Libra: Musica e parole (1975)

libra musica e parole 1975Il primo nucleo dei Libra si forma a Roma nel 1973 sulle ceneri dei Logan Dwight, Myosotis, Buon Vecchio Charlie e Reale Accademia di Musica.
Dopo un primo scioglimento, una ricostituzione praticamente immediata, qualche aggiustamento alla line-up e una partecipazione al musical Jacopone con Gianni Morandi, nell’autunno del 1973, finalmente il gruppo si assesta a quintetto (Federico D'Andrea, voce, chitarra - Nicola Di Staso, ex “I Lombrichi” e “Le Rivelazioni”, chitarra, voce - Sandro Centofanti, tastiere - Dino Cappa, basso, voce - David Walter, batteria, percussioni) e inizia il suo percorso professionale.


Il primo contatto col mondo discografico avviene col produttore Danny B. Besquet che, dopo averli provinati presso lo Studio Sonic di Roma, procura loro un contratto con la Ricordi per quello che diverrà il loro primo album “Musica e parole”, sotto la supervisione di Claudio Fabi.
Il disco viene inciso a Milano nell’autunno del 1974 in due versioni, italiana e inglese, ed esce ufficialmente in Italia nel febbraio del 1975, subito seguito da una breve tournée promozionale a fianco del Banco del Mutuo Soccorso.

Nel frattempo Besquet, che aveva molti contatti in America, aveva catalizzato nientemeno che l’interesse della prestigiosa etichetta Tamla Motown la quale non solo pubblicò una versione inglese del 33 giri negli States, ma stipulò con i Libra un incredibile contratto per 10 albums.
Inoltre, invitò la band negli Usa per una serie di date che effettivamente si svolsero con grande successo tra il 15 ottobre e la fine dicembre del 1975.

Per inciso, in quei mesi i Libra supportarono Frank Zappa, i Chicago, i Tubes e gli Steppenwolf.

Pur se a molti sembrò anomala un’operazione del genere (“Sono di Roma, cantano in inglese, suonano in inglese e hanno ottenuto un cospicuo contratto con la Motown... misteri di casa nostra.” fonte: Il libro bianco sul pop in Italia op.cit.) in realtà, la musica dei Libra si prestava piuttosto bene all’esportazione, intrisa com’era di atmosfere internazionali: Prog-Rock, Jazz-Rock e Funky.
In questo senso, basterebbe solo sentire le evoluzioni del basso di Dino Cappa e le divagazioni funk-jazz di “Forse è furia” nelle prima parte dell’album, per capire che il prodotto era verosimilmente affine alle orecchie oltreoceano.

libra federico d'andreaMusica e Parole” è un lavoro assai complesso che sembra assimilare in un solo groove vulcanico e personale, il meglio di anni di progressive europeo, contaminandolo con ammiccamenti transnazionali quali rock elettrico ed acustico.
In più, ascoltando la sua versione per il mercato estero, sembra davvero che molti brani (es: “Beyond the fence”) fossero molto più adatti a quella lingua che non all’italiano.

Sfogliando poi certe recensioni, era evidente che tutto l’impalcato sonoro della band romana trasmettesse effettivamente delle sensazioni riconducibili a diversi miti del rock internazionale (Rolling Stones, Journey, Steely Dan, Doobie Brothers) rendendo così il loro album estremamente “user friendly” agli anglofoni che lo descrivono ancora oggi come "unique, personal take on jazz rock, funky grooves, classical instrumental, psychedelic-prog rock and electronic weirdness." (fonte “Progarchives”).


Lasciando però un attimo da parte l’entusiasmo di coloro che definirono l'album “one of the greatest italian progressive rock albums”, nella realtà il discorso dei Libra non era privo di lati discutibili, perlomeno alle orecchie di un ascoltatore italiano.

Infatti, pur se i riferimenti al funky nero rappresentavano una novità nel momento in cui tutti si rifacevano al prog sinfonico o alla fusion, l’eccesso di riferimenti stilistici non riuscì mai a condensarsi organicamente in un solo kernel lasciando così il lavoro indistinto, poco incisivo e a tratti, quasi pesante.
In altre parole, si potrebbe asserire che ogni singola parte del disco fosse sicuramente più stabile della sua sommatoria.

libra 1975 Di questo si accorse anche la Motown che dopo il flop del secondo Lp americano “Winter’s day Nightmare (1976)” rescisse il contratto e rispedì i Libra in Italia dove nel frattempo erano stati prima snobbati e poi dimenticati.
Si aggiungano poi alcuni dissapori personali sopraggiunti con Besquet, e il quintetto si sciolse.


Personalmente, se dovessi tramandare ai posteri uno solo dei brani del disco, sceglierei la conclusiva “Inquinamento”, la cui forza propulsiva avrebbe dovuto a mio avviso, fare da traino ai lavori successivi, anche se così non fu.
Da un lato infatti, non sussistevano più sufficienti basi conflittuali per un rilancio nazionale della band e soprattutto perchè
il 28 novembre del 1978, scomparve tragicamente il leader Federico D’Andrea, travolto da un’auto.
Pur lontani dal movimento e dalla Controcultura, i Libra dimostrarono comunque che la mediterraneità e il Prog potevano convivere anche con stimoli interraziali e che la strada delle contaminazioni era ormai una realtà estesa a tutto il globo.
Di sicuro, in quel senso, il loro sforzo non fu vano.

12 commenti :

Romo ha detto...

Eccoli!

Grande JJ

taz ha detto...

Farsi un'idea dei Libra, a parere mio, è facile:...sono un gruppo preparatissimo che io ascolto volentieri a "difetto" di tutti questi anni....acustica-pop-prog-funky...quale strada prendere??... qualsiasi strada scelta avrebbe potuto avere fiori sui lati e pochi sassi...Poi la vita delle volte va così...Centofanti suona bene l'organo e Cappa è un gran bassista...ho letto da qualche parte che sono degli affermati session-man ancora oggi...Io alla fine lo trovo un buon lavoro per un '75 che se ne stava andando via... ciao

Regolo ha detto...

Quoto taz in tutto e per tutto e non ho altro da aggiungere se non che, per me, il lavoro funziona anche in tutto il suo insieme. Il disco fila via che è una bellezza dall'inizio alla fine e mostra un gruppo che nel campo "fusion" non aveva nulla da invidiare ai nomi più blasonati d'oltreoceano, anzi..
Peccato che in Italia allora non se ne accorse quasi nessuno...neanche il sottoscritto che ha scoperto questo disco 25 anni dopo la sua uscita!

marta ha detto...

Peccato davvero che la Motown non fosse dello stesso parere.

Regolo ha detto...

Mah, sicuramente la Motown si era accorta del potenziale del gruppo altrimenti non lo avrebbe messo sotto contratto. Però, come sono stati pronti ad aprirgli le porte, nello stesso tempo sono stati svelti a dargli un calcio in culo a seguito delle vendite deludenti.
Tipicamente americano.... (business is business)

taz ha detto...

Grazie Regolo...Si potrebbe aprire un forum sul perchè la musica italiana all'estero non sia mai stata troppo considerata...forse a ragione..."se io produco il meglio pecorino del mondo...ai voglia a farmi assaggiare il "tuo" formaggio..."(scusate l'infame esempio..)...Certo nel loro caso è un peccato..ma se pensi agli artisti della Motown....Ciao

lenz ha detto...

scusate.. ma i libra della colonna sonora di shock con pennisi, martino e guarini ce li scordiamo? li hai sotterrati un pò troppo velocemente jj ;)

J.J. JOHN ha detto...

Ma no, che scherzi? E' semplicemente che nel '77 erano rimasti solo i 2/5 della formazione originale.
Diciamo che con questa scheda ho "chiuso" il periodo Besquet.

lenz ha detto...

in effetti... poi c'è pure chi mi ha detto che quella sonora colonna "fa cagare e disturba il film"... io non condivido e me la procurerò insieme a questo musica e parole e al secondo..
grazie per avermeli ricordati.

lenz ha detto...

quoto taz e regolo, musica e parole mi sembra un gran bel disco. ha sapore molto internazione in effetti ma è bello e la voce è davvero fantastica. peccato, anche loro meritavano di meglio. specialmente il povero d'andrea.

ugo ha detto...

ciao jj riguardo i LIBRA ma DANNY BESQUET è quello che poi a fine dei 70's formerà il gruppo di DISKO-ROCK DEI GIANTS? CIAO UGO

J.J. JOHN ha detto...

Esatto, lui in realtà si chiama Daniele Baima ed è stato bassista dei Profeti dal 1966 al 1967 e poi per Adriano Celentano. Dopo i Giants produrrà Nikka Costa. Mica paglia.