Alan Sorrenti: Aria (1972)

alan sorrenti aria 1972A distanza di oltre 35 anni dal disco d'esordio, è davvero difficile oggi rendersi conto di quanto fosse innovativo Alan Sorrenti nel 1972.
Eppure a quei tempi, e per almeno due anni consecutivi, il cantante italo-gallese (classe 1950, nato a Napoli) non scese a compromessi con nessuno inventandosi uno stile canoro personalissimo ed emotivamente psichedelico.

E' stato certamente abilissimo anche dopo il secondo album, ma molto più nel vendersi che nel cesellare situazioni inedite: probabilmente, Sorrenti aveva capito prima di molti altri che il Pop Italiano non sarebbe durato a lungo e comunque, fu evidente sin di tempi di "Dicitenciello vuje" che l'ambiente Prog cominciava a stargli stretto: il movimento lo ricambiò con la stessa diffidenza e lui prese la strada dei "Figli delle Stelle".

"Problemi alla voce", si disse allora. Non credo.

Accadde ad Alan semplicemente quello che accadde a tutti: si chiudeva un'era rivoluzionaria e se ne apriva un'altra di riflusso in cui un'Aria" o un Fetus non sarebbero stati più capiti e certamente, non attendibili commercialmente.

Le case discografiche diventavano sempre meno sensibili all'innovazione e ciascun artista d'avanguardia doveva scegliere come reagire al crollo dei Festival Pop.
Ciascuno quindi prese le sue decisioni. In molti casi pagandone le conseguenze dal punto di vista della conflittualità alternativa.

alan sorrenti aria 02Aria però fu una vera ventata d'aria fresca e, ancora prima di far capolino sugli scaffali dei negozi, aveva attirato l'attenzione di pressocchè tutta la critica nazionale:
"Tutto ad un tratto sono entrato nel mondo di Alan, ne ho avvertito il canto dolce, il pianto amaro delle ironie, delle favole moderne che ci riportano ai lontani e preziosi simbolismi, tutta la strana e suadente comunicativa universale, la sete esistenziale."
Così scrisse Marco Ferranti sul Ciao 2001 del 27/8/1972.

Ma, oltre alla musica di cui parleremo tra poco, il "caso Sorrenti" esplose sicuramente anche in virtù delle sue scioccanti performances in cui la voce assurgeva a ruolo di strumento: cosa che non aveva paragoni in Italia se non per qualche spruzzata di Claudio Rocchi.
Demetrio doveva ancora arrivare.

Il pubblico era letteralmente frastornato e, per qualche anno, la suadente voce del nostro fu allo stesso tempo il suo piatto forte e anche il suo carnefice: non sempre Alan venne capito e questo lo portò in fretta ad abbandonare il mondo della sperimentazione.

Prodotto da Corrado Bacchelli e Bruno Tibaldi e registrato agli Europa Sonor di Parigi, ai Sonic Studios di Roma e agli Seed Studios di Vallauris sulla Costa Azzurra con musicisti del calibro di Jean Luc Ponty, Albert Prince e Tony Esposito al meglio della sua capacità di improvvisazione, Aria si divide in due momenti distinti: una lunga suite psichedelica che occupa tutti i venti minuti del primo lato e tre canzoni di media durata sulla facciata opposta che ci presentano il lato più cantautorale dell'artista.

alan sorrenti aria 03Il capolavoro, va da sé, è la title track la cui tensione melodica dura dall'inizio alla fine della suite.
L'aria è ricondotta alla figura di una donna, prima cercata e poi amata dopo una crisi intermedia.
In questo senso, l'amplesso finale è un orgia sonora senza paragoni.
I testi, ermetici e dal sapore esistenzialista, sono supportati da un canto le cui modulazioni sembrano esse stesse far parte della sezione armonica.

La magia della voce non è semplicemente limitata alla sua notevole estensione, ma anche allo straordinario dell'uso delle accentuazioni che evocano di volta in volta situazioni cosmiche in stile Canterbury o declamazioni stridenti che riportano l'ascoltatore ad una sorta di materialismo timbrico.
Le musiche sono arrangiate in modo tale da lasciare al canto il massimo spazio possibile: improvvisando per la maggior parte, ma contrappuntando anche con precisione i vocalizzi melodici.

Presuntuoso per molti, ma sicuramente geniale, l'album di Aria lasciò tuttavia anche spazio ad ambienti più accessibili come la ballata folk "Vorrei Incontrarti" (che si chiude con un incantatorio vocalizzo che parve quasi un omaggio al Tim Buckley di "Starsailor" - anche se Sorrenti fu molto più soave del lisergico Buckley) e la dolce "Un fiume tranquillo" dove la tromba di Andrè Lajdli ricama note preziose su una voce che sembra ispirata dal miglior Peter Hammill.
Curiosa anche la piccola ghost-track del finale che da un ulteriore tocco di innovatività ad un disco già di per se unico nel nostro panorama italiano.

Straordinario innovatore del canto napoletano, modulando sino allo stordimento vocali che diventavano esse stesse "ragione d'essere" della melodia, Sorrenti lasciò sicuramente un segno indelebile nella musica italiana e qualunque giudizio sul suo periodo più commerciale, non svilirà mai una singola nota di questo suo straordinario capolavoro.

Un talento bruciato forse troppo presto dalle suadenti lusinghe del mercato.
Tanto meglio per Alan e tanto peggio per noi.

40 commenti :

Daniele ha detto...

Lo sto ascoltando proprio ora! Bello, veramente bello! Originale, le melodie stonate della voce rimangono in testa tanto da non farle sembrare poi così distorte e "inusuali"! Bello! A tratti la Voce di Alan ricorda quella di Ginni Leone, ma sono due estensioni vocali un pò differenti!
Gli arrangiamenti in complessità si discpstano un pò dal classico canone del Prog!
Beh "Figli Delle Stelle" la canta un altra persona, e a me poco importa! Importa "Aria" e "Come Un Vecchio Incensire..." che ascolterò!

MarioCX ha detto...

Beh...è vero che anche Camerini, Finardi, Battiato eccetera.
Però un conto è passare da "Aria" a "Tu sei l'unica donna per me", un altro da "Pollution" a "La Voce Del Padrone".
Insomma al Battiato pop tanto di capello, al Sorrenti discotecaro...allora preferisco i gratelli La Bionda!
Italian disco per Italian disco, vuoi mettere "1,2,3,4 Gimme Some More"?
Ciao

Anonimo ha detto...

Mario concordo al mille per cento conte, ma anche lo stesso Camerini in chiave "pop" è nettamente superiore a "figli delle stelle" disco a mio modo di vedere inascoltabile.

Tornando ad "Aria" personalmente lo trovo piuttosto pesante all'ascolto anche se interessante, ma si sa che il Pop Italiano ed il progressive in generale "is not my cup of tea"

Vikk

taz ha detto...

Due carriere...semplicemente due carriere...una sperimentale...una pop...non vedo questa bestemmia musicale...l'analisi di JJ è perfetta...indiscutibile la prima parte, discutibile la seconda...Io ho apprezzato tutte e due le carriere, l'ho separate e me le sono gustate entrambe...gia nei testi dei primi due si capiva che il ragazzo aveva talento nello scrivere...l'aver poi capito che qualcosa nel prog non stava più funzionando...ne è di merito a lui( e di Michelangelo Romano nuovo produttore...)Non esiste solo figli delle stelle...canzoni come "Vola" "Le tue radici" "Esisti tu" "Un viso d'inverno "Poco più piano" sono romantiche-melodiche-popolari..."Serenesse" "Angelo" "Un fiume tranquillo" "Una luce si accende"...sono dei testi non tanto lontani da quelli commerciali, e la musica che cambia...e il suo spirito le affronta in maniera diversa...quello che si diceva della voce è possibile, perchè lui nel LP "Sienteme, it'time to land" non usa più il suo canto sperimentale e la sua voce...canta solo...seduto sulla sabbia con davanti il mare e la luna...appoggiato ad una ragazza...il sottofondo musicale potrebbe essere "Vorrei incontrarti" come "Donna luna"....o lo ami o lo odi...io lo amo.ciao

Anonimo ha detto...

Ho scoperto i dischi dell'Alan Sorrenti sperimentale proprio in questi giorni (anche se ne avevo sentito parlare) e sono una scoperta davvero piacevole. È senz'altro vero che Demetrio Stratos gli debba essere stato riconoscente, in termini di ispirazione.
p.s.: se non ti dispiace, ti rubo la foto della copertina per il mio blogQohelet.

Anonimo ha detto...

"Tanto meglio per Alan"? Io l'ho visto sei mesi fa ed era l'ombra dell'ombra di sè stesso. Cantava su una base musicale(sempre con un po' di spocchia però). Sembrava un ghost - karaoke.
(ofvalley)

JJ JOHN ha detto...

Immagino.
Diciamo però che tra i 70 e gli 80 i suoi soldi li ha fatti.

Anonimo ha detto...

Taz

non c'è nulla di male ad essere frivolamente pop pur avendo sfornato dischi di maggiore spessore - se così vogliamo definirli; lo hanno fatto Bowie, The Cure, New Order (cioè i Joy Division travestiti), Robert Plant, R.E.M. (i primi che mi vengono in mente), purtroppo gli album "commerciali" di Sorrenti sono semplicemente è un infimo "chewed bubblegum pop"

Vikk

taz ha detto...

Hai ragione Vikk....Quando Bowie ha chiamato a se il produttore degli Chic per Let's dance...che io reputo un disco con pezzi "ballabili"...i critici hanno storto il naso...le vendite e le sue tasche no....per me un gran disco...Certo faccio le dovute differenze, ci manca...Alan non è David....ma come ho trovato "unici" i suoi primi dischi...non trovo così pessimi i suoi dischi "commerciali"...li ho ballati...li ho dedicati...il quesito è il solito...chi ha ragione?....il pubblico che li compra o i critici che li criticano?....io ho la mia opinione personalissima su Alan...i suoi primi 2 LP gli sono costati anche una parte "fisica"...personale e intima...avesse continuato su quella "sperimentazione"....non avrebbe cantato Figli delle stelle...e nessun altro pezzo..ciao

stefano705 ha detto...

Bravissimo nell'aver accostato Sorrenti al leader dei Van der Graf. Me ne ero accorto. E con l'ultimo Peter Hammill l'accostamento è ancora più stringente

lenz ha detto...

un album da brividi... bellissimo davvero. la bonus "dicitencello vuje" è straordinaria.. è piacere puro. francamente io amo anche l'alan sorrenti di figli delle stelle e non solo perchè l'ho conosciuto da bambino con quella canzone ma perchè oggettivamente mi piace. e trovo anche un pò offensivo e tipicamente e squallidamente italiano giustificare il suo passaggio al commerciale perchè lo hanno fatto anche i soliti inglesi ultrablasonati per poi dire che non si vogliono fare paragoni perchè sorrenti "non è alla loro altezza, ci mancherebbe". tanto più che la voce di bowie non gli lega manco le scarpe a quella di sorrenti.
l'esterofilia ci fotte da sempre.. direi che è l'ora di smetterla di denigrare gli italiani in favore degli ultra osannati (da voi) stranieri: è troppo facile nonchè stupido ed illogico.
noi abbiamo fatto il nostro e molto bene ed è merito solo nostro. non a caso gli stranieri la nostra musica e il nostro cinema dei bei tempi li collezionano e sbavano per trovarli.
ma svegliatevi..

marta ha detto...

Gli ultra osannati(da voi) stranieri.
"Da voi" chi, scusa?
Non è colpa di nessuno se Sorrenti è stato linciato a Licola o se la bibliografia di mezzo mondo lo paragona a Buckley.
Pittosto prenditela con Arbore. chi legge Jj è già sveglio da due anni e mezzo!

lenz ha detto...

svegli? chi continua a fare paragoni (e in questo post ne vedo diversi) non mi pare lo sia. e non mi riferisco a buckley ma a paragoni fatti con gente come bowie,leggi meglio. in ogni caso non ho fatto il tuo nome mi pare.

marta ha detto...

Quello di Vikk con Bowie era un parallelo, non un paragone. Si riferiva alla sua svolta pop degli anni'80. Leggi meglio tu.
Anche se non mi hai tirato in causa personalmente, non puoi generalizzare in questo modo.

J.J. JOHN ha detto...

Lenz e Marta:
sapete che vi voglio bene ma controllate il vostro linguaggio e risparmiatemi dal moderarvi sulle ripicche.
Sono argomenti complessi che richiedono una certa calma.

Nessuno discute il valore di "Aria", ma non si può nemmeno restare indifferenti alla svolta Pop di Sorrenti che, tra l'altro, fu una delle prime nel panorama italiano.

Lenz: Classic Rock ha degli interlocutori sani, svegli e intelligenti come te. Non svilirli.
Qui si tratta di capire un percorso che Sorrenti ha anticipato di almeno cinque anni rispetto ad altri.
Io credo sia stata una scelta di mercato ma anche molto sofferta.
E' su questo che desidererei si ponesse l'accento, ed è questo che vorrei si contribuisse a chiarire.
Arbore (in questo caso)se ne può andare a quel paese.

Marta (God bless you), you're bloody right, but please control you temper. Do it for me.

lenz ha detto...

ok, immagino di aver esagerato con lo "svegliatevi" che è adatto a temi tristemente più importanti della musica (vedi signoraggio e conseguenze) e chiedo scusa per esser risultato aggressivo e di conseguenza sgradevole ma sono francamente stanco di veder fin troppo spesso denigrare i nostri musicisti in favore dei vari stranieri. quindi controllerò il mio temperamento pure io ;)
concordo con te che la scelta di sorrenti sia stata sofferta e non trovo che sia stata peggiore del voltagabbana di altri come pino daniele o i litfiba, per citare esempi più terra terra.

J.J. JOHN ha detto...

Almeno Daniele è un buon compositore, ma i Litfiba, mamma mia! Non li sopportavo già ai tempi di Eneide, fai tu!
Certò è che, alla fine dei '70, a molti artisti sono rimaste due alternative che il mercato ha reso incompatibili: la creatività e il portafoglio.
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Sullo svilimento della musica italiana rispetto a quella anglofona credo però che dovrai essere molto paziente. Purtroppo nel nostro Prog i riferimenti abbondano. Cerchiamone i valori e proviamo almeno a non sparare sulla Croce Rossa.

lenz ha detto...

concordo. i litfiba iniziali per certi versi li ho trovati anche interessanti ma quelli odierni sono inqualificabili e il solo pensare che renzulli possa prendere una chitarra in mano mi da i crampi allo stomaco. ma credo che la cosa più patetica sia stata la svolta commerciale di lucio dalla con "attenti al lupo".. quella sommerge tutto il resto.

per quello che riguarda la decisione di sorrenti, prendimi per matto ma secondo me disse già tutto con il titolo dell'album "sienteme, it's time to land"..

sono d'accordo con te, i riferimenti alla musica straniera abbondano e molti sono imbarazzanti, credo però che alcuni artisti nostrani siano andati oltre la mera scopiazzata e gli vada riconosciuto. e a parer mio anche alcuni che presero "troppa ispirazione" dagli anglofoni, sono talvolta riusciti a far meglio dell'originale.. che ne pensi tu?

lenz ha detto...

ho appena finito di ascoltare "come un incensiere" ed è stato un incanto puro, un bel risveglio.. le note di piano di "incrociando il sole" mi risuoneranno in mente per tutta la giornata credo... dopo questo disco gli posso perdonare tranquillamente anche "tu sei l'unica donna per me" :)
ciao

lenz ha detto...

mi hanno fatto fesso... me ne sono accorto adesso. in realtà questo è l'album "alan sorrenti" del 74.. :)
via alla ricerca dell' "incensiere"..

Anonimo ha detto...

mumble mumble...
non vorrei essere frainteso, perchè i primi due di Sorrenti piacciono molto pure a me, sotto molti aspetti sono tra le cose più...internazionali, ecco! che siano state registrate in Italia in quegli anni...hanno però, questi due dischi, un problema che poi è quello che probabilmente ha costretto Alan a cambiare percorso: è poco intonato...potreste mettere via quelle scimitarre per favore?...allora, continuo, il paragone con Tim Buckley è secondo me assolutamente fuori luogo, Tim, anche da strafatto negli ultimi anni di carriera, manteneva sulla voce un controllo assoluto, Alan anche in studio beh!...Vorrei Incontrarti per esempio è cantata costantemente sulla soglia della stecca...su youtube c'è anche uno spezzone d'epoca di Serenesse, imbarazzante

http://www.youtube.com/watch?v=BGNEmCWtMbk

che dire di più, le orecchie mi funzionano, non credo di averla sparata tanto grossa :-), comunque mi tolgo di mezzo
ciao a tutti

Luciano

JJ JOHN ha detto...

Sai, quello che contava di "Aria" non era tanto la tecnica vocale quanto il "groove", assolutamente inedito per l'Italia, Rocchi a parte.
Cred che sia quella la chiave di lettura principale.
Altrimenti, dovremmo sparare su Patti Pravo.

Anonimo ha detto...

si, probabilmente hai ragione, d'altro canto ho detto pure io che i due dischi mi piacciono e continuano a piacermi...ma rimango dell'idea che il cambio di repertorio sia dovuto anche alla scelta di materiale meno impegnativo da eseguire dal vivo, anche prima di Figli delle Stelle etc. (per inciso, sono perfettamente d'accordo con chi più sopra ha detto che, con il titolo 'Sienteme It's Time To Land' Alan voleva mettere in guardia i suoi primi estimatori) situazioni nelle quali pare che Alan non fosse per niente a suo agio...se magari qualcuno ha avuto occasione di vederlo potrebbe confermare o smentire...e poi dai, non spariamo proprio a nessuno, per carità!

grazie per la tua disponibiltà

Luciano

J.J. JOHN ha detto...

Io continuo a ritenere che il cambio di repertorio avvenne più per motivi "politici" e artistici che non per ragioni tecniche, anche se la tua teoria è del tutto condivisibile.

Questo perchè Alan, pur se molto attivo negli ambienti antagonisti, non venne mai ripagato con la stessa attenzione, anzi. Spesso fu letteralmente linciato dal pubblico come a Licola.
Pagò il suo amore per la tradizione napoletana con la crescente ostilità del nuovo soggetto politico controculturale e dopo un pò, immagino che non ne potè più.
A quel punto la scelta era: insistere su un genere ormai al tramonto (e a cui aveva detto evidentemente già tutto) o sviluppare la forma canzone.
Cosa che fece.
Personalmente, non posso dargli torto.

Anonimo ha detto...

Per ascoltare il disco in questione: http://www.multiupload.com/9IXAUXQE9Z spero di fare cosa gradita! Ciao,
F.

J.J. JOHN ha detto...

Sisters and Brothers, sono lusingato dalla vostra attenzione ma - ve lo chiedo come favore personale - non pubblicate links da dove si possano scaricare direttamente le opere recensite.
Grazie davvero per la comprensione.
JJ

Anonimo ha detto...

aria é un disco che ho sempre amato sin da quando é uscito, ai tempi era innovativo. Purtroppo quando si parla di Sorrento la maggior parte della gente lo accosta a figli delle stelle ma io continuo a ripetere a tutti che con aria era tutt'altra cosa.

Anonimo ha detto...

Era nato con "Aria" e doveva morire come "Un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto".

Anonimo ha detto...

Martillos says:
CAPOLAVORO senza tempo, quasi incredibile che sia un disco itlaiano..
http://musicbx.blogspot.com/2011/02/quattro-grandi-dischi-dall-arcipelago.html

Simon House ha detto...

L'hanno definito il Tim Buckley italiano, accostamento quantomeno azzardato vista la statura del mitico Tim ma comunque i primi due dischi sono veramente notevoli e coraggiosi, accostabili solo al primo Juri Camisasca e pochi altri.
Forse meglio questo del secondo, ma siamo lì...

Anonimo ha detto...

Vorrei solo sottolineare che l'album "Figli Delle Stelle" nel 1977 per me, è stato un incredibile album fatto da un italiano, nel momento dove la "disco" era solo fatta di black e/o americani, tutto "suonato" da stumenti e non solo bum-bum commerciale, uno spessore artistico mai, credo eguagliato, da altri artisti italiani. è questione di gusti, ovvio, ma un album cosi funky è raro, in Italia... E per metà anche NY&LA lo è stato. Adoro Alan Sorrenti e come scriito sopra, gli perdono tutto, dopo i gioielli che ha fatto. Domenico

lenz ha detto...

d'accordo con te domenico :)

Anonimo ha detto...

Ehi John, una curiosità: Come mai il successivo "Come un vecchio incensiere..." non è presente tra le opere che hai recensito?

p.s. condivido il tuo punto di vista sui motivi del radicale cambiamento stilistico da parte di Sorrenti. In fondo per lui è stato pure vantaggioso perché molto più redditizio.
Però, dopo avere visto sul Tubo un Alan ventiduenne che si presentava alle telecamere come un cantautore dalle attitudini sperimentali, il cui scopo era quello di far evolvere ed innovare il discorso musicale del tempo, e tante altre belle parole...beh, assistere al successivo mutamento mi ha fatto venire i brividi..
Io non lo stimo, tutto qui. Rispetto le scelte che ha fatto, ma professionalmente lo trovo una persona fin troppo ipocrita. La sincerità e la schiettezza nel comunicare sono caratteristiche primarie per farmi apprezzare davvero un artista.

Pietro

J.J. JOHN ha detto...

Pietro, io su Alan la penso sempre come nel mio comment del 6 aprile 2010.
Per "l'incensiere", beh, a quello dovremo proprio rimediare.

ugo ha detto...

anche io sono in attesa della scheda sull'incensiere(tra l'altro la versione cd comprende il 45 giri"le tue radici del 75"fra le sue ultime cose prog!amo segnalare che di "dicitencello vuje"esistono due versioni una che si trova sul terzo disco dell'artista(+ asciutta a mio avviso + bella)e un altra presente sul 45 giri con un arrangiamento + ricco di archi!il solito ugo

ugo ha detto...

comunque almeno fino al terzo disco omonimo direi che è stato grande poi già sienteme anticipava il cambiamento ma io che son cresciuto coi figli delle stele ho amato alan almeno fino al 81 anno del 45 "hard" la strada brucia poi il vuoto!

UGO ha detto...

JOHN APPENA POTRAI LA FARAI LA SCHEDA SULL'INCENSIERE?CIAO UGO(MAGARI IN TEMPI MIGLIORI OK?)

Anonimo ha detto...

Bellissima recensione.Ho amato Alan nei suoi primi dichi,ho sopportato Dicitenciello vuje,ma Figli delle stelle o Un'incontro in ascensore essendo comunque dei brani validi non rispecchiavano i miei gusti e non si addiceva alla grande voce di alan,la sminuiva.

Se non ti dispiace ho preso alcune parti della tua recensione con tanto di ringraziamento per una mia recensine

J.J. JOHN ha detto...

No problem, ma se ti firmi mi fa piacere. THX

Pietro55 ha detto...

Lo sapevate che il titolo dell' album come un vecchio... è sbagliato?