Perigeo: Non è poi così lontano (1976)

perigeo non è poi così lontanoCapita a volte, per abitudine o per inerzia mentale, di giudicare un artista solo dai suoi lavori più rappresentativi finendo così per rinchiuderlo in una sorta di gabbia espressiva o peggio ancora, iconizzandolo al punto di ritenere azzardata qualunque cosa egli faccia di diverso.
Naturalmente è un errore.

E' un discorso che al limite potrebbe valere solo quando si parla di personalità deboli o per una certa frangia di mercato.
Molto spesso invece, la genialità di un autore, di una band o di un personaggio, si manifesta proprio nei mutamenti di stile, nello spostare l’asse conflittuale, nel ridiscutersi e proseguire.

Immaginate cosa sarebbe stato Miles Davis se fosse andato avanti tutta la vita a fare Be-Bop. Pensate alla ricchezza che hanno dato alla musica le capricciose virate di grandi maestri contemporanei quali Frank Zappa, Bob Dylan, David Bowie, i Beatles o Caetano Veloso, solo per citarne alcuni.
Tuttavia, non sempre al consapevole coraggio
di simili cambiamenti corrisponde altrettanta elasticità mentale da parte della critica, ed ecco che allora una pletora di dischi del calibro di “Metal machine music” o del nostro “Pensieri e parole” dovettero attraversare le forche caudine prima di passare alla storia.
Nell’Italia degli anni ’70 accadde spesso così anche con il Prog italiano che però, guarda caso, a distanza di 40 primavere è diventato uno dei generi più amati e rispettati persino dal pubblico più giovane.


Tornando a noi, ho fatto questa premessa proprio perchè in un contesto Prog, anche l’ultimo lavoro del Perigeo fu vittima di quella mentalità conservatrice che all’epoca non accettò che la più sofisticata band di Jazz-Fusion italiana, rivedesse in qualche modo la propria sintassi, si rilassasse e soprattutto adottasse codici più comunicativi a fronte del mutamento sociale in corso.

perigeoIl Perigeo, lo abbiamo già detto molte volte, era estremamente coinvolto nel giro dell’alternativa e aveva perfettamente capito che il movimento stava ormai inglobando soggettività sempre molto attente al discorso musicale, ma allo stesso tempo molto meno sofisticate di quelle del quinquennio precedente.

La componente sottoproletaria andava gradualmente sostituendosi a quella medio-borghese che aveva condotto le lotte dal ’68 in poi e sicuramente, da grandi comunicatori quali erano, Biriaco e soci sapevano che avrebbero dovuto adottare un linguaggio più immediato.
Lo fecero, e puntualmente il loro Lp del 1976 “Non è poi così lontano”, dovette sopportare accuse di “convenzionalità”, di “semplificazione” e di “stanchezza creativa”.


Ancora oggi, se leggiamo le recensioni più recenti che lo riguardano, questo trentatrè giri viene considerato un disco a “due stelle” rispetto alle cinque di Azimut o di “Abbiamo tutti un Blues da piangere” e questa cattiveria giornalistica fu agli occhi di molti tra i principali motivi del primo scioglimento del gruppo che si trasformò 4 anni dopo
in un’altra entità, conscio dell'evidenza che dopo il disastro sociale del Parco Lambro ’76, il gruppo della “Valle dei Templi non avrebbe più potuto proseguire sulla strada intrapresa nel '72..

tony sidneyInoltre, per quanto “formali” potessero apparire certi brani di “Non è poi così lontano” come “Fata Morgana”, “New Vienna” o “Take Off”, personalmente non vedo il motivo per cui li si debba svilire solo perchè latori di una forma espressiva più colloquiale.

Oserei piuttosto dire che quella del Perigeo fu una mossa coraggiosa, al passo con i tempi e nondimeno stilisticamente ineccepibile.

“Tarlumbana”, “Myosotis” o “Terra rossa” avrebbero potuto tranquillamente appartenere a qualunque disco del lustro precedente, ma non fu così perchè evidentemente il parziale "alleggerimento" acustico presente in “Non è poi così lontanodoveva avvenire nel ’76 perchè quello era il momento storicamente opportuno. Non prima. Non dopo.

Non a caso tra le note di copertina si legge:
"La nostra musica è stata variamente etichettata: “jazz-rock”, “progressive” e così via. Etichette che non accettiamo e non rifiutiamo. E’ solo la musica che abbiamo voluto e saputo fare: immediata traduzione in suoni delle noste sensazioni, dei nostri sentimenti

Parole che potrebbero sembrare banali, ma dette da chi ha saputo coinvolgere con la propria coerenza una delle generazioni più creative del dopoguerra, equvalgono a un vero e proprio manifesto artistico.


Equilibrati sino all’ultima nota, onesti sino all’ultima dichiarazione, apertori di un cammino che prosegue ancora oggi, i Perigeo sono da ritenersi a tutti gli effetti una delle più grandi bands che abbia attraversato l'Italia degli anni '70.

19 commenti :

Anonimo ha detto...

Grandissimo gruppo il Perigeo. Secondo me oltre ad essere dei grandi strumentisti, dotati di grande tecnica e grande raffinatezza compositiva, sono riusciti a proporre un discorso anche originale, non troppo derivativo di gruppi come Nucleus & Co.

Io personalmente ritengo i primi due (o tre) album i migliori del gruppo, ma effettivamente anche La valle dei templi e quest'ultimo lavoro sono degni di nota, sicuramente superiori rispetto alla media dei lavori prog che uscivano nel biennio 75-76 qui da noi.

Fu giusta la loro scelta di rendere il proprio discorso musicale un pò più "semplice"...riuscendo comunque a mantenere una capacità compositiva sempre alta, presentando dei lavori magari più orecchiabili, ma sempre ottimi e al passo con i tempi.

La grandezza del gruppo è stata poi ampiamente dimostrata nei concerti che tennero in quegli anni con gruppi del calibro dei Weather Report all'estero. Venivano puntualmente apprezzati come i loro colleghi inglesi....a dimostrazione che dei grandi esponenti jazzrock ci furono anche nella ns. penisola.

Ho solo una piccola curiosità: io ho sempre letto nelle varie recensioni che si trovano su questo gruppo, che i loro migliori lavori vengono considerati "abbiamo tutti un blues da piangere" e "genealogia", mentre secondo me uno dei loro miglori è "Azimut". Tu JJ parli di recensioni a cinque stelle proprio del loro primo lavoro, cosa che io non ho mai riscontrato in nessuna recensione. Quali recensori hanno dato un puntaggio pieno al loro disco d'esordio?

alex

J.J. JOHN ha detto...

- Gaboli e Ottone (Rock Progressivo Italiano - ed. Giunti) danno ad "Azimut" 4 stelle 1/2 su 5, e 4 a "Blues" e "Genealogia".
- Su "Progarchives" il paragone è un po' più altalenante, ma "Azimut" non scende mai sotto i 4/5 mentre gli altri invece si.
- Mirenzi preferisce "Blues" e mette tutti gli altri sullo stesso piano.
- Le cinque stelle piene sono di DeBaser, sito poco attendibile, ma che riflette bene certe percezioni giovanili. Ogni tanto ci azzeccano anche loro :-)
- Da come avrete capito, Classic Rock è invece per "Genealogia", pur senza voler togliere nulla alla freschezza innovativa di "Azimut".

Daniel ha detto...

Stavolta non ti sei trattenuto, eh JJ? ;-) Grande gruppo il Perigeo, comunque. Della breve incarnazione nei New Perigeo che ne pensi? Non è malaccio sentirli con Gaetano e Cocciante nel Q Concert, soprattutto nella bella versione di A Mano A Mano, ma l'album Effetto Amore non l'ho mai ascoltato.

JJ John ha detto...

Beh, insomma, le mie simpatie per il Perigeo sono arcinote... e vorrei ben vedere.
Del periodo successivo mi ricordo Alice che mi sembrava un po' un'Orfeo 9 in versione moderna.
Orribile invece il Q Concert dove Gaetano ha definitivamente dimostrato di non essere un interprete. Effetto Amore non so, ma continuo a pensare che la storia del Perigeo finisca con "Non è poi così lontano".

Anonimo ha detto...

Sul libro di Gaboli e Ottone "Rock progressivo italiano" che ho io danno tre stelle e 1/2 ad Azimut e 4 a Blues e Genealogia. Ne avrò una copia taroccata forse.....Scherzi a parte, i Perigeo hanno fatti cinque lavori tutti di alta qualità, forse per questo si trovano in rete pareri diversi su quale sia il loro lavoro migliore. Addirittura per ondarock è La Valle dei templi il loro lavoro più significativo.

Per me rimane Azimut per l'innovazione, soprattutto qui da noi in Italia, però anche Blues e Genealogia sono stupendi....secondo me nel primo il Perigeo riesce a mettere meglio a fuoco quello che oggi noi chiamiamo jazzrock mediterraneo. In Genealogia invece a colpirmi sono le melodie, più semplici nella struttura, ma bellissime nella loro raffinatezza compositiva.

alex

J.J. JOHN ha detto...

Alex, hai ragione tu. G&O danno tre stelle e mezzo: ho visto male io.
Comunque condivido il tuo punto di vista e credo che queste differenze sottolineino come il Perigeo non sia stata una semplice band, ma un vero e proprio libro di storia.
Un po' come gli Area insomma.
Se scorri la loro discografia e la ascolti, percepisci non solo musica ma un percorso storico.
Il che, da loro un valore aggiunto che molti altri gruppi non ebbero.
Grazie ancora. JJ

Daniel ha detto...

Beh, oddio, il Q Concert orribile... forse me lo devo ripassare un'attimo, ma A Mano A Mano cantata da Rino mi piaceva. Sul fatto che non fosse un interprete però sono d'accordo, e si sente anche troppo per esempio in una sua versione live di Imagine piuttosto agghiacciante sia per intonazione che per pronuncia inglese... d'altronde lui era un tipo unico e doveva fare le sue cose, non quelle di altri (probabilmente somministrate dalla casa discografica).

Anonimo ha detto...

Si, daccordo con te JJ. I perigeo son stati una delle più grandi band nostrane dei 70. Forse un pò meno conflittuali dal punto di vista compositivo, rispetto a formazione come Area, Dedalus o Battiato, ma pur sempre dei grandi.

Grazie a te JJ....come sempre.

alex

taz ha detto...

Nel loro spazio musicale sono stati i più "seri" e i più bravi...niente paragoni forti con gruppi d'oltre stivale...il Perigeo suonavano bene e oltre alla tecnica avevano dei "suoni" mediterranei che altri gruppi non si potevano permettere...ciao JJ

Anonimo ha detto...

Qualcuno sa il titolo di questi pezzi? Non mi sembra il secondo sia Take Off...grazie! gui

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4cwHmqJ_m0s

aliante ha detto...

Scusa anonimo, sei sicuro che il link è giusto?

Ho provato, ma mi è spuntato fuori qualcosa dei Queen tipo un tributo a Freddy Mercury.

Anonimo ha detto...

scusate, è questo

http://www.youtube.com/watch?v=uy3EuQUYHDs

Anonimo ha detto...

rinnovo l'invito del post precedente, la curiosità è troppa..John, volevo chiederti, a te che piacciono i Perigeo, cosa ne pensi di Stairway To Escher dei Bauhaus (ex Buon Vecchio Charlie) uscito nel 2003? Grazie ggui

J.J. JOHN ha detto...

Cenere sulla testa e scuse per il ritardo nella risposta.
Sto ascoltando solo ora "Stairway To Escher" dei Bauhaus - uscito nel 2003 - e provo un forte senso di vertigine atemporale.
Ma questi sono i Perigeo! Perchè si chiamano Bauhaus?
Cos'è? Uno scherzo? Un tributo?

Scusate. Io sono stagionato e cazzuto come un Camembert elettrico. Lascio ad altri i Bauhaus e torno ad ascoltarmi Azimut.

Anonimo ha detto...

è così merdifero stairway to escher? :D non ti da niente?

J.J. JOHN ha detto...

Ma no. Il problema è che quando certe sonorità richiamano troppo delle altre mi entusiasmano meno.
Tutto li.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo! A proposito sai qualcosa di quei brani del link! Non riesco a riconoscerli!
A proposito di Azimut, sto giusto riascoltando Grandangolo, che delizia! ciao! gui

Anonimo ha detto...


@Shamal
Che poi non è così lontano, è Sperlonga

pholas ha detto...

Secondo me soprattutto "Blues" e "Azimut" sono una spanna superiori a tutti gli altri che forse soffrono di una meno intima ricerca della sperimentazione ed un velato, quanto probabilmente giustificato, abbandono a minimi compromessi. Nonostante ciò sia "Genealogia" che "La Valle dei Templi" hanno momenti eccezionali. "Non è poi così lontano" pur essendo un lavoro dignitoso non lo metterei però sullo stesso piano dei precedenti.