Delirium: Dolce acqua (1971)

Delirium Dolce Acqua 1971Centocinquantamila lire (sue giù 80 euro). Questo fu il costo che, alla fine degli anni '60, il giovane Ivano Fossati dovette sostenere per dotarsi di una chitarra elettrica e di un amplificatore semiprofessionali comprati da "Ramella" in Via San Luca a Genova.

Fu probabilmente con quella attrezzatura che si presentò al "Christie's" e si unì alla band dei "Sagittari" dopo una breve esperienza con i Garybaldi.

I "Sagittari" erano un gruppo anomalo: con il loro nome originale giravano le balere di tutta Italia e con quello di "Delirium" portavano avanti un discorso rock che si concretizzò commercialmente nel 1971 con un contratto per la Fonit-Cetra ed un 45 giri di successo ("Canto di Osanna", scritto dallo stesso Fossati).

Da lì a poco arrivò anche il primo album "Dolce Acqua".

ivano fossatiCome per tutti i lavori dell'epoca, anche quello dei Delirium era cervellotico e complesso: "tutto ciò che poteva essere semplice veniva complicato sulla falsariga dei King Crimson" (cit. Fossati).
Vero. verissimo.

In ogni caso il quintetto genovese, formato in maggioranza da grandi appassionati di Jazz, riuscì magicamente a tradurre la propria ingenuità giovanile in un lavoro straordinariamente organico e comunicativo sospeso tra rock, jazz e diversi espedienti sonori.

"Dolce Acqua" si presentò di fatto come la risultante musicale di un gruppo solidissimo e coeso: ogni carenza strumentale veniva perfettamente bilanciata dall'entusiasmo collettivo. Ogni singola intuizione, pare venisse discussa e sviluppata collegialmente col risultato di vedere premiate tutte le singole personalità artistiche presenti.

Qualunque trucco utilizzato (dal "Leslie" autocostruito con le scatole delle lavatrici agli anellini di metallo montati sulle corde della chitarra in modo da ottenere il suono del Sitar) veniva esaminato in comune e inserito nelle composizioni nella migliore maniera possibile.

Delirium Dolce Acqua 03Risultato? Un album eccellente per sonorità, conflittualità ed in parte per innovazione.

Su quest'ultimo punto occore però precisare che, anche lo stesso Fossati nel suo libro "Di acqua e di respiro" (Arcana Editrice, 2005) ammise una qualche somiglianza con "John Barleycorne" dei Traffic, ma poco importò allora perché un sound del genere, nell'Italia del 1971, non si era mai sentito.

L'incisione del disco è pressocchè perfetta: gli strumenti sono tutti chiari e bilanciati, ottima la dinamica e tutte le frequenze sono proporzionate ben distinte.

La trama musicale non esclude alcun aspetto della band: dall'onnipresente flauto di Fossati (con una voce impostata ma ancora pastosamente di gola) alla vulcanica batteria di Peppino Di Santo. In più, emergono gli ampi ed importanti interventi della chitarra di Mimmo Di Martino.
Fluido ma più discreto il basso di Marcello Reale e ancora lontane la tastiere di Ettore Vigo, quasi a voler sottolineare l'aristocrazia dell'intero sound.

Delirium Dolce Acqua 04All'ascolto l'album appare talmente omogeneo da non porre in particolare evidenza alcuno dei brani in scaletta. Per 45 giri promozionale, chissà perchè, vennero scelti la soave ballata "Dolce Acqua" e l'orecchiabile "Favola o storia del lago di Kriss" in cui si narra di un lago che voleva rompere i suoi argini per conoscere il mondo circostante.

Un anno dopo "Dolce Acqua, è la volta del "boom" planetario di "Jesahel" (1972) successo che , stranamente, mina alle fondamenta la coesione della band anzichè rinforzarla.

Per ironia della sorte quel trionfo (due milioni di copie vendute) spinse Fossati ad abbandonare il gruppo (diventato sempre più desideroso di ripetere quel successo a scapito della qualità) lasciando il gruppo a maturare un nuovo sound che non avrebbe mancato di riservare bellissime sorprese.

ARTICOLI CORRELATI

1972 - Lo scemo e il villaggio

1974 - Delirium 3. Viaggio tra gli arcipelaghi del tempo


16 commenti:

V i k k ha detto...

cosa, cosa, cosa!?!?!

"anellini di metallo montati sulle corde della chitarra in modo da ottenere il suono del Sitar"

voglio farlo anch'io cazzo!

JJ JOHN ha detto...

Io ci avevo provato, ma non mi è uscito proprio il suono del Sitar...
-
Tieni conto che, prima del boom dei sintetizzatori, i musicisti facevano cose turche personalizzare il proprio sound!
Ci sarebbe da fare un libro solo su quello.
-
Anzi, qualcuno conosce qualche aneddoto in proposito?

Gianni Lucini ha detto...

Il progetto è interessante e all'epoca mi aveva entusiasmato. Oggi lo "sento" inesorabilmente datato e dei Delirium ho recuperato lo splendido "Lo scemo e il villaggio", ingiustamente trascurato forse per l'assenza di Fossati.

V i k k ha detto...

John io avevo letto che i Litfiba avevano usato una chitarra con il manico "scavato" all'altezza dei tasti, ma non mi ricordo bene per cosa

V i k k ha detto...

PS bhe' io nel mio piccolo montavo sulla chitarra corde jazz 0,53 con accordatura di due toni sotto per avere un suono piuttosto granitico :P

JJ JOHN ha detto...

In effetti suona proprio datato. Gianni, lo sai che non è niente male anche Delirium III ???
-
NN so Vikk x i Lifiba... così a logica, per dare un lieve "portamento" alle nota...
Quella delle corde e dell'accordatura sotto (tecnica che ha pure un nome che non ricordo)sono dei classici, ma ci sono espedienti ancora + incredibili, tipo quelli usati per il loop di "Money", o gli orologi di "Time" dei Pink Floyd...

Anonimo ha detto...

peccato che tutte le ristampe abbiano aggiunto quella ciofeca di Jesael. mia sorella maggiore mi aveva torturato le orecchie con stò dolce acqua, da maggiorenne me lo son ricomprato e non me ne sono mai pentito. isidax

JJ JOHN ha detto...

... pensa se aggiungevano anche "Canto di Osanna"... :-))
-
Cmq è bellissimo anche Delirium III, l'hai mai sentito?

Anonimo ha detto...

forse sì o forse no. di sicuro non lo ricordo. Isidax

MarioCX ha detto...

Avevo 7 anni e dal terrazzo di casa osservavo i ragazzi e le ragazze vestiti da hippy mi sembravano grandissimi (avranno magari avuto 16 o 17 anni) cantavano Jesael con le braccia alzate e le mani ruotare sopra alle teste.
Era (credo) l'estate del 1972 e ricordo che mi sembrava fossero così felici....

JJ JOHN ha detto...

Forse erano felici sul serio, caro Mario.
Ingenui, ma felici.

MarioCX ha detto...

Già...sono stati fortunati, tutto sommato.
Quando ebbi poi io la loro età, Monclaire e Timberland avevano preso il posto dei fiori e dei colori e il modello di riferimento era lo yuppie di wall street...ma noi ragazzi e ragazze di provincia quasi non lo sapevamo e siamo stati felici lo stesso!

Anonimo ha detto...

se nn ricordo male la tecnica del manico scavato (usata anche da ritchie blackmoore)serviva per dare un particolare effetto di distorsione.
ciao francesco

Massimo ha detto...

Scusate...arrivo tardissimo sulla data dell'ultimo post ma l'ho letto solo ora.

Lo "scalloped neck", ovvero "manico scavato" viene adottato unicamente per facilitare tecniche chitarristiche come bending, slide e vibrato.

Oltre a Ritchie Blackmore è stato ed è usato da chitarristi come Y.J. Malmsteen e Greg Howe e da Billy Sheehan che, per primo lo ha applicato sul basso.

Saluti.

giody54 ha detto...

Forse il suono sara' anche datato,ma rimane comunque un bellissimo Album,che chi ha superato i 50 ricorda con una certa nostalgia per quel periodo

Richard ha detto...

" Forse erano felici sul serio, caro Mario. Ingenui, ma felici."
-----------------
Felici sul serio soprattutto perchè senza una lira ed ogni piccola cosa avuta (es: una pizza al mese, 3 giorni di fuga a Rimini, il concerto del gruppo inglese, la ragazzina...) era una conquista che ci godevamo fino in fondo...
Adesso, iPhone, iPad, Pc, consolle di tutti i tipi, Android, mp3, mp4, Mega Tablet, Compumax etc... puahhh che schifezza di società...