Banco Del Mutuo Soccorso (1972)

banco del mutuo soccorso 1972Siamo alla fine del 1968: il giovane tastierista di Marino (RM) Vittorio Nocenzi ottiene un'audizione presso la RCA, grazie all'intercessione della popolare cantante Gabriella Ferri con la quale aveva già collaborato in precedenza.
Il ragazzo però, non vuole presentarsi da solo per via della nota ostilità delle discografiche ad accogliere cantanti solisti e fa credere alla major di essere il leader di una grande e consolidata band.
"Bene, presentati col tuo gruppo, allora!" -,gli viene detto.
Il gruppo però esiste solo nella testa di Nocenzi e, per non far saltare il provino, il diciassettene tastierista è costretto a raffazzonare una formazione qualsiasi, chiedendo rapidamente aiuto ad amici e parenti.

All'appello si presentano il fratello Gianni,
il bassista Fabrizio Falco e il batterista Mario Achilli - già insieme nei Crash -, e Gianfranco Colletta dai Chetro & Co..
La formazione prende il nome di "Banco del mutuo soccorso" (probabilmente per evocare questa iniziale campagna di solidarietà), il provino va abuon fine e il quintetto comincia a lavorare producendo una cospicua dose di materiale e pubblicando tre brani nella musicassetta "Sound '70".

Dopo diversi assestamenti in cui ruotano intorno al nucleo dei Nocenzi anche anche Claudio Falco (fratello di Fabrizio), Franco Pontecorvi, Mario Achilli e, si dice, Leonardo Sasso (futuro Locanda delle Fate) il gruppo partecipa al secondo Festival Pop di Caracalla nel 1971 dove recluta gli
ex "Esperienze" Francesco Di Giacomo, Renato D'Angelo, Pierluigi Calderoni e il chitarrista dei Fiori di Campo Marcello Todaro, definendo così la sua formazione storica.

banco del mutuo soccorso salvadanaio 1972Risolti i rapporti con la RCA, il gruppo migra a Milano dove comincia a farsi notare "nel giro", calcando i palcoscenici dello storico locale "Carta Vetrata" (Bollate) e del Nautilus di Cardano al Campo.

Notati dal produttore Sergio Colombini che li porterà alla Ricordi, il sestetto romano inizia una nuova avventura discografica che li vedrà esordire nella primavera del '72 con un capolavoro del Prog Italiano: "Banco del mutuo soccorso", album noto anche come "salvadanaio" per via della sofisticatissima copertina fustellata su un disegno di Mimmo Melino.

Musicalmente il disco è straordinario e, "In Volo" sembra essere la migliore delle possibili opening tracks: una sorta di breve respiro psichedelico, misto a sottili avvisaglie prog, che esploderanno nella loro autorità sin già dal brano successivo. Insomma: "Ciò che si vede, è!".

In "R.i.P." l'impostazione del sound del "BMS" si rivela in tutta la sua maestosità e poesia: superbe galoppate ritmiche supportano una vocalità limpida e decisa, che esalta chiaramente ogni raffinatezza dei testi, incentrati sugli orrori della guerra.

banco del mutuo soccorso 04Ogni strumento prende posto nello spettro sonoro senza alcuna prevalenza, e questo malgrado il potenziale ingombro timbrico delle doppie tastiere. I virtuosismi personali sono relativamente limitati e convferiscono al lavoro un groove solido e omogeneo.

La voce di voce di "Big" Di Giacomo arriva e si ritrae come un'onda alternando momenti di calibrata prepotenza a dinamiche più sottili.
Per esempio, nel brevissimo "Intermezzo", questa sembra affievolirsi in un momentaneo commiato, per dar spazio alle vulcaniche parti strumentali di "Metamorfosi": vero e proprio pezzo di bravura del gruppo.

Largamente impostato su sonorità Rock, "metamorfosi" è una magistrale dimostrazione di equilibrio e abilità in cui il "Banco" attesta sia la sua completa indipendenza da schemi precostituiti di stampo anglosassone, sia la sua capacità di sfruttare al meglio la sua peculiarità di "primo gruppo mediterraneo a due tastiere complementari".
Il resto, è una ritmica selvaggia su cui si appoggiano all'occorrenza i contrappunti e le varie sonorità delle chitarre di Todaro.

banco del mutuo soccorso 03In "Metamorfosi" non vi sono tracce di barocchismi esasperati: rock, psichedelia e citazioni classiche si mescolano in un kernel saldo e inamovibile. Solo dopo 8 lunghi minuti torna la voce ad introdurre, in un potente finale, quella che sarà la suite memorabile del disco: la chilometrica "Il giardino del mago" (18 minuti e mezzo).

Nel "Giardino", la band sperimenta tutte le sue potenzialità narrative sviluppando con equilibrio diverse varianti sinfoniche del tema principale. Nel rifiuto di qualsiasi ovvietà melodica, momenti molto tesi e soavi si alternano a movimenti di rock sinfonico alternati con breaks dal vago sapore psichedelico, classico o addirittura spaziale.

Il finale del brano, è un rock progressivo puro che sfocia nel brano conclusivo "Traccia": giusta sintesi di barocco, rock duro e radicale mediterraneità.

Più aggressivo della PFM, il Banco del Mutuo Soccorso offre con questo suo primo lavoro un biglietto da visita difficilmente ignorabile, se non altro per la sua mirabile sintesi strumentale. Acclamato da ogni frangia dell'underground, raggiungerà vette commerciali notevoli e spianerà una luminosa carriera al gruppo.
Dovendo trovarvi dei difetti, si rimane veramente in difficoltà. Forse l'eccessiva tendenza ad
esasperare o "dinamizzare" certi passaggi potrebbe essere motivo di critica, esattamente così come l'aulicità dei testi, ma al di là di questo, l'album del "salvadanaio" è praticamente perfetto.

3 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:

Giampaolo ha detto...

Eccomi qua pronto a fare cAsino! La suite "il giardino del mago" è la peggior suite che abbia mai ascoltato .
18 minuti che potevano essere 10 minuti e invece hanno fatto i furbi.
Per me questo è un buon album bello fresco originale ma che nella suite perde qualche colpo, quel colpaccio per diventare capolavoro.
Ciao e buonanotte!

Anonimo ha detto...

hai il disco che si apre a forma di salvadanaio? vale un sacco!!!!!!!
isidax

Armapo ha detto...

A ruota dell'inconfondibile iconoclasta Giampaolo, osservo solo che mi trova d'accordo l'accenno alla "mediterraneità" (direi perfino "latinità") di questo disco, e del Banco in genere. Se c'è un gruppo davvero legato alle proprie radici è quello dei fratelli Nocenzi: lo si respira dappertutto, anche nella scelta d'ispirarsi ai poemi cavallereschi nei testi. La cosa che stupisce è che il disco, come il successivo "Darwin", nacque in condizioni produttive alquanto precarie, e solo l'ingegno artigianale del gruppo potè farne il classico che oggi conosciamo.
Ciao.