La Bottega dell'arte: La bottega dell'arte (1975)

la bottega dell'arte 1975Se c’è una cosa che proprio non riuscivo a comprendere, è come mai in certe pubblicazioni sul Prog Italiano comparisse ogni tanto il primo album della “Bottega dell’Arte”.
Sono andato a indagare e ho scoperto anche che il gruppo non solo viene citato da illustri esperti quali Augusto Croce e Riccardo Storti, ma sul suo stesso sito "labottegadellarte.com" auto-definisce “progressive” alcuni dei suoi brani.

Ho rispolverato il vinile, e ho incredibilmente scoperto che in effetti qualche traccia di Prog c’è, anche se assolutamente insufficiente a distogliere il quintetto romano da un ambito prettamente Pop.

Per esempio, tra le cose più interessanti si apprezza una certa creatività nell’uso dell’Harpsicord, dei flauti e dei cori; qua e là fa capolino qualche sporadica dissonanza e occasionalmente, la batteria suona anche molto “musicale” sul modello di Phil Collins e pure con qualche piccola divagazione metrica.
Inoltre, nei rari momenti in cui il groove generale si scostava dalla tipica canzone melodica in salsa Pooh, certi arrangiamenti lasciavano anche piacevolmente sorpresi per freschezza e autoironia (es il finale di “Il fiume, il villaggio, la miniera”).
Sono comunque frammenti davvero sporadici: la “Bottega dell’Arte” resta sostanzialmente una band romantica che manifestò
velleità progressive solo nel primo 45 giri (“Notturno per noi / Addio", Etichetta Tomato, 1974) e sporadicamente nel primo LP targato 1975 .

Formatosi a Roma nei primi anni ’70 dai due fratelli Piero e Massimo Calabrese - rispettivamente tastierista e bassista - e da altri tre amici d’infanzia tra cui l’ex tastierista degli Automat, Romano Musumarra, il quintetto ottiene quasi immediatamente un enorme successo commerciale con il suo single del 1975 “Come due bambini”: una ballata in stile Pooh che non solo lo catapulta in testa alle classifiche, ma fa da traino al primo omonimo 33 giri, pubblicato nello stesso anno per la EMI.

bottega dell'arte come due bambiniOltre alla hit milionaria, l’album contiene altri otto brani di stampo pop di cui però almeno tre, includono qualche intuizione più osée: “Camelot”, “A Cynthia” e “Un’esistenza”.
L’intento è dichiaratamente quello di catturare sia il pubblico adolescenziale che quello più adulto e, viste le vendite e gli introiti, non si può dire che l’intuizione non fosse azzeccata.

Comunque, se di Prog non ce n’era quasi per nulla agli esordi, ce ne sarà ancor meno nei lavori successivi sino all’ultimo album “Forza 4” del 1984, la cui title track sarà scelta come sigla iniziale della celeberrima novela “Cara a Cara”.
Dopo la seconda metà degli anni '80, quasi tutti i componenti della bottega rimarranno nell'ambito musicale, in particolare Massimo Calabrese che diventerà uno stimato produttore, lanciando tra gli altri il compianto Alex Baroni e la sua compagna di allora Giorgia.

Detto questo, conservate questo disco per le vostre cenette a lume di candela e non preoccupatevi se la vostra controparte odia il Prog. Tanto non ce n'è.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

La cosa che più mi ha colpito riguardo questo gruppo è che un critico come Scaruffi, che ha praticamente demolito il rock italiano degli anni 70, ha comunque fatto una menzione del secondo disco della Bottega dell'Arte sul suo libro.....non menzionando invece gruppi ben superiori degli anni 70 come Dedalus, Cervello, Etna, Opus Avantra, ecc ecc.....

I misteri del lavoro di critico musicale sono infiniti.....

Di questo gruppo io non riesco proprio a salvare niente.....e soprattutto come dici tu JJ di prog c'è veramente poco.....

alex77

Anonimo ha detto...

Certa gente si commenta da se.

Anonimo ha detto...

Non capisco perchè continuate a citare Scar.... (io non lo cito).
NON è un critico musicale. E' come citare Scaramacai o il Mago Zurlì.
Una citazione inconferente.
Lupo

Moludd ha detto...

Di questo primo disco non salvo proprio nulla. "Dentro", il loro album successivo, non è meglio, ma ha un'unica traccia ascoltabile e non male e che anzi per me è anche meglio di Notturno per noi: "Musicante". Consiglierei questa canzone a chi volesse per curiosità sentire qualcosa di buono partorito da La bottega dell'arte (gruppo che a me non piace manco come pop).

PS: povero scaruffi, l'ha sempre detto che di rock italiano conosce poco e nulla, io le sue pagine sul rock italiano faccio prima a non filarmele proprio.

Anonimo ha detto...

Infatti visto che conosce poco di rock italiano forse avrebbe fatto più bella figura a non parlarne proprio, ignorandolo come fa con il rock di tanti altri paesi....

L'aver scritto sul rock italiano come ha fatto lui non rende merito alla scena musicale partorita dal nostro paese durante gli anni 70, e secondo me può essere fuorviante per i suoi lettori non italiani, che non conoscendo i ns. gruppi, potrebbero frettolosamente considerare il ns. movimento rock come secondario. Cosa vera, ma fino ad un certo punto. Di capolavori ne abbiamo avuti, sedondo me non superano la decina, però li abbiamo avuti.

Spiace non vedere il riconoscimento da parte di un critico internazionale come lui. Pazienza.....con questo chiudo la parentesi Scaruffi (ne ho parlato fin troppo).

alex77

J.J. JOHN ha detto...

@ Lupo:
Sorry, purtroppo "il morbo di Scaruffi" ogni tanto salta fuori.
Qui però a mio avviso la citazione era pertinente: insieme a Croce e Storti anche lui ha citato la Bottega dell'Arte. Solo che lui l'ha accostata addirittura a Pierrot Lunaire, Locanda delle Fate e Corte dei Miracoli.
Cosa la BdA abbia in comune con gli altri tre, io stento a capirlo, ma non si poteva lasciar passare un'anomalia come quella.

E poi, Lupo, ti rendi conto che ho fatto un post sulla Bottega dell'Arte?
Se non mettiamo un po' di pepe nel dibattito, non ci sarebbe nemmeno un comment!

Anonimo ha detto...

Io non posso fare altro che complimentarmi con te, JJ JOHN per questo “post” giacché esso mi da la possibilità di ribadire un concetto che trascurano in molti; la tradizione musicale italiana proviene dal melodramma e dal bel canto e senza menarla troppo lunga con disquisizioni accademiche desidero alzare lo stendardo dell’«orgoglio nazionale» per quei complessi (già a metà degli anni settanta stavano perdendo questo appellattivo – peraltro corretto – per lasciare il posto a quello più generico di “gruppi”) che come La Bottega Dell’Arte suonavano musica melodica. E desidero anche ricordare a tutti quelli che ossannano i gruppi d’oltre Manica che in Italia abbiamo avuto fior di musicisti condensati attorno a sigle che nulla avevano da spartire con il rock (questo è vero) ma che hanno inciso album decorosi e certamenente degni di una sonorità tutta italiana; mi riferisco a formazioni come quella degli OPERA (secondo me tra le compagini più interessanti del panorama melodico degli anni settanta, il sound della quale girava intorno alla voce solista del cantante Filiberto “William” Ricciardi – che è stato pure l‘autore di buona parte delle musiche – coadiuvato da Vincenzo Macagnani, Pino Allegra e Giacomo Mantineo) per non parlare dei Panda o dei Matia Bazar etc.

-hydorvox-

JJ JOHN ha detto...

Brother Hydorvox,
capiti sempre a fagiolo.

Pensa che esattamente ieri sera io e la mia compagna Marina (puoi vederci ritratti nel mio profilo) stavamo proprio documentandoci sui Panda, di cui lei è una grande fan.
Io sono fuori da queste cose, ma ho scoperto con stupore che la versione originale di "Notturno" era stata co-arrangiata nientemeno che da Vangelis Papathanassiou su raccomandazione del suo fratello Nico, allora arrangiatore della Polydor.

Il mondo del pop melodico italiano anni '70 di qualità meriterebbe una maggiore attenzione analitica. Magari un blog a parte come Classic Rock perchè fu realmente un fenomeno di costume.
Io non ho interesse a farlo - nè politico, nè musicale - ma non vedo perchè qualcuno non potrebbe realizzarlo senza ipocrisie.

La storia, di qualunque colore, è sempre un elemento prezioso.

lenz ha detto...

jj sei fantastico!!

"Detto questo, conservate questo disco per le vostre cenette a lume di candela e non preoccupatevi se la vostra controparte odia il Prog. Tanto non ce n'è."

una conclusione come questa è troppo bella, mi ha fatto letteralmente scompisciare :)))

@hydorvox

sono d'accordissimo su un sacco di cose che dici! è ridicolo pensare che noi ci considerariamo i parenti poveri degli anglofoni (mi viene in mente un certo personaggio di nome GG per fare un esempio), abbiamo nettamente dimostrato di prendere, si, esempio ma di mettere molto più feeling e passione di loro in molte nostre produzioni e lo dimostra anche il seguito che ha la nostra vecchia musica a livello internazionale! se vi fate un giro per i blog ve ne rendereto conto da soli, ci sono milioni di collezionisti e fans che sono avidi del prog e della psichedelia italica.

ah, visto che parlate dei PANDA... vi do una notizia: a quanto pare da 7 annetti sono il felice possessore della les paul goldtop del loro chitarrista. chitarra tra l'altro dotata una voce celestiale..

buon sabato, gente!

Anonimo ha detto...

un bel disco di pop-rock sinfonico, che non è sinonimo di progressive, ovviamente...anche io, come JJ John, non sarei così severo con i 'complessi' melodici italiani, a parte i già citati Panda anche il Giardino dei Semplici non erano sicuramente dei fessi

http://www.youtube.com/watch?v=Nu3sxbHVJNo

o può valere la pena dare un'ascoltata alle prime produzione degli Alunni del Sole, i Barclay James Harvest italiani?...per quanto riguarda gli Opera, tempo fa ho conosciuto il batterista, Vincenzo Maccagnani, che lavora presso il Catasto di Brindisi, la mia città...istigato da un amico collezionista gli sono andato a fare una specie di intervista informale, forse semplicemente a rompergli le scatole, comunque pare che gli Opera proponessero uno spettacolo molto interessante nei loro concerti, dove ognuno dei componenti interpretava uno degli elementi Acqua-Aria-Terra-Fuoco, (vedi il loro 'lato B' più vicino al progressive - Vincenzo ha precisato che lui interpretava l'Aria) ma ha confermato anche che non è rimasto proprio niente di registrato oltre ai 45 giri che già si conoscono...

Luciano

Anonimo ha detto...

Ricordo con simpatia un passaggio del film “Ferie d’agosto” in cui un esilarante Piero Natoli (Marcello), durante la notte di San Lorenzo esprime i suoi desideri «Vorrei vincere al totocalcio cento, duecento testoni; vorrei riunire il gruppo New Melodi: Sergio Cruciani alla tastiera, Fausto Mezzagamba alla chitarra, Franchino al sax».. ecco, chi non ha sognato di fare “il complesso”, di approdare all’ambìtissimo contratto discografico ?!
Vincenzo Maccagnani è uno di quelli che vi sono riusciti e – forse per una specie di legge del contrappasso – poi è finito a fare l’impiegato del Catasto ! Chissà quante cose avrebbe da raccontare dei tempi in cui suonava la batteria nel complesso degli OPERA ..!?

Michele

J.J. JOHN ha detto...

In fondo Michele, anche il massimo poeta modernista portoghese Fernando Pessoa era un modestissimo impiegato comunale.
L'importante è, come diceva lui: "avere in testa un baule pieno di sogni".

pino ha detto...

Ascoltate Notturno per noi e Mare nostrum della Bottega e ditemi se non è progressive!!! e anche di ottima fattura!!! Su Youtube ci sono...Aspetto commenti! Pino

J.J. JOHN ha detto...

Ciao Pino. "Mare Nostrum" lo vedo più come Pop sinfonico. Progressive proprio no, gli mancano proprio troppe caratteristiche.

"Notturno per noi" era invece davvero consistente come pezzo anche se personalmente lo trovo un po' disarticolato. Forse uno svolgimento più dilatato avrebbe potuto produrre un album storico.
Comunque, non credo che avrebbero avuto altrettanto successo se avessero proseguito per quella strada.

UGO ha detto...

UN Pò COME PER I POOH SE LA B.D.A.AVESSE INCISO PIU PEZZI STRUMENTALI SAREBBE DIVENUTO UN GRUPPO DI TUTTO RISPETTO!A PROPOSITO DEL 45 NOTTURNO PER NOI LO STO CERCANDO DA UNA VITA C'è QUALCUNO DISPOSTO A CEDERLO AD UN PREZZO UMANO?UGO

U G O ha detto...

VOLEVO CHIEDERE A JJ OPPURE A MICHELE NERI CHE MI SEMBRA ALQUANTO PREPARATO SE IL PRIMO 45 GIRI DELLA BOTTEGA "ADDIO/NOTTURNO X NOI"RISULTA RARO PERCHè DOPO MANCO UN ANNO DALLA SUA USCITA LA CASA DISCOGRAFICA FALLI(TOMATO RECORD)E CHE IL GRUPPO STESSO RIPUDIò QUELLA USCITA CHE PARE NON FOSSE STATA AUTORIZZATA DAL GRUPPO STESSO!LO AVRò CHIESTO AD ALMENO 50 VENDITORI ED UNO DI QUESTI MI FORNI QUESTA STORIELLA E PERSINO AUGUSTO CROCE DICE CHE NON è MAI RIUSCITO A TROVARLO MANCO NELLE MOSTRE....?!!!

J.J. JOHN ha detto...

La storia della Tomato è vera, ma sulle quotazioni di "Addio" personalmente non saprei dirti.

Anch'io come Augusto l'ho mai visto in giro ma, francamente, non me ne sono mai neppure interessato. Sorry.