Blue Phantom: Distorsions (1971)

Blue Phantom Distorsions 1971

Praticamente introvabile, questo oscuro album viene citato negli annali del prog nostrano non tanto per conformità al genere, quanto perchè dietro lo pseudonimo dell'autore di tutti i brani ("H. Tical") si celava il notissimo Maestro abruzzese Armando Sciascia che aveva già al suo attivo almeno una decina di colonne sonore e un Lp di stampo sinfonico-orchestrale ("Tre colpi di Winchester per Ringo", 1966).

In più, in qualità di dirigente della casa discografica Vedette, Sciascia fu anche produttore dei "Panna Fredda" e artefice del controverso e ricercatissimo album dei Pooh "Contrasto" (1968).


Pubblicato in Italia nel 1971 dalla Spider (una gregaria della Vedette) ed edito dalla Eliseo, "Distorsions" venne anche stampato nel 1972 in Inghilterra e Francia con copertine differenti.

Collezionando pazientemente le scarsissime informazioni disponibili, sembra che l'album sia stato eseguito da un gruppo di turnisti professionisti sotto la guida del Maestro Sciascia e solo successivamente autobattezzatisi Blue Phantom.

Il groove del disco è in linea di massima un rock psichedelico fortemente riconducibile alla fine degli anni '60 con qualche episodio smaccatamente commerciale.

Pur se non menzionata da nessuna parte, la formazione comprende sicuramente un basso, almeno due chitarre, batteria, tastiere, e delle percussioni.

Interamente strumentale, l'album è talmente cesellato in quanto a composizione, tecnica e produzione da sembrare quasi concepito come colonna sonora o musica da sottofondo e del resto, non potrebbe esservi altra spiegazione: i Blue Phantom non si esibirono mai dal vivo, non fecero alcuna apparizione televisiva, non ebbero promozione alcuna e non diedero mai seguito al loro primo disco.

Un lavoro prettamente "di studio" quindi, che comunque fornisce a tutti i suoi protagonisti di un buon biglietto da visita.

Non particolarmente originale, ma ben calibrato "Distorsions" si apre con almeno tre brani di un certo spessore ("Diodo" "Metamorphosis" e Microchaos") e perfettamente calati nello spirito di transizione del decennio.

Blue Phantom Distorsions 01Dopo due parentesi di minore rilevanza ("Compression" ed "Equilibrium" - quest'ultima gravata da una drammatica somiglianza con "She's a rainbow" dei Rolling Stones), il disco decolla nuovamente con atmosfere hard-psych talmente massicce da sembrare a tratti la migliore Formula Tre ("Dipnoi", "Distillation", "Violence").

Chiudono il tutto una Jeffersoniana "Equivalence" e una liquida "Psyco nebulous" che completano tutto lo spettro dell'udibile al principio degli anni '70.


Troopo "ovvio" per essere trasgressivo e troppo di nicchia per essere conflittuale, il vinile dei Blue Phantom resterà inesorabilmente materia di studio per curiosi e speleologi dei suoni più celatamente psichedelici dei primi anni '70.

Molto più simile ad altri lavori concepiti "a tavolino" ( vedi Chimenti o Fourth Sensation) che non al Pop Italiano vero e proprio, restituisce comunque un certo piacere all'ascolto.

Perche' privarsene?


12 commenti :

Anonimo ha detto...

Sei un mito per davvero JJ, di questi ne avevo sentito soltanto parlare...

Andy

JJ John ha detto...

Già... secondo me non se lo ricorda neanche Sciascia...

mr_toky ha detto...

Ciao John,
un ottimo album strumentale.
Per me il pezzo "Diodo" è spettacolare!!
Federico

quidtum ha detto...

Il disco è stato da poco ristampato anche in vinile su etichetta AMS.
Da non perdere!

lenz ha detto...

anche io lo trovo un grande disco e "diodo" è da brividi!!

Anonimo ha detto...

ciao a Tutti.
qualcono conosce dischi simili, italiani e non? Lo adoro!
Grazie! paolo

aliante ha detto...

John, mi sbaglierò ma secondo me tra i turnisti che hanno suonato in questo album, figura Carlo Bordini alla batteria.

Io ci sento il suo tocco, la sua velocità che si palesa in maniera evidente nel brano "Microchaos", che mi ha riportato subito alle atmosfere
degli Cherry five (intendo a livello ritmico).

Mah...chissà...

J.J. JOHN ha detto...

Ehm... Aliante,
dovresti forse chiederlo al notro amico superesperto Fabio Capuzzo che a livello di Goblin, Cherry Five, Reale Impero Britannico ecc. è il numero uno.

Ecco l'indirizzo del sui sito:
http://goblinsettenoteinrosso.blogspot.it/

Poi fammi sapere com'è andata

aliante ha detto...

Il problema John è che in questo disco oltre a Bordini, ci sento in maniera pesante anche il sound de "L'uovo di colombo", soprattutto nelle parti di basso che sembrano suonate da Elio Volpini.

J.J. JOHN ha detto...

Non dico di no Aliante, ma persevero nel consigliarti di chiedere a Fabio.
E' un amico, e sui pre-post-Goblin ne sa infinitamente più di me.

MarioCX ha detto...

Armando Sciascia fu l'artefice nei primissimo anni '70 anche della collana di dischi-cover "6 Phase Super Stereo".
Si trattava di dischi "dimostrativi" in cui l'effetto stereo era enfatizzato con una divisione per canale spesso grottesca.
In un periodo in cui la stereofonia di massa muoveva i primi passi e l'avventore voleva sentire "la voce da una parte e la chitarra dall'altra", dunque non era stereo.

Anonimo ha detto...

Un bell'esempio di quell'atmosfera un po' ingenua ed un po' cialtrona di un certo "underground progressive" all'italiana da post-beat e post-sessantotto. Questi episodi strumentali mi fanno venire in mente certe colonne sonore di sceneggiati TV dell'epoca, come "A come Andromeda" del maestro Mario Migliardi (un esemplare prog. psichedelico che sarebbe piaciuto ai Pink Floyd di Barrett) o come "Il dio serpente" di Augusto Martelli. Gli americani chiamano questa musica "cheesy", una parola abbastanza intraducibile, ma che rende bene l'idea. Comunque, in mezzo a tutta questa robetta (Underground Set, Psycheground Group, Blue Phantom etc. etc.) si trova qualche bella pepita di rock strumentale energico e ben suonato. Anche in questo disco ce ne sono. Merita una più che discreta attenzione. Si ascolta con un certo piacere divertito, che magari nasconde il gusto del pacchiano che è in tutti noi.

PS: il progressive italiano a partire dal 1972 è diventata una cosa molto più seria. Troppo, forse ...