Osanna: Palepoli (1973)

rock progressivo italianopalepoliCorreva il 1973 e all'estero sono come al solito avanti anni luce: i Genesis pubblicano "Selling England by the pound", i King Crimson "Lark's tongue in aspic", gli Yes "Yessongs", i Pink Floyd "Dark side of the moon" e gli ELP "Brain salad surgery".


In Italia, la lacerante frattura tra "underground" e "movimentismo" innesca uno dei periodi più intensi e sofferti della nostra nazione: il "personale" diventa "politico" e tutto deve essere vagliato nell'ottica dell'anticapitalismo.
Le avanguardie iniziano a sperimentare quel contropotere rivoluzionario che gli spetta di diritto
e i centri urbani di tutte le città, diventano i luoghi privilegiati di ostentazione delle merci, quindi, terreni di lotta, di espropriazione e di scontro.

Con il loro nuovo album, "Palepoli", gli "Osanna" si inseriscono con perfetta puntualità in questo angoscioso momento storico traducendo in arte la riscoperta dei valori popolari, da contrapporre all'urbanesimo, alla corruzione e alla freddezza della città moderna.
Il nuovo lavoro è disposto su due piani distinti: il primo è una rappresentazione teatrale scritta in collaborazione con Tony Newiller, sull'evoluzione della cultura popolare napoletana nel tempo, spettacolo che poi supporterà la tournèe di presentazione dell'LP.

osanna palepoli Il secondo è un per l'appunto un disco altrettanto complesso ed intenso dove nulla appare casuale o fuori luogo.

"Palepoli" è nelle intenzioni del gruppo un invito a rifiutare le ipocrisie della città moderna ("Neapolis"), per riscoprire i valori più autenticamente popolari dei borghi antichi ("Palepolis"). Dura 40 minuti che, anche col passare degli anni, si riveleranno indimenticabili.

In tre sole suite, il quintetto Napoletano da prova non solo di essere uno dei gruppi più validi e affiatati d'Italia, ma di potersi tranquillamente misurare per tecnica e consapevolezza sociale con la maggioranza dei suoi contemporanei.

"Oro caldo" apre l'album con una citazione "etnica" (voci di un mercato, una taranta...) per entrare immediatamente in una ballata piena di contrappunti di fiati, ampie aperture "crimsoniane" ed un finale mozzafiato hard blues. 


osanna palepoli"Stanza Città" dall'ouverture maestosa, si collega al movimento precedente aggiungendovi un break classicheggiante che sfocia in almeno 5 minuti prog puro.
Nella seconda facciata, "Animale senza respiro" è la naturale evoluzione delle due suite precedenti in cui ogni variazione ritmica e melodica risulta perfettamente funzionale al concetto del disco:
fuga, mutazione, riappropriazione.
Ad un'azzeccatissima veste grafica fa eco una produzione altrettanto riuscita.

Resta il rimpianto nel constatare che questo accorato appello alla pulizia morale ed urbana rimane lettera morta anche a oltre 40 anni dalla sua pubblicazione, come amaramente sottolineò anche lo stesso Vairetti in una recente intervista.
Ma dei nostri rifiuti, gli Osanna, non hanno colpa.

OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

32 commenti :

Gianni Lucini ha detto...

Bello da estasiare e terribilmente innovativo per l'epoca.

JJ JOHN ha detto...

Non oso pensare a quando parleremo della Premiata...

Gianni Lucini ha detto...

Beh, non mi troverai così entusiasta. L'ho apprezzata ma non ho mai perso la testa.

Anonimo ha detto...

Uela, ciao a JJ John e agli altri naviganti...
Questo è un album che io trovo magnifico, se non fosse per un difetto che mi fa alquanto incacchiare. E' registrato veramente male. Ed è un grande peccato, secondo me. Un miglior registrazione ed un miglior missaggio avrebbe reso onore ad 1 dei migliori dischi di prog italico.
Ma la cosa che mi spiace maggiormente è che questo palepoli è l'unico disco veramente registrato da cani. Trovo che L'Uomo, Milano Calibro 9 e landscape of life si sentano meglio.
E porca miseria dico io, proprio il migliore dei loro lp doveva all'epoca essere trascurato in questa maniera?
Penso che in Italia abbiamo veramente avuto grandi artisti. Non sono tantissimi secondo me, ma ci sono stati. Son state le case discografiche e i produttori a non dare loro l'importanza giusta. Ci son tanti tesori nel prog nostrano dei '70, che se solo fossero stati registrati meglio e se fossero stati all'epoca seguiti di più in fare di realizzazione, oggi avrebbero più considerazione di quanto non ne abbiano già.
Penso a Palepoli ma anche a YS dei balletto, registrato meglio ma carente nella sezione vocale. Possibile che nessuno alla Polydor si rese conto dell'inadeguatezza di Leone a cantare. Così è stato buttato via un grandissimo disco, una gemma che con 1 bella voce sarebbe di diritto entrato nell'olimpo del prog mondiale.
Ritornando a questo Palepoli spero vivamente che qualcuno prima o poi rimasterizzi un disco che ha tutte le carte in regola per essere definito un capolavoro, secondo me.
Splendido e originale soprattutto nel primo brano Oro Caldo, dove gli Osanna mischiano ottimamente il folk napoletano al progressive più classico e frullano poi tutto con un tocco di psichedelia.
Saluti by alexnelgiardinodelmago '77

JJ JOHN ha detto...

Non per deluderti Alex, ma se ascolti "Le Orme in Concerto" o i "Capsicum Red" potresti veramente farti un'idea su cosa significa un album registrato male.
In confronto "Palepoli" non era neanche male.
E poi... abbi pietà.
Semmai leggiti il post del nostro amico Tonino Musso dei Laser per renderti conto di cosa volesse dire incidere un album nei primi anni '70.

Anonimo ha detto...

Sicuramente c'è di peggio, però ogni volta che riascolto palepoli mi kiedo come sarebbe con una registrazione migliore. Penso ne guadagnerebbe tutto il lavoro.
Il post di Tonino Musso l'ho letto e lo trovo molto interessante. E' bello avere una testimonianza da chi la storia del prog degli anni '70 l'ha vissuta in prima persona.
Non sai quanto mi sarebbe piaciuto vivere in prima persona l'esperienza, andando ad un concerto di Franco Battiato o dei mitici Area.
Solo m'incuriosirebbe sapere come mai di tutte le ristampe in cd degli osanna, palepoli, che credo sia il loro capolavoro è quello con un suono peggiore. Trovo strana questa cosa. Ad esempio per landscape of life è stato fatto un lavoro nettamente migliore. Non credi?
Ti kiedo ancora questo: ritieni che i migliori lavori di progressive italiano possano essere in grado di reggere il confronto con i migliori lavori Inglesi o Tedeschi?

lenz ha detto...

bella questa recensione jj, complimenti davvero. rende onore a questo disco splendido e trovo l'ultima frase perfetta, mi ha davvero colpito perchè fin troppo vera oltre che bella.
grazie!

GINO ha detto...

io direi in quanto alla registrazione ce di peggio,come disco lo inserisco nei miei preferiti,e non sono tanti,rispondo ad alexilgiardinodelmago,ma ai la prima stampa quella che se ti cade su un piede te lo spezza,perche la seconda stampa o a seguire sono dei fuscelli in quanto a leggerezza e qualita'del vinile ciao da massimo

JJ JOHN ha detto...

@ Gino/Massimo:
il discorso delle incisioni negli anni '70 è tortuoso e delicato.
Fino a qualche anno fa io stesso ero molto severo nel giudicare la qualità dei "takes".
Poi, molti protagonisti dell'epoca mi hanno fatto presente che allora si registrava in maniera veramente garibaldina.
Non ti dico cosa mi ha raccontato Alex Mussi dei Laser! Roba da non crederci.
E in quel senso hai ragione: gli Osanna sono stati trattati come dei Rè.

A proposito di peso: ti ricordi Ad Gloriam delle Orme?
Quello te li spezzava tutti e due, i piedoni.

AnalogueSound ha detto...

L'altro giorno mi è arrivata una copia della seconda tiratura, presa su eBay a un centinaio di euri, disco in condizioni mint, copertina e busta interna un po' meno, ma in fondo è un disco del 74 quindi ci sta.
Ah faccio notare che tutte queste copie di seconda tiratura non sono nient'altro che busta e disco appartenenti ad uno stock della prima stampa con un copertina diversa, realizzata in modo più modesto e canonico, cartoncino non laminato, che non significa necessariamente che sia una piuma.
Il disco e la busta interna, invece, fanno sicuramente parte dello stock di prima stampa in quanto il trailoff riporta come data di taglio/galvanica il 21/11/72, male che vada hanno fatto un secondo padre dalla stessa matrice, ma escludo a priori un secondo taglio.
All'ascolto non fa così schifo quanto dovrebbe essere, essendo anch'io già possessore di una copia CD originale della serie Warner Fonit Rock Progressivo Anni 70, ricordo un suono "chiuso" come reclamate voi.
No, signori, il disco suona bene e non manifesta alcun difetto sulle medie.. anzi direi che di medie e alte, ce ne sono ben poche!
O meglio, il disco è spintissimo sulle basse, una problema che evidentemente faceva parte del mastertape e che non è stato corretto in fase di taglio. Questo determina uno spreco inutile di spazio su disco e oltretutto la necessità di incidere tutto ad un livello più basso, a discapito dell'ascolto che poi richiede una manopola impostata "più in alto".
E' altresì vero che lo sto ascoltando in un salotto grande che tende leggermente al rimbombo, enfatizzato ulteriormente dalla presenza di quattro woofer (assetto quadrifonico).
Suona comunque meglio della copia di Absolutely Free ristampa inglese del 72, sempre un mint per cui direi che suona fin troppo bene, almeno da vinile originale.
E sicuramente anche meglio della Raccomandata Ricevuta Ritorno, disco che mi è capitato di ascoltare da un amico ma con un suono davvero povero.
Certo non è quel suono post 76 con il basso frenato che contraddistinguerà i dischi della RCA oppure il tanto amato "The Night Fly" di Fegan ma ritengo sia di poco rilievo (quest'ultimo in particolare non mi è mai sembrato un disco di riferimento nè per quanto riguarda il suono nè tantomeno per il gusto musicale, al contrario di come la pensano in molti..)

JJ John ha detto...

My name is Fagen... Donald Fagen.
The "nightfly" tutto attaccato.

Beh, isomma, meno male che ci sei tu a correggere le mie ormai poverissime reminescenze di RVM e ci parli di "trailoff" e di "taglio/galvanica" che poi cortesemente ci spiegherai che diavolo significano.
Dammi pure dell'ignorante, ma nessuno nasce tonmaster.

Riguardo a Fagen posso solo ricordare che quando i tecnici del Magia di Milano testavano l'impianto non usavano "The nightfly" ma il successivo "Kamakiriad".
Al limite, "Studio Tan" di Zappa.
Tu saprai sicuramente il perchè!

AnalogueSound ha detto...

E' vero si chiama Fagen. Ricordavo male io. Il trailoff è la spirale interna di un disco, quella larga che comincia quando il programma musicale è terminato e in pochi giri conduce all'etichetta, in un solco eccentrico.
Il taglio è quando si prende il nastro master e si incide fisicamente su una lacca tramite una puntina quadrata (o triangolare, comunque non è tonda) che si chiama bulino incisore e che vibra come un trapano da almeno 600 W se non di più..
La galvanica è il passaggio successivo, la lacca incisa viene spruzzata di uno strato d'argento, seguito da uno di nickel e si immerge in un bagno elettrolitico che altro non fa che far ossidare questi metalli. A bagno terminato, si può staccare lo sviluppo negativo dalla lacca, ossia il nickel e l'argento che si sono ossidati, la cosiddetta madre (a questo punto la lacca è da buttare). Con una madre, nello stesso modo e solo col nickel si possono fare 10 padri (positivi) con ciascuno dei quali si possono fare 10 stampatori (altri negativi, ma più sottili delle madri), e con ogni stampatore si possono fare 1000 copie buone di una stampa.
Ascolterò questo Kamarikiad e Studio Tan di Zappa, visto che non so il perchè. Di solito io utilizzo "Hejira" sotto tuo suggerimento oppure, quando la serata mi ispira, "Socialismo e Barbarie"..

JJ ha detto...

Grazie caro.
Un giorno devo coinvolgerti in un post tutto deicato al vinile.
Se accetti, naturalmente.
Srebbe molto bello sapere tutto di questo misterioso pezzo di plastica che tutti amiamo, ma che ormai nessuno sa più bene perchè sia il miglior modo per ascoltare la musica.
Sentiamoci magari in privato che organizziamo la cosa.

Ultimo spot: quando testerai di nuovo un impianto con Hejira, sappi che "Amelia" è uno dei miei brani preferiti in assoluto della storia del rock.

Perche?
A parte la straordinaria struttura armonica mi piaceva quella frase:
"Amelia... era solo un falso allarme".

Ma sai quanti "falsi allarmi" dobbiamo fronteggiare nella vita?

Possono essere gli "esagrammi dell'inferno" oppure semplicemente "le corde della tua chitarra".
Possono "indicarci la strada per il paradiso" o "inghiottirci nel cielo come accadde a Icaro".
Possono essere "strani cuscini del desiderio" o curiose "fattorie geometriche, dove devi farti una doccia per scrollarti di dosso la polvere".

La morale?
"Non concentrare la tua vita su un solo sogno.
Amelia può essere un falso allarme!"

Così mi ha parlato Joni Mitchell quando ha scritto quella canzone.
L'ho sentita tanto vicina a me così ome ora ti sto parlando.

Sono cose davvero importanti.

Abbraccio. JJ

AnalogueSound ha detto...

GRANDE!!! Davvero un bellissimo pezzo, il significato non lo conoscevo. Grazie mille, John, ricambio..
(Per il post, ci sentiamo in settimana :)

alessandro ha detto...

Disco eccezionale anche per l'elevata personalità della proposta, laddove la cultura mediterranea, il flavour teatrale e squarci di melodia italiana mettono in 2° piano i riferimenti a Genesis (spec. certe parti arpeggiate) e King Crimson (forte carica dissonante nei momenti più sferzanti). Devo peraltro concordare sul discorso della qualità di registrazione: troppo sbilanciata sulle basse frequenze, e batteria poco chiara soprattutto nei passaggi articolati (mi ha vagamente ricordato i suoni di Nursery Crime, che d'accordo sono i Genesis però nel '71...), insomma nel '73 la maggior parte dei dischi anche qui elencati erano registrati meglio. Ci si passa sopra, naturalmente, data la qualità della proposta e le citate consuete problematiche per i gruppi italiani. A proposito: ottimo anche il livello delle parti cantate, altra dimostrazione che forse la "scarsa qualità" dei nostri cantanti è anche un po' un luogo comune (come testimoniano i vari Stratos, Di Giacomo, Canali, Di Palo, Spitaleri, Tagliapietra, Belloni, Sorrenti....).

UGO ha detto...

INDUBBIAMENTE TRA I MASSIMI CAPOLAVORI DEL PROG NOSTRANO POI CIRCA L'INCISIONE IO POSSIEDO LA RISTAMPA DEL 80 SU LINEA "PELLICANO" VINILE LEGGERO COPERTINA CHIUSA SACRIFICATA MA CREDO SIA STATO RIMASTERIZZATO O COMUNQUE IL SUONO MI SEMBRA NE ABBIA GUADAGNATO RISPETTO ALL'ORIGINALE DEL 73!ASPETTO RISPOSTE AL RIGUARDO UGO

J.J. JOHN ha detto...

Che una ristampa possa guadagnarci rispetto all'originale mi sembra quantomeno curioso.

I vinili di "Orizzonte", "Linea Tre", "Pellicano" ecc. erano tutti di seconda scelta. Spesso riciclati da quelli andati al macero per via della crisi petrolifera.

Però, come si suol dire ... de gustibus...

taz ha detto...

Un grande artista per un grande album...Lino Vairetti una di quelle voci che negli anni non hanno perso lo "smalto"....L'unica speranza è quella di vedere un giorno in giro per i Teatri italiani l'opera di Palepoli...un'opera rock che tutti i fans, credo, aspettano con ansia.....del disco si è già detto sopra e "sotto"...per me, insieme a Crueza de mà, resta il disco più intrigante del Prog Italiano, un disco che percorre le "stradine" di Napoli come per Faber Crueza de mà percorreva le stradine che si affacciavano al mare....Genova e Napoli....citta di mare e d'influenze "musicali" mediterranee......è mia opinione....ma questi due dischi andrebbero "studiati" nelle scuole....ciao

Anonimo ha detto...

"Creuza de ma" progressivo?
Oh santa pace...
JJ

UGO ha detto...

SALVE SONO UGO POSSIEDO MOLTI DISCHI PROG MA IL DE ANDRE SARA PURE IL PADRE DI TUTTI I CANTAUTORI NON LO MAI DIGERITO TROPPO A PARTE IL LIVE+PFM E QUALCHE DISCO QUA E LA (RIMINI/INDIANO/LE NUVOLE)CIRCA CREUZA DE MA MAI COMPRATO E MAI SENTITO A DOVERE MA LO POSSIAMO DEFINIRE PROG?A JOHN LA RISPOSTA!

Anonimo ha detto...

No. Non prog nella maniera più assoluta. Altro si. Ma non prog.
Con quel capolavoro Fabrizio ha traghettato la canzone d'autore in terre lontanissime, in un'inedita visuale etnica e cosmopolita. Ha dimostrato di essere cent'anni avanti rispetto al panorama italiano.

Il prog però, quello vero, quello che tutti noi conosciamo, per cortesia: non accostiamolo nemmeno per un attimo a Creuza De Ma.
Sarebbe una bestemmia sia per noi che per lui.
JJ

taz ha detto...

Ciao.....spiegato male mi sono!!!!!!....volevo solo dire che sono, per me, i due dischi più importanti del panorama musicale italiano...influenze mediterranee e arabe...e popolari..musica etnica per CDM e tarantella per gli Osanna...suoni del mercato Napoletano delle piazze e viuzze...e suoni simili per il mercato del pesce di Genova e stradine che ti portano difronte al mare....World music???....chiamiamola come vogliamo...(io, per esempio, gli Aktuala non li considero prog>...ma sono trattati in tutti i libri del prog...mia opinione non legge personale!!!)...cmq per il prog,"quello che tutti noi conosciamo" c'è ne sono di gruppi che con il prog hanno poco da spartire....ciao

J.J. JOHN ha detto...

Ecco, Taz. Mettiamo dei paletti.
E' vero che molte produzioni degli anni 70 considerate "Prog", in realtà non lo sarebbero affatto. Come per esempio gli Aktuala, i Nadma o IP.Son group.

Però va anche detto che, in quegli anni, determinate sonorità "trasversali" rappresentarono una scoperta. Aprirono nuovi mondi. Lasciarono un'eredità. Furono insomma rivoluzionarie ed è per questo che le si annovera in una corrente innovativa come lo fu appunto il "Prog".

Meglio sarebbe, in realtà, parlare di "Pop Italiano", ma noi di Classic Rock siamo abbastanza scafati per comprendere certe sottigliezze.

Fabrizio raccolse quei semi e contaminò la canzone italiana. Non prog, insomma, ma il genio era identico.

taz ha detto...

D'accordissimo su quello che dici!!!....facendo un "gioco" con la macchina del tempo non mi sarei scandalizzato di vedere Faber e Pagani sul palco a suonare CDM al Festival di musica d'avanguardia o quello delle Nuove tendenze insieme al Rocchi psichedelico di Volo magico....o alle contaminazioni Arabe(queste anche in CDM) Greche degli Area o del Branduardi Folk celtico....quindi, come si diceva una volta, meglio parlare di Pop Italiano....ciao.

ugo ha detto...

ma cari miei compagni di musica o POP oppure PROG una cosa è certa che la genialità creativa degli anni 70 resterà per sempre inarrivabile e,sebbene,alcune produzioni recenti di PROG(NEO-PROG) siano all'altezza restano pur sempre ancorate a quel periodo per cui come spesso ci dice JOHN è fondamentale la collocazione storica di un fenomeno e questo indipendentemente dalle ideologie! ciao ugo

taz ha detto...

...allora anni'70 e stop....quello che è venuto dopo è un surrogato di Prog....ho provato ad ascoltare qualcosa di "nuovo" ma non riesco a digerirlo...il mio pensiero corre laggiù...agli anni 70.....ciao.

ugo ha detto...

condivido appieno quello che dice TAZ addirittura gradisco le incisioni "sporche" dei 70's a quelle "pulite e perfette"attuali spesso solo tecniche ma senza anima!

taz ha detto...

da Cocciante:..bella senz'anima...

ugo ha detto...

infatti e persino lui ha avuto un anima prog in MU disco del 72

Anonimo ha detto...

Riascoltato ieri in versione digitale l'ho trovato davvero splendido.
Uno dei migliori dischi non solo di loro ma di tutto il Prog Italico
JOHN THE GUN

Anonimo ha detto...

Ieri, 20 giugno 2015, c'è stata a Napoli la presentazione ufficile dell'ultimo disco degli Osanna "Palepolitana".
In questa occasione, Lino Vairetti ha precisato che l'edizione attualmente in CD di "Palepoli" contiene un vero e proprio "falso": si tratta della seconda traccia che è stata letteralmente "inventata" (chissà da chi) e inserita nel CD; contemporaneamente, le prime due tracce originali "Oro caldo" e "Stanza città" sono state unite ij un'unica traccia, la prima. Ho controllato nell'edizione del CD che ho ed è così.
Ciao a tutti e complimenti sempre.
Enrico.

Leonardo Cherubini ha detto...

Confermo.
Io ho passato anni a capire cosa avesse di bello la traccia 2 di quel maledetto cd...