Franchi, Giorgetti, Talamo: Il vento ha cantato per ore tra i rami versi d'amore (1972)

franchi giorgetti talamoMolti anni fa, quando il fenomeno delle conventions non aveva ancora rivoluzionato i prezzi dei vinili, frequentavo spesso un negozio in Piazza Sant’Agostino a Milano chiamato “Rossetti dischi usati(attivo ancora oggi), dove si poteva trovare ogni ben di Dio.
Un giorno entro e vedo il mio amico Maurizio, titolare del negozio, che traffica nervosamente con un LP in mano e biascica tra se e se:
“... e questo dove ca**o lo metto?”.

Mi interessai della situazione e alla fine dovetti ammettere che il vinile era effettivamente un po’ problematico da archiviare: non stava negli scaffali accanto agli altri nè in verticale nè tantomeno in orizzontale, e occupava un sacco di spazio. Per esporlo bisognava appoggiarlo da qualche parte, senza però poterlo imbustare in maniera standard.

Alla fine, lo avvolgemmo delicatamente un sacchetto trasparente e lo appendemmo al soffitto pinzato a due molette.
Poi, dopo qualche giorno, decisi di sollevare Maurizio da qualunque ulteriore grattacapo e me lo portai a casa per la rilevante cifra di 12.000 lire. Non poco per l'epoca.

L’album in questione era “Il vento ha cantato per ore tra i rami versi d’amore” del trio Franchi – Giorgetti - Talamo inciso nel 1972 per la Produttori Associati di Antonio Casetta.

Che cosa avesse mai avesse di tanto strano, è presto detto.

La front-cover era una normalissima 30x30 apribile con un foro sulla parte frontale di circa 12 centimetri quadri (tipo “Io come io” ma quadrato, insomma) e fin qui, niente di speciale.

La geniale trovata del grafico Greguoli però, fu quella di incollare sulla terza di copertina una scatola di plastica a quattro scomparti delle stesse dimensioni del foro in modo che potesse passarci in mezzo, ma profonda circa 5 centimetri. Il che ovviamente, rendeva il disco ostico a qualsiasi archivista.

Il gadget conteneva sabbia, peperoncini e minuteria metallica ed era piuttosto fragile, tendeva spesso a rompersi o a deformarsi e va da se che a quasi 30 anni dall’uscita del disco, trovarne un esemplare perfetto ha dei costi piuttosto elevati. Diciamo ben oltre i 1.000 euro.

i cuccioliCopertina a parte, il trio degli FGT si forma intorno ai primi anni ’70 sulle ceneri del gruppo beat varesino “I Cuccioli” di cui facevano parte oltre a Danilo Franchi e Vittorio Giorgetti, il tastierista Roberto Carlotto, poi noto col nome di Hunka Munka e il futuro Pfm, Flavio Premoli.

I Cuccioli avevano già ottenuto nel 1967 un buon riscontro col singolo “La strada che cerco” che sul lato B sfoggiava la cover italiana di “The Kids are alright” degli Who, ribattezzata “Tu non sai
Erano anche piuttosto attivi nella zona di Varese (furono spalla dei primi Pooh) ma, con l’avvento degli anni ’70, decisero di dare una svolta al loro sound.


Rimasti soli, Franchi e Giorgetti contattarono allora il chitarrista napoletano Oliviero Talamo e costituitisi a trio, iniziarono a perfezionare un nuovo repertorio che, dopo un diniego di Gino Paoli, attirò finalmente l’attenzione del produttore Roberto Danè.

Fallita la prima audizione, il gruppo si perfezionò, conquistò la fiducia della produzione e nel luglio del 1972, fu convocato a Roma negli studi “Ortophonic” di Ennio Morricone per lavorare sul suo primo LP con la collaborazione di Nicola Piovani e dei due turnisti Enzo Restuccia e Maurizio Majorana .
Tra l’altro, malgrado la scarsa notorietà del trio, la “Produttori Associati” investì nel disco una cifra non indifferente - circa 20 milioni dell’epoca - e perlomeno da un punto di vista tecnico, possiamo tranquillamente affermare che fu uno dei migliori prodotti del ’72.


il vento ha cantato per oreMusicalmente invece, gli 11 brani dell’album restarono piuttosto distanti dalla nascente onda progressiva, mischiando elementi underground con soffici atmosfere cantautorali ispirate alla West Coast, e
omogeneizzando il sound con larghi interventi orchestrali.

L’incipit era sostanzialmente imperniato sullo svolgimento di quattro temi (Oppressione, Liberazione mancata, Intolleranza e Amore) laddove però l’intelligente acume poetico e sociale, non trovò altrettanta corrispondenza in una forza innovativa dal punto di vista musicale (es: “L’amore racconta”).

Inoltre, pur se confortati da vendite discrete e dall’interessamento mediatico di Renzo Arbore, gli FGT non dimostrarono curiosamente alcun interesse nel prosieguo della loro carriera professionale.
Morale: dopo due singoli promozionali (di cui “In cinque m’han legato le mani" che partecipò al Disco per l’estate del 1973), risolsero il contratto con la Produttori Associati per continuare la loro carriera sino a oggi, ma in maniera indipendente.
Così “Il vento...” rimase un feticcio di nicchia e materia per collezionisti.

Di certo, va notato che fu uno dei primi prodotti “trasversali” rispetto al nascente Prog e che comunque, vantò di una produzione per l’epoca invidiabilissima.

A conti fatti però, solo la sua copertina piuttosto che la sua musica, è diventata una leggenda degli anni ’70 italiani.

7 commenti :

orso ha detto...

lo so che non si chiede, ma si trova in rete?

giuseppe

Anonimo ha detto...

C'è questo sul tubo.
http://www.youtube.com/watch?v=3Xe7VDQEyjE
Il resto, da quello che ho capito, è cosa ardua.

Anonimo ha detto...

Io ho il disco originale, in vinile, del 1972.
A.C.

JJ John ha detto...

Splendido. Un capolavoro di grafica e di creatività. Mi raccomando A.C., tienitelo stretto.

Richard ha detto...

Poco, pochissimi lie, quasi niente, Chissà perchè ? Li avrei ascoltati volentieri allora.
Copertina difficile da "impilare" con gli altri ellepì come del resto la prima originale del Banco e quella di Bennato "Non Farti cadere le Braccia" (stesso studio grafico). Sii rompeva sempre un fiammifero ogni volta che lo tolgievi dalloo scaffale ... Vuoi mettere i cd di oggi ????

:+(

ugo ha detto...

gran bel disco tutto imperniato sulle chitarre dei tre artisti con testi romantici solo mi chiedo al di la dell'aspetto artistico innegabile e di alto livello cosa abbia questo disco di underground o di controcultura? a te la risposta john ...ugo

J.J. JOHN ha detto...

Underground perchè rendeva bene quella "ricerca del se" tipica di quel periodo.
Oppressione, Amore, Liberazione, Intolleranza erano tematiche di cui si discuteva spesso prima che la politica prendesse il sopravvento.
Anche la scelta stilistica era aderente a quegli anni in cui la maggior parte dei gruppi non aveva ancora trovato una dimensione autoctona.