Cocai : Piccolo grande vecchio fiume (1977)

I cocai Piccolo grande vecchio fiumeSpesso neppure menzionati nei principali libri sul Prog italiano, i “Cocai(da non confondersi col popolare gruppo teatrale triestino) si formano in Veneto nel 1977.
Intraprendono poi una breve attività dal vivo a scala locale e sempre nel medesimo anno, pubblicano il loro unico album per l’etichetta Style s.a.s. a distribuzione Fonit-Cetra.

Come per diversi altri gruppi di quel periodo quali i Planetarium, anche per questo quintetto non fu possibile scoprire l’identità dei componenti, visto che nei credits del disco si trincerarono tutti dietro nomi d’arte mutuati dall’inglese secondo una consolidata tradizione esterofila: Theo Byty (voce, chitarra, moog), Gigi Pandy (chitarra, flauto, voce), Stheny (tastiere), Paul Blaise (basso, percussioni, voce) e Tury (batteria).

L’unica cosa certa è che il loro unico album prosaicamente intitolato “Piccolo grande vecchio fiume(Adige, Brenta, Mincio, Piave, Livenza, Tagliamento?) venne registrato negli studi Fonoprint di Bologna con l’assistenza del fonico Maurizio Biancani e del direttore artistico Carlo Loyodice.
Altro indizio interessante: i sette brani che compongono l’album furono scritti principalmente dal trio Flanin, Pezzanda, Pizzato con la sola eccezione del pezzo finale che porta la firma di un non meglio identificato Idamas.

i cocai style s.d.f.Ma se di Idamas e dell'ultimo terzetto non sappiamo praticamente nulla, facendo qualche supposizione il Flanin potrebbe con ogni probabilità essere colui che collaborò con Maurizio Arcieri per le musiche del suo album del 1973 “Trasparenze”, registrato ai Sound Recording Studio di Mestre, avvalendosi tra l’altro della chitarra di Claes Cornelius (ex Blues Right Off, Buon Vecchio Charlie e Venetian Power) e del fonico Ermanno Velludo (già tecnico del suono dei Blues Right Off).

Altra indicazione: sul retro della copertina, oltre ad una citazione al collaboratore esterno Massimo Jannantuono, spicca un ringraziamento rivolto dalla band “agli autori dei brani per la libertà concessaci negli arrangiamenti” il che fa supporre che i cinque musicisti non avessero composto nessun pezzo dell'album.
Fatte queste premesse e sperando che un giorno qualcuno dei “Cocai” si faccia vivo per darci qualche spiegazione in più, si può passare all’ascolto.

piccolo grande vecchio fiumeCome per i “Pentola di Papin” anche in questo caso siamo davanti a un sound molto datato rispetto alla data di pubblicazione, anche se a differenza dei loro colleghi lombardi, i Cocai apparvero occasionalmente più calati negli anni ’70 sul modello degli Alphataurus, grazie a qualche sporadica strizzata d’occhio al pop sinfonico inglese (i Genesis nell’attacco de “Le mie storie”) e all’heavy rock (“Conclusione”).

Tuttavia, a vanificare la pur dignitosa partenza del disco (“Milioni d’anni fa” e “Le mie storie”) tutto il resto dei brani, fatta eccezione per quello conclusivo, sono davvero inficiati da troppe attinenze al più mellifluo pop melodico italiano (“Dirò no!” e “Ti amo davvero” sono le più evidenti) le quali oltre a spiazzare l’ascoltatore, risultano anche appesantite da troppi barocchismi e di continue citazioni forzatamente soft-prog.
A tutto questo, si aggiunga pure la modestissima title track e la svenevole “Le mele mature” e ciò che si salva di quest’album è veramente poco.

Nella loro veste prog i Cocai non arrivarono insomma nemmeno lontanamente a sfiorare il livello dei loro colleghi e sul versante melodico proposero brani di un provincialismo talmente disarmante da poter essere considerati del tutto prescindibili.
Si aggiungano infine una devastante pronuncia inglese nell’unico brano in lingua albionica, ma curiosamente intitolato in italiano (“Le mie storie”) e una venefica coazione al ricalco della più consumata musica da airplay allora imperante nella nostra penisola e il ritratto di questo lavoro è completato.

Ricoperto quasi unanimemente da critiche non certo lusinghiere, (es: Riccardo Storti e Augusto Croce) "Piccolo grande vecchio fiume" venne invece stranamente osannato dal rispettabilissimo sito progarchives che lo ritenne “one of the most wonderful and yet obscure recordings of the 70's.”: un giudizio che Classic Rock non condivide salvando con largo beneficio di inventario solo le prime due tracce e l’ultima.
Davvero poco dunque, ma di cuore.



TRACKLIST: -A- 1.Milioni d'ani fa 2.La mie storie 3.Diro no! -B- 1.Piccolo grande vecchio fiume 2.Ti amo davvero 3.Le mele mature 4.Conclusione

COLLEZIONISMI: Quello dei Cocai è un album abbastanza raro da reperire sia a causa della sua limitata distribuzione locale, sia per aver avuto una scarsa tiratura e promozione.
Poco presente nelle conventions e battuto solo cinque volte in rete dal 2006 al 2011 (di cui una si riferiva ad una copia promozionale), il suo valore si aggira oggi intorno ai tra i quattro e i cinquecento euro.
Più precisamente, il 22 settembre del 2011 un esemplare EX è stato ceduto per 433 euro registrando così quotazioni in continua ascesa.

13 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:

aliante ha detto...

Beh si John, effettivamente non è proprio un capolavoro questo disco, anche se spesso mi capita di riascoltarlo insieme a quello degli Errata corrige( album comunque decisamente superiore e con delle bellissime atmosfere, a mio modesto parere). Che dire, gli spunti buoni sono pochi, non mi dispiace il suono della sezione ritmica.

musixy ha detto...

sa proprio di fresco... fresco di provincia... campagna, raduni domenicali...semplice semplice...

JJ posso chiederti degli "arti e mestieri", sai se hanno inciso qualcosa in studio negli ultime due o tre anni?
Ciao, grazie.

Anonimo ha detto...

Mai sentiti nominare, quasi quasi provo ad ascoltarlo..

George Best

JJ ha detto...

Musixy, per gli A&M io sono rimasto a "First Live in Japan" del 2006.
Prova magari a spulciare
http://www.artiemestieri.org/

PS: Per chi ama il prog e non ha mai ascoltato i Cocai, consiglio di fare attenzione a "Le mele mature".

musixy ha detto...

grazie...non dirlo a nessuno... sono anche senza un euro... ma grazie al torrent.... me lo pappo tutto...

Aguar ha detto...

Saludos agregado a ENLACES
http://enlacesaguar.blogspot.com/
pon un link gracias

Pinoprogressivo ha detto...

Bel disco ...molta atmosfera anni 70 molta melanconia ma anche ottima musica! Ciao JJ by PINO da Somma Vesuviana

Pinoprogressivo ha detto...

Scusa JJ ti volevo chiedere come mai su Ebay i vinili dei gruppi anni 70 prog costano di più in versione Korea o Japan degli stessi LP originali degli anni 70??? ovviamente nonn tutti, ma spesso càpita...come mai?

JJ ha detto...

Dunque Pino, questo fenomeno accade ogni tanto per i vinili di madio/basso valore collezionistico.
Dove cioè un buon packaging o un'edizione limitatissima può superare il valore dell'originale.
Ma sono eccezioni.

Come sai gli orientali sono soliti impreziosire spesso le loro confezioni. Alchè se mi presenti una versione giapponese "gold in titatura limitata" dell'"Isola di niente" della PFM, è capace che questa valga più dell'originale.

Di norma però, nessuna versione orientale di un prodotto pregiato vale di più del nostro originale e se questo accade, vuol dire che la copia è stata ipervalutata.
E questo a mio avviso è una regola assoluta.
Tu che ne pensi?

graziano ha detto...

Ciao John, innanzitutto complimenti per il tuo blog, molto coinvolgente.
sicuramente come l'autore ;=)
una domanda: se non sbaglio non hai mai recensito i janus (quelli di "al maestrale"). che ne pensi? Un abbraccio fraterno,
Graziano.

J.J. JOHN ha detto...

"Al Maestrale" (che è del 78 se non erro) è un po fuori mano rispetto ai limiti di questo sito per cui è sempre rimasto "indietro" rispetto ai gruppi storici del prog.
Potrei comunque occuparmene, magari con l'aiuto del mio amico Fabrizio Marzi che ne saprà sicuramente più di me.
Non secondariamente, devo trovare modo e tempo di riascoltarmelo perchè purtroppo non ce l'ho più.

Per il momento, ti segnalo comunaque una scheda sulla musica alternativa dove si parla proprio di quel particolare movimento:

http://classikrock.blogspot.com/2010/06/1976-la-musica-alternativa-di-destra.html

Grazie mille per i complimenti. Sono davvero contento che il mio lavoro ti piaccia e spero anche ti serva per lanciarti verso nuove immaginazioni.

Pinoprogressivo ha detto...

Sì JJ sono d'accordo con te....spesso i dischi di prog-italiano provenienti dall'oriente sono ipervalutati, io preferisco sempre un originale d'annata anche se rovinato.....Ciao amico mio!

Giovanni Natoli ha detto...

Ho appena scritto una breve storia sui Cocai in quanto il chitarrista, Gigi Pandy, è mio cugino. Trovate su Progarchives, a breve, anche un'intervista che mi han chiesto di fargli. Ciao