Garybaldi: Nuda (1972)
Limitandosi all'ascolto del 45 giri "Maya Desnuda", il quartetto genovese dei Garybaldi sarebbe sostanzialmente riconducibile ad una dignitosa copia degli Experience di Jimi Hendrix, col vantaggio di un tastierista in più, che infondeva nel sound un tocco di inedita mediterraneità.
Fortunatamente, il loro primo lavoro a 33 giri ci riservò altre piacevoli sorprese.
Formalmente "Gleemen" fino al 1971, i quattro musicisti decidono in quell'anno di cambiare rotta passando dal primo beat-psichedelico ad un groove marcatamente più rock, sempre con la stessa formazione e sempre con l'aggressiva chitarra di Pier Nicolò "Bambi" Fossati in primo piano.
L'esordio discografico con il nuovo nominativo, è un geniale e selvaggio 45 giri, "Marta Helmuth", in cui si delineano chiaramente le linee del nuovo corso: rock impetuoso e compatto a base di ritmiche polivalenti e armonie magistralmente sfaccettate da basso, tastiera e voce.
Il tutto, sorretto e ricamato dalle mille sonorità della chitarra di Bambi Fossati che, a tratti alterni, si scolloca da Hendrix per dare fuoco e tutta la sua polveriera di stili.
Per i puristi del Beat, "Marta Helmuth" è praticamente un pugno nello stomaco. Per coloro che aspettavano il nuovo corso dei Gleemen, il nuovo 45 giri è un capolavoro architettonico.
Sulla spinta di un tale apripista e forti della loro incessante attività dal vivo, non passerà molto tempo perché i neonati Garybaldi si ritrovino in sala d'incisione per produrre il loro primo album.
La discografica crede fortemente in loro e li onora di una produzione coi fiocchi, al punto di affidare la copertina ad uno dei più prestigiosi disegnatori Italiani: Guido Crepax.
La fiducia è pienamente ricambiata.
In "Nuda" il quartetto Genovese esprime il meglio della sua fantasia e della sua creatività dando vita ad uno dei più affascinanti album del 1972.
Gli strumentisti, si sente, sono perfettamente a loro agio. Il gruppo restituisce armonia, compattezza ed omogeneità in ogni singolo brano del disco.
Pur nell'evidente prevalenza della chitarra (e della fonte ispirativa) di Fossati, Lio Marchi, Angelo Traverso e Maurizio Cassinelli iniettano negli arrangiamenti la loro indelebile personalità, anche quando le composizioni paiono pagare l'evidente sudditanza al maestro di Seattle.
Ne risulta un album fantasioso e mai monotono. Gradevole e vario per tutti i palati.
Certo, "Maya desnuda", "Decomposizione…" e soprattutto "26/2/1700" (che gioca al ricalco di "Angel"), sono brani che pagano un debito enorme a Jimi, ma già "L'ultima graziosa" (brano conclusivo del primo lato) lascia intravedere che qualche spiraglio liberatorio.
La conferma dell'indipendenza totale, arriva con la suite "Moretto da Brescia" che occupa un'intera facciata e disvela quelle doti autoctone del gruppo che purtroppo, non si ripeteranno nel successivo "Astrolabio".
In "Moretto" la varietà timbrica è letteralmente da manuale: il dispiego di sonorità, vocalità, arrangiamenti, solismi e parti orchestrali è talmente organico e personale da far sembrare i Garybaldi un altro gruppo.
Di Hendrix nemmeno l'ombra salvo le consuete tracce del tipico sound Fender. Emergono invece atmosfere bucoliche, grande senso narrativo, precise sottolineature ritmiche sui passaggi più epici, vocalità articolate e poste nel giusto risalto, calibrati raddoppi di tempo, ampie citazioni classiche in cui tutti gli strumenti risultano ben distinti nel loro rispettivo ruolo.
La vena progressive del gruppo emerge magistralmente da ogni solco del lato cadetto e sembra quasi che i Garybaldi abbiano finalmente trovato una vena compositiva propria e costante. Persino le parti soliste di chitarra magnificano una loro policroma identità sia nell'esecuzione, sia nella scelta dei suoni.
non per niente, l'album "Nuda" sarà uno dei lavori underground più apprezzati del 1972 e lancerà il quartetto genovese in nuove avventure discografiche.
Peccato che l'ombra del Maestro fosse sempre in agguato, a togliere loro un po’ di trasgressività.
11 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:
Ciao! Quindi il successivo Astrolabio è inferiore a questo? Entrambe le suite sono scadenti?
Ciao!
Ciao Giampa.
Si, secondo me "Astrolabio" ha meno energia di "Nuda", che era invece un prodotto innovativo e molto più curato in ogni sua parte.
"Moretto" è veramente la parte più sincera e personale dei Garybaldi.
Non dico che le due suite di Astrolabio siano scadenti,ci mancherebbe, ma mi danno l'impressione di essere state "buttate un po'lì", anche a partire dal modo in cui sono state registrate.
Credo che i Garybaldi avrebbero meritato una produzione di gran lunga migliore che non una session in sala prove.
Cmq, tra le due preferisco "Madre di cose perdute".
Ed inoltre in Astrolabio il tastierista Lio Marchi figura solo come esecutore e non come compositore, se non sbaglio. Poi lo ascolterò, magari fra un due settimane. Ciao!
Ah, inoltre Lio Marchi dopo l'esperienza dei Garybaldi che cosa ha fatto? Sai qualcosa in merito?
Ciao!
C'è qualcosa che mi sfugge: su Wikipedia si sostiene che Lio Marchi abbia abbandonato il gruppo prima di Astrolabio, mantre compare invece sui credits del disco.
Qualcuno mi sa dire qualcosa?
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Giampa, non so cosa abbia fatto Marchi dopo i Garybaldi. Sorry.
Nessuno dei loro album può rendere giustizia all'energia sprigionata dal vivo. Merito della chitarra di Bambi ma soprattutto della sua capacità di scegliere sempre i compagni giusti per le diverse avventure.
D'accordissimo.
Tra l'altro tu avevi organizzato un concerto dei Garybaldi, se non erro.
Io li ho visti una sola volta a Genova alla Fiera del Mare: erano davvero una potenza.
"Sei già spogliata, sei sul mio letto, sei tutta nuda! Dolce visione, dolce passione, tu mi travogli NUDA!!!!" che Pezzo trasgressivo "Maya Desnuda", sopratutto nel testo! "Nuda" Cpertina Storica, dell'altrettanto creatore di "Valentina", Guido Crepax! Si "Astrolabio" è nettamente inferiore, spento al confronto di "Nuda"!
Ciao John, ciao a tutti!
Caro Dani, te ne dico una: la Caterina Crepax, figlia di Guido, è una mia amica. Oggi ci siamo persi di vista, ma all'epoca dell'università ci si vedeva spessissimo.
Buffamente, ci assomigliava davvero a Valentina, anche se non fu lei la modella a cui si ispirò il padre.
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A mio giudizio, il brano che citi era veramente troppo smaccatamente Hendrixiano per essere ritenuto trasgressivo.
Almeno però, ci fu qualcuno che iniettò anche in Italia quei (sani) valori libertari che Jimi aveva già totalmente eviscerato in "Electric Ladyland".
Anche lì, i nudi in copertina abbondavano mica male... ricordi?
Come scordare quella copertina piena di tette naturali?! :-)
Buon Weekend John!
Porcellone!
Buon WE anche a te!.
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