Maxophone: Maxophone (1975)

maxophone maxophone 1975I Maxophone nascono a Milano come sestetto al principio del 1973 e sicuramente furono tra i primi anticipatori di quella contaminazione del progressive che da lì a un poco avrebbe accompagnato il Pop italiano fino alla fine.
Riguardo alla loro genesi si racconta che Ravasini, Lorenzelli e Giuliani (quest'ultimo già insieme al futuro Jumbo Alvaro Fella nel gruppo “Lo Stato D’Animo" e autore per i Camaleonti e i Profeti) avessero voluto estendere il loro trio di musica d’avanguardia reclutando tre elementi provenienti dal conservatorio e trovarono in Lattuada, Schiavone e Bianchini i loro ideali compagni di viaggio.

Stabilizzata la formazione, i Maxophone rimasero praticamente invisibili per quasi due anni in cui si dice che stessero incessantemente confinati nella loro cantina a provare quegli stessi brani che poi sarebbero finiti sul loro primo Lp ,producendosi solo in qualche evento live.
Nel frattempo, il loro affiatamento aumentava e ad un certo punto, il loro complesso sound costituito praticamente dalla sintesi di tutti i generi musicali, attrasse l’attenzione di Sandro Colombini, già produttore del Banco e dei Rocky’s Filj, che procurò loro un contratto per la Produttori Associati di Antonio Casetta, all’epoca discografica del Duello Madre.

A parte le qualità musicali e l’originalità dei brani, ciò che stuzzicò probabilmente Colombini, fu anche la curiosa line up della band che affiancava la tradizionale strumentazione rock a un vibrafono, un'arpa e a una robusta sezione di fiati: clarinetto, flauto, corno francese, tromba e sax .
Va da sé che l’album creò una grande aspettativa non solo a livello artistico ma in qualche modo anche commerciale, vista l’accuratezza della produzione (“abbiamo un Dolby per ogni canale”, diceva orgoglioso il fonico Gaetano Ria).


maxophone concertino rai dueE infatti, la gestazione del disco fu una delle più lunghe e complesse che si ricordino, considerando specialmente il genere della band e la sua quasi totale assenza non solo dai palcoscenici, ma anche dal movimento controculturale (“vogliamo introdurre un nostro discorso sociale, ma senza nessuna bandiera come guida”, dichiararono al settimanale “Intrepido”).

Anche in questo caso le informazioni non sono molte ma certo è che la band entrò negli Studi della Ricordi nel gennaio del 1975 e terminò le sessions in aprile. A quel punto però Colombini optò per la sola pubblicazione di un 45 giri (
C'è un paese al mondo/Al mancato compleanno di una farfalla) e di far slittare l’uscita dell'LP finchè non fosse stata pronta anche la sua edizione inglese.
Nel contempo tutto il sestetto si trovò a lavorare come studio-band anche nel disco “Gente Così” del cantautore Corrado Castellari.
Morale, sia l’una che l’altra versione di “Maxophone” videro la luce nel settembre del 1975: ben nove mesi dopo l’inizio dei lavori.

Imbustato in una splendida copertina apribile di Cesare Monti dal sapore molto “lombardo” e distribuito dalla Ricordi, “Maxophone” non ebbe che recensioni positive persino dal feroce critico Enzo Gentile che nel suo "Note di Pop Italiano" li definì "musicisti dotati di innegabili capacità e dotati di ottimo gusto". .
Era la prima volta che a un gruppo esordiente venivano tributati tanta attenzione e entusiasmo.
Si pensi che un’articolo a firma di Max Red comparve persino su “Topolino”!

Poeticamente cupo e incentrato sul tema della “libertà”, il disco propone sei brani di media lunghezza (dai 5 agli 8 minuti circa) di cui cinque cantati e uno stumentale.

maxophone 1975 3Musicalmente, sin dall’introduzione del primo brano “C’è un paese al mondo” si capisce subito di trovarsi davanti a un 33 giri a cinque stelle: musica classica, elettricità rock, e progressive nobilitano un brano fondamentalmente strutturato in “forma-canzone”.
Poi arrivano le scale Jazz nel secondo brano “Fase” intervallate da momenti fusion e dalla costante presenza dei fiati che, alternandosi, danno al pezzo un sapore inedito e particolare.
Probabilmente immagino che insieme ad “Antiche conclusioni negre” fu questo uno dei due brani che maggiormente attrassero l’attenzione degli Area e di Finardi che vollero con se i Maxophone per diverse date dal vivo.

Chiude il lato A la struggente “Al mancato compleanno di una farfalla”, divisa a metà tra una larga parte barocca e un finale che richiama molto da vicino i migliori Procession.
Voltato il disco troviamo “Mercanti di Pazzie” che tuttavia, pur se introdotto da una citazione alla “Sonata per arpa” di Hindemith e un conturbante intervento di vibrafono, sembra appesantire il lavoro nella coazione al ripetere gli schemi del lato precedente.

Fortunatamente sia “Elzeviro”che la spumeggiante “Antiche conclusioni negre” riportano il discorso musicale alla freschezza iniziale con tanto di affascinante corale conclusivo.


Maxophone Ravasini Lorenzelli Giuliani Lattuada Schiavone BianchiniPur se i molti tecnicismi fecero di Maxophone un album ben poco spontaneo, la sua nobile levigatezza lo proietta sicuramente tra i dischi più interessanti dell’ultima generazione Prog, se non altro per la cosciente ricerca di un nuovo linguaggio alternativo.

Infelicemente, malgrado una vasta attività’ dal vivo (tra cui un’apparizione al Festival di Montreux ’76), apparizioni telesivive quali quella a "Concertino" trasmessa nel 1976 su Rai Due e un ulteriore singolo nel 1977 ("Il fischio del vapore" / "Cono di gelato"), la band non riuscì a decollare limitando al solo 1976 il suo periodo di massima visibilità, complice anche il fallimento della sua discografica che naufragò nella primavera del 1977.
A mio avviso ci fu comunque anche un problema di linguaggio: troppo complesso per il mercato e troppo aulico per la controcultura giovanile.

Lattuada e Ravasini riformeranno il gruppo nel 2009 ineme a tre elementi nuovi.


TRACKLIST: -A- 1.C’è Un Paese Al Mondo 2.Fase 3.Al Mancato Compleanno Di Una Farfalla -B- 1.Elzeviro 2.Mercanti Di Pazzie 3.Antiche Conclusioni Negre

COLLEZIONISMI: Nella sua edizione originale italiana con copertina apribile, Maxophone è valutato in condizioni EX o M tra tra i 240 e i 300 euro (dati al sett./2011) mantenendo questi valori piuttosto stabili nel corso degli ultimi cinque anni.
Esiste anche una versione con copertina singola e busta interna con i testi: è molto più difficile da trovare ma non è escluso che si tratti di una ristampa non ufficiale, pertanto poco considerata. La versione inglese invece, è abbastanza comune.


GRAZIE A WWW. MAXOPHONE.IT PER LE IMMAGINI DEL GRUPPO

33 commenti :

Armando ha detto...

Grande disco, compare. Trovo belli anche i testi, specie quello "dialettico" di "Al mancato compleanno...": li trovo tutti molto tipici, in senso buono, del periodo.
Hai dimenticato di dire che il disco piaceva molto agli americani, e infatti fu registrata una versione inglese.
La reunion? Magari, ma tempo fa gli stessi componenti si mostravamo molto scettici.
Che abbiamo cambiato idea?

JJ JOHN ha detto...

Ehm... veramente ho fatto un accenno alla versione inglese che però venne realizzata non tanto perchè "piacesse agli americani" (questo si è saputo dopo la sua uscita) ma perchè Colombini voleva una versione anche in quella lingua.
Tra l'altro, non volle pubblicare nulla prima della fine di tutt'e due i lavori che poi uscirono contemporaneamente per la produttori Associati e per la PA USA.
Risulta anche a te?

Giampaolo ha detto...

Piaceva agli americani?????
Ma davvero????
ma successo ne hanno fatto? è un gruppo che poi è sparito subito....
Ciao e buonanotte!

Armando ha detto...

Forse ne sai più di me, John.
A me risultava, da vecchie letture d'epoca, che si creò subito un certo interesse anche da parte dei discografici americani...
Comunque, chissà.
Della reunion invece cosa sai di preciso?

JJ JOHN ha detto...

Guarda,so che c'era un "interesse" a priori della PA americana ad avere una edizione inglese. Poi il riscontro commerciale fu tutta un'altra cosa di cui non so molto. Credo che comunque non funzionò secondo le aspettative.
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So che il gruppo si è rivisto una sola volta nel 2006 per la release di un Cd+Dvd ("From cocoon to butterfly"). Chissà che non ci ripensino ancora.
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Regolo ha detto...

Bel disco senza alcuna ombra di dubbio. Ben suonato e ben prodotto, presenta una eterogenea mescolanza di stili, a volte all'interno dello stesso pezzo e, almeno così ho l'impressione, una "voglia" di svincolarsi dagli stilemi strettamente progressive allora in voga. Da questo punto di vista il brano "Fase" (il mio preferito dell'album) dagli aromi chiaramente crimsoniani, è particolarmente rappresentativo.
Il punto debole, forse l'unico, del disco a mio avviso sono proprio i testi: li trovo francamente troppo ingenui e scontati, a volte anche fastidiosamente mielosi (vedi l'ultimo brano, peraltro apprezzabile dal punto di vista musicale).
Che dire? Il disco ha scontato il fatto di essere uscito in un periodo nel quale l'onda progressive si stava lentamente sgonfiando. Fosse uscito un paio d'anni prima forse ora parleremmo dei Maxophone nei termini di una delle grandi band del prog italiano.

Anonimo ha detto...

Beh il disco è sicuramente valido e suonato da grandi strumentisti.

Però per essere un album del '75, mi sembra ke il loro discorso musicale sia già trito e ri-trito, sia in Italia ke all'estero....

Questo disco lo paragono molto al disco dei Cherry Five, più o meno dello stesso periodo....ottimi musicisti, ottima amalgama sonora di gruppo, ottima registrazione, ma scarse idee realmente originali....

Comunque è un gruppo ke fosse uscito qualke annetto prima, avrebbe potuto giocarsela....ed alla grande....forse anke all'estero.

alex77

Anonimo ha detto...

Il vinile originale contiene sei pezzi, e termina con la geniale "Antiche conclusioni negre", che ti fa venir voglia di riascoltare subito il disco dall'inizio!
Peccato davvero che le versioni reperibili in rete derivino tutte dalla ristampa in CD, dove erano state inopinatamente aggiunte Il Fischio del Vapore e Cono di Gelato, pubblicate su 45 giri nel 1977 e decisamente mielose e comunque non all'altezza del disco del 75. Meglio cancellarle, per finire l'ascolto in bellezza...
Ezio

taz ha detto...

Validissima l'operazione "from cocoon to butterfly"...dvd e cd più libretto della "storia" Maxophone dettagliatissimo...usciti tardi si...ma quando la musica è suonata bene l'età e il periodo non contano(forse)...cmq riascoltato ora mi da una "freschezza" piacevole all'ascolto...loro veramente bravi....Leggo dalle note del libretto:...La produttori associati navigava in cattive acque e questo fece ritardare il disco di parecchio, pronto i primi mesi del '74...uscì nel settembre del '75...noi eravamo gia pronti per un secondo disco e pubblicammo un 45 giri..ma la Produttori associati fallì...Nella ricerca di un'autore per le loro musiche ebbero un'incontro anche con De Andrè che purtroppo non si concretizzò per i troppi impegni del cantautore...e fù propio lui a insistere che i ragazzi mettessero su carta i loro sogni speranze garbate contestazioni e argomenti che il gruppo trasmetterà succesivamente ad alcuni amici autori di testi come Castellari, Franchi e Farina...tratto dal libretto..Cmq nel cofanetto ci sono interessanti versioni che sarebbero finite su un'eventuale secondo lavoro più versioni alternative delle canzoni poi registrate e inserite nel loro unico album...per dei ragazzi dove l'età spaziava tra i 18 e 20 anni mi sembra notevole il risultato...e chiaro che si sente che di musica "straniera" ne sentivano...ciao

Anonimo ha detto...

suvvia alex 77.. sii onesto, riusciresti a fare di meglio? se si dimostralo e non a parole ;)

Anonimo ha detto...

Ciao anonimo, cercherò di fare l'onesto.....però tu dovresti spiegarmi il senso delle tue parole, che non ho capito. Cos'è che dovrei dimostrare?alex77

lenz ha detto...

d'accordo con ezio.
questo disco è una bellezza, conta questo e tutto il resto sono chiacchiere.. :)

Anonimo ha detto...

A nessuno sembra un disco cantato in maniera assolutamente mediocre?

lenz ha detto...

no.

laurelcanyon ha detto...

Bel disco (la versione in italiano), anche se arrivò quasi sui titoli di coda del progressive. Il disco in inglese fu una versione fatta in tutta fretta per tentare il grande salto al di là dell'Oceano. Ma purtroppo la (comprensibile) voglia di entrare in un mercato enormemente più vasto, andava a cozzare contro una platea non preparata per il progressive italiano, il quale attingeva la linfa vitale dal passato, dalla musica classica dal barocco, sonorità poco note in USA. Se poi a questo aggiungiamo il poco peso specifico delle label italiane, spesso nate sull'entusiasmo del momento, possiamo in parte capire il quasi totale insuccesso dei gruppi prog italiani negli USA

aliante ha detto...

Adoro questo disco. Mi piace molto il suono del basso simile a quello di Renato D'Angelo del Banco e i tanti riferimenti ai Gentle Giant.

Anonimo ha detto...

Ammetto di non amare molto questo disco, ma rimane per me una pietra miliare, in quanto associato ai bellissimi ricordi delle mie lezioni di batteria con il mitico Sandro Lorenzetti !

Ciao,
Massimo

Alessandro Minghe Migliori ha detto...

Nella mia top 5 complessiva di Prog Italiano.
Totale.

Giovanni ha detto...

Ho questo disco nella mia collezione, in versione italiana originale, in buonissime condizioni, sia il vinile che la copertina, a qualcuno potrebbe interessare???

JJ John ha detto...

Se è quello con etichetta nera "produttori associati" interessa a me. Scrivimi privatamente che ne parliamo.

Anonimo ha detto...

Ciao, scusa ma ho visto solo ora il tuo post, comunque si è quello con l'etichetta nera "Produttori associati" con copertina apribile... ti scriverò privatamente così ne parliamo, ciao

JJ John ha detto...

No problem, aspetto tue.

Ekphrasys ha detto...

Il batterista comunque si chiama "SANDRO LORENZETTI" e oggi fa l'insegnante presso un famoso studio/ scuola di Milano . Maxophone è da considerarsi tra i migliori dischi prog italiani. Poi come dico a. E il discorso sociale/politico non interessa minimamente quindi direi che è un 5 stelle pieno.

roberto ha detto...

“vogliamo introdurre un nostro discorso sociale, ma senza nessuna bandiera come guida”
John, posso chiederti se hai mai avuto modo di approfondire (dalla vivavoce dei membri del gruppo o anche con testimonianze di seconda mano) il senso di questo concetto? Mi interesserebbe capire come il gruppo ha (seppure nella sua breve "vita") scelto di sviluppare questa interessante lettura del rapporto tra la loro arte e il Movimento.

Alachetue'!

JJ John ha detto...

Non ho mai sentito nessuno dei Maxophone in merito, ma so che espressero più volte questo concetto.

Sai pero: più che di "interessante lettura del rapporto tra arte e Movimento", io parlerei piuttosto di una "brutta marcia indietro a livello ideologico".

In altre parole: nel 1975 l'Autonomia si era affermata, loro non la capivano, e tentarono così di lavarsene le mani con un atteggiamento simile a quello del 1970, quando arti e militanza si separarono per effetto della Strage di Stato.

Solo che, nel 1970, quella divisione poggiava su basi solide, necessarie e condivise. Riadottarla nel 1975 significava invece "avere paura di un nuovo soggetto politico e sociale". Non comprendere, insomma, i cambiamenti in atto.

Una posizione che avrebbe potuto reggere giusto per un disco o due, ma non di più. Perché mai come nel 75 si chiedeva consapevolezza agli artisti.
E nel pop, chi l'ha dimostrata è andato avanti: gli altri no.

Poi ci sarebbe tutto il discorso su coloro che hanno calato le braghe alla sinistra controrivoluzionaria, ma quello è un discorso molto più delicato.

ugo ha detto...

onestamente riascoltando questo disco mi sembra di sentire i GENESIS periodo GABRIEL/PHIL COLLINS e pure la voce la vedo similare.sarà perchè possiedo la ENGLISH-VERSION.bel disco romantico e jazzato in alcuni punti ma per me lo metterei diciamo al 12/13 posto non certo fra i primi 10 come molti invece pensano che debba stare.è prog x carità ma sarà che essendo uscito nel 75 pare non abbia qualla rabbia tipica dei dischi dei primi 70.

luigi ha detto...

Un grande gruppo, un bellissimo disco, bravissimi musicisti forse un pò in ritardo ma che importa.
Ho il vinile in ottime condizioni se può interessare.
Una curiosità: si cita il gruppo "Lo Stato d'Animo" J. J. John tu che sai tutto, e puoi tutto, mi potresti dare qualche informazione? Grazie!
Luigi

roberto ha detto...

Grazie John, in effetti ero interessato a capire cosa ci fosse dietro quella frase, se fosse un "pur tenendo presenti le nostre basi ideologiche cerchiamo di staccarci momentaneamente dal 'qui e ora' per sviluppare una ricerca che punti per una volta a qualcosa di 'altro', (che so, un messaggio che voglia ad esempio rileggere il rapporto tra musica e Movimento)", (cosa che peraltro nel 1975 come fai notare tu non era nemmeno possibile se ci si riteneva ancora esponenti della Controcultura); oppure se fosse solo come dici tu una "brutta marcia indietro a livello ideologico".

Alachetué!

JJ John ha detto...

Non so Roberto: per cominciare credo che, nel contesto di quella frase, i Maxophone avrebbero dovuto perlomeno chiarire le loro "basi ideologiche", tenendo conto che non li conosceva un accidente di nessuno.
Poi, a dimostrare quanto ho detto prima, è dunque vero che hanno voluto staccarsi dal "qui e ora", concetto tipico dell'Autonomia.
Ma questa loro ricerca alternativa "che puntasse a qualcosa di altro", cos'era? In che direzione andava?
A mio avviso, era semplicemente un ritorno alla de-politicizzazione della musica. Ma indubbiamente, quello era il momento più sbagliato per farlo.
Se poi c'è qualcuno dei Maxophone in ascolto, dica la sua.

@ Luigi:
"Lo Stato D'Animo" era un quartetto formato da Alvaro Fella dei Jumbo che incluse anche Roberto Giuliani dei Maxophone.
Leggi qui e saprai tutto:
http://www.distorsioni.net/canali/interviste/sulle-tracce-del-signor-k

Riguardo al vinile, ce l'ho anch'io ma in condizioni EX-/VG. Se mi fai un prezzaccio, ci penso su. Ma tieni conto che non è affatto raro. Scrivimi privatamente.

roberto ha detto...

Chiedevo infatti perché dietro quella frase non capivo se ci fosse ricerca di un messaggio alternativo, o solo quel disimpegno un po' qualunquistico (alla G "F" P per intenderci), del "noi volevamo solo far musica".
Per questo mi fido della tua lettura, grazie ancora.

Alachetué!

JJ John ha detto...

Si, insomma: mi pare che, nel caso dei Maxophone, si possa parlare di una volontà di estraneazione politica. Anomala però. E a mio avviso discutibile rispetto all'anno in cui operarono.

G"F"P aveva invece tutte le ragioni per sostenere la sua posizione. Ma si riferiva a quattro anni prima.
Di fatto, dopo l'alterco, ci siamo chiariti e lui stesso mi ha detto: " Beh, si. In effetti dopo il 73 è cambiato tutto".
E approfitto di questo intervento per manifestare tutto il mio incondizionato rispetto a uno dei più affabili gentiluomini del Prog.

roberto ha detto...

Ok, ora ci sono,
Vorrei giusto precisare che non ho citato G "F" P per paragonarlo sterilmente al caso Maxophone, anche il disimpegno non e' un disvalore a prescindere ma va contestualizzato come qualsiasi altra cosa, quindi chiudo sottoscrivendo il tuo elogio di un grande professionista e musicista per quanto ho avuto modo di sentire, e gentiluomo (fidandomi in questo caso di chi ha avuto modo di conoscerlo di persona).
Grazie ancora John, sempre chiaro disponibile e preciso.

Alachetue'!

JJ John ha detto...

Ecco, sulla questione del "disimpegno" politico / musicale, io credo davvero si potrebbe scrivere qualcosa di molto interessante.

Perché il "disimpegno" fu contemporaneamente un "valore" se lo contestalizziamo ad una certa fascia di creativi, e lo circoscriviamo a una precisa fase storico-politica. Alludo insomma al periodo 69-72 quando la de-politicizzazione dell' Underground fu una scelta necessaria, consapevole e accettata da tutte le parti in gioco.
Fu però sempre e comunque un "disvalore" (e questo dagli anni Sessanta) se lo consideriamo esclusivamente dal punto di vista politico-ideologico.

Il che creò non poca confusione quando si trattava di parlarne perché, data la policromia del Movimento, non si sono mai trovate le basi per un discorso organico.

Al momento mi fermo qui, ma grazie Roberto per aver dato il La ad un argomento che spero di sviluppare.
E grazie anche per i complimenti che ricambio.