Electric Frankenstein: What me worry? (1975)

Paolo Tofani
 I RICORDI LONDINESI DELL'ALCHIMISTA DEGLI AREA

E’ evidente che negli anni ’70 il nome di Frankenstein - la mostruosa creatura di Mary Shelley che incarnava la paura della modernità e dell’industrializzazione - andasse piuttosto forte negli ambienti della Cramps. 

Lo adottarono Gianni Sassi e Sergio Albergoni nei primi lavori di Battiato; fu il titolo di una rivista trimestrale di tecnologia pubblicata nel 1972 sempre da Sassi e Albergoni con la collaborazione dell’ex beat Marco Maria Sigiani, e anche lo pseudonimo del polistrumentista Paolo Tofani che, lo utilizzò per firmare il suo primo album solista “What me worry?”: edito nel 75, ma risalente al periodo 70/71 quando abitava ancora a Londra. Ma andiamo con ordine. 

Paolo Tofani nasce a Firenze il 19 gennaio del 1944, studia musica da autodidatta, e intorno alla metà degli anni Sessanta incide tre flexy-disc per la NET (Nuova Enigmistica Tascabile) con lo pseudonimo di Danny

Nel contempo, si unisce al gruppo dei Samurai di Gabriele Lorenzi (futuro Formula Tre) coi quali conoscerà una certa fama, amplificata all'estero da una fortunata tournée di tre mesi in Inghilterra. 

Una volta tornato in Italia però, Tofani decide di cambiare gruppo, e raggiunge I Califfi di Franco Boldrini coi quali apparirà persino in televisione a fianco di grandi star della canzone italiana quali Modugno e Celentano. Dopodiché, assolto il servizio di leva allora obbligatorio, rimane ancora qualche mese nella band di Boldrini, ma anche per amore della sua neo-moglie inglese Rowena, torna a Londra dove rimarrà a casa dei genitori di lei sino al 1972. 

Electric Frankenstein
Paolo nel suo studio domestico di Londra (1970)
Geniale e iperattivo, Paolo diventa rapidamente stanziale nell’ambiente musicale londinese: perfeziona la tecnica del "finger picking" grazie ai dischi di Chet Atkins; collabora con divese personalità dello spettacolo quali Muff Winwood (fratello di Steve dei Traffic), Peter Zinovieff (nel cui laboratorio EMS si costruivano sintetizzatori d’avanguardia), e Keith Emerson; si esibisce regolarmente al Greyhound e al Westminster Pub, ed è persino tra i pochi eletti a frequentare il prestigioso Speakeasy, noto rifugio di superstars quali i Beatles, i Rolling Stones e gli Yardbirds

Una piccola notorietà insomma, al punto che nel 1972 viene contattato nientemeno che da Brian Ferry e da Brian Eno che lo avrebbero voluto nel loro nuovo gruppo (i Roxy Music N.d.R.), ma lui, chissà perché, risponde picche. 

Nel frattempo, tra il 70 e il 71, Paolo si diletta anche a registrare una manciata di canzoni per conto proprio in un piccolo studio autocostruito nel salotto dei suoceri. Provini un po’ naif a dire il vero, ma che per lui rivestirono una tale importanza che non volle modificarli mai più: neppure quando un noto talent scout lo portò in uno scintillante studio nel cuore di Londra per reincidere professionalmente due brani che lo avevano particolarmente colpito “The land of the magic wizard” e “Moon Walk”. E infatti Tofani li riarrangiò in due giorni, li immortalo su nastro, ma alla fine buttò tutto alle ortiche. “Non era ovviamente una questione di sound, ma di feeling”, avrebbe spiegato qualche anno dopo. 

Electric Frankenstein
Un'esclusiva Classic Rock: Il master originale di
What Me Worry del 1975 (Cortesia: Michele Neri)

Intanto, e siamo ancora nel 1972, arrivano a Londra quelli della PFM per registrare “Photos of Ghosts”.
 Paolo naturalmente va a trovarli pensando di dar loro semplicemente una mano, ma tra una session e l’altra, il loro manager Franco Mamone gli propone di tornare in Italia per dare una mano a un gruppo appena costituito e soprattutto molto particolare: gli Area
E a quel punto, dopo un primo incontro a Milano, l’indomito chitarrista fa due conti, smonta lo studio nel salotto dei suoceri, prende con se due sintetizzzatori regalatigli personalmente da Zinovieff, e infine raggiunge Demetrio e compagni per instaurare un sodalizio passato alla storia. 

In valigia, ovviamente, metterà anche le sue preziose bobine che diventeranno rispettivamente un 45 giri pubblicato nel 1973 dalla Cramps (“The land of the magic wizard” / “Moon Walk”, riversate paro paro dai nastri originali) e l’album “What me worry” del 75, sempre tratto dai famigrati nastri del 71, ma questa volta leggermente rimaneggiati presso la Sala Regson di Via Ludovico Il Moro 57 a Milano. 

Va da sé che la scelta di pubblicare del materiale vecchio di cinque anni nel 1975, cioè quando tutta la scena musicale era radicalmente cambiata, lasciò perplesso ben più di un ascoltatore: specie i fan degli Area, già da tempo abituati a ben altro tipo di sonorità, ma a Tofani andò bene così. 
In fondo quelli erano i suoi ricordi, le sue esperienze, e forse non volle far altro che renderci partecipi di un periodo della sua vita spensierato e indimenticabile.

24 commenti :

Anonimo ha detto...

Da quanto si apprende su it.wikipedia o sul sito di Paolo Tofani i pezzi relativi a quest'album son stati registrati in una sala di registrazione improvvisata in casa dei suoceri in Inghilterra negli anni precedenti alla sua entrata negli Area. Quindi credo non si possano definire delle cover dei Crystals o dei Califfi. Forse erano pezzi che inizialmente non dovevano essere pubblicati e che quindi in qualche maniera nel 1973 furono utilizzati sia dai Califfi, sia dai Crystals di Todaro e Piazza. Forse per via del fatto che Tofani suonò con il primo gruppo e produsse l'album (mai uscito all'epoca) del secondo.

Comunque siano andate le cose, questo album mi sembra la dimostrazione dell'incredibile capacità di Tofani come chitarrista. Suona tutti gli strumenti dell'album e canta anche......Personalmente è un disco che a me piace parecchio, anche se non è molto rappresentativo di ciò che farà successivamente con gli Area, o anche da solo nell'album "indicazioni" del 1977.

Tanto di cappello al più grande chitarrista italiano....chissà cosa sarebbe stato in grado di fare ancora, se non avesse deciso di ritirarsi a vita monastica dopo l'esperienza AREA.

alex77

JJ JOHN ha detto...

Ho capito.
Però, se li scrisse a Londra vuol dire che che sia i Califfi che i Crystals li hanno eseguiti prima della versione su "What me worry".
In questo senso parlavo di "covers".
Correggo comunque con "citazioni" che mi sembra più consono.
Grazie Alex.

Anonimo ha detto...

Forse son stato troppo fiscale, ma qui si parla di uno dei più grandi chitarristi italiani (se non il più grande), e mi faceva veramente specie leggere che Tofani avesse coverizzato i califfi o i crystals....(con tutto il rispetto per questi due gruppi)....

Tra l'altro sembra che Tofani sia tornare ad esibirsi in pubblico ultimamente....tu JJ o qualcuno qui sul blog ha avuto modo di vederlo all'opera???

alex77

J.J. JOHN ha detto...

Ecco una buona idea per un prossimo sondaggio: il miglior chitarrista prog italiano anni '70.
Semmai, vi chiedo una cortesia: fatemi già un po' di nomi.
Che so... Tofani, Danilo Rustici, Maltese, Mussida o quelli più "nascosti" che vi vengono in mente....

Marta ha detto...

Tony Sidney del Perigeo, Bambi Fossati, Nico di Palo, Marco Zoccheddu dei Nuova Idea, Alberto Radius, Massimo Morante dei Goblin, Antonio Bartoccetti, Roby Munciguerra dei Procession, Enzo Vita (RDM), Franco Fabbri (Stormy Six), Alberto Camerini, Claes Cornelius, Gigi Venegoni, Caporaletti dei Pierrot Lunaire e... perchè no, Dodi Battaglia.

Anonimo ha detto...

Bianchini dei Jumbo, Corrado Rustici, Carlo Pennisi dei Flea, il mitico Lino Ajello del Balletto, Billy Gray dei Trip, Ricky Belloni, Schilirò dei Teoremi, Zoccheddu degli Osage Tribe, E. Rosa dei Campo di Marte, Bambi Fossati, Vittoli dei De de lind, Colledet dei Pholas Dactylus.....

JJ, fare una classifica con almeno 5 chitarristi non sarebbe meglio? Sceglierne solo uno è un'impresa mica semplice.....ringraziando ne abbiamo avuti parecchi di bravi chitarristi nei 70, no?

alex77

J.J. JOHN ha detto...

Ohé... grazie per una risposta così tempestiva!
Alex non preoccuparti. La classifica sarà come al solito una top ten o qualcosa di più.
Mi interessava al momento annusare quali sarebbero stati i potenziali contendenti.

Quindi... se qualcuno ha ancora qualcosa da aggiungere, lo faccia!
E poi ci divertiremo col sondaggio.

Mi sembra una cosa carina, no?

marta ha detto...

Lo sai che ti amiamo.

Anonimo ha detto...

Si, ottima idea.....chissà cosa ne esce fuori.....

alex77

lenz ha detto...

eh si, scelta ardua... troppi ce ne sarebbero.. io voto quello che mi coinvolge in assoluto di più con la sua musica e il suo chitarrismo ma è comunque un amore che si espande a tutto il gruppo: il già citato carlo pennisi dei flea/etna!

Anonimo ha detto...

Gran chitarrista Pennisi, è uno dei miei preferiti. Peccato non abbia avuto modo di andare avanti....

alex77

lenz ha detto...

eh da quello che so io ha militato un pò nei goblin per qualoche colonna sonora tipo "buio omega" ed ha lavorato un pò come turnista ma poi se ne sono perse le tracce.. eppure il riff di "topi o uomini" è davvero avanti per i tempi e il gruppo era un grande combo che ha dimostrato di avere gran classe anche nella versione jazz/rock degli etna. marangolo poi mi piace più qua che nei goblin.

DogmaX ha detto...

L'ho ascoltato, e se devo dirvi la verità, non mi è piaciuto un granché. Mi è sembrato un hard rock trito e ritrito, senza alcun ispirazione, troppo derivativo ed un lavoro stanco, quasi campato per aria.

Forse dovrò riascoltarlo e potrei avere un'opinione diversa, ma francamente, ascoltato la prima volta, mi è sembrato (come ha detto il buon vecchio JJ) giusto un "Divertissement" di Tofani, anche poco ispirato secondo me.

Anonimo ha detto...

Torno un attimo sul disco di Electric Frankenstein perché forse posso fare un po' di chiarezza.
Non solo i brani sono stati composti nel 1972 (e forse inizio 73) ma sono stati anche registrati in quel periodo.

I due brani del singolo (che dovrebbe essere uscito alla fine del 1973, poco dopo Arbeit che è uscito il 15 settembre, e non nel 1975 come riportato da più parti), furono presi così come erano e stampati dalla Cramps.
Per l'album invece si presero i nastri londinesi e il 13 novembre 1975 furono trasferiti su un sedici piste al Regson di Milano dove Tofani ci ha lavorato. Il 19 dello stesso mese è stato confezionato il master stereo definitivo. A dicembre è stato fatto il transfer e a gennaio del 1976 (e non 75) è uscito il disco.
I Crystals, prodotti da Tofani, e i Califfi, hanno attinto a inediti (all'epoca) suggeriti loro dallo stesso Tofani evidentemente.
Spero che queste indicazioni possano essere utili a qualcuno.

Ciao
Michele Neri

Anonimo ha detto...

Confermo che il singolo di Paolo Tofani è uscito a dicembre del 1973.
Ciao
Michele Neri

Anonimo ha detto...

Intervengo ancora per correggermi.
Sono andato a rileggere quanto avevo scritto per un libro sugli Area, curato dalla Cramps, e mai uscito (anche se buona parte del testo è stato utilizzato per un box con tutti gli album Cramps, e pare siano stati proprio Fariselli, Tavolazzi e Tofani a volere i miei testi).
In realtà i nastri dovrebbero risalire al 1970, 71 e 72. L'episodio dei Roxy Music dovrebbe risalire al 1972 e mi sembra di ricordare che Tofani disse che rifiutò perché voleva rientrare in Italia e si stavano concretizzando alcune cose. Non sono però sicuro.
Faccio un piccolo amarcord personale: per fare quel libro mi era stata messo a disposizione tutto il materiale dell'archivio Cramps a Vicenza. Eravamo io e Francesco Coniglio e c'era da sentirsi male: tutti i master originali (compreso quello dell'album di Capiozzo, mai uscito), migliaia di foto, decine di poster, una quantità inimmaginabile di documenti (persino la fattura per i fiori per il funerale di Stratos, macabro forse però emozionante). Mi pare di ricordare persino la statua in legno usata per Arbeit Macht Frei.
C'era poi una grande corrispondenza tra i componenti, tra loro e Sassi, tra Sassi e i giornalisti e così via. Tutte le label copy di tutti i dischi Cramps. Una cosa veramente sconvolgente. Io ho avuto modo di vedere altri archivi, e anche di case discografiche ben più grosse, ma tanta precisione mai vista. E poi Alfred e Alan, i due proprietari, sono stati una compagnia eccezionale e di un eleganza rara. Ora è tutto in mano alla Sony... chissà.

Scusate il nostalgico divagare.

Ciao
Michele Neri

JJ ha detto...

Si, da quel che ho desunto da un'autobiografia in rete di Paolo Tofani, l'episodio di Ferry & Eno sarebbe effettivamente del 72, poco prima che Paolo decidesse di tornare in Italia. Ho corretto, e a questo punto la scheda mi sembra davvero attendibile.

Ma la moglie Rowena poi, è rimasta in Inghilterra o se l'è portata appresso? So che è roba da "Novella 2000", ma mia stupito che Paolo non ne abbia più parlato.
Voglio dire... è stata anche una crisi coniugale a riportarlo in Italia?

Grazie Mik come sempre e ancor più per le tue testimonianze.

Anonimo ha detto...

John, scusa, ma perché un sito prestigioso e competente come il tuo non ha neppura menzionato il libro di Alessio Marino e Massimiliano Bruno 'Terzo grado. Indagine sul pop progressivo italiano'?
Grazie e complimenti per tutto il tuo straordinario lavoro.
Marco

J.J. JOHN ha detto...

Di quel libro, non ricordo più se gli autori o l'editrice mi avevano chiesto di parlarne. Io gli ho chiesto di inviarmene almeno una copia (anche senza il 45 giri, tanto possiedo già l'originale). Loro non hanno ritenuto opportuno sprecarsi, e io nemmeno.

ugo ha detto...

e questo è il vero problema intendo dire che se ci fosse più cameratismo fra medici avvocati politici e,in questo caso, scrittori di libri di musica prog il mondo sarebbe molto più bello e i rapporti umani ne verrebbero fortificati!invece trovo ci sia sempre una sorta di strisciante individualismo o peggio ancora di "paura del confronto" che anzichè far impallidire chi lo vuole evitare lo arricchirebbe e non solo e non tanto dal punto di vista culturale ma specie da quello umano. ma questo JOHN lo ha capito tanti anni fa e per questo ha aperto questo sito che,a differenza di altri,non intende solo fornire dati e schede ben fatte ma ha creato proprio un terreno di discussione e di confronto che finisce per arricchire tutti noi appassionati della stessa musica...o quasi!e ricordatevi che il confronto uccide solo quando è demolitivo e non quando è critico e teso a stabilire delle opinioni coerenti con l'opera in discussione.mi fermo qui ugo

ugo ha detto...

ad ogni modo io quel libro lo possiedo e debbo dire che è ben fatto riguardo le rarità di molti gruppi inferiori mentre le schede riguardano solo alcuni gruppi (quelli meno conosciuti) mentre quelli fondamentali sono solo citati!
per un vecchio appassionato come me è integrativo ad altri libri ma per un neofita non va bene perchè non dedica schede approfondite a tutti i gruppi come invece ha fatto john nel suo libro.
diciamo un libro per esperti mentre per i neofiti li rimando a quello di john.

Anonimo ha detto...

è vero ugo. john credo sia da oltre cinque anni webmaster di questo sito nato e vivo per pura passione e competenza. io non commento spesso, ma non ci ho mai visto una volgarità, e nemmeno pubblicità. insomma.. passione allo stato puro... "servire il popolo" come dice lui. ho guardato adesso shiny stat: oltre due milioni di visualizzazzioni. Ma vi rendete conto? Ecco, allora io dico: che se qualcuno chiede una recensione su queste pagine, almeno potrebbe avere la decenza di inviargli il materiale che vuole sia recensito, o no?
poi anch'io ho i due libri e li trovo integrativi, ma l'analisi di john sul prog italiano per la giunti è altro che roba da neofiti... quelli di terzo grado e tutti gli altri dovrebbero inchinarsi!
Marco

UGO ha detto...

LONG LIVE JOHN'N'ROLL AAAHHHHHH!

n.b. parafrasando il titolo di un disco dei RAINBOW

taz ha detto...

....io farei un libro con tutti gli interventi più belli!!!!!!!.......e i commenti di JJ......ciao