Jumbo: Dna (1972)

jumbo dna 1972Rabbioso e acido, "Dna" è uno degli album che secondo il grande collezionista Paolo Barotto, non deve assolutamente mancare a un appassionato di rock italiano e in questo senso non gli si può dare torto, anzi: per molti appassionati di Prog Italiano questo disco è un capolavoro assoluto nel suo genere.
La sua pubblicazione segue di circa 10 mesi quella del primo album Jumbo, le cui 1.000 copie andarono esaurite in breve tempo e la sua architettura sonora rappresentò il vero e proprio salto della band nel mondo del Progressive Italiano. Un cambiamento che il chitarrista Daniele Branchini racconta così al collega Giancarlo Passarella:
"Direi un cambiamento quasi naturale: del resto tra il primo ed il secondo lp passa quasi un anno. Il tempo trascorso insieme e l’intenso lavoro svolto da tutti i componenti del gruppo, crea le condizioni per conoscersi meglio. Intesa, fiducia e comprensione sono cose che hanno bisogno di tempo per poter maturare, concretizzandosi in un lavoro di gruppo sempre più affiatato."

"Dna" però è molto di più di un semplice passaggio dalla primigenia "forma canzone" allo strutturato lavoro di gruppo. Di fatto, nel nuovo disco vengono anche poste le basi per un discorso poetico molto particolare che sarà poi il marchio di fabbrica dei Jumbo.

jumbo dna 02I testi denunciano in maniera sfacciatamente esplicita i problemi più reconditi del sistema post fordista e per giunta con un linguaggio crudo e senza mezzi termini ("hai visto i cani sbranare i tuoi figli, hai visto il mondo strisciare sullo sterco"), amplificato mille volte nella sua drammaticità della graffiante voce di Alvaro Fella.
Sottolinea ancora Branchini: "Sicuramente una presa di coscienza (ancora oggi latitante). Raccontare liberamente quello che tutti già sanno ma che nessuno dice per convenienza, ipocrisia, sfruttamento.Denunciare, condannare e rifiutare tutto ciò".
Si da il caso che l'impatto iniziale con questo lavoro sia davvero devastante per l'epoca e la lunga "Suite per il signor K", mescoli il gelido sarcasmo di suoi testi con grandi vampate strumentali a matrice hard che a tratti ricordano i migliori Atomic Rooster o i Jethro Tull.

jumbo dna 03Le tastiere e le chitarre, grintosissime, svolgono magistralmente la loro funzione armonizzante supportate da una solida sezione ritmica. Le invenzioni armoniche sono interessanti e, anche se la matrice blues è ancora molto evidente, non sono poche le parentesi in cui la band adotta delle soluzioni inedite e in parte avanguardistiche.
Certamente, per essere considerato un capolavoro, "Dna" mancherebbe fino a questo punto di una produzione più accurata, specie in fase di mixaggio, ma considerati i tempi fulminanti della registrazione (una settimana) gli si può anche perdonare questa manchevolezza.
Le due ballate in apertura del lato B ("Miss Rand" e "E' brutto sentirsi vecchi") danno seguito alla prima facciata ma con quel minimo di ripetitività che fece preferire a molti estimatori il successivo e più fantasioso "Vietato ai minori di 18 anni?".
Tuttavia, davvero encomiabili saranno ancora i primi quattro minuti della conclusiva "Hai visto"
in cui le innegabili capacità del sestetto milanese ci restituiranno un'ottima parentesi di delicatezza acustica prima di sfociare in un finale in stile Genesis sottolineato come al solito dagli acidi concetti a firma del cantante -autore Alvaro Fella.
jumbo dna 04Capolavoro del prog Italiano quindi?
Personalmente ho qualche dubbio, anche considerato che molti lavori più significativi si sarebbero presentati in questo campo. Tuttavia è fuori di dubbio che, vista la data di pubblicazione e il riscontro ottenuto dalla band, si possa collocare "Dna" tra gli album più originali del '72, sia come linguaggio che come architettura sonora.
In esso c'è però ancora molto retaggio degli stili precedenti (blues in particolare), un uso ancora derivativo di certe soluzioni timbriche e una certa rozzezza nella produzione: particolari che fanno ben sperare nella band milanese, ma che lasciano ancora un senso di incompiutezza.
Non a caso, tra chi preferisce quest'album e chi predilige il successivo, è acceso ancora oggi un vivo e serrato dibattito.

26 commenti :

...qualcuno ha detto...

COMMENTI ALLA PRIMA EDIZIONE:

Gianni Lucini
Essendo novarese, per rivalità storica non posso "adorare" un vercellese come Jumbo Fella... Scherzo naturalmente! Credo che il difetto dei Jumbo di quel periodo sia stata la loro difficoltà a scegliere una strada sola. Il progetto però mantiene una sua validità nel tempo come hanno dimostrato le diverse riunioni della banda nel corso degli anni
21 febbraio 2008 12.16

Marc
Ciao John, complimenti per questo sito interessantissimo, da quando lo visito la mia discografia progressive è cresciuta a dismisura.
Considero i Jumbo un gruppo straordinario, e, dal mio punto di vista di ignorante musicale, la voce di Fella è un plus, anche se ai primi ascolti la trovavo irritante!!! Noto che non hai ancora commentato il loro capolavoro del '73, "Vietato ai minori di 18 anni?", comunque spezzo più di una lancia a loro favore: nella mia ipotetica classifica dei 10 migliori album prog del '72 "DNA" può tranquillamente occupare il quinto/quarto posto (sotto il trentesimo mi pare mooolto riduttivo) Il resto lo posterò con calma, appena avrò le idee più chiare sulla scena e mi sarò acculturato maggiormente sui gruppi minori.
Grazie ancora del bellissimo sito,
Marco
1 aprile 2009 19.59

taz ha detto...

Difficile trovare un difetto ad un disco che adoro...io li trovo straordinari e DNA uno dei migliori dischi dell'epoca...La suite iniziale è veramente "spessa"...divento pazzo per Miss Rand...Bianchini suona veramente bene e la voce di Fella la trovo tra le migliori, mi piace meno Vietato ai minori, lo trovo meno musicale e la voce mi da un pochino fastidio...per tanti, come dice JJ, è considerato il salto di qualità del gruppo...per me solo a livello di testi...ciao

Anonimo ha detto...

Bè "Vietato" x me è superiore, però bisogna ammettere ke la lunga suite iniziale di quest'album è veramente bella.......forse in alcuni punti rikiama troppo i Jethro Tull.......ma la voce del Fella aiuta il gruppo a dare un tocco di originalità alla musica......insomma è il marchio di fabbrica JUMBO.......e poi trovo molto bravo (ed in alcuni punti anke originale) il chitarrista.......

Ascoltando il Fella sembra proprio di ascoltare la voce del fratello alcolizzato, disperato, disgregato, allucinato, e visionario di Francesco Di Giacomo......non so (anke a livello internazionale) se ci fosse all'epoca una voce simile alla sua......

Merito al Fella ed ai Jumbo

alex 77

JJ ha detto...

Come vocalità,la prima cosa che mi viene in mente è il Joe Cocker di Woodstock.
E a questo punto Fella scompare.

Anonimo ha detto...

Umh, mah non saprei. Il Fella mi sembra canti in maniera più folle, più incazzata di Cocker. Sembra un disperato ke sta per compiere un omicidio. Non so se mi spiego. E come voce in se non mi sembra tanto inferiore, anzi......la sua è una voce roca e potente, una delle poche del ns. panorama.

alex 77

JJ JOHN ha detto...

No, dicevo: a scala internazionale ce ne sono a milioni come Fella a partire da Cocker e i suoi predecessori.
Cmq ora che mi viene in mente: anche il nostro amico Jimmy Spitaleri aveva una vulcanità non indifferente.
Ti ricordi la sua interpretazione in "Spacciatore di droga"?

Anonimo ha detto...

Spitaleri è un altro grande del ns. prog. Inferno lo trovo un altro piccolo ns. capolavoro........l'unica pecca secondo me dell'album sono le tastiere, ke oggi risultano datate, sono invecchiate male (opinione personalissima).

Però il gruppo non si discute ed il tastierista al piano dimostra di essere uno dei migliori del ns. panorama musicale dei 70.

E' bello vedere ke qualke protagonista del periodo d'oro del rock italiano passa di qua di tanto in tanto e rilascia qualke post, si ha la possibilità così di interagire con loro in prima persona.

alex 77

Anonimo ha detto...

Comunque alla fine dei conti delle belle voci ci sono state anke nel rock prog italiano. Sorrenti, Spitaleri, il cantante dei Museo, Silvana Alliotta, Fella, Carelli, ecc. oltre ai più famosi Di Giacomo e Stratos....

alex 77

P.S. Segnalo un album ascoltato da poco ke trovo decisamente un bell'album: MAURO PAGANI con l'album omonimo del 1978. SPETTACOLARE.....centra poco qui nel post dei Jumbo, ma è un disco ke mi ha folgorato. Voi ke ne dite?
Magari non è molto prog ma mi piacerebbe leggere un tuo articolo JJ su questa pietra miliare del nostro folk-rock-prog.....


alex 77

Jj JOHN ha detto...

Nella sezione "Classifiche e sondaggi" hai notato che c'è un referendum sulle voci italiane del Prog?
-
L'album di Pagani è quello di "Europa minor" vero?
Era grandioso e molto avanti coi tempi: decisamente post-progressivo.

Anonimo ha detto...

Si è proprio quello. Un grande album in cui Pagani mostra tutta la sua abilità e sensibilità musicale. Dovrebbe essere altrettanto bello ed interessante l'album fatto a norme CARNASCIALIA, con Stratos e alcuni componenti del Canzoniere del lazio, altra band di cui si parla bene in giro, ma della quale io fatico a trovare i loro album più prog in giro.........alcuni prodotti dalla CRAMPS sotto la supervisione di quel geniaccio di TOFANI.

alex 77

Anonimo ha detto...

diciamo soolo che pero un anno dopo sarebbe apparso sulla scena prog demetrio stratod e li davvero fella scompare!!
ciao francesco

Anonimo ha detto...

Qualunque gruppo rock italiano anni 70 scompare d'innanzi agli Area di Stratos & Co.

Forse l'unico vero gruppo nostrano ke poteva e può competere a livello internazionale con i MOSTRI sacri.

Simon House ha detto...

Gli Area in effetti sono tra i pochi gruppi di statura internazionale però i Jumbo sono un gruppo da riscoprire assolutamente e non solo per la rarità dei loro dischi.
DNA è il mio preferito di poco superiore all'esordio e a VM 18 anni.

fmasta56 ha detto...

Grazie a questo SPLENDIDO SPLENDENTE universo musicale, l'ho comprato (insieme a tanti altri che, assolutamente, pur avendo vissuto in prima persona quegli anni ruggenti, non conoscevo: RDM, RRR, Locande delle Fate, Quella vecchia locanda...solo per citarne alcuni!) e lo sto ascoltando (in cuffia, data l'ora). La voce è graffiante e "fuori dal coro" ma assolutamente apprezzabile: confermo che non deve mancare nella collezione di qualsiasi appassionato del genere!

U G O ha detto...

...NON TI IMPORTAVA DI FARE IL CRETINO PUR DI SALIRE IL FAMOSO GRADINO NON HAI PENSATO NEPPURE ALL'AMORE TUTTO IL TUO TEMPO LO HAI SPESO IN DOVERE..MMMMHH....SIGNORI X ME QUESTO è IL IL DISCO DA 10 E LODE SENZA DUBBI PERFETTO EQUILIBRIO TRA MUSICA E TESTI!IL FLAUTO è TROPPO DA JETHRO TULL E PERCHè QUELLO DEGLI OSANNA NELL'UOMO PURE MA RESTANO DUE MONSTER ALBUM DEI 70'S.MEDITATE GENTE MEDITATE,IL SOLITO UGO

ugo ha detto...

secondo te john se dovessimo fare un sondaggio su quale album abbia i testi migliori e per tali intendo un connubio equilibrato tra la politica e il privato io sceglierei questo.be forse dirai tu qui siamo di fronte a testi intimisti che di politico hanno poco o nulla?
insomma i gruppi "politicizzati" erano ben altri gli AREA in testa per carità!a te l'ardua risposta ugo.
si potrebbe pure premiare la conzone col testo più bello(tralasciando la parte musicale).

JJ Jumbo ha detto...

Bella questa cosa dei testi.
Io preferivo quelli del Banco: progressivi e di classe, internazionalisti ma mediterranei, colti ma comunicativi...
Verso il 76 ho venerato Gianfranco Manfredi, ma quella è un'altra storia.
Jumbo va bene, ma mi sembravano troppo arteriosclerotici, rabbiosi, angoscianti.
D'accordo: era questo il loro bello, ma per quanto mi riguarda, aggiungevano angoscie a quella che avevo già dentro per conto mio.

ugo ha detto...

angoscianti ma veri forse anche troppo!poi erano pure lombardi come te dunque da me diremmo PAISà ossia del posto.
condivido la scelta sul banco testi colti e raffinati anche piu di quelli della pfm mentre le orme a parte felona e sorona che ti trasporta in un mondo magico li trovo alquanto pietosi in alcuni testi.
però pure gli OSANNA de L'UOMO non erano affatto banali per non parlare del BIGLIETTO X L'INFERNO direi attuali.
insomma il PROG ITALIANO è stato magico perchè oltre ad essere lo specchio di quei tempi così travagliati ma pure romantici(oggi son solo angoscianti ma senza alcuna poesia)e poetici.un patrimonio culturale che resterà per sempre dentro di noi e nella storia della musica italiana!
prog lives forever!

JJ Jumbo ha detto...

Dimenticavo.
Mauro La Luce (autore dei testi dell'eccellente Delirium 3)e Piero De Rossi i cui appunti furono l'ossatura di Terra in Bocca.

Poi: Enzo Capuano e Francesco Currà, straordinariamente realisti, e James Senese per Napoli Centrale. Non so se abbia scritto lui i testi, ma "Campagna" è una delle liriche più belle del suo tempo storico.

Finardi viene dopo ma, insieme a Manfredi, fu il più comunicativo tra i cantautori figli del prog, e... il mio testo più bello in assoluto: "Canto nomade per un prigioniero politico".

Evito di dirvi che a me piacevano anche i testi squinternati dei primi Alluminogeni, altrimenti mi prendete per un visionario.

Marco Verpelli ha detto...

Se ti fidi di Wikipedia i testi sono di Franco Del Prete che ha una una carriera come paroliere

JJ Franco ha detto...

Certo: no James ma Franco Del Prete. Mi scuso per il quibus ma qui a Milano fanno 40° da tre settimane e mi si sta sublimando il cervello.
Aggiungo: al pari di "Campagna" anche "A gente a Bucciano" era un capolavoro di consapevolezza.

Marco Verpelli ha detto...

Per "quibus" chiedi scusa al correttore automatico, oppure è un utilizzo del termine che mi è completamente sconosciuto.

Scusa per la pedanteria.

Anonimo ha detto...

Correggo. Ieri a mezzogiorno qui facevano 42° al sole. Per cui va bene anche il "quibus".

roberto ha detto...

Certo che questo album è una bomba!

ugo ha detto...

mi son sempre chiesto chi sarà il vecchietto o la vecchina sulla foto della copertina?

foremanzo ha detto...

Lato A da incorniciare: grande carica, testo esplicitamente crudo, voce graffiante e comparto musicale solidissimo. Nel lato B si comincia benissimo con la splendida Miss Rand, poi l'album cala leggermente d'intensità, riprendendosi solo nel finale.
Bravo Alvaro Fella, anche ai giorni nostri.