Ivano Alberto Fossati: Il grande mare che avremmo traversato (1973)

il grande mare che avremmo traversatoNel 1972 i Delirium sono un gruppo di successo: hanno venduto oltre due milioni di dischi, pubblicato un ottimo trentatrè giri, un hit single a impatto planetario (“Jesahel”) e partecipato ai più importanti Festival Pop della penisola tra i quali “Davoli pop”e “Palermo Pop”.

Tutto sembra andare per il meglio, eccetto che per un dettaglio di non poco conto che cominciò a pesare come un macigno sulla sensibilità del leader Ivano Fossati: le discografiche volevano un’altra Jesahel.

In altre parole, alla Fonit importava poco o nulla della qualità di “Dolce acqua”, della sua ricerca sonora e degli sforzi creativi del gruppo, anzi: già subito dopo la pubblicazione dell'album cominciò a far pressioni per avere un’altro singolo d’oro, creando così forti malumori all’interno della band.
Morale: ne venne fuori un 45 transitorio (“Haum”) che lo stesso Fossati rinnegò con tutte le sue forze sino al punto di irrigidirsi e lasciare i suoi colleghi al loro destino.
“Fu chiaro a tutti che quella non era la nostra vita”, ebbe a dichiarare anni dopo allo scrittore Massimo Cotto.

Certamente, se fece bene o male a piantare in asso i Delirium, non è compito nostro dirlo. Certo è che il giovane Ivano Alberto (così si faceva chiamare allora) si mise immediatamente a lavorare per produrre non solo un'opera che fosse ”tutta sua”, ma soprattutto che “viaggiasse tutta su una stessa linea”. Un modus operandi dunque, totalmente opposto a quello che gli era stato imposto durante l’ultima fase col suo vecchio gruppo, dove qualsiasi marchetta milionaria sarebbe stata invece più che bene accetta dalla Fonit.
Verso la fine del 1972 dunque, dopo una breve apparizione nella colonna sonora di “Beati i ricchi” di Savatore Samperi, il nostro si ritirò in sala d’incisione.
ivano fossatiPur se non del tutto convinta sulle potenzialità commerciali del lavoro, la Fonit non lesinò comunque negli investimenti e nel 1973 uscì un album altisonante sia per la produzione che per il titolo: “Il grande mare che avremmo traversato”.
Inciso negli studi Fonit di Milano e diretto da Romano Farinatti, l’LP vantava di una sezione d’archi di ben 18 elementi, un ottetto di fiati, un coro, due coriste di prestigio quali Wanda Radicchi e Paola Orlandi e nientemeno che un monolite del jazz italiano: il compianto contrabbassista Marco Ratti.

La copertina apribile sfoggiava uno splendido collage grafico a tinte crepuscolari, opera dell’artista Gigi Mario e
all'ascolto, il disco rivelava immediatamente una grande e rinnovata voglia di jazz e una neanche troppo sottile vena di esotismo e malinconia che accompagnerà l'artista ancora per lungo tempo.

Il connubio tra musica e testi che avrebbe reso Fossati uno dei più raffinati autori del panorama italiano è ancora incerto. I dieci brani sembrano infatti più dei ritratti di luoghi, persone e sentimenti, piuttosto che delle canzoni organiche vere e proprie ma, pur se acerba, la capacità di assemblaggio dialettico del compositore è già fuori discussione.
ivano fossati delirium 1972La stessa proverbiale sensibilità introspettiva dell'autore è ancora allo stato primigenio, nel senso che non si incontrano ancora quelle disarticolazioni lirico-musicali che lo connoteranno dal ’77 in poi. In ogni caso, è chiaro che siamo al cospetto di un musicista che farà molta strada. E di gran qualità.
Il jazz affiora invece dappertutto. Lo si incontra allo stato quasi puro in “Jangada(al punto da non poter notare una notevole somiglianza con “Gula Matari” di Quincy Jones), contaminato con i ritmi nordestini del Brasile in “Da Recife a Fortaleza” e in generale, in tutto l’impianto armonico delle canzoni.

Sicuramente ci sono ancora delle ingenuità legate al un passato beat-pop (“Riflessioni in un giorno di luce nera”), ai pruriti freak dei Delirium (“Vento Caldo”) o alla necessità di produrre ad ogni costo una forma-canzone (“All’ultimo amico”), ma nell’insieme “Il grande mare...” era indiscutibilmente un lavoro ben coeso, spesso stuggente e autoralmente ben solido.
Probabilmente l’ultimo che risentirà ancora del passato.
Già da successivo “Poco prima dell’aurora” infatti, emergerà una vena compositiva molto più autoctona e sin già dalla parentesi “americana” di “Goodbye Indiana(contenente le splendide “I treni fantasma” e “Storie per farmi amare”), Fossati avrebbe definitivamente preso la sua strada migliore.

Pur se realmente poco progressivo, “Il grande mare che avremmo traversato” è un disco da ascoltare con attenzione sia per rendersi pienamente conto dei motivi del distacco dai Delirium, sia da coloro che, come me, ritengono questo artista una delle più grandi figure della musica d'autore contemporanea.

16 commenti :

Anonimo ha detto...

andare ai cocktail con la pistola, non ne posso più


che stile lui

taz ha detto...

Personaggio "principe" del cantautorato nostrano propio per le sue qualità musicali...Io amo "Poco prima dell'aurora"(gran bel disco anche per merito di O.Prudente!!!)...questo disco non sono riuscito ad ascoltarlo bene(2 pezzi..), ma Fossati è uno che mi piace, lo ascoltai del vivo con De Gregori è una volta da solo a Genova....musicalmente è uno che ci sa fare e bene....Dopo Faber c'è lui, per me, bella voce e canzoni con significati profondi come il mare che sta davanti alla Liguria...ciao

Myrddin Emrys ha detto...

La foto in bianco e nero è stata scattata da Maurizio Frizziero, in Via Madre di Dio, a Genova, prima della demolizione...

JJ JOHN ha detto...

... ne hanno fatti di disastri gli architetti postmodernisti...

Ricordo il mio caro amico Dott. Riccardo Pellegrini (a cui oggi è intitolata una strada a Nervi)che ce l'aveva a morte con i ristrutturatori di quelle strada.
"Ci stanno rapinando un pezzo di memoria", diceva...

Simon House ha detto...

Ora che non ci sono più Faber e Gaber mi rimane solo Ivano e non mi importa se i dischi odierni non sono belli come quelli degli anni settanta.

edulms ha detto...

Disco che mi piace tantissimo... putroppo (almeno qui poco noto!); musicalmente interessante e con sonoritá a volte davvero brasiliane (forse lei era con la testa da questa parte); bravissimo artista

isidax ha detto...

a proposito dei Delirium, ho sempre pensato che Jesahel sia una aggiunta inutile a Dolce Acqua, l'album era perfetto così. Arrivi a Dolce Acqua e ti fermi a guardare verso il mare (Dolceacqua è un paesino nell'entroterra Ligure fra Sanremo e Mentone)

Jellyfish ha detto...

Un disco che scopro solo oggi. Grazie a JJ, ne ascolto i passaggi su youtube. "Quando sarò già lontano e non potrai vedermi più...", per motivi personali questa canzone all'amico mi lacera il cuore, mi fa un grande male. Ma basta per farne un disco da viaggio esistenziale, da anima vagabonda. C'è quel filo di pessimismo, di struggente melanconia da tingerlo di colori autunnali, di penombre, di crepuscoli da guardare fuori dalla finestra. Mi piace moltissimo. Jellyfish.

J.J. JOHN ha detto...

@ Jellyfish
Anche me "All'ultimo amico" piace molto: era l'Ivano che cominciava a sperimentare la sua poetica.
Cmq, se ti è piaciuto "Il grande mare", ascolta anche il successivo "Poco prima dell'aurora".
"L'aurora" e soprattutto "L'Africa" sono tra le cose più belle del primo Fossati.

@ Dax
In effetti in "Dolce acqua" originale "Jesahel" non c'è.
Fu aggiunto dalla Vinyl Magic nella prima ristampa su CD, evidentemente per renderlo più appetibile.
Almeno però, potevano specificare che si trattava di una bonus track
PS: Dolceacqua è bellissimo... me lo ricordo... olive e olio taggiasco dappertutto...

isidax ha detto...

mi sembra che all'epoca mia sorella avesse una stereo 7 che conteneva anche Jeshael... però, magari, saranno solo i miei ricordi sbiaditi da un Lelio Luttazzi qualsiasi...

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti.
In realtà Jesahel c'era nella scaletta originale di Dolce acqua, tanto che il titolo originale era (orribile) "Dall'Osanna all'Jesahel" e fu poi cambiato quando si capì che i Delirium avrebbero partecipato a Sanremo e quindi Jesahel tolta dall'album.
Sono però d'accordo che messa dopo Dolce acqua (sul CD) sta veramente male. Oltretutto la ristampa è mutilata nei missaggi, ad esempio il sibilo con tonfo iniziale e altre piccole cose.
Piccola correzione, l'arrangiatore è Romano Farinatti e non Farinotti e collabora ancora con Fossati, mi pare in Danza di Mia Martini o su Per amarti, sempre della Martini. Non ricordo bene.
E poi il terzo album (l'unico a nome Fossati - senza Ivano o Ivano Alberto) è Good-bye Indiana e non Indiana Goodbye.
Perdona la pignoleria.
Ciao
Michele Neri

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Michele, corretto.
Io credo proprio che ti assumerò come consulente, anzi: che dici? Scriviamo un libro insieme... ha ha ha.

DogmaX ha detto...

Non sono d'accordo sul fatto di omettere Jesahel dall'album... anzi, direi dalla "ristampa"... hanno fatto bene a metterla, così come hanno fatto bene a mettere Marta Helmuth e Corri Corri Corri (non centra niente con Ivano, ma con l'altro Fossati) in una ristampa dell'album dei Gleemen. Sono convinto che nelle ristampe facciano bene a mettere queste "bonus track" tratte dai singoli, perché spesso potrebbero andare perdute, non tutti vanno a comprarsi un 45 giri per sentirsi due brani e spendere uno sproposito... se poi questi delle ristampe prendono i master e puoi sentirti il brano come si deve.

Sto fatto delle ristampe è comunissimo in quelle fatte per i gruppi inglesi, non per quelli italiani purtroppo...

J.J. JOHN ha detto...

Sull'inserire delle "bonus tracks" nei CD sono d'accordo, ma che si dichiari sempre che lo sono: cosa che in molti casi non si fece e non si fa tuttora.

Ricordo per esempio che quasi tutte le prime ristampe in CD della Vinyl Magic contenevano degli extra che però non venivano mai segnalati come tali.
Da lì nacque la leggenda che Jesahel appartenesse al vinile originale.

Oggi le discografiche sono un po' più attente a questi dettagli e vi inseriscono addirittura delle brevi biografie dei gruppi, ma una volta non era così.

aliante ha detto...

Più che "Dolce acqua" dei "Delirium" sarebbe bello "Scolopendra" degli "Alluminogeni" con i 45 giri come bonus tracks.

Per me "Costruendo astronavi" è un capolavoro.

U G O ha detto...

A PARTE I PRIMI 45 GIRI DEI DELIRIUM AVETE MAI SENTITO IL 45 GIRI CHE IVANO INCISE PRIMA DI GOODBYE INDIANA "CANE DI STRADA/CONCERTO DI PLENILUNIO IN UN CASTELLO DI STOCCARDA"?IL SOLITO UGO