Esagono: Vicolo (1976)

esagono vicolo 1976Il quartetto torinese degli Esagono prende vita nel 1975 da un'idea del bassista jazz Marco Gallesi, con l'ex Errata Corrige Marco Cimino (tastiere, flauto), il batterista Giorgio Diaferia e e un secondo tastierista, Aldo Rindone.

Stando alla pagina ufficiale del gruppo, la band nacque “dall'insano progetto di mettere insieme jazzisti contaminati dal rock e musicisti usciti dal conservatorio, senza la benda sugli occhi e la cera nelle orecchie” e stando ai risultati e alla stima ottenuta persino a livello internazionale, la scommessa si rivelò vincente al punto che nel loro primo periodo di attività dal vivo fecero da spalla nientemeno che a Dizzy Gillespie e ai fratelli Brecker.

Il loro primo album “Vicolo” esce nel 1976 per la piccola discografica torinese MU (catalogo UM 101) e per l’occasione il nucleo-base si circondò di alcuni collaboratori di prestigio provenienti dai concittadini Arti e Mestieri -Arturo Vitale, Giovanni Vigliar e Gigi Venegoni, reduci da “Giro di Valzer per domani” -, più il flautista Claudio Montafia e l'oboista Gianni Cinti, proseguendo così quella tradizione jazz-fusion inaugurata in Italia dal Perigeo e proseguita da numerosi altri gruppi tra cui Dedalus, Etna, Libra, Nova e gli stessi Arti e Mestieri.

Purtroppo, malgrado lo straordinario livello tecnico dei musicisti, la valenza delle composizioni e nondimeno la sua esaustiva durata (quasi 50 minuti), il disco passò inosservato, complice anche una distribuzione pigra e limitata. Per questo, il vinile originale è a tutt’oggi molto ricercato e non solo per il suo valore collezionistico, ma specialmente per il suo contenuto musicale particolare e coinvolgente che riuscì ad ammaliare sia i cultori del jazz che gli appassionati di prog.

Non a caso è davvero difficile se non impossibile imbattersi in una recensione biasimevole e il trend critico è normalmente assimilabile a queste parole di Donato Zoppo che riportiamo dal sito “movimenti prog”:

Le sessions di registrazione erano all’insegna della massima apertura: Venegoni sedeva al banco di produzione e spesso entravano in studio il percussionista Marco Astarita (poi con Venegoni), gli ottimi Arturo Vitale, fiatista/vibrafonista, e Giovanni Vigliar, violinista, entrambi dalle file degli A&M.
Era un periodo di grande energia ed entusiasmo, soprattutto per la sperimentazione che avveniva su nuovi strumenti come i synths più all’avanguardia. [...] “Vicolo” è un lavoro che brilla per la verve, la fantasia ed il colore sgargiante


A scala internazionale c’è poi addirittura chi ha rischiato l’esagerazione reputando “the bassist a monster, the flutes are heavenly and the keyboard solos out of this world. (Progarchives)
Forse però, sarebbe meglio limitarsi al salomonico giudizio di Riccardo Storti che parla di “un disco ineccepibile [...] con un appeal differente dai soliti dischi della temperie torinese. [...] Vengono inanellate tutta una serie di perle a metà tra jazz-rock, fusion ricca di sintetizzatori e melodie orientaleggianti capaci di rendere oltremodo gradevole il disco, anche ai non avvezzi al genere.”

Malgrado il melange decisamente inedito per l’Italia però, qualche appassionato di jazz non ha potuto esimersi dal cogliere alcuni precisi riferimenti che ne disperdono un po’ di originalità.
Io dubito che gli Esagono conoscessero Michal Urbaniak, ma ascoltando le prime note di “Five to four”, la somiglianza con la etno-fusion del violinista polacco è impressionante (e detto per inciso, diventerà addirittura imbarazzante in “Anaconda”, inclusa nel successivo Lp di inediti “Esagono 2”), complice soprattutto il medesimo utilizzo del violino elettrificato e degli stessi schemi compositivi.

Comunque, già dal secondo brano la figura di Urbaniak si allontana, lasciando il posto a un retrogusto di Weather Report le cui influenze sono più che apprezzabili in “Serpente piumato” e davvero lampanti in certi momenti di “Diatomea”.
Ci si metta poi qualcosa del Perigeo e degli Arti e Mestieri con cui alcuni componenti degli Esagono avrebbero proseguito la loro carriera e gli ingredienti ci sono proprio tutti.

Assonanze a parte comunque, l'evidenza storica è chiara: il Prog c’è, sempre, ma è evidente che si stia tramutando: i grandi e continui patterns di piano Fender sono ormai i protagonisti assoluti dello spettro sonoro, i Synth (Arp 2600, Odissey e Minimoog) cessano di essere suonati così come avrebbe fatto Bach se fosse stato vivo e i fiati si liberano da quel “ruolo a se” di derivazione Underground, compenetrandosi nella struttura armonica con tanto di solismi e raddoppi.

Il groove, da selvaggio e polidimensionale diventa levigato e compatto e le peripezie del Prog cedono il posto alla tecnica del “call and answer” inaugurata dal Rag e consacrata dal Be Bop.
Nel caso degli Esagono poi, uno spiccato gusto contaminatorio fa si che la musica diventi in tutto e per tutto una luminosa fusion e - ribadisco - suonata straordinariamente bene come si evince sin particolare dalla rappresentativa “Araba fenice”.

Disco testimoniale dunque, che ben testimonia la nobiltà musicale di un collettivo che proseguirà con varie vicissitudini sino al 2000 e che personalmente, ritengo imprescindibile dal vivo.

5 commenti :

Anonimo ha detto...

Hi JJ
You are a great vision about progressive rock and I'm curious about your opinion of many other albums from other countrys; it's impossible think about is ?

JJ John ha detto...

Hi dear brother.
Thank you very much for your interest and let me say I'm so glad about it.

Classic Rock will always remain focused on italian progressive but, if you like, write to me privately so we can talk about some other worldwide prog albums.

In this case, do please always remember that my english is getting poorer every day.

Abbraccio
JJ

atlantropa ha detto...

Per la verità Five to Four è sostanzialmente lo stesso pezzo che compare su Quinto Stato degli A+M con il titolo di "Vicolo" - sarà un caso?...

J.J. JOHN ha detto...

No: credo sia un caso di "esportazione".

atlantropa ha detto...

Riascoltavo oggi questo disco così sono passato a rileggere la recensione, e... beh, per farla breve nel mio precedente commento c'è un errore: le due tracce omologhe di Vicolo degli Esagono e Quinto Stato degli A+M si chiamano entrambe "Vicolo" - a parte le sonorità, le uniche differenze sostanziali sono le misure delle battute iniziali di ogni giro, semplificate a 4/4 nel disco degli A+M, gli accenti del bridge e le note della chiusura del tema.

In attesa che qualcuno un giorno mi spieghi cosa capitò a Furio Chirico nel periodo di Quinto Stato, mi limito a concordare sia su Urbaniak - ma qui la mia conoscenza si limita a Fusion III, '75; e devo dire che Tilt, '74, respira le stesse atmosfere - sia sul discorso dell'esportazione - insomma, basta andare a controllare nomi e cognomi dei componenti delle due band...

Ciao, Rocco.