I Califfi: Fiore di metallo (1973)

i califfi fiore di metallo 1973Celeberrimo gruppo beat degli anni '60 con all'attivo ben 11 singoli e un album, i fiorentini Califfi sciolgono la loro prima formazione nel 1971 per riformarsi esattamente un anno dopo con una nuova line up e nuove idee per la testa.
Non c'è più il chitarrista Paolo Tofani che è entrato negli Area, il vecchio batterista Carlo Marcovecchio è passato ai Campo di Marte sostituito da Maurizio Boldrini e il tastierista Giacomo Romoli ha lasciato il posto a Sandro Cinotti.
Della formazione originale resta solo il bassista Franco Boldrini che, diventato il leader indiscusso del gruppo, impone a tutti una decisa svolta stilistica nell'auspicio di partorire un sound più consono alle nuove esigenze sociali e di mercato.

Con un nome del genere, non fu difficile per i rinnovati Califfi trovare un contratto discografico e questo venne prontamente offerto loro dalla Fonit Cetra.

Risultato: un solo album oggi prezioso e ricercatissimo, ma che all'epoca della sua release non venne quasi neppure percepito, sia per la sua pessima distribuzione, sia per alcuni vizi di forma che innegabilmente conteneva.

franco boldrini 1973"Fiore di metallo" è infatti un lavoro sospeso tra almeno un paio di ottime idee realmente moderne e innovative ("Varius", "Campane") ed una netta maggioranza di canzoni a base melodica che non riuscirono loro malgrado a scrollarsi di dosso atmosfere già desuete e poco incisive ("Alleluia gente", "Madre domani" e l'improbabile "Felicità sorriso e pianto").
Ad aggravare la confusione poi , i Califfi si sbilanciarono anche in degli hard-rock ("Fiore finto, fiore di metallo", "A piedi scalzi" e "Col vento nei capelli") che pur essendo di buona fattura, perdevano di senso nel marasma stilistico dell'album.

Registrato in 15 giorni di duro lavoro in sala, il disco si presentava letteralmente tranciato in tre tra melodico, avanguardistico e hard, dando l'impressione di una band piuttosto incerta su quale strada intraprendere: cosa che per un gruppo di chiara fama e con quasi dieci anni esperienza alle spalle, risultò quantomeno inattendibile.

i califfi 1973Probabilmente, meglio sarebbe stato se il quartetto fiorentino avesse scremato sin da subito le parti più melodiche, concentrandosi maggiormente su quelle Prog e Hard, ma a questo punto era evidente che, o mancava il repertorio, o era venuta meno la voglia di compromettersi ulteriormente per una produzione discografica che non prometteva nulla di buono.

Di fatto, anche i pochissimi critici che si occuparono di questo lavoro (il "Ciao 2001" ad esempio, non ne parlò nemmeno), presero atto che "Fiore di metallo" era un Lp troppo ondivago per conquistare un mercato in via di radicalizzazione e così, fini subito l'avventura dei nuovi "Califfi".
Un vero peccato perché non furono in pochi ad encomiare la bellezza di certe parti
In tempi più recenti, Paolo Barotto definì addirittura "Campane" e "Varius" "tra i pezzi migliori in assoluto di tutto il Progressivo Italiano": forse con una punta di esagerazione d'accordo, ma personalmente sono convinto che se il Califfi avessero insistito su quella strada, oggi sarebbero entrati a tutto diritto nella mitologia del Prog.

Ultime curiosità: 1) l'ex chitarrista della prima formazione originale della band Paolo Tofani, riprenderà la title track nel suo album Electric Frankenstein del 1975. 2) Il suono delle campane nel brano omonimo è prodotto da un avveniristico Synth Moog che fu consigliato a Boldrini dallo stesso Tofani (fonte: "Beati Voi" n°1 di Alessio Marino, private pressing, 11/2007).

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Comunque meglio dell'Equipe e dei Dik Dik, io la sufficienza la darò

Andy

V i k k ha detto...

John

non voglio dire una cazzata, ma I Califfi c'entrano qualcosa con Clem sacco e i Suoi Califfi?

Come dice Andy molto, ma molto meglio di Dik Dik ed Equipe 84, ma io aggiungerei anche Formula 3 e Pooh

JJ JOHN ha detto...

No Bro', i Califfi di Clem Sacco erano un'altra cosa: tra loro c'erano il futuro batterista dei "Giganti" Enrico Maria Papes e il chitarrista del Clan Celentano, Gino Santercole.
Per puro caso i Califfi di Sacco cessano l'attività mentre quelli di Boldrini la iniziano.
Come dire... morto un Califfo se ne fa un altro.
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"Campane" e "Varius" sono veramente pezzi da manuale che farebbero impallidire anche gli Osage Tribe. Peccato che siano eccezioni in un album sostanzialmente modesto.

Cmq, di tutti gli ex-beat che hanno fatto Prog, io continuo a preferire i Giganti di "Terra in Bocca".

Anonimo ha detto...

Anch'io preferisco Terra in Bocca anche perchè a me piacciono molto i riferimenti a Rachmaninov sparsi nel disco.

Andy

tazio ha detto...

Io credo che ogni gruppo dell'epoca avrebbe dovuto avere, per contratto, la possibilità di sviluppare un secondo disco...sono pochi gli esordi positivi con un sol disco in carriera....I Fiori di metallo(li chiamo così perchè secondo me, il nome I Califfi, li ha fatti partire da meno tre...un nome assurdo da chi ha paura di fare "il salto" musicale di qualità..)..Varius la trovo una bella canzone come Campane e accativante anche "nel mio passato"..mi piaciono le voci...(nel mio passato mi ricorda il primo Battiato...) le altre canzoni sono "oneste"....In una ipotetica classifica non sono poi tanto indietro rispetto ai molti gruppi dell'epoca che se la tiravano da fighi.....Dik Dik, Equpie....si meglio...F3?...dico di no...se pensate alla qualità dei dischi che incidevano all'epoca è stravolgente...Radisu(che preferisco solo) è un gran manico e che voce....poco considerata purtroppo...ciao

tazio ha detto...

Volevo scrivere Radius e Equipe..sorry

Analoguesound ha detto...

Direi che Electric Frankenstein a questo punto è uno scimmiottamento riuscito malissimo di tutto quello che avevano fatto prima diversi gruppi coi quali aveva avuto a che fare Tofani.. tra il rifacimento di "Fiore Finto, Fiore Di Metallo" e almeno tre pezzi dei Crystals rifatti con un altro nome, comprensive di altre canzoncine senza troppa lode. E rifatti anche male. Certo i Crystals erano fin troppo anglofoni, però almeno erano gradevoli da sentire..

Figo sto Fiore Di Metallo, comunque. A me addirittura i pezzi col cantato beat un po' ingenuo piacciono anche più di certe tastierate finto sinfonico di cui la cosiddetta musica "progressiva" è piena zeppa, e che, a mio modesto parere, fanno scadere nel pessimo ignobile un buon 93% dei dischi di quegli anni.. e fermiamoci a quelli, giusto perchè il "progressive" di oggi nun se po' proprio sentì.

Anonimo ha detto...

Questo è un grande disco di rock, superata la fase beat i Califfi dimostrano che sono gente che sa anche suonare molo bene.
Boldrini poi è un vero MITO !!

Simon House

Anonimo ha detto...

CONSIDERATO I TEMPI, ERANO AVANTI..
AVETE ASCOLTATO BENE LA "COSTRUZIONE" DI CAMPANE? E LA PARTE CENTRALE DI VARIUS? AVANTI PARECCHIO

Anonimo ha detto...

La batteria è incisa piuttosto male.., lontana, senza compressione..ma il batterista è eccellente.

DogmaX ha detto...

Mah, forse un po' troppo confusionario ed eterogeneo... va bene essere vari, ma qui si esagera!! Si passa dal beat all'hard come se niente fosse xD

Ma Varius merita l'acquisto dell'intero disco.