DELLA MUSICA E CHIUDO COME JOHN ...MOGLI E BUOI DEI PAESI TUOI MEGLIO UNA BEL RAGU BOLOGNESE CHE UN HAMBURGER AMERICANO O UNA BISTECCA IRLANDESE NON TROVATE? UGO