Quella vecchia locanda: Quella vecchia locanda (1972)

quella vecchia locanda 1972Originariamente un quintetto, "Quella vecchia locanda" si forma a Roma nel 1970 e intraprende immediatamente un'intensa attività dal vivo, come ben testimonia il Cd della Mellow Records "Live al Voom Voom", registrato nel 1971 e pubblicato nel 1993.

La prima timida incisione ufficiale della band, "Io ti amo", risale sempre al 1971 e viene pubblicata sulla compilation "Progressive Voyage" in cui i QVL condividono il resto dei solchi con la Corte dei Miracoli, Il giro strano, gli Zauber e i Dietro noi deserto di Antonio Bartoccetti.

Tuttavia, sarà solo grazie all'ingresso in formazione del vulcanico violinista statunitense Donald Lax ed al lusinghiero successo ottenuto al Festival Pop di Villa Pamphili del 1972, che il sestetto potrà registrare il suo primo disco per l'etichetta "Help", la sussidiaria della RCA che stava producendo contemporaneamente anche i Procession.

Donald Lax era stato allievo di Alphonse Ghedin, aveva compiuto studi classici a Parigi e a Roma e si inserì nel gruppo importandovi non solo tutto il suo background classico influenzato da Brahms, Corelli, Vivaldi e Bach, ma infondendovi una sferzata d'entusiasmo tale, da ribaltare il timido sound degli esordi in Progressive vero e proprio.Di fatto, il primo album omonimo della band romana fu veramente sintomatico di quel genere e considerato l'anno di uscita, poteva definirsi quantomeno pionieristico: grande affiatamento strumentale, sound robusto e variegato, forte impatto timbrico buona resa acustica e ottimo livello compositivo fanno di questo disco uno dei più solidi e apprezzabili dischi Underground del 1972.



La sua atmosfera è prevalentemente un Hard prog dominato sì da grandi sferzate elettriche, ma stemperato da costanti breaks classici e poliritmici affidati al piano e al violino, che conferiscono all'opera un sound del tutto originale.
Stupiscono inoltre, non solo la grande fantasia timbrica e strumentale, ma anche il sorprendente equilibrio della scaletta che alterna in armonia atmosfere del tutto contrastanti.

Se per esempio, i primi due pezzi ("Prologo", "Un villaggio, un illusione") sono Pop Italiano allo stato puro con tanto di introduzione classica a base e di flauto, violino e chitarre distorte, il terzo brano ("Realtà"), ci riporta agli anni '60 attraverso modulazioni di reale malinconia e bellezza.

C'è anche posto per le citazioni psichedeliche in "Immagini Sfocate", mentre "Il cieco" restituisce un variegato tessuto strumentale di stampo rock-fusion degno dei migliori Delirium, ma ancora più acido ed evocativo.
Encomiabili in questo senso i raddoppi sul flauto che vanno a sfociare in un riff hard di grande incisività e, sulla stessa falsariga, la granitica "Dialogo" evidenzia più di tutte la potenza della sezione ritmica che lavora incessantemente dietro un lungo assolo di Synth.


quella vecchia locanda labelQuasi al termine, "Verso la locanda" ci accompagna invece in modo esotico verso il finale, riassumendo in cinque minuti tutto il meglio dell'album.

Chiudono il disco le evocative ambientazioni di "Sogno, Risveglio e… ", giusto tocco finale "cinematografico" ad un album dai mille risvolti e dalle mille tensioni.

Lavoro eccellente e "Progressivo" fino al midollo, "Quella vecchia Locanda" lascia piacevolmente sorpresi per la sua varietà timbrica e per la sua rincorsa senza appello alla complessità compositiva.

Ci sono sì delle occasionali citazioni alla PFM o al Prog inglese più canonico (es. in "Verso la locanda"), ma sufficientemente personalizzate per calarsi nel contesto timbrico senza sollevare sospetti.
Lascia perplessi la magrezza della voce (che sarà sempre un neo del gruppo), ma di fronte a tanta carne al fuoco si può tranquillamente soprassedere da ulteriori osservazioni.

Pur relegato ad una ristretta cerchia di appassionati, "Quella vecchia locanda" otterrà vendite incoraggianti e un buon riscontro di critica: una serie positiva di eventi spezzata però dal collasso finanziario della "Help", che getterà il gruppo in una profonda crisi col conseguente abbandono di Lax e del bassista Colletta.
Fortunatamente, i QVL si ricomporranno in fretta, recuperando organicità e temperanza (ma forse anche troppa) nel successivo album "Il tempo della gioia".


QUELLA VECCHIA LOCANDA - Discografia 1972 - 1974:
1972: QUELLA VECCHIA LOCANDA
1974: IL TEMPO DELLA GIOIA

9 commenti :

Gianni Lucini ha detto...

All'epoca dell'uscita il disco non mi aveva convinto del tutto. Oggi lo ascolto con molto piacere. Non so se è per il confronto conq uello che si sente in giro o banale nostalgia...

Anonimo ha detto...

che bello sto disco!!!!
lo preferisco addiritura a ltempo della gioia!
ciao francesco

taz ha detto...

Grande gruppo per un grande disco(o viceversa..)...io li trovo più originali della PFM per esempio, ecco che qui il "ma" non esiste, bravi io li ascolto ancora!...di quel periodo uno dei miglior gruppi prog...avrebbero potuto suonare ancora adesso...tranquillamente.ciao

Anonimo ha detto...

Altro bel disco!
L'unico punto debole rimane la voce,ma tecnicamente il gruppo ci sapeva davvero fare.
Raffinato e classicheggiante(con un pizzico di Jethro Tull),alcune canzoni sono davvero struggenti,come Realtà,Verso la locanda,Sogno risveglio e...,mentre alcune sono più hard rockeggianti(Un villaggio,un'illusione,immagini sfocate ,il cieco).

Da ascoltare e riascoltare.

Denis

JellyFish ha detto...

Che bello questo sito, e ti spiego il perchè. All'epoca dell'uscita di questi dischi io ero un ragazzino decenne, o giù di lì. Sai cosa succede oggi? Se ascolto questi dischi ho come dei flash back, delle sensazioni di deja vu. Stamattina ho ascoltato "Sogno Risveglio" e sono stato colpito da una forte emozione, e ricordo: il mio vicino di casa, un ragazzone diciottenne, ascoltava questa musica, ecco da dove giungono i miei deja vu. Non sono soltanto la rievocazione mentale di cortili assolati, di lenzuola stese a asciugare, delle stanze dalle mura spesse, di quella sottile melanconia-nostalgia canaglia. Questa musica è proprio bella, intensa, profonda. Scandaglia abissi e vertici dell'anima. Poi, non mi chiedere degli aspetti "politici", li imparo qui. Ma credo davvero che questo sia stato il più felice, e ultimo, periodo fertile della musica italiana. Grazie agli interpreti, grazie a voi di avermeli tolti dall'oblio dell'inconscio.

JellyFish

Anonimo ha detto...

Grazie Jellyfish! Evocare storia e sentimenti è proprio cio' che mi sono proposto quando ho aperto Classic RocK.
JJ John

ross ha detto...

stupendo sto disco!veramente godibile!anche se certi riferimenti ai jethro tull sono abbastanza evidenti

Claudio ha detto...

La voce non sara'come quella di Jimmy Spitaleri dei Metamorfosi o di Michele Bavaro degli Alphataurus ma per me e' comunque gradevole. C'e' di molto peggio, per esempio Apoteosi e' un bellissimo album di prog. puro penalizzato pesantemente nella parte vocale.Il primo lavoro di Quella vecchia Locanda e' una pietra miliare che va a braccetto con i primi album(e capolavori) della pfm,del Banco,Dei Delirium,degli Osanna etc etc...Chi li apprezza difficilmente non gli piacera' l'omonimo della Locanda,mooolto difficile

U G O ha detto...

FIABESCO POETICO RETRò CHIAMATELO COME VOLETE MA QUESTO DISCO è PURA POESIA!MUSICA E PAROLE CHE VANNO A BRACCETTO.LA VOCE? BELLA DI CERTO UNA VOCE POSSENTE COME QUELLA DEGLI ALPHATAURUS AVREBBE STONATO NEL CONTESTO SUDDETTO!IL SECONDO LO RICORDO POCO MA QUESTO STA NEL MIO DNA COME APPUNTO DNA DEI JUMBO E SCUSATE IL BISTICCIO DI PAROLE UGO