Delirium: Delirium III (1974)
Dopo un ottimo album d'esordio con Ivano Fossati e un secondo disco più sofferto per l'abbandono del leader, il quintetto genovese dei Delirium propone nel 1974 un terzo long playing che si dimostra molto più solido e maturo dei precedenti.
Sviluppato in 8 movimenti distinti, "Delirium 3, viaggio tra gli arcipelaghi del tempo" è sostanzialmente un concept la cui trama viene ampiamente spiegata all'interno della copertina.
"Ad un uomo qualsiasi viene concesso dagli Dei il dono dell'eternità affinché egli possa soddisfare il suo desiderio di conoscere l'essenza dell'uomo. Questo dono gli permette di vivere in pochi istanti secoli di storia. In questo suo viaggio […] giunge in vista di un arcipelago dove si sta svolgendo una battaglia e può amaramente constatare che nel tempo cambiano solo le armature[…] mentre gli uomini sono sempre gli stessi che stoltamente perpetrano la loro pazzia sanguinaria. Nonostante ciò il protagonista non si arrende e chiede agli dei "più tempo dell'eternità" acquisendo così la dignità e divenendo misura di tutte le cose. Egli diviene dunque uomo nel momento in cui cerca se stesso pur nell'amara realtà".
Considerato l'anno di pubblicazione, è evidente quanto un'idea del genere possa rappresentare una novità non solo rispetto alla sognante epopea dell'Underground, ma anche di fronte all'asprezza della Controcultura.
Del primo periodo Prog i Delirium conservano il senso del viaggio e dello spostamento immateriale attraverso la fantasia, permeando però il racconto con una certa violenza poetica che fino a poco tempo prima sarebbe stata fuori luogo ("La battaglia continuò… l'uomo scelse le armi che uccidevano di più").
Anche le stesse atmosfere musicali vengono adattate alla trama, suonando a tratti dark e pesanti ("Fuga n°1") e introducendo nel tipico sound semiacustico della band, sia la chitarra elettrica, sia un sax tenore che a tratti ha un'asprezza davvero rimarchevole.
Il massimo del phatos si raggiunge ne "La battaglia degli eterni piani" dove tra continui stacchi Prog jazz e vampate elettriche, si insinua una voce finalmente liberata dello spirito di Fossati e molto più concentrata sulla narrazione.
Detto così, l'album potrebbe sembrare eccessivamente drammatico ma, in realtà, riacquista sempre un suo personale equilibrio grazie a brani soavi ed evocativi come "Il Dono" (che ha una funzione introduttiva), "Dio del silenzio" che richiama piacevolmente i fasti di "Dolce Acqua", la splendida "Un uomo" che concede all'ascoltatore un inatteso momento di relax e la conclusiva "Ancora un'alba" che fotografa con grande respiro l'acquisita gioia spirituale del protagonista per aver ottenuto il suo scopo.
Per chi cercasse invece i Delirium più puri e arroccati nelle loro consuete atmosfere Jazz-Prog, irrinunciabile è "Viaggio n°2" in cui l'artiglieria timbrica del quintetto spazia con agilità da compatti riff elettrici ad articolate improvvisazioni soliste dalle quali nessun componente rimane escluso.
In sostanza, non c'è da sorprendersi se, anche a livello di critica internazionale, "Viaggio negli arcipelaghi del tempo" viene considerato come l'album più riuscito e cosciente della band genovese per equilibrio, coerenza, tecnica e produzione: "one of the most beautiful and elegant Italian Prog records", dicono i miei colleghi di Progarchives.
Infelicemente, un po' come successe per i Jumbo, anche i Delirium non ottennero lo sperato riscontro conflittuale e, smacco più grave, proprio da quel disco che rappresentava non solo la loro punta di diamante, ma anche un potenziale nuovo corso artistico.
Alla delusione, seguirono l'abbandono del Di Martino e di Grice (sostituito da Rino Dimopoli), una manciata di singoli commerciali tra i '74 e il '75 e un lunghissimo letargo spezzato dalla reunion dei primi anni novanta.
Con grande spirito di abnegazione, oggi i Delirium sono ancora in pista e danno modo a tutti noi di ammirare ancora dal vivo una delle band più solide e professionali degli anni '70.
5 commenti:
Mi son sempre piaciuti...in questo disco poi ho trovato dei suoni "attuali",facevano una musica che non poteva finire li...infatti è piacevole risentirli oggi con nuovi lavori...Dio del silenzio sembra presa in prestito da Fossati e Prudente dal disco "Poco prima dell'aurora"...la voce qualche volta assomiglia un po' troppo a "LUI"....lo preferiso quando canta forte....cmq bravi bel disco
"comunicazioni di servizio":
c'è un riscontro conflittuale che forse è contrattuale?
nella penultima riga c'è un'ancora con due c.
Chiedo perdono per la pedanteria (deformazione prof...)
ciao
anche a me non piace molto la parziale imitazione di Fossati in Dio del silenzio anche se poi ad un ascolto distratto è proprio quel tono vocale che caratterizza subito i Delirium rendendoli riconoscibili nei tre dischi pur così diversi.
corretto, grazie Enrico
Accidenti, concordo con quelli di progarchives, più lo ascolto e più mi piace per la compattezza e per la ricchezza di idee musicali.
Siccome il mio metro di paragone è quasi sempre il Banco, se si potesse obbligherei Francesco di Giacomo a ricantarlo...
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