Area: 1978 gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano! (1978)
Il 1977 rappresentò per gli Area un'intensa verifica di cinque lunghi anni di carriera con la release del loro primo album antologico “Anto/logicamente” ed un’omonima tournee iniziata il 29/4/1977 al Teatro Uomo di Milano e proseguita per tutta l’estate.
Tuttavia, malgrado il successo collettivo e i numerosi riconoscimenti individuali, il clima incandescente instauratosi dopo il disastro del Parco Lambro ’76 e la nascita di nuovi attriti artistici nel quintetto, vi provocarono almeno due cambiamenti notevoli: la dipartita di Tofani, desideroso di un nuovo appiglio spirituale e di nuove musicalità e l’abbandono della storica discografica Cramps a vantaggio della Ascolto di Caterina Caselli.
Gli Area perdevano quindi da un lato, il loro geniale malipolatore elettronico e dall’altro, la fraterna collaborazione di Gianni Sassi e, anche se il solo Demetrio continuò a lavorare da solista con la Cramps. Il marchio “Area” però, faceva ormai parte di una nuova scuderia.
Il nuovo ingaggio venne comunque soppesato e accettato con molta attenzione: al quartetto sarebbe stata garantita non solo la massima libertà espressiva ma finalmente, anche una buona retribuzione.
Per contro, il gruppo dovette rapidamente imparare a gestirsi quasi totalmente da solo: musiche, testi e concept e per facilitare questo compito, si avvalse dello scrittore situazionista Gianni Emilio Simonetti, che aveva già ai suoi tempi collaborato con Sassi ed era assistente di Demetrio nelle sue ricerche vocali.
Arriva così il nuovo disco: “1978; gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!”, registrato da Allan Goldberg agli Sciascia Sound di Milano, che si rivelò allo stesso tempo l’apertura di una nuova fase artistica e pochi mesi dopo, un inatteso canto del cigno.
Il 30 marzo del 1979 venne diagnosticata a Stratos un'aplasia midollare (o "talassemia mediterranea" come riferirono ai tempi alcuni media).
Il 2 aprile venne ricoverato al Policlinico di Milano ma, vista l'impossibilità di curarlo, fu trasferito al Memorial Hospital di New York dove morì il 13 giugno, poco prima di quello che avrebbe dovuto essere l'intervento risolutore.
A nulla valse il concerto all’Arena di Milano (14/6/79) organizzato da Gianni Sassi per raccogliere fondi per l’operazione.
L’ultima fatica degli Area però, non è da leggersi con spirito malinconico, anzi: “Gli Dei se ne vanno...” fu l’ennesima dimostrazione che anche senza Sassi, la band fu perfettamente in grado di produrre brani di enorme consapevolezza sociale e musicalmente al passo con i tempi.
Sin dal suo titolo degno di un classico della letteraura, l’album rifletteva perfettamente la storia degli ultimi 10 anni: è vero che il ’68 non aveva mantenuto le sue promesse aprendo l’epopea dell’individualismo ma, anziche disilludersi sul potere delle rivoluzioni, rinnegarne la forza critica e rifugiarsi nell’establishment, occorreva immediatamente trovare una nuova linfa propulsiva attraverso l’impegno e la militanza.
Ecco che allora il disco ci offre una splendida serie di soggettività dense di umanità ed energia.
Si parla di Shànfara, poeta e fuorilegge dell’Arabia pagana che si muove in mezzo agli sciacalli delle sabbie (“Il bandito del deserto”); della parricida Violette Noziere che i surrealisti elevarono a simbolo dell’antiautoritarismo familiare (“Hommage a Violette Nozieres”); delle pletore di spettatori ingabbiati dalle centinaia di Festival popolari non capendo che “non serve desiderare uno spazio immaginario, ma occorre essere spettatori di se stessi” (“Festa farina e forca”).
Infine, svettano come icebergs le suggestive atmosfere di “Acrostico in memoria di Laio” e soprattutto della struggente e conclusiva “Vodka Cola”.
“Acrostico” fu la dimostrazione che l’ironia aveva preso il posto della proverbiale aggessività degli Area, liberandosi così dai rigidi intellettualismi in cui si stava asserragliando la post-controcultura: “una generazione di sconfitti che ha dato i suoi figli in pasto alle belve”. (Fariselli)
“Vodka Cola”, tratta dall’omonimo libro di Charles Lewinson, fu invece probabilmente la canzone più moderna dell’album: “una struttura musicale in bilico tra ironia e divertissement, cui fa da controcanto un’idea concettuale che precorre gli attualissimi temi della globalizzazione” (cfr. Domenico Coduto :”Il libro degli Area”, Auditorium, Milano, 2005).
Di fatto, è davvero incredibile pensare come nel 1978 un artista rock potesse essere così lungimirante rispetto a certi segnali d’allarme:
1) le banche dell’area liberale hanno filiali nei paesi comunisti. 2) I paesi comunisti affittano i loro lavoratori a bassissimi salari e senza diritto di sciopero alle multinazionali. 3) L'economia liberalcapitalista sorregge quella socialcomunista con un flusso continuo di credito agevolato.
Tutto ciò nel '78... vi rendete conto?
A quel punto gli Area non solo dissero: “noi non berremo questo cocktail”, ma reagirono con decisione avviando un percorso artistico totalmente rinnovato: jazz, apparizioni televisive e un più libero sviluppo delle proprie personalità individuali a partire dalle singole progettualità.
Poi, la storia ce li ha portati via.
Quel 13 giugno del ’79 in un certo senso me lo aspettavo.
Sapevamo tutti che Demetrio stava male ma, si sa, certi personaggi sono immortali.
Mi diede la notizia un amico la mattina di giovedì 14.
Piansi molto e quella sera, non so perché, non andai all’Arena Civica.
AREA - Discografia 1973 - 1978:
1973: ARBEIT MACHT FREI
1974: CAUTION
1975: CRAC
1975: ARE(A)ZIONE
1976: MALEDETTI
1978: GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO
14 commenti:
Recensione commovente per un disco secondo me molto sottovalutato.
Gli Area avevano capito a cosa stavamo per andare incontro e ci avevano avvertito:peccato che sia andata come è andata.
nemmeno io sono andata all'arena. ho avuto l'impressione che di demetrio non gliene fregasse un cazzo a nessuno e poi avevo già vissuto il lambro e di funerali ne avevo già abbastanza. meglio era rimboccarsi le maniche e continuare a lottare,proprio come avevano detto i nostri compagni degli area. ho conosciuto questo blog da poco ma lo trovo straordinario. grazie john per il tuo impegno e per la tua grande onestà storica. rosa
Secondo me questo è un altro grande disco AREA, magari leggermente inferiore ai primi 4, ma comunque un album notevole. Pieno di idee musicali, è anke un album più ironico rispetto ai precedenti.
Son grandi anke nei pezzi più semplici come "hommage a violette....", semplicemente splendida anke se orekkiabile.
Pur senza quel geniaccio di Tofani, confezionano comunque un lavoro valido, superiore a tanti lavori fatti dai loro colleghi musicisti nello stesso periodo.
Sempre al passo con i tempi, credo ke sarebbero riusciti a proporre dischi interessanti anke negli anni 80....
alex77
Sicuramente più coerenti loro,malgrado i tempi che stavan per cambiare, che altri come PFM e BANCO che si sono buttati subito sul commerciale,confezionando lavori puliti e precisi ma poveri di sostanza...Demetrio mai troppo compianto,comunque.
Daccordo con te URSUS, gli Area di tutti i gruppi rock italiani nati all'inizio degli anni 70 son stati i più coerenti nel 1978. Banco PFM avevan già alzato bandiera bianca da un pò di anni e tra l'altro nel 1978 brancolavano nel buio, forse in crisi, visto la fine del progressive, non sapendo bene ke strada prendere. Gli Area invece son riusciti a sopravvivere alla fine del prog...per questo penso ke sarebbero riusciti a trasformarsi e a proporre dei bei lavori anke negli anni 80.....non è facile trasformarsi e avere idee al passo con i tempi.....solo i grandissimi ce la fanno....e gli Area erano/sono un grandissimo gruppo....alex77
Difficile dire cosa avrebbero potuto dare gli Area negli anni 80. Così come Hendrix nei '70.
Certo è che, a differenza di molti contemporanei, hanno dimostrato con "Gli Dei" che le loro capacità analitiche e comunicative erano ancora acute e vitali.
Per questo il loro ultimo lavoro non va assolutamente sottovalutato, anzi: è stato il punto d'inizio di una nuova presa di coscienza che li avrebbe sicuramente portati ad oltrepassare con intelligenza e propositività anche quei fottuti "anni di plastica".
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Un abbraccio particolare a Rosa.
sono d'accordo con John anche se l'evoluzione successiva dimostra che il gruppo senza Demetrio non è all'altezza delle aspettative. Insomma nel bene e nel male Demetrio era l'innovazione. Gli altri erano "soltanto" splendidi musicisti. Il valore dell'insieme muore con Demetrio
Mah, secondo me anke la defezione di Tofani si è fatta sentire in lavori come TIC TAC.
Per me i veri genietti negli Area erano Tofani e Stratos....troppo bravo Paolo con le sue chitarre filtrate e manipolate dal synth....
Certo è, ke quando parlo del fatto ke secondo me gli Area avrebbero continuato a sfornare bei lavori anke negli anni 80, intendo dire gli Area al completo....o comunque con Stratos presente.....
Gli Area di TIC & TAC son lontani dai tempi migliori....ma forse in quel lavoro è anke pesata la prematura scomparsa di Stratos....
alex77
Purtroppo arrivo in ritardo a commentare questa scheda perchè ho scoperto il blog solo da poco; però ci tengo a dire due cose su questo album: la prima è che vidi il concerto con il quale il gruppo presentò il disco ed è stato uno dei concerti che non ti dimentichi più con una versione di Festa farina e forca e vodka cola semplicemente da paura; la seconda cosa è che questo disco a distanza di anni continua, secondo me, a trasmettere emozioni a livelli che molte altre produzioni, italiane e non, anche successive non potranno mai fare
Quest'album l'ho ascoltato solo una volta, poco tempo fa e non mi è dispiaciuto....devo riascoltarlo ovviamente meglio e se non sbaglio quest'album è l'album che piace di più ad uno degli elementi degli Area.....forse il tastierista......
Buona domenica e sto ascoltando fotoricordo di Jannacci!
Bellissimo Fotoricordo! Uno dei lavori migliori di Enzo con "Quelli che...".
"Io e te", "La Poiana" e "Natalia" sono le mie preferite.
Curiosamente la canzone "Fotoricordo... il mare" è invece inclusa nel successivo "Ci vuole orecchio".
Chissà perchè.
Che dire?...a lato di quello che hai detto tu JJ?....con la dipartita di Demetrio questo disco assume un sapore diverso, ma come dici tu non è un disco triste...la tecnologia senza chiudere gli occhi ha dato l'immortalità a tutti quegli artisti che non hanno avuto la fortuna di altri di arrivare fin ai tempi nostri....un'altro grande disco, che contiene uno dei brani preferiti da mio figlio(9 anni...adora Demetrio) Hommage à Violette Nozières, siamo negli anni '78 (e come cantava un Alan Sorrenti ormai preda dei fumi leggeri del pop: Tutti sono morti ora/ tutti sono più vecchi/ ma noi siamo ancora insieme nell'aria....) ecco "loro" sono ancora qui...come dici tu il tempo c'è li ha portati via ma "loro" non avranno mai date e scadenze da rispettare e noi continueremo ad ascoltarli....ciao
Il disco è ben scritto e ottimamente suonato, formalmente inappuntabile e brillantemente contestualizzato al periodo. Ciò che gli manca è sì il lato più sperimentale/tortuoso, ma oserei dire ancor più quello “elettrico”, del defezionario Tofani. La chitarra manca più del previsto, e le sue sparute apparizioni in versione acustica di Tavolazzi rende un risultato quasi versione “unplugged” degli Area. Vista la concorrenza del periodo, comunque, tutto grasso che cola...con i picchi elevatissimi del “Bandito del deserto” e del mitico “Acrostico...”, che quasi ripropone con nuova veste il recitato ironico della Mela di Odessa...! E un Demetrio ai massimi livelli espressivi (incredibili le caratterizzazioni strumentali in Return from Workuta!). Credo avrebbero potuto proseguire negli anni’80 in versione strumentale, ma in Tic&Tac l’ispirazione era svanita in favore di una fusion “da sala d’attesa” (eheh) e il risultato non ha favorito il prosieguo dell'avventura.
p.s. si ipotizza velatamente che la recente reunion live del redivivo trio possa sfociare in qualcosa di più...sarei curioso di sentire, a distanza di tanto tempo, che risultato darebbero le nuove influenze maturate negli anni (spec. quelle orientali di Tofani). Dal vivo ripropongono Megalopoli e Implosion, buon segno...
Se Demetrio fosse sopravvissuto, certamente, chissà quali magie e quali indicazioni avrebbero potuto darci gli Area. Così se fossero ancora vivi Miles, Hendrix, Zappa, Tenco, Primo Moroni, Pasolini, De Andrè.
Io di Patrizio mi fido ciecamente e andrò a vederli dal vivo. Non so se però saprò resistere all'assenza di Demetrio e soprattutto alla mancanza del mio amico Giulio.
Non so se mi troverò bene. Anzi, probabilmente mi scapperà qualche lacrima. Cercate di capirmi.
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