Latte e Miele: Passio secundum Mattheum (1972)

Latte e Miele Passio secundum Mattheum 1972

Tra le varie sfaccettature del Prog ce n'era anche una a forte matrice "spirituale" che derivava direttamente dalle "Messe Beat" molto in voga verso la fine degli anni '60 e che a loro tempo, furono incoraggiate dal Concilio Vaticano II per riavvicinare i giovani alla Chiesa.

Dato il successo dell'enciclica, decine di formazioni sparse per tutta Italia diedero vita ad una sorta di movimento "beat cattolico" che non solo pubblicò numerosi dischi, ma iniettò definitivamente nel Pop Italiano una sorta di linea bianca che di volta in volta sarebbe costantemente riemersa nei testi e nelle composizioni musicali degli anni '70.
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Queste, ultime potevano essere strutturate sia come vere e proprie Messe, sia come racconti a tema religioso, sia come semplici canzoni di fede.
I primi tangibili segni in Italia di questo genere musicale risalgono al 1963 quando il gruppo degli "Amici" eseguì la prima Messa Beat nell'Oratorio dei Sacramentini a San Benedetto del Tronto, per poi replicarla più volte sino alla sua pubblicazione nel 1965 per le Edizioni Paoline.

Latte e Miele Passio secundum Mattheum 02La più celebre "Messa dei Giovani", venne invece composta dal M° Marcello Giombini ed eseguita a Roma il 27 aprile del 1966 nell'Oratorio di San Filippo Neri.

L'impatto fu enorme e consacrò alla ribalta (se così si può dire) altri tre gruppi, di cui uno già famosissimo: i Barritas, i Bumpers e gli Angel and the Brains.
Il fenomeno del "catto-beat" Italiano ebbe la sua massima risonanza fino ai primi anni '70 con rappresentazioni in tutto il mondo, (comprese Parigi e Broadway) per poi consolidarsi a livello più localizzato nelle singole Diocesi.
Intanto, il rigoglioso seme del "Concilio" aveva attecchito non solo nelle sue stesse strutture, ma anche nel Pop più raffinato al punto che, verso il principio degli anni '70, molti artisti dell'ala più "creativa" trattarono temi di fede: i Delirium ("Canto di Osanna"), le Metamorfosi ("Inno di Gloria"), i Giganti ("Giorni di festa"), il Mucchio ("Ave Maria"), i Raminghi ("Every day Jesus") e molti altri..

Latte e Miele Passio secundum Mattheum 03Con tutto rispetto per la devozione però, occorre osservare che almeno fino al '72, le canzoni Italiane di fede "stricto sensu" non erano propriamente dei capolavori di composizione, anzi, molto spesso consistevano in giri armonici estremamente elementari, o in brevi refrain che venivano ripetuti sino allo sfinimento sul modello dei Mantra indiani.

Il tutto, si presume, per facilitarne la comprensione o perché no, per indottrinare quante più persone possibile.
"Passio secundum Mattheum" (1972) del trio genovese Latte e Miele, pone fine a questa tendenza semplicistica, musicando in un modo molto più complesso ed arrangiato la passione del Cristo.
Musicalmente un ibrido tra Bach, Santana, gli Emerson Lake & Palmer e i Giganti di "Terra in Bocca" (album al quale il chitarrista dei Latte e Miele Marcello Dellacasa aveva collaborato) , "Passio Secundum Mattheum" è un lavoro estremamente articolato (12 movimenti in poco più di mezz'ora) in cui si alternano brani di grande impatto Progressive a frammenti di testi del Vangelo che vengono recitati a mo' di intermezzi. 

Latte e Miele Passio secundum Mattheum 04L'abilità del terzetto non si pone in discussione e certi passaggi del disco sono effettivamente mozzafiato.
Rimane però l'ombra di un lavoro ancora poco maturo e pesantemente inficiato da troppe similitudini sospette:
"Testimoni" sembra importata direttamente della seconda parte di "Terra in Bocca" e"Il pianto" è praticamente un ricalco più o meno consapevole dell'inno Sovietico.
Vale la pena tuttavia ascoltare questo album, se non altro per la maestria esecutiva del trio, supportata una volta tanto, da un'incisione impeccabile targata Polydor.
Chi non ama le canzoni di fede, o gli Emerson Lake e Palmer, eviti accuratamente di ascoltarlo.

15 commenti :

Daniele ha detto...

Gran bel Disco si si!!! Anche se (e non è la prima volta che lo dico) l'argomento chiesa cattolica proprio non mi piace! Ma guardando oltre, dico che questo trio sia nella proposta che nella tecnica è strepitoso! Trovo magnifico il pezzo in cui cantano Gesu' che recita "Uno di voi mi tradirààààà"... spettacolo! Da pelle d'oca!!!

John se ti dicessi che io sto proprio nel quartiere del S. Filippo Neri, ci credi?! Io sono nato a Garbatella, quartiere centro-storico di Roma! Ora mi sono spostato due quartieri piu' avanti, ma a Garbatella ci vado tutti i giorni e da bambino sono stato parecchio al S. Filippo Neri, dove tutt'ora c'è padre Guido che si puo' vedere in una foto di una messa Beat di fini Anni'60!!! Cavolo sono nato e vivo in un quartiere che ha ospitato una delle primissime messe Beat!!! :-)

JJ JOHN ha detto...

Pazzesco! Allora siamo proprio due animali metropolitani!
Cmq , prova a chiederlo a Padre Guido, ma scommetto che quella foto a San Filippo è del 27-4-66. Non è stata una delle primissime, ma sicuramente la più grande Messa Beat che sia stata fatta in Italia. Sai che c'era tanta di quella gente che hanno dovuto mettere gli altoparlanti anche fuori? Per farti un'idea prova a guardare questo documento (non so però se è San Filippo Neri, credo di si):
http://www.youtube.com/watch?v=Zr3KIn-Lx4Q
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I Latte e Miele erano fortissimi: anche a me però non piace la contestualizzazione. Del resto ai tempi non erano gli unici…
Pace e bene.

Gianni Lucini ha detto...

Discorsi religiosi a parte credo che in quella fase due fossero le fisse:
1) rompere lo schema classico dei brani con introduzione, strofa e refrain
2) Concepire sempre l'album come un concept unico
Come tutte le impostazioni "rigide" anche questa finisce per creare capolavori ma anche banalità mostruose contro cui il soul della dance e il rock caotico e primigenio del punk si ribelleranno da punti differenti qualche anno dopo.
Il disco dei Latte e Miele non rientra tra le cose mostruose ma ha il difetto di "tirarla troppo in lungo" in modo da riempire due facciate.
Come ha detto il mio amico "Gigio" Fasoli «in un pezzo ci mettevamo tante di quelle idee che oggi ci faremmo un album. Non erano virtuosismi d'atmosfera, è che non avevamo ancora imparato a sviluppare meglio i passaggi che ci venivano e allora li incollavamo. Molto del materiale "progressivo" è nato così». Chissà se ci sta prendendo in giro o invece è andata proprio così?

J.J. JOHN ha detto...

Credo che per molti sia andata così. Sicuramente alcune bands avevano una concezione compositiva ampia ed organica, ma molte altre no.
In fondo, l'amico "Gigio" ricalca esattamente quello che diceva Fossati nel suo libro "Di acqua e di respiro", ossia: "tutto ciò che poteva essere semplice, veniva invece terribilmente complicato sulla scia dei King Crimson".
Risultato: se non avevi il dono della sintesi, rischiavi degli sproloqui.

Del resto, caro Gianni, come ci hai fatto notare Tu, il 1972 era un periodo di "opposizione ad ogni costo", per cui è effettivamente plausibile che questo atteggiamento, in se positivo, per molti si trasformasse in una forzatura.

Classic Rock è qui anche e specialmente per parlare di questi aspetti.
Grazie. JJ

Giampaolo ha detto...

Ciao! Dei Latte e Miele non ho ancora ascoltato niente, però ti volevo chiedere: gli album solista di Bill Bruford li hai mai ascoltati? Io i primi due e sono molto belli!
Ciao e buonanotte e fammi sapere!

JJ JOHN ha detto...

Ciao caro.
Se sopporti le citazioni, per così dire "evangeliche" i L&M sono tecnicamente una potenza della natura.
Ecco, un pò "prolissi" come dice il nostro maestro Gianni Lucini, ma indubbiamente bravissimi.
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Di Bill Bruford solista non ho ascoltato, ahimè, un bel nulla.
Sorry.

Anonimo ha detto...

mah a me e piaciuto ma non mi a entusiamato piu di tanto,non riesco a reggere le parti narrate anche se le parti musicali sono molto ben sviluppate soprAtutto nell introduzione e in giuda

saluti francesco

giody54 ha detto...

L'ho riascoltato recentemente ,ottimo disco ,ricorda un po' certe Messe Beat anche se musicalmente era molto meglio,bravissimi musicisti al'epoca giovanissimi,il brano che preferisco à "Getzemani "

Anonimo ha detto...

Mah..insomma!
Diciamo che ho ascoltato di peggio(ma anche di meglio!!).
Il problema di questo disco è sicuramente la voce di Vitanza,molto debole e poco espressiva(lasciamo perdere le parti narrate,quasi imbarazzanti).
Diciamo che dal punto di vista musicale non sarebbe neanche male(meglio la seconda facciata però),con buoni spunti chitarristici di Dellacasa,e del batterista Vitanza(molto bravo,non c'e che dire),mentre la prestazione di Lacagnina è sufficiente.
Come ho detto prima,la seconda facciata è quella che preferisco,soprattutto Testimoni,Il pianto,Giuda,ed il re dei giudei(ottimo assolo di chitarra).
In ogni caso si tratta di un disco discreto,che a tratti risulta piacevole.

Denis

DogmaX ha detto...

"Chi non ama le canzoni di fede, o gli Emerson Lake e Palmer, eviti accuratamente di ascoltarlo."

Ok non avrò mai il coraggio di ascoltarlo :)

JJ ha detto...

MA NO, aspetta... l'ho detto in estrema sintesi!
Rimarrai fulminato dalla bravura dei Latte e Miele.
Vale assolutamente la "pena" ascoltarli, anche se per "pena" si intende "passio", appunto.

Quello che a me di loro risulta personalmnete detestabile e ipocrita fu l'associazione del millenarismo cattolico ad una musica libertaria e d'avanguardia.

Del resto però, quella fu una contraddizione storica che nemmeno il più rivoluzionario dei sottoproletari avrebbe potuto arginare e che quindi, occorre in qualche modo contingentare.

Semmai...avventurati nell'ascolto e facci sapere le tue accorate impressioni.
Con ossequienza... mi raccomando.

DogmaX ha detto...

Ok, mi hai incuriosito JJ. Lo ascolto! :)

DogmaX ha detto...

L'ho sentito. Anche qui c'è stato qualche "tocco di derivatività". "Il calvario" è, per l'appunto, molto, moooooolto simile a Three Fates degli EL&P, anzi in certi passaggi sembra praticamente lei. Per il resto credo che se avessero fatto un album totalmente strumentale sarebbe uscito qualcosa di davvero bello. È andata bene per l'ascolto, mi è piaciuto molto di più de "E fu il sesto giorno", molto simile nel genere.

UGO ha detto...

PREFERISCO DI GRAN LUNGA IL PRIMO LP DEI METAMORFOSI QUANTOMENO PER LA VOCE DI JIMMY E RITENGO I LATTEMIELE UNO FRA I PEGGIORI E + SOPRAVVALUTATI GRUPPI DEI 70'S.POI QUELLA VOCE RIDICOLA E INCIDEVANO PURE PER LA POLYDOR COME DICIAMO DALLE MIE PARTI(SALERNO-NAPOLI)A PAZZIELLA MMAN E CRIATURE!

J.J. JOHN ha detto...

Ma no perchè?
D'accordo che in questo disco sono stati un po' prosaici, ma la tecnica è davvero eccellente.
Insomma: tu preferisci "Il sesto giorno" a "Passio"?