PFM: Jet lag (1977)

pfm jet lag 1977Oltre che ad essere il titolo del primo album della PFM senza Mauro Pagani, “Jet Lag” è anche un termine inglese che descrive il senso di sfasamento dovuto al fuso orario dopo un lungo viaggio aereo e che per la Premiata del 1977, fu azzeccatissimo. 

Già da quattro anni infatti, Mussida e soci avevano intrapreso una sorta di andirivieni tra Italia, Inghilterra e America che non solo di “jet lags” ne doveva aver procurati parecchi, ma che aveva soprattutto trasformato la band in una specie di camaleonte con un occhio puntato sul movimento italiano e l’altro strizzato verso il mercato d’oltreoceano.I risultati di questo “come and go” però, furono ben lungi dal produrre un risultato e una crescita organica, anzi: parallelamente all’indubbia maturazione di una grande esperienza professionale, il gruppo iniziò a snaturare gradualmente la sua indole prog-mediterranea, assorbendo un sound jazz fusion meticcio e sempre più ossequioso ai gusti stranieri.
 
Inoltre, la ferma intenzione di tenere i piedi in due scarpe provocò anche non pochi contraddittori, tra cui il più famoso fu sicuramente l’incidente col marketing ebraico della West Coast che non gradendo affatto il concerto romano dei ragazzi per l’OLP, precluse loro un enorme fetta di mercato negli States.Infine, tutto questo viavai fisico e ideologico, provocò l’abbandono di Mauro Pagani il quale, oltre ad essere uno degli assi portanti del sestetto, era anche l’unico tramite del gruppo con il movimento controculturale, nonché il più


ideologicizzato di tutti.premiata forneria marconi jet lagFamose furono le sue diatribe con Franco Fabbri del Movimento Studentesco e la sua grande capacità di trovare canali alternativi per promuovere la PFM: cosa che senza di lui diventò sempre più difficile, anche considerato il qualunquismo politico del resto dei componenti.
 
Non a caso, se le motivazioni ufficiali dello scisma parlarono di “stanchezza” e di “voglia di vita privata”, la motivazione più plausibile che circolava tra gli addetti ai lavori fu quella di un “forte dissenso ideologico con i colleghi”.


 Comunque siano andate le cose, nel 1977 la PFM si trovò con 3/5 della formazione originale, con un ottimo cantante che però sembrava più newyorchese che di Casalmaggiore, una nuova casa discografica e un ospite di lusso nella persona di Gregory Bloch, ex violinista di “It’s a beautiful day(quelli di "Bombay calling" a cui i Deep Purple si "ispirarono" per Child in Time) e “Mark-Almond”.

 Le alterne vicende in terra americana e il rimpasto in terra italica però, non furono ancora sufficienti a riportare la band con i piedi per terra e come si evince dalla copertina del disco, l’aereo della PFM era ancora in volo di qua e di là dall’oceano. Questa volta però, senza una progettualità reale di conquistare gli States, ma mosso dalle correnti dell'indeterminatezza e da una latente malinconia apolide: “I’m in a jet lag, feeling the rhytm of my body in another land”.
Morale: pur se nobilitato dalla consueta perizia strumentale, il nuovo album della PFM finì con l’apparire sospeso tra sogni non più realizzabili e reiterati appelli alla torre di controllo di Milano Malpensa per poter nuovamente riatterrare in Italia.Il tutto, condito da una freddezza
 impropria del gruppo (e del suo ospite che a differenza di Pagani sembrò eccessivamente formale) che solo raramente riuscì a spolverare gli antichi fasti (“Cerco la lingua”).

pfm jet lag
Il desiderio di tornare italiani è forte e viene sbattuto in prima pagina con l’opening track Peninsula” in cui, pur se in modo accademico, Mussida sforna note mediterranee dalla sua chitarra acustica.
 

Segue però subito una “Jet lag” in cui, a parte la sensazione di trovarsi di fronte un brano dei Gentle Giant, si sente non solo la mancanza del co-pilota Pagani, ma anche un cupo senso di inadeguatezza psicologica ben riflesso anche nei testi.

 “My body is strange. I can’t make the change” è forse uno dei passi più esplicativi.E si procede così tra titoli in lingua alternata, momenti in cui Premoli sembra Zawinul (“Storia in La”), e qualche incerta se non prescindibile spruzzata di fusion (“Unknown”).
La fase d’atterraggio però è quasi completata e il jet della PFM ritroverà presto la sua “lingua” tanto agognata. Con il successivo “Passpartù” infatti, il gruppo passerà la dogana e finalmente l’aereo potrà ripartire senza di loro.
Non sarà vuoto però.

Su quel jet rimarrà un bagaglio smarrito di proprietà della band che non verrà mai più ritrovato: una valigia piena di innovatività, fantasia, sogni, creatività, sregolatezza e tanta, ma tanta di quell'ispirazione che fu della grande PFM di “Storia di un minuto” e che purtroppo, nessuno dei musicisti sarebbe mai tornato a reclamare.


PREMIATA FORNERIA MARCONI - Discografia 1972 - 1978:
1972: STORIA DI UN MINUTO
1972: PER UN AMICO
1973: PHOTOS OF GHOSTS
1974: L'ISOLA DI NIENTE
1974: THE WORLD BECAME THE WORLD
1974: COOK - LIVE IN USA
1975: CHOCOLATE KINGS
1977: JET LAG
1978: PASSPARTU'

37 commenti :

URSUS ha detto...

"Quelli a cui i Deep Purple si ispirarono..." è un garbato eufemismo ! OTTIMO...

Anonimo ha detto...

Ma come mai il gruppo dei "It's beatiful day" non andò a spaccare la faccia a quelli dei deep purple????

Child in time è stracopiata.....l'avesse fatto un gruppo italiano un plagio così.....sarebbe stato bistrattato alla grande.....invece ai Profondo Viola era permesso.....

alex

J.J. JOHN ha detto...

"Come mai non gli ruppero il muso?"
Beh, penso per lo stesso motivo per cui non lo fecero i Blues Magoos alla cui "We ain't got nothing yet" i Deep si "ispirarono" per il riff di Black Knight.
Voglio dire: se tutti avessero preso a palate i poveri Purple, oggi non esisterebbero più.

Scherzi a parte: il gruppo di David Laflamme fu molto più sportivo e nell'album "Marrying Maiden" (1970) rispose con un plagio di "Wring That Neck" (dall'LP "The Book of Taliesyn")
poi ribattezzato "Don And Dewey".

Naturalmente, sappiamo tutti che a guadagnarci furono Blackmore e soci.

URSUS ha detto...

Si,ha ragione Alex però...da sempre si usano 2 pesi e 2 misure per giudicare i lavori artistici : all'epoca i vari critici musicali imputavano a tutti i gruppi nostrani (PFM compresa) la "scarsa originalità" e la dipendenza diretta dai modelli anglosassoni ! Ma in terra di Albione e altrove era pieno di plagiatori e di replicanti,eppure nessuno batteva ciglio.
Oggigiorno non ne parliamo neppure...

JJ John ha detto...

Ursus però c'è anche da dire che noi venivamo da un periodo come il Beat degli anni '60 dove il plagio senza scrupoli era veramente all'ordine del giorno.

Ovvero: mentre in quel periodo l'Inghilterra creava, noi facevamo cose aberranti: da "Pregherò" a tutta la produzione dei Jaguars. Per non parlare dei plagi "inter nos" come quello dei Rokes ai danni dei Dik-Dik-Battisti con
"Il vento" - "When the wind arises".

In questo senso ci siamo fatti davvero una nomea di "plagiatori professionali" che poi è andata avanti per inerzia sino alla decade successiva. Che dici?

Anche l'Inghilterra ebbe i suoi fotocopiatori, su questo non ci piove, ma loro erano l'epicentro della creatività mondiale.


PS: Ma sulla PFM non dite proprio niente?

Anonimo ha detto...

Quest'album della PFM secondo me è leggermente superiore a Chocolate King. In questo Jet lag le composizioni mi sembrano più articolate e dal punto di vista vocale Lanzetti mi sembra cerchi di essere un pò più originale.

Chocolate king, nonostante sia suonato da dio, si sente che prende spudoratamente spunto da Yes o Genesis, se non addirittura dalla PFM stessa (la title track è molto simile a "è festa" di qualke annetto prima).....ed in più, forse proprio per la musica spudoratamente yes-genesis dipendente, si nota ancora di più la voce di Lanzetti, che copia (direi abbastanza vistosamente) quella di Gabriel.

Quindi tutto sommato, per me questo Jet lag è un passetto avanti rispetto all'album precedente, anche se a conti fatti rimane una fusion poco ispirata, chissà forse per la mancanza di un grande artista come Pagani.....che nel 77 stava registrando un album con i Canzoniere del Lazio in Germania (un album di vecchi pezzi rifatti uscito solo nella Germania dell' Est se nn ricordo male)....

Pagani secondo me era l'artista con più personalità della Pfm, ed il suo album omonimo del 78 è li a dimostrarlo.

Oltretutto per me proprio il disco "Mauro Pagani" del 78 è un capolavoro (uno dei pochi italiani della seconda metà dei 70), superiore a tutti i dischi della PFM.....

Chiaramente è un mio pensiero....

alex77

URSUS ha detto...

Sono d'accordo solo IN PARTE...io da anni mi sono convinto che i veri plagiatori in Italia non siano stati i musicisti,ma più che altro i produttori e i discografici,che non riuscivano a vedere al di là dell'avvicendarsi delle mode.Nel beat questa componente esterofila era MOLTO più pesante,perchè fino al 1967 nessuno si era mei preso la briga di far emergere gli autori NUOVI dall'oblio : in questo senso Battisti,De Andrè e Guccini furono determinanti...tanto che nella seconda fase (quella definita "psichedelica") alcuni esempi di originalità ci furono,anche solo parziali. Il problema è che non ci fu L'INDUSTRIA a raccoglierli per farne un movimento collettivo,quale fu in altri paesi...poi il resto è la storia che qui ricordiamo,sempre in modo molto interessante e corretto !
Complimenti ancora per questi post.

Anonimo ha detto...

Io nn ho vissuto gli anni 70 in prima persona (purtroppo), ma da noi il problema più grosso per fare un movimento collettivo e divulgare gli artisti più originali secondo me stava nel fatto che l'ascoltatore medio italiano di musica rock era meno preparato per un certo tipo di musica.

Da noi andava per la maggiore la musica melodica e gli ARTISTI veri, quelli che osavano.....venivano spesso fischiati. Gli Area, Battiato, Sorrenti....ecc ecc, tutti artisti con la A maiuscola, che cercavano (riuscendoci) di divincolarsi dalla "gabbia musicale" italiana x proporre musica originale (nel vero senso della parola)......nella prima metà dei 70 mi pare che durante i loro concerti abbiano ricevuto diversi fischi e dissensi, o no?

Insomma per farla breve forse il vero problema era che in Italia mancava un pubblico vero e proprio.....x un certo tipo di musica.

Non a caso i più osannati erano i più melodici (bravi quanto si vuole ma meno sperimentali)....tipo PFM, orme, banco....

alex77

JJ John ha detto...

@ Alex:
Quidi secondo te questo disco confermò i grandi passi avanti di Lanzetti - Gabriel - Chapman, ma corrispose a un "raffreddamento" del resto della band. Giusto?

@ Ursus
Che poi, pensandoci bene, a parte quelli interni ai gruppi, gli unici autori veramente Beat che abbiamo avuto qui in Italia furono Tenco e Guccini.
De Andrè era esistenzialista e Battisti arrivò poco dopo.

Anonimo ha detto...

Personalmente nn mi piace molto il Lanzetti, perchè pur essendo un ottimo cantante (tra l'altro con un ottima pronuncia inglese), che si voglia ammettere o no, era molto simile a Chapman e Gabriel, ed in alcuni lavori nn lo maschera molto (anzi per niente).

Ancora oggi quando ascolto Chocolate King mi chiedo come abbia potuto Bernardo presentare una voce così simile al vocalist dei Genesis, in maniera così sfacciata, in un album venduto anche all'estero.....Sembra incredibile, davvero un gesto da provinciali, a mio avviso.

Almeno in Jet lag mi sembra che cerchi di cantare in maniera leggermente più originale.

Sugli altri strumentisti della pfm, nn saprei che dire. Per me rimane il gruppo più sopravvalutato che abbiamo avuto qui da noi nei 70. Musica progressive (certo), ma molto semplice, poco sperimentale e poco innovativa.

Il disco del gruppo che preferisco è il live in usa del 74, almeno li riescono (grazie alla grande tecnica di tutti gli strumentisti) ad esprimersi al meglio.

Ma essendo uno dei pochi a pensarla così, magari il mio è un giudizio più soggettivo di quel che penso.

alex77

Anonimo ha detto...

Alex, non dirlo a nessuno, ma riguardo alla Pfm sono completamente d'accordo con te. Però che resti tra noi,eh?
Anzi: il giorno che ci sarà il sondaggio sul miglior gruppo prog italiano mi vendicherò di anni subiti a sentirmi ripetere: "pfm, pfm, pfm...".

E poi secondo me è vero che in Jet Lag bernardo aveva smesso di assomigliare a Gabriel-Chapmaan, ma era anche diventato sempre più Derek Shulman.

Non mi firmo per mantenere l'assoluto segreto.

Anonimo ha detto...

noooooo nn fare come i nostri politicanti.....che combinano di tutto e di più e poi si nascondono.....firmati, che te ne frega.

Non credo che in futuro nessun componente della PFM ci denuncerà....casomai saranno i Genesis che faranno causa alla PFM per scopiazzamento volontario nell'album Chocolate King.....ahahahah

Io personalmente se devo andare controcorrente ci vado e basta.

Per me la PFM è sopravvalutatissimaaaa.....ed anzi ne sparo anche un'altra.

Per me i nostrani Area erano più grandi di Weather report e Mahavishnu Orchestra....

Ora vado a fustigarmi da solo....me lo merito, son troppo controcorrente, troppo.....

alex77

Anonimo ha detto...

Ciao JJ. Sono Max e volevo solo ringraziarti per tutti i gruppi che mi hai fatto conoscere da queste pagine.In futuro pensi di parlare anche di prog estero ? Un grande Saluto

Anonimo ha detto...

Per quel che riguarda la PFM, non riesco a capire come per molti effettivamente sia il miglior gruppo prog italiano.....erano bravissimi tecnicamente, ma a livello di originalità, sperimentazione e anche composizione c'era di meglio.
A livello di album in studio salvo solo Storia di un minuto, per alcune hit effettivamente molto belle, anche se per me troppo semplici come struttura per essere considerate progressive. E poi salvo il live in usa, dove grazie alla loro grandezza tecnica riescono a rendere molto godibile un pò tutto l'album.....e poi c'è il pezzo finale con Mussida in grande spolvero che davvero mi garba parecchio. Per il resto trovo che nn è che abbian fatto moltissimo in campo prog, neanche a livello nazionale.

Ormai ho ascoltato il 90% dei dischi prog italiani dei 70, e posso affermare senza dubbio, che secondo me abbiamo avuto un movimento italiano molto valido, mediamente meno valido di quello inglese, ma con alcuni album che possono tranquillamente essere paragonati ai più blasonati dischi prog inglesi.

Facendo un gioco, io elencherei questi dischi, capolavori prog di livello internazionale:

Area - Arbeit, Caution, Crac e Maledetti.
Battiato - Fetus, Pollution, Aries
Banco - Darwin e Nato libero
Osanna - Palepoli (bellissimo ed originalissimo, anche se registrato da cani)
Perigeo - Abbiamo tutti un blues da piangere.
Mauro Pagani - Omonimo del 78 (album meraviglioso comprato in cd l'anno scorso....è stato un'autentica rivelazione)
Canzoniere del Lazio - (Grandi ed originali) Lassa Sta la me creatura e Miradas (ma credo che metterei dentro anche Spirito Bono.....avessi l'opportunità di ascoltarlo).

Poi ci metterei anche dentro alcuni album poco valorizzati, probabilmente perchè molto ostici.....Nadma, Currà e (udite udite....lo so....questi nn li puoi vedere.....i Pholas Dactylus).

Poi chiaro che il progressive lo hanno inventato gli Inglesi....su questo nn ci piove.....

P.S.: per me comunque i tedeschi in quanto a sperimentazioni se magnano in un sol boccone italiani ed inglesi messi insieme.

Mo esco, buona serata a tutti....alex77

J.J. JOHN ha detto...

@ Max:
Grazie a te per le visite.
Non credo che i futuro perlerò di prog estero: cè appena qualcosina nella rubrica "le radici del prog", ma quello ha un suo senso storico.
E poi, ho notato dalle statistiche che qui i lettori vogliono, anzi esigono solo prog italiano.
Appena mi azzardo a parlare d'altro le visite calano senza pietà.

@ Alex:
Guarda,,: arriverà il giorno che faremo un sondaggio sul miglior gruppo prog e allora vedrai cosa salterà fuori!
Probabilmente sarà qualcosa che inaugurerà la prossima stagione.
Buona serata anche a te.

davide/isidax ha detto...

Black Knight???? oh mamma!!!

Anonimo ha detto...

chi copia chi? ascoltate il giro di basso di questa!!!
http://www.youtube.com/watch?v=izsVZup02-4

francesco

Dario ha detto...

A me personalmente questo disco è piaciuto molto...
Probabilmente lo ritengo un disco fantastico per chitarristi, in quanto Mussida dà il meglio di sé.
È vero che è a volte un po' freddo e ci sono alcuni episodi non eccezionali, ma è suonato e registrato alla grande.
E poi Traveller è il mio pezzo preferito della PFM!

JJ ha detto...

Francesco, ma quella è "Summertime" di Gershwin...

Anonimo ha detto...

... si ma il riff di basso della versione di Nelson è troppo bello per non venire utilizzato da altri, poi chissa da dove il bassista di Nelson lo prende, magari è uno standard.... alcuni matti pensano che il riff di smoke on the water derivi da qui:
http://www.youtube.com/watch?v=cgIls71_Gmo
... poi dopo un pò le discussioni sul copiare diventano sterili, artisti, ricercatori e letterati poggiano sulle spalle dei giganti.
francesco

JJ ha detto...

Francesco, però noi non abbiamo parlato di illazioni sterili. John Lord ammise personalmente di essersi "ispirato" a "Bombay Calling". E di questo chiunque se ne può accorgere. Magari Lord ci avrebbe fatto una figura miglior ammettendolo prima.

Per confermare poi che il riff dei Blues Magoos sia "Black Knight" non ci vuole molto: prendi lo spartito e puoi verificarlo anche tu.

davide/isidax ha detto...

non puoi sbagliare per due volte lo stesso tittolo, essì che tia vevo avvisato! http://www.plagimusicali.net/archivio-plagi/Plagi-Musicali/Deep-Purple-vs-Blues-Magoos/

JJ ha detto...

E si che "cavaliere nero" mi piaceva molto di più di un banalissimo "notte nera"...

La gioventù che avanza, caro Davide...

Anonimo ha detto...

Dicevo "sterile" in quanto da quando la musica non è più qualcosa di raro, nascosto e prezioso è facile identificare non solo l'ispirazione e gli omaggi, ma anche i furti, e ci si è accorti che sono innumerevoli e fanno parte della storia. Tanto sono gli esempi che il pozzo non ha fondo... Black Night è copiato dai Blues Maggos ma questi ultimi sembra abbiano preso dalla cover di Nelson di Summertime... Child in Time copia gli It's a Beautiful Day che sembra a loro volta abbiano rubato il pezzo Bombay Calling da un jazzista di nome Vince Wallace
http://www.bluoz.com/iabd/vince.html
in ambito pop il mio furto preferito, geniale, è questo:
http://www.youtube.com/watch?v=IL45YOtbuy0
http://www.youtube.com/watch?v=WtwT492YDvg&feature=related
ma anche a restare in abito prog italiano, adoro Profondo Rosso tanto quanto mi annoia Tubular Bells.....

il disco dei PFM è talmente derivativo, inutile, pretestuoso e poco ispirato che avrebbero fatto meglio a copiare di brutto da qualcosa di bello,

francesco.

Anonimo ha detto...

il cavaliere nero:
http://www.youtube.com/watch?v=iG3FzoNO4sE

francesco

JJ John ha detto...

OK ragazzi, io sui plagi io getto la spugna altrimenti non la finiamo più.
A suo tempo mi ha già istruito esaustivamente il mio amico Michele Bovi, lettore di Classic Rock nonchè capostruttura Rai e autore del libro "Anche Mozart copiava".

Su "Jet lag" mi associo alla vostra visuale.

URSUS ha detto...

Volevo tornare sul discorso PUBBLICO,che faceva Alex 77...
Io di concerti negli anni 70 ne vidi parecchi,sopratutto di gruppi italiani e posso confermare che l'interesse c'era (proprio perchè si contrapponeva ai classici melodici,che rappresentavano IL VECCHIO) e che Area,Banco,Orme ecc... riempivano i teatri (talvolta anche i palasport).
Il difetto (se così si può dire) era tutto nella "critica specializzata" che li trattava con sufficienza,anche quando di "plagiato" o di replicante c'era poco o nulla,seppure alcuni di questi erano in testa alle hit parade o campeggiavano sulle copertine di ciao 2001.
La storia per così dire si è ripetuta negli anni seguenti,con la variante che i figli di quei COMPLESSI POP (quanto vorrei tornare a chiamarli così,era un termine bellissimo!) avevano imparato dai libri e dai critici di professione,quindi negli anni 80 si è praticamente smesso di fare ROCK ITALIANO e tranne in rari casi (mi ci metto anche io,in modo immodesto forse) si sono riciclati fenomeni di importazione,prova ne era che il 90% dei gruppi "indie" cantavano in inglese (con pronunce maccherroniche a volte ridicole) e nemmeno si sforzavano di sembrare originali...il tempo ha ulteriormente peggiorato le cose ed oggi passa il messaggio demenziale secondo cui "I testi rock in italiano non si possono fare,perchè altrimenti non è rock" (testuali parole dette da gente che se ne intende) quindi si ritorna al melodico tanto bistrattato in passato,nonchè a un certo suono pompato dai network musicali,giusto per indorare la pillola ! Le parti vocali e sopratutto I TESTI trovo che siano i più carenti,nella fase attuale,che soffre davvero di una stanchezza quasi irrefrenabile...non vedo molte prospettive a breve scadenza,se non quella di internet e della diffusione in rete di quanto ci può ancora essere di DIVERSO (forse alternativo è già troppo sfruttato come termine) nella musica indipendente nostrana.
E comunque è sempre meglio PROVARCI !

Giampaolo ha detto...

quest'album non l'ho ascoltato bene....
devo riascoltarlo e non ho ancora letto la tua recensione....
senti volevo chiederti se sai grosso modo quanti hanno un blog su blogspot qui in Italia....
sai più o meno il numero?
conosci più o meno il numero dei blogger, sempre su blogspot?
Ciao!

J.J. JOHN ha detto...

Giampa, da quello che so si parla di 10 milioni di utenti registrati e 400.000 blogs attivi.

aliante ha detto...

Purtroppo il limite della PFM è dato dal fatto che la straordinaria tecnica che emerge dai dischi dal vivo, non la si ritrova con la stessa forza nei dischi in studio, quasi come se suonassero con il freno a mano tirato (magari per colpa della produzione). Comunque Jet Lag non mi dispiace, è un bel prodotto ed è registrato molto bene.

Anonimo ha detto...

in effetti alcuni gruppi se la cavano meglio in concerto....

nel caso della pfm per me son proprio più bravi in versione live.....in studio non mi sembrano tutto questo gran gruppo.

Anche i deep purple mi sembra abbian dato il meglio di loro in concerto.....il live in japan del 72 è meraviglioso, per me superiore ai loro miglior lavori in studio.

alex77

Roberto ha detto...

Non mi piace giudicare i musicisti come se fossero dei calciatori. Per me PFM, Area, Banco, Orme, New Trolls .... sono stati tutti grandi e validi musicisti e ... diversi ... ci mancherebbe altro. Certo, la PFM era debole nelle voci, il Banco nella parte improvvisazione, i New Trolls nella coerenza e continuità. Ma come si fa a dare un giudizio tipo "la PFM è sopravvalutata" e porre poi il riferimento sugli Area, grandi ma tutt'altro genere?
Roberto

J.J. JOHN ha detto...

Io credo Roberto, dipenda dalla prospettiva con la quale si osservano certi fenomeni.

Le Orme così come la PFM furono i primi gruppi a smarrire quella consapevolezza che alimentò il Pop italiano.
Essendo Classic Rock un sito che da molta importanza al rapporto tra musica e società, ecco svelato l'arcano.

Poi, naturalmente, si può essere d'accordo o meno, ma quella è la radice dell'accostamento.

rael ha detto...

Ma tutta sta somiglianza del Lanzetti con Peter Gabriel? Sono solo io che non la noto? Piuttosto con Chapman dei Family..praticamente una fotocopia.

ugo ha detto...

bah somiglianza o meno rael a me sto lanzetti non mi ha mai fatto impazzire ne con gli acqua fragile ne tantomeno con la pfm!una delle voci che amo di + del prog oltre a quella di DI GIACOMO e di SPITALERI resta quella di MICHELE BAVARO degli ALPHATAURUS ah dimenticavo il superbo ALVARO FELLA dei JUMBO magari un po indigesto per alcuni ma cosi efficace da essere egli stesso strumento aggiunto!

UGO ha detto...

CIAO JOHN NON HAI MAI PENSATO DI RECENSIRE "PASSPARTù"DELLA PFM?POI COSA NE PENSI DI "SUONARE SUONARE" E "COME TI VA?"NON CERTO DISCHI PROG CI MANCHEREBBE MA GIUSTO UN TUO PARERE UGO

J.J. JOHN ha detto...

Caro Ugo, se potessi lo farei. E' che quest'anno va un po' così e mi ritrovo con sempre più cose da fare e sempre meno tempo per farle.
Scusatemi, ma al momento va così.

I dischi che hai citato sono quelli della mia adolescenza. Ricordo con affetto soprattutto "Quartiere otto". Poi c'erano "Si può fare" e "Chi ha paura della notte", ma tutto il resto lo trovavo così così. Specie 'Maestro della voce' che piaceva a tutti mentre io la trovavo noiosissima.