Procession: Frontiera (1972)

procession frontiera 1972

Nato nella Torino operaia dei primi anni '70, il quintetto dei Procession approda per la prima volta in sala di registrazione nel 1972 per la Help, una label minore della RCA che aveva già scritturato gli Under 2000, Quella vecchia Locanda e Folkaldo (poi Franco Maria Giannini).

Indubbiamente dotati dal punto di vista tecnico e della compattezza collettiva, i cinque musicisti dimostrano anche di essere assai sensibili ai problemi sociali, imperniando il loro primo lavoro sulle tematiche dell'immigrazione e dell'integrazione: problema che tra l'altro, a Torino era parecchio sentito.

Nasce così "Frontiera", un disco che affonda la sua analisi nelle problematiche, nei dubbi e nelle lotte di coloro i quali, pur di assicurarsi una vita migliore, hanno dovuto per forza sradicarsi dalla loro terra e dal loro quotidiano.

Tuttavia, pur se venato di tali e nobili intenzioni, lo svolgimento musicale non riesce a restituire il pathos di una tema così drammatico, palesando una forte frammentarietà tra la narrazione lirica e groove strumentale.

procession frontieraDi fatto, questa separazione tra drammaticità concettuale e il suo contraltare musicale, fece si che "Frontiera" non si fosse collocato né tra le "canzoni migranti" più accessibili al grande pubblico, né tantomeno all'interno di quel filone più "militante", che fu più tardi patrimonio dei Napoli Centrale: una "sospensione" questa, sicuramente giustificata dal contesto creativo dell'epoca (siamo ancora ai tempi dell'"Underground"), ma che relegò impietosamente il disco all'anonimato.

In ogni caso, pur se inficiato da questa anomalia stilistica, occorre anche sottolineare che ciascuna delle due parti (narrativa e strumentale) è straordinariamente bene realizzata ed eseguita: non a caso i "Procession" hanno annoverato nelle loro fila non solo degli strumentisti di grande valore, ma sono anche riusciti a coinvolgerne altrettanti esterni (specie nel secondo album "Fiaba" del 1974, capolavoro del gruppo) che erano ben lieti di collaborare con una band così professionale.


frontiera processionIn "Frontiera" spiccano su tutti l'adamantina voce del cantante Gianfranco Gaza (futuro Arti e mestieri) dotata di un registro piuttosto alto, il chitarrista Marcello Capra che sciolti i Procession, collaborerà prima con Tito Schipa Jr e successivamente pubblicherà diversi albums acustici da solista e il chitarrista Roby Munciguerra divenuto un session man di chiara fama con al suo attivo importanti collaborazioni con artisti anni '60 quali Dino, Edoardo Vianello e Rita Pavone. I testi sono di Marina Comin, moglie dell'impresario Pino Tuccimei.

Parlando di musica, l'ellepì mescola ambienti acustici molto soavi a grandi galoppate hard-prog ("Solo I") spesso intercalate da variegati breaks ritmici che alla lunga, risultano anche un po' invadenti, se non proprio taglienti (es: "Un mondo di libertà").

procession frontiera 1972 aLa voce dal canto suo, pur nel rifiuto di melodie ovvie in puro stile prog, incede invece molto fluida e asciutta quasi a cozzare contro l'accompagnamento ("Ancora una notte", "Uomini e illusioni") e dando vita ad una situazione almeno in apparenza poco omogenea.

Forse insomma, sarebbe stato meglio utilizzare questo ambiente musicale per raccontare una fiaba piuttosto che un dramma sociale.

Di questo comunque se ne renderanno conto anche gli stessi "Procession" che dopo due anni di letargo discografico e un sostanzioso cambio di formazione, daranno alle stampe proprio un album chiamato "Fiaba": un piacevole gioiellino in cui tutte le pecche del disco d'esordio saranno corrette a vantaggio di una maggiore organicità.

6 commenti :

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Oh basta là.......perdindirindina.....qui non ci son commenti.

Album riascoltato giusto oggi. Questo è un onesto lavoro di rock italiano, ben suonato con delle buone idee. I procession a livello compositivo non sono tra i più grandi, e i testi li trovo in alcuni punti ingenui ed eccessivamente drammatici, ma sanno suonare veramente un buon rock. Merito delle due chitarre, addirittura spettacolari in alcuni assoli hard, del bravo batterista e della bella voce "tremante" di Gaza (una delle poke voci valide del nostro panorama prog dei 70).

Anke qui x me vale il discorso fatto sui rovescio della medaglia. All'epoca molti gruppi provarono a fare concept album senza averne le capacità. E questo è un pò quello ke penso dei Procession. Forse sarebbe stato meglio un album fatto solo da semplici canzoni.

Comunque sicuramente un gruppo ke sapeva suonare, e questo mi fa pensare a come fosse valida la scena rock di Torino nei primi anni 70 (arti e mestieri, dedalus, procession, circus 2000, ecc)......tutti gruppi ke sapevano il fatto loro........con un'ottima tecnica e buone idee compositive.

Ciao, alex 77

giody54 ha detto...

Hard prog ,grande album,come RDM ,OSAGE TRIBE,TEOREMI,Biglietto e company e secondo me il miglior gruppo torinese dell'epoca

Anonimo ha detto...

Ma cosa mi dite dell'introduzione della kitarra di SOLO; non assomiglia al grande Jimy?

Come fosse antani..

Anonimo ha detto...

Direi proprio di si.

con supercazzola prematurata a destra.

Cancer ha detto...

A dispetto dei prog-snob che non lo definiscono un capolavoro, questo disco è uno dei più belli degli anni 70, istintivo e fluido, con dei bei testi malinconici ed intimisti suggelati dalla grande voce di Gaza. Istinto e fluidità che mancano al secondo lavoro, Fiaba, che risulta più macchinoso e freddo, meno d'impatto rispetto al precedente, pur essendo anche esso un bel lavoro.