Area: Maledetti (1976)

area maledetti 1976Dopo un anno di intensa attività live immortalata dall’eccellente “Are(A)zione”, gli Area che erano ormai l’unico gruppo realmente rappresentativo della Controcultura, celebrò con “Maledetti” (1976) un ulteriore fase della sua complessa evoluzione.
Dopo le provocazioni di Arbeit e di Caution e l’apparente distensione di Crac, si profila nella mente del quintetto milanese la celebrazione del caos post-industriale.

Siamo nel 1976 e si respira aria di piena crisi, e non solo quella economica che si manifestò attraverso la svalutazione della lira e l’austerity ma, soprattutto, quella inerente il mondo del lavoro che doveva fare i conti contro una pesante offensiva padronale volta ad azzerare almeno 15 anni di lotte operaie. Si aggiungano anche le lotte per la casa, delle donne, la lotta armata, e si avrà molto da ragionare su un sistema in transizione da una fase “post-bellica a matrice pre-industriale” a quella “post fordista” che anticiperà il terziario.
Una transizione profonda che avrebbe anche
parzialmente modificato uno dei collettivi più importanti della storia del Prog Italiano.

Iin giugno il movimento entrerà in stallo e le occasioni per esibirsi dal vivo saranno sempre di meno, parallelamente ad un radicale mutamento dell'audience. Gli Area decideranno quindi di dedicare la maggior parte del 76 agli studi individuali che si concreteranno sia nei dischi solisti di Stratos, Tofani e Fariselli, sia in diversi viaggi iniziatici. Demetrio in Grecia, Giulio e Ares nei Paesi Baschi e in Italia dove suoneranno per un breve periodo dell’orchestra di Mingardi, maturando la decisione di volersi concentrare molto più sul Jazz che non sulla sperimentazione.


stratos fariselli tofani lacy bullenLe occasioni di esibizione collettiva non mancano da Parigi a Lisbona, ma poco prima di entrare in studio, Capiozzo e Tavolazzi stabilirono che per loro, la strada degli Area non era più la sola praticabile.
Fortunatamente, la decisione non precluse loro di collaborare al nuovo album ma, prescindendo da questo, era già evidente da tempo che il gruppo si sarebbe comunque allargato a esperienze più aperte e ciò
si concretò effettivamente in autunno col reclutamento del sassofonista Steve Lacy e del percussionista Paul Lytton con cui Tofani, Stratos e Fariselli avevano già tenuto un concerto alla Statale di Milano.

In buona sostanza, “Maledetti”, uscito alla fine del 1976 passerà alla storia per essere stato uno degli albums più eclettici degli Area, pur senza rinunciare a una forte poetica sociale che, se ci pensiamo, suona ancora oggi incredibilmente moderna.
Concettualmente si immagina che un cervello elettronico al plasma contenente
tutta la memoria dell’umanità, vada in tilt a causa della forte confusione sociale (“Diforisma urbano”) e ne disperda ogni traccia: dall'era classica a quella moderna (“Evaporazione”, "Massacro di Brandeburgo").
A questo punto, gli Area propongono indifferentemente tre soluzioni:

1) Affidare il potere agli anziani che, con la loro memoria storica, potrebbero non solo guidare la società, ma riapplicane i contenuti in maniera rivoluzionaria (“Gerontocrazia”)

2) Dare il potere alle Donne che, essendo state sempre messe in disparte, potrebbero risolvere il caos con regole nuove. (“Scum”, dall'omonimo libro ultra-femminista di Valeria Solanas, l’attentarice di Andy Warhol)

3) Ricreare la storia con la libertà della fantasia, dando il potere ai bambini (“Giro, giro, tondo”)


gerontocrazia 1976Se la maggior parte dell’album è affidata alla narrazione del tema portante (includendo in essa lo smembramento della cultura classica) , proprio per non aver definito alcuna soluzione, la sua conclusione (“Caos II”) viene affidata alla celebrazione della libertà di scelta attraverso un uso correlato delle sensazioni.
Tecnicamente, ogni musicista estraeva a caso dei bigliettini corrispondenti a diverse sensazioni e le improvvisava consecutivamente per circa novanta secondi, sganciandosi e riallacciandosi occasionalmente al resto del gruppo. Il tutto a ribadire che "anche nella destrutturazione, c'è spazio per la consapevolezza":
un'idea dal sapore “situazionista” che, ribadì non solo l'immensa creatività del gruppo, ma anche la sua straordinaria capacità di lettura degli eventi sociopolitici.

Musicalmente il disco risente molto dell’iniezione Jazz portata anche da altri collaboratori tra cui Walter Calloni, Hugh Bullen, i fratelli Arze e Eugenio Colombo, ma questo senza mai rinunciare a reali momenti di Prog mediterraneo o di cosciente avanguardia.
In alcuni momenti le “digressioni” individuali prevalgono (es: “Scum”) e molti ritennero l'album dispersivo, ma il grande rigore intellettuale dell’album ci impone di considerare “Maledetti” come un tassello straordinario e imprescindibile della storia del Prog Italiano.


AREA - Discografia 1973 - 1978:
1973: ARBEIT MACHT FREI
1974: CAUTION
1975: CRAC
1975: ARE(A)ZIONE
1976: MALEDETTI
1978: GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO

23 commenti :

Anonimo ha detto...

Altro immenso capolavoro di rock sperimentale.....internazionale.

Probabilmente il miglior gruppo italiano dei 70, sempre attenti a proporre un discorso musicale nuovo....

Qui la musica è vissuta a 360° gradi....in quest'album c'è veramente di tutto, frutto delle diverse esperienze personali dei componenti del gruppo e dei numerosi ospiti presenti.

Un grazie agli Area per aver nobilitato il rock italiano.

alex77

Regolo ha detto...

Disco per certi versi affascinante ma dispersivo. La ricerca di nuovi stimoli espressivo-creativi, anche attraverso l'allargamento dell'organico, ha dato i risultati sperati soltanto in parte(IMHO).
Ho sempre considerato Maledetti un disco di transizione verso qualcosa che, purtroppo, non è mai avvenuto.
Il meglio degli Area sta nei primi tre dischi, capisaldi innegabili nella storia della musica degli ultimi trenta-quarant'anni (non solo di quella italiana).
Parere personale, eh!
Comunque la copertina è semplicemente fantastica!

taz ha detto...

Ultimo disco per la Cramps...e ultime genialità per un gruppo, ridotto a tre ma aperto alle collaborazioni, stanco ma sempre "attuale" e bravissimo a eseguire i pezzi...a me piaciono sempre o stanchi o in forma sono i numeri uno in Italia..anche io penso che i primi tre dischi sono "fondamentali" per la nostra musica...e il riscontro di vendite non fù eccelso dal '75 al '80, non vuol dire niente, ma forse , come si diceva, si erano stancati di suonare per il "pubblico"...da non dimenticare che Demetrio cominciava asentire brutti sintomi...ciao

V i k k ha detto...

tutto l'artwork è bellissimo non solo la copertina

Anonimo ha detto...

JJ che vuol dire "diforisma"?

J.J. JOHN ha detto...

In italiano non vuol dire nulla.
Fu un termine coniato dagli Area e da Sassi per dire "confusione", "squilibrio".
All'epoca, quando uno era un po' incasinato o faceva cose fuori dalla normalità gli si diceva "ma sei fuori?" (in milanese s'tè foeura?")
E da lì, gli Area si autodefinirono ironicamente "diforisti", da cui il termine in oggetto.

Romo ha detto...

Ciao John!

Ti volevo segnalare il mio post
sul mitico Demetrio Stratos!

http://groovedepartment.blogspot.com/2009/10/demetrio-stratos-playing-voice-suonare.html

Come sempre: complimenti!!

2112 ha detto...

Assieme ad "Arbeit..." è il loro vertice,almeno per chi scrive:fuori schema,totalmente libero ed intellettualmente consapevole,è forse il loro disco che ha saputo reggere meglio di tutti il tempo passato.
Anche se devo ammettere che io ho sempre considerato "Gerontocrazia" come un ammonimento al NON mettere il potere in mano agli anziani (il testo mi sembra un piccolo manuale del bispensiero Orwelliano)

Anonimo ha detto...

Thanks Romo. JJ

Armando ha detto...

Bellissima scheda, compare, che inquadra al meglio genesi e struttura del progetto. Quando ti ci metti di buzzo buono sei davvero bravino :-)
Questo è un disco forse sottovalutato nella discografia degli Area, anche da me, e dunque da riascoltare con molta attenzione.
Ciao.

JJ JOHN ha detto...

Il "bravino" mi mancava. Grazie Armando.
-
Personalmente, ritengo Maledetti il miglor disco degli Area in termini concettuali. Con questo album raggiunsero una consapevolezza storica straordinaria che affinarono ulteriormente nel successivo "Gli Dei".
Chissà quali meraviglie analitico - musicali avrebbero prodotto ancora.

Anonimo ha detto...

Beh forse da lì a poco gli Area si sarebbe divisi comunque, anke se stratos non fosse morto. Dopo CRAC sembra ke tutti i componenti avessero voglia di vivere altre esperienze.

Però credo ke un gruppo così, fosse rimasto unito anke negli anni 80, avrebbe potuto dire ankora qualcosa di buono.....non credo ke avrebbe abbassato le braghe come altri loro illustri colleghi dell'epoca.....

Gli Area non seguivano la massa e neanke le case discografiche.....vivevano al 100% la loro musica....e ke musica....

alex77

Gianni Lucini ha detto...

amo questo disco. Più passa il tempo e più mi piace. Insieme a "Caution" per me è il migliore del gruppo

alessandro ha detto...

Prima di tutto ciao e complimenti per il blog (che leggo da tempo ed è fisso tra i "preferiti"!). In proposito al capolavoro qui recensito, sarebbe interessante sapere se esiste una versione CD esente da imperfezioni di registrazione...possiedo infatti sia l'edizione Cramps in mini-LP (2009) sia l'omologa versione Akarma (2000), ed entrambe peccano per qualche motivo: la Cramps per la pessima resa dell'ex "lato B" (tagliato nelle frequenze alte, pare un demo registrato male!), la Akarma per un piccolo ma fastidioso "scattino" circa al minuto 1.55 di Diforisma Urbano! Se qualcuno legge ed è a conoscenza di un'edizione "pulita" (es. il digipak del 2002 della Edel?), sarebbe interessante e me la procurerei senz'altro (e da buon collezionista sarebbe la terza! :D).
Grazie
Alessandro

DogmaX ha detto...

Concettualmente è quello che mi ha attirato sempre di più. Poi Caos Parte Seconda è qualcosa di assurdo, sperimentazione e coraggio allo stato puro.

Sicuramente non è un album di semplice assimilazione, ma sono pur sempre gli Area, forse il gruppo "più avanti" nell'Italia di quel periodo... e non solo.

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=XEoNcn5pqFI&feature=related

programma televiso INCONTRO CON AREA DEL 1977 Questo filmato,completo, contiene:Luglio Agosto Settembre...nero, La Mela di Odessa, Gerontocrazia, Evaporazione, Scum ,Giro giro tondo, Demetrio Stratos Paolo Tofani Patrizio Fariselli Hugh Bullen e Walter Calloni

circa 30 minuti di Area nel 1977 alla RAI, non l'ho ancora visto, ma volevo segnalarlo agli appassionati
francesco

roberto ha detto...

Ciao a tutti, mi ricollego per puro caso al commento qui sopra,m anche se son passati oltre tre anni....
In quel video, a parte il playback che io purtroppo non riesco proprio a sopportare, ho sentito un interessantissimo passaggio in cui Stratos presenta il gruppo.
"Abolire le differenze che ci sono tra musica e vita" questo il passaggio fondamentale, la direzione del gruppo, (lui la definisce "la problematica"), con stimoli che vengono dalla realtà, e dalla strada. Non voglio buttarla troppo in cacciare chiedendo se il secondo riferimento alla realtà sia ricollegabile all'aforisma hegeliano "ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale", mi volevo soffermare sulla "problematica" invece, con una domanda a John.
Siamo nel 1977, possiamo dire che gli Dei stanno andando via, ecco, in questo contesto, Area sappiamo che continua sul percorso dell'abbattimento di queste differenze, percorso in cui ogni disco è a mio avviso non un prodotto fine a se stesso ma un momento dialettico, propedeutico a quello successivo e derivato da quello precedente. Ecco, in questo contesto, data Area come il caposaldo ideologico del Prog nostrano, John secondo te quali gruppi/progetti in quel momento potevano dire di essere organicamente ancora in grado di dire qualcosa in tal senso, e quanti invece (di quelli sopravvissuti) avevano invece deviato verso altre direzioni, o addirittura dato questo presupposto quanti gruppi non sono addirittura mai rientrati in questo percorso?
Scusate la controrsione...
Alachetué!

JJ Keynes ha detto...

Nel 77 Roberto, il Prog italiano era morto, cremato e sepolto. Non c'era più nessuno e tutte le disobbedienze erano state deviate sui cantautori, sul Movimento del 77 e, in ultima ratio, sul Punk che però, come sappiamo, era nichilismo puro. Quello italiano poi, era semplicemente ridicolo.
Direi che chi poteva ambasciare ancora qualche parvenza di trasgressione furono indubbiamente cantautori del calibro di Gianfranco Manfredi, attentissimo lettore della Controcultura.
Finardi poi fu estremamente comunicativo come molti altri dell'area filo-autonoma.

Per il resto però, il rock stava andando alla deriva.
Le "differenze tra musica e vita" erano state si abolite, ma non nel senso auspicato da Area, quanto nel considerare la "vita" come merce.
Ossia: "sono vivo se guadagno abbastanza per consumare".

Naturalmente era un modello impraticabile al di là degli anni 80, ma nel frattempo il capitale ha lavorato così bene che ce lo troviamo tra le palle ancora oggi.
Sol che negli anni 80 i soldi c'erano (anche se rubati). Oggi non ci sono più. Ecco perché siamo rimasti con un pugno di mosche in mano.




roberto ha detto...

Ok ok, allora facciamo un passo indietro, e Ti rifaccio la stessa domanda.
Nel triennio 73/75 invece, quali collettivi cercavano di seguire delle line comunicative cosí radicali (se ce n'erano, ovviamente)? E quali pur avendo presupposti ideologici cosí forti come quello di Area, sceglievano un veicolo diverso (magari avendo come stimolo non la realtà in senso cosí stringente come Demetrio e gli altri, ma mirando comunque a colpire la società)?

JJ John ha detto...

Roberto, se parliamo di collettivi politici tra il 73 e il 75 mi scaraventi in un ginepraio. Però, a patto che tu non l'abbia già letto, ti consiglio questo libro che ti fornirà esaustivamente tutte (ma proprio tutte)le informazioni che mi hai chiesto.

Primo Moroni - Nanni balestrini:
"L'orda d'oro (1968-1977). La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale" - SugarCo Edizioni, Milano 1988

L'edizione originale non si trova più, ma ci sono in giro ristampe sia legali che non.

Se poi ti va, spulcia anche il mio "La Luna Sotto Casa", scritto sempre con Primo, che però si concentra sui movimenti della sola Milano.

ugo ha detto...

ciao john perchè non ti candidi in un partito da te creato.il nome te lo suggerisco io:
istanza progressive musicali inerenti il periodo storico 68/77
il nome del partito? be ovviamente JOHN PROG
ciao ugo

roberto ha detto...

Grazie della dritta John, avevo gia' intenzione di procurarmi "La Luna Sotto Casa", ora cerchero' anche l'altro libro di Moroni.
Non volevo scaraventarti in un ginepraio...! ;)
Facciamo che sto buono e aspetto un tuo post sul disimpegno ok?

Nel caso di un partito come propone Ugo avrai di sicuro il mio voto ;)

Grazie ancora,

Alachetue'!

Marx ha detto...

Ok grazie.
In realtà, un partito l'avevo già fondato dieci anni fa. Si chiamava "Sinistra Simpatica". Il logo era quello delle SS, e contava due elementi: uno ero io, e l'altro non ve lo dico altrimenti mi querela.
Programma: trascinare le masse verso nuove immaginazioni. Modelli: Marx, Pasolini, Buzzati, Kerouac, Herman Hesse, Reich, Primo Moroni.
Tuttavia, il nostro pur considerevole impegno non ebbe alcun riscontro, e da allora mi sono allontanato definitivamente dalla politica contemporanea.
Ho sposato l'arte dell'immaginazione, e sono tuttora orgoglioso di "Servire Il Popolo", come si diceva una volta.
Senza troppi indotti, è vero, ma sicuramente senza padroni.