Aktuala: La terra (1974)

aktuala la terra 1974Definiti “suonatori di pifferi” da Demetrio Stratos e visti con sospetto dalla maggior parte del movimento, gli Aktuala arrivano nel 1974 alla loro seconda prova su vinile che molte malelingue definiranno una fotocopia dell’album d’esordio.
Ancor peggio, “Il libro bianco su Pop in italia(Arcana Editrice, Roma, 1976) li immortalò così:

“[...] sono di una noia incredibile. Si rifiutano di suonare con musicisti più esperti e preparati di loro forse consci della loro nullità musicale ed umana. Rinchiusi in una comune aperta alle èlite, la pedissequa musica degli Aktuala è monnezza rivestita di misticiume di infima categoria. La Third Ear Band ha dimostrato quanto possa evolvere una forma musicale di simili intenti. E qualsiasi gruppo orchestrale marocchino fa di Aktuala un nucleo di imitatori per diletto”

Personalmente non li ho mai mitizzati, però, ho sempre avuto l’impressione che furono dette troppe cattiverie su un gruppo che, in fondo, aveva il grande pregio di restituire la propria coerenza senza scendere a compromessi e mantenere nel tempo un percorso organico e mai dispersivo.
Occupandosi poi di continue complessificazioni della musica popolare - quindi non colta e per certi versi limitata nei suoi schemi - credo che la chiave di lettura dei loro album avrebbe dovuto essere meno radicale e più concentrata sulle finezze e sui particolari che, tra l’altro, nel caso de “La terra” abbondarono più che mai.
Anzi, se proprio dovessimo essere onesti, il secondo lavoro della band di Maioli e Cavallanti fu il più equilibrato in merito a spontaneità, tecnica e creatività.

aktuala walter maioliRispetto all’album d’esordio, non ci sono più Laura Maioli e Lino Vaccina, sostituiti dall’ex fiatista dei Nadma Otto Corrado, dal chitarrista Attilio Zanchi (già membro dei “Come le Foglie”), dall’arpista olandese Marjon Klok, dal violoncellista Marino Vismara, il violista Maurizio Dones e dall’allora ventitreenne percussionista indiano Trilok Gurtu, poi diventato uno dei massimi contaminatori delle sonorità occidentali ed indiane.

Altro particolare importante che rese “La Terra” un album "a se", fu lo spontaneo allontanamento del gruppo dalla metropoli milanese, per andare convivere in una Comune locata nel Pistoiese in un mulino del 600 e affitata da Cavallanti, Maioli, Cerantola, Dell’Agnol, Meazza, Klok e la Macchiavelli.

E fu proprio nella pace dell’Appennino, col supporto di Franco Battiato e la produzione del boss della Bla Bla Natale Massara, che nacque un album dalle tinte mistiche e completamente antitetiche al mercato di allora.
Come per il primo lavoro, anche “La Terra” non fa concessioni ad alcun tipo di melodia occidentale, salvo forse per il brano d’apertura “Mina”, pubblicato anche su un rarissimo 45 giri promozionale che, per ironia della sorte, ha sulla facciata opposta “Luglio , agosto, settembre (nero)” degli Area.

Musicalmente, il groove suona estremamente organico e rilassato, probabilmente sintomatico di una acquisita serenità spirituale ed artistica.

aktuala mina 1974Leit-motiv del disco sono sicuramente le percussioni di Gurtu che in uno straordinario e continuo flusso energetico, non solo scompongono e dilatano il tempo metronomico, ma anche quello spirituale dando a ciascun brano colorazioni e identità diverse.
Capitale importanza rivestono poi i fiati di Cavallanti e Corrado che cementano con grazia e rigore tutto il tappeto improvvisato dei colleghi. Mirabile in questo senso è “Mud” dove le divesificazioni delle varie sonorità raggiungono un livello davvero encomiabile.

La leggerezza, il misticismo e la serenità di “Sar” e “La terra” chiuderanno un disco coraggioso e intimo: esattamente il contrario di quello che ci si sarebbe potuti aspettare da un gruppo milanese nel 1974.
La terra” era in effetti un Lp che fotografava perfettamente un’altra tendenza importante di quegli anni, contrapposta all’impegno e alla militanza metropolitana, cioè “la fuga dalle città” e la scelta della vita nelle Comuni, che poi era una delle più rilevanti componenti trasversali della Controcultura che investì anche altri gruppi quali “Il Balletto di Bronzo”.
Rispetto alla follia del Balletto, latteggiamento degli Aktuala fu però più intimo, più “undergound e, come abbiamo dimostrato, parte del movimento interpretò questa scelta come sintomo di arrendevolezza e disfattismo.
A posteriori, mi sentirei invece di ammettere che “La Terra” fu non solo l'album più raffinato degli Aktuala, ma anche uno dei più ispirati prodotti del suo periodo storico.

11 commenti :

Anonimo ha detto...

Certo ke il libro bianco sul pop non sponsorizzò molto all'epoca i gruppi nostrani. Hanno praticamente raso al suolo tutto (o quasi) il ns. movimento musicale.....ma qualke gruppo italiano secondo loro si salvava?

Sugli Aktuala giudizio troppo pesante sia quello di Stratos sia quello del libro bianco....

alex77

Regolo ha detto...

A modesto parere di chi scrive, ci troviamo di fronte ad uno dei più importanti dischi italiani degli anni 70 (e quindi di sempre).
Rivisitati "a babbo morto", fanno ridere i giudizi del buon Stratos e, soprattutto, del "libro bianco".
A proposito di quest'ultimo, ebbi occasione di leggerlo parecchi anni fa e mi sembrò un concentrato delle peggiori sciocchezze controcultural-gruppettare che siano mai state scritte. In questi casi mi viene sempre da pensare: chissà che fine hanno fatto gli autori? Forse lavorano in banca oppure sono passati a Forza Italia...
Ciance a parte e tornando al disco, il tempo è stato anche in questo caso galantuomo. Il lavoro, checchè se ne dica, non ha eguali con alcun altro. La Third ear Band, sempre citata come termine di paragone, operava più dal lato celtico che da quello mediterraneo.
Altri lavori che gli si potrebbero accostare, come quello dei nostrani Nadma e dei tedeschi Kalacakra, sono nettamente inferiori in termini qualitativi.
Disco grandissimo, che cresce ad ogni ascolto e, testardamente, rifiuta di invecchiare.
Come tutti i capolavori che si rispettino.

JJ JOHN ha detto...

Il "Libro bianco" fu - nel suo essere "di parte" - una delle pubblicazioni più oneste che ci furono in Italia. Denunciò senza mezzi termini la colonizzazione straniera del nostro mercato e fu comunque un'ottima fonte di documentazione.
Opinabile è invece, a mio avviso, la parte critica finale: troppo "militante" e "spontanea" per essere verosimile.
Non puoi tacciare gli Area di essere "omnidirezionali" e "ottusi" solo perchè avevano dietro un marketing evoluto come quello di Gianni Sassi.
In questo senso, io stesso ho voluto spezzare una lancia in favore dei tanto bistrattati Aktuala che, con "La terra", hanno secondo me raggiunto il loro apice espressivo.

Alex77, chi si salvava?
Te lo dico subito: i Nomadi, Battiato, Dedalus e Perigeo.

Anonimo ha detto...

Beh, posso capire Battiato e Dedalus......anke i Perigeo, ma i nomadi ke merito avrebbero avuto secondo il libro bianco del pop? Mi sembrano scelte di parte......

Gli Aktuala son stati tra i primi in Italia a proporre un discorso nuovo ke verrà battezzato tempo dopo world music. Certo han sperimentato meno degli Area o dei Dedalus, e sono arrivati dopo la third ear band, ma questo non basta per ricevere un giudizio così negativo.

Capisco la storia della colonizzazione straniera, ke effettivamente ci fu, ma bisogna ammettere ke gli Aktuala ebbero coraggio a proporre questo tipo di musica qui da noi.

Mi sembra ke spesso la "colpa" di questi gruppi validi degli anni 70 sia solo quella di essere nati in Italia.....alex77

Regolo ha detto...

Dimenticavo una cosa: l'unica ristampa di questo disco, peraltro pessima, fu effettuata dalla Arktis quasi vent'anni fa. Va da sè che ora è introvabile.
In questi ultimi anni è stato ristampato di tutto e di più, fra cui le peggiori schifezze (santoni, leoni e raminghi vari), ma un disco di tale levatura ancora attende una riedizione decente.
Considero tutto ciò semplicemente una VERGOGNA!

Anonimo ha detto...

Santoni, Leoni e raminghi... oddiomio!

URSUS ha detto...

Io vidi gli AKTUALA diverse volte dal vivo e a parte l'indubbia capacità strumentale d'insieme,mi affascinava la loro capacità di coinvolgere tutti in danze e atmosfere gioiosamente tribali...oltretutto suonavano spesso gratuitamente e per cause di una certa importanza sociale,questo evidentemente non bastava a certi dottoroni della critica musicale imbottiti di ideologia,sul libro bianco così come su molti testi deliranti di Bertoncelli ho sempre dato anche io giudizi sostanzialmente negativi,non perchè si dovesse per piaggieria accettare ciecamente qualsiasi prodotto nostrano (come invece si è fatto negli anni 80,ma con modalità diverse)ma perchè quell'atteggiamento esterofilo e iper-ideologico ha rovinato almeno due generazioni di musicisti,spalancando poi le porte alla MUZAK (quella vera) degli anni della decadenza,che probabilmente si protrae ancora oggi.

V i k k ha detto...

"uno dei più importanti dischi italiani degli anni 70 (e quindi di sempre)"

oddio... la deduzione finale mi lascia assia perplesso

Regolo ha detto...

@Vikk
Mettila come ti pare ma le opere italiane più memorabili, almeno per il tipo di musica di cui si occupa questo blog, sono uscite quasi tutte negli anni 70.
Prova a convincermi del contrario!

Anonimo ha detto...

Marty dice: Gruppo e disco favolosi. Chi li critica non li ha mai ascoltati ovviamente. Finalmente ristampati come si deve i loro tre dischi, in cd ed in vinile ( i primi due per adesso). Da avere in tutti i modi.

ugo ha detto...

si il loro potremmo definirlo una sorta di prog-etnico o come volete ma son tre dischi affascinanti sebbene non facili.anche se la critica considera LA TERRA il migliore del mazzo io preferisco TAPPETO VOLANTE dove i profumi del mediterraneo dell'immenso CAVALCANTI si sentono proprio tutti ciao ugo