Banco: Come in un'ultima cena (1976)

come in un'ultima cenaDopo il successo di “Io sono nato libero”, il Banco del Mutuo Soccorso inizia gradualmente un articolato processo artistico che lo porterà nell’arco di tre anni ad abbandonare il Prog classico per avvicinarsi ai nuovi linguaggi che emersero dalla metà degli anni ’70.

La prima mossa di una certa rilevanza fu la definitiva sostituzione del chitarrista Marcello Todaro con l’ex Homo Sapiens Rodolfo Maltese che importò nel gruppo uno stile più Jazzato del suo presecessore.
Nella realtà, il Maltese era già stato contattato già tre volte dai fratelli Nocenzi: la prima nel 1971 in occasione del Festival di Caracalla, ma il corteggiato rifiutò in quanto impossibilitato a trasferirsi da Firenze (sede degli Homo Sapiens e dove Rodolfo frequentava l’Accademia di Belle Arti) a Roma.
La seconda avvenne a Città di Castello nell’inverno del 1972 dove il Banco che si stava esibendo come “attrazione” nel locale “Il Gattopardo”, ribadì nuovamente a Maltese la concreta prospettiva di unirsi a loro e qui la risposta fu "ni".

La terza fu intorno alla primavera dello stesso anno quando Vittorio Nocenzi scrisse a Maltese un'accorata missiva invitandolo a trascorrere un periodo di prova nel gruppo e questa volta l’invito fu accettato.

Fresco di diploma in scenografia, il trombettista-chitarrista Maltese si trasferì prima a Marino (RM) dove il gruppo aveva la sua sala prove e successivamente a Milano in un garage messo a disposizione dall’Equipe ’84. Lì, nasceranno le nuove parti di chitarra per l’album “Io sono nato libero”, e precisamente su “La città sottile”, “Canto nomade...” e “Non mi rompete”.

La condivisione del ruolo di chitarrista con Todaro andrà avanti comunque ancora per qualche tempo per poi concludersi definitivamente con l’incisione di “Come in un’ultima cena” a cui Marcello darà il suo ultimo contributo con la band.

banco del mutuo soccorsoTra il ’74 e il ’76 però, l’interesse e la curiosità del Banco nell’implementare le proprie esperienze, non si limitarono al solo rimpasto di uno strumentista: sfociarono innanzitutto nell’internazionalizzazione del gruppo con la pubblicazione di un Lp in inglese e nell’interessamento al cinema realizzando la colonna sonora del film di Luigi Faccini “Garofano Rosso” nei primi mesi del 1976.
Intanto, si moltiplicano le date dal vivo sia all’estero che in Italia dove nel frattempo i nostri incrociano la compagnia di ballo della coreografa Patrizia CerroniI danzatori scalzi”, con cui avrebbero collaborato proprio nella tourneè nazionale di “Come in un’ultima cena”, promossa dal manager David Zard.

A questo punto, è chiaro come in tutto questo turbinìo di alternanze, contatti, impegni ed interessi, il Banco avesse avuto la possibilità di cogliere ed assimilare più di chiunque altro i mutamenti sociopolitici in corso, rendendosi alla fine conto che il successore di “Nato Libero(naturalmente se prendiamo “Banco” e “Garofano Rosso” come due lavori trasversali) non avrebbe potuto possederne le stesse caratteristiche e in effetti, “Come in un’ultima cena” riflesse un mutamento epocale.
Il solo argomento trattato e la stessa copertina del disco tracciano di fatto una linea di confine tra due momenti storici: il primo era quello dei movimenti, in fase conclusiva e trafitto come la mano del Cristo. Il secondo corrispondeva invece ad fase storica nuova e ancora tutta da elaborare sul piano politico.

Dal canto loro, le musiche rinunciavano definitivamente alla magniloquenza barocca del Prog classico per frammentarsi in più sequenze (di cui in questo caso la più lunga durava 7 minuti) e aprendosi pur timidamente alla forma-canzone.

I testi, anche mantenendo inalterata la poetica metaforica tipica della band romana, restituiscono anch'essi sin dal primo brano “...a cena per esempio”, quella situazione di cambiamento.

Il tono però, questa volta è meno epico e lascia trasparire una forte dose di malinconia e disincanto
:
leonardo da vinci ultima cena" Ho spento l'ultimo fuoco per dare tregua ai miei occhi [...] Ho ascoltato miti d'eroi e poeti ruffiani [...] ma continua il grido della terra a frustarmi il cuore. Ora, sto qui fra voi amici di sempre [...] mi guardate in silenzio, ma è a voi che chiedo aiuto [...] Trema la mia gola, alba di attesa. Fuori nasce il giorno e noi si muore".
Il successivo scorrere della puntina sul solco non farà altro che confermare la volontà di vaporizzazione del vecchio stile per lasciar posto di volta in volta a brevi ambienti diversificati: il Rock de “Il ragno”, l’agreste romanticismo di “E’ così buono Giovanni, ma...”, la grevità di “Slogan” e di “Si dice che i delfini parlino” fino agli ultimi sussulti Prog in “Fino alla mia porta”, posizionata salomonicamente come closing track.

Pur se le vendite saranno confortanti, la critica ufficiale parlerà di un “album di transizione” senza sperticarsi troppo in critiche malevole ma neppure lusinghiere.

Pubblicato anch’esso in inglese (“As a last supper” con le traduzioni di Angelo Branduardi) l’Ultima Cena sarà comunque un disco non memorabile nel palmares del gruppo.


Personalmente però, vorrei che non si dimenticasse che, anche in questo caso il Banco dimostrò una una capacità di lettura storica non indifferente.
Fu estremamente consapevole dei mutamenti in corso e ne soffrì insieme alla sua generazione
Per questo e per altro ancora, non possiamo che portare loro un dovuto e immenso rispetto.


BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

11 commenti :

taz ha detto...

Non "L'ultima cena" ma..."Come in un'ultima cena"....lo trovo un disco estremamente "serio" e "maturo", non che gli altri fossero frù frù...ma questo LP mi piace perchè è un lavoro importante, non inferiore o superiore agli altri...solamente diverso dagli altri dischi...bello il titolo...la copertina la trovo notevole è d'impatto...ciao

Anonimo ha detto...

Si effettivamente taz ha ragione secondo me. Questo è un bel lavoro, semplicemente diverso rispetto ai primi tre capolavori del Banco. Il gruppo, probabilmente con il declino del progressive, stava cercando una nuova dimensione per poter continuare a vendere i propri dischi.....senza vendersi.

E' sicuramente un lavoro più "formato-canzone", dove non si trova quasi più traccia delle lunghe galoppate tastieristiche dei fratelli Nocenzi. Nonostante tutto si sente ancora la grande classe sia tecnica che compositiva del gruppo.

Probabilmente l'unica "colpa" di questo disco è di essere stato "partorito" dal BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, ovvero da dei veri giganti del prog italiano. Magari se lo stesso lavoro fosse stato presentato da un altro gruppo italiano minore o da un gruppo esordiente oggi si starebbe ancora parlando di un grande disco.

Peccato che la classe di lavori come questo durerà, per il gruppo, solo più lo spazio di uno-due lavori (se ci mettiamo dentro anche Canto di primavera) e poi il Banco spiccherà il volo per un genere molto più semplice....negli anni 80.

Bel lavoro del 1976, minore rispetto ai primi tre dischi del gruppo, ma pur sempre un bel lavoro.

alex77

pino ha detto...

Volevo umilmente dire la mia su questo elleppì del B.M.S...Il disincanto è la conseguenza dello svaporire/dissolversi delle ideologie e sogni dei primi anni 70...anzi sarebbe stato strano se si fosse mantenuta quell' EPICITA' dei primi album ...la crepuscolarità/malinconica e la furma-canzona del tutto, io la preferisco...è più vicina-immediata ti prende al primo ascolto...(personale criterio)...per il resto concordo un po' con tutti , sia JJ sia Taz che Alex77 ( e quindi io ) mi sembra che ci troviamo d'accordo che siamo di fronte ad un BUON/OTTIMO lavoro....di quello che è uno dei mostri sacri della nostra musica...a questo punto fuori da ogni etichetta. Ciao JJ TVB....PINO

JJ John ha detto...

Diciamo che tra le qualità che fanno grande un opera artistica, c'è anche la corrispondenza con il proprio tempo storico, intesa come la capacità di intepretarlo e di restituirlo.
E questo perchè, al di là della tecnica e dell'estetica, esso le conferisce un insostituibile valore testimoniale.
Siete d'accordo?

taz ha detto...

Si JJ...perfettamente d'accordo...loro nel 1976 non avrebbero potuto fare un disco diverso da Come in un'ultima cena...CIAO A tutti

Anonimo ha detto...

Beh sicuramente il Banco riuscì a "leggere" bene il 1976, come gli Area secondo me. Anche se Maledetti e questo Come in un'ultima cena sono agli antipodi.....gli Area decisamente più incazzati, i Banco più "rassegnati".....ognuno lesse alla propria maniera i mutamenti intercorsi in quell'anno.

alex77

Anonimo ha detto...

ciao, seguo spesso il tuo blog che, senza eufemismi, trovo tra i più preparati nel settore del progressive. So anche che non è un blog a richiesta ma "oso" provare a chiederti di postare l'Ep del Banco del 1989, recante le loro prime incisioni (Padre Francesco, Vedo il telefono, La mia libertà). Penso che sarebbe un bel regalo per gli amanti del genere poter riascoltare queste rarità assolute.
Grazie anticipate e complimenti.
Maurizio

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Maurizio, farò il possibile ma prima devo procurarmi quei brani che conosco di nome, ma che non possiedo. Sembra strano ma è così.

Anonimo ha detto...

Grazie a te J.J. John,
aspetterò fiducioso. Son certo che prima o poi riuscirai a procurarteli.

Maurizio

Anonimo ha detto...

Mi ricordo bene quel periodo il Banco doveva cambiare formazione e anche modo di riproporsi,diversi fans non approvavano i cambiamenti musicali.Ho sempre considerato questo album troppo importante nella discografia del Banco, per me prova di grande maturità e trasformazione che ci voleva per iniziare un nuovo capitolo.
Ciao Perry

scorpione ha detto...

opera unica in vero stile Banco
io li vidi a Milano con i danzatori scalzi