Anonima Sound Ltd: Red tape machine (1972)

anonima sound ltd red tape machine 01Scarsamente rappresentativi del panorama Prog, gli "Anonima Sound" vengono più che altro ricordati come trio Beat in cui mosse le prime schitarrate il compianto Ivan Graziani.

Nato ad Urbino nel 1964 e riformato almeno due volte prima di esordire su Long Playing, il gruppo non mancò di centrare almeno un grosso successo a 45 giri: "Fuori piove/Parla tu" (con Graziani alla chitarra e alla voce) che vendette la bellezza di 175.000 copie.

Era però evidente che l'Ivan nazionale dovesse intraprendere ben altra strada che non quella di passare la vita nelle balere dell'Umbria e così, lasciò l'"Anonima" al suo destino per approdare ad una luminosa carriera solista.

Per nulla scorati, i due musicisti superstiti si dotano del nuovo chitarrista Massimo Meloni e continuano l'attività con un nuovo singolo "Io prendo amore/Cerchi".

anonima sound ltd red tape machine 02Successivamente, nel 1972, arriva la svolta radicale. Probabilmente stanchi della monotonia del Beat, la band estende la sua line-up a sette elementi e vira decisamente ad una musica più articolata ed internazionale.

Purtroppo però, la scelta si rivela innovativa molto più per l'immagine del gruppo che non per il mercato che mal recepisce il suo primo album "Red tape machine" (costituito essenzialmente da una sequenza di sette dignitosi brani cantati in Inglese).

La musica è "deja vu" e nelle canzoni ci si trova dentro un po’ di tutto: tracce di Crosby Stills Nash & Young ("Window On The City"), Jefferson Airplane ("Freedom"), James Taylor ("The last deboutante") e, se vogliamo, anche di Ike & Tina Turner nella conclusiva "The Roofer".
Disco per nulla innovativo quindi, che nulla toglie e nulla aggiunge a quanto già proposto all'estero tre anni prima dalla generazione di Woodstock e già considerato obsoleto.

anonima sound ltd red tape machine 02Certo, occorre considerare che nel 1972 non tutti potevano accedere comodamente al mercato Inglese e che quindi, molti gruppi potevano impunemente "bleffare" fingendosi Americani o Britannici.
Fortunatamente la coscienza critica dell'underground aveva mezzi sufficienti per mettere all'angolo simili adulterazioni.

Tra le cose migliori del disco, la title-track "Red Tape machine" con gradevoli interventi di Flauto traverso e la più complessa "Metro".

Apprezzabile anche il lavoro di chitarra in "Triangle" oscurata però dalla somiglianza melodica con la Battistiana "Pensieri e Parole" e dalla pronuncia Inglese per lo meno opinabile.

"Red tape machine" non vende pressoché nulla, rigettando il gruppo nell' anonimato e costringendolo allo scioglimento in poco meno di sei mesi.

In sintesi: un album di buon livello tecnico e di modesta fattura compositiva, il cui ricordo viene tramandato ai posteri solo per il suo discreto valore collezionistico.

4 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:

WebmasterMascherato ha detto...

ma si fanno ascoltare comunque...

sto ascoltando sto pezzo più volte, nonostante la pronuncia inglese...

Giampaolo ha detto...

Ciao e buona serata caro John!
Quest'album non l'ho ancora ascoltato.
Ciao!

JJ JOHN ha detto...

Che fossero gradevoli non c'è dubbio. Di più... non so...
Abbraccio! JJ

Gianni Lucini ha detto...

Piacevoli e facili da ascoltare. Freschi come un bicchier d'acqua.