Alberomotore: Il grande gioco (1974)

albero motore il grande gioco 1974Il quintetto dell’Alberomotore (o anche Albero Motore, stando alla copertina del primo album) si forma a Roma intorno al 1973 ma, a differenza di molti gruppi contemporanei, impostò il proprio discorso in forma autorale, divevendo così uno dei tanti sensori della semplificazione comunicativa del Pop Italiano.

Di fatto, il loro primo e unico album “Il grande gioco”, pur contenendo brani di denuncia sociale e in larga parte aderenti allo spirito controculturale (si esibirono al Festival d’Avanguardia di Napoli nel 1973, a Villa Pamphili e a Villa Borghese nel 1974), non fece mai uso di stilemi Prog, a vantaggio di un groove marcatamente rock.
Non a caso, produttore e autore di tutti i testi della band era Ricky Gianco, storico pioniere del rock’n’roll italiano che, in questo caso, fu protagonista di un fatto curioso.

Il grande gioco” infatti, era stato inciso e pubblicato originariamente per la “Car Juke Box” di Carlo Alberto Rossi, ma il fallimento dell’azienda ne precluse ogni possibilità di diffusione. Gianco allora, ne acquistò i diritti e lo rilanciò sul mercato per la sua neonata etichetta Intingo.
Grazie a lui quindi, l’Alberomotore passerà alla storia per essere stata l’unica band italiana ad avere pubblicato
lo stesso disco con due etichette diverse nel giro di pochi mesi.

Musicalmente,il disco inanella otto canzoni d’autore a matrice rock che a tratti ricorda qualcosa dei Traffic e di Zappa con qualche concessione al country (“Nel giardino dei Lillà”) e al Rock'n'roll ("Landrù").

Il solo gradevolissimo brano strumentale “Capodanno ‘73”, ha uno spensierato sapore rock-fusion che però sembra inserito in scaletta più per dare sfogo all’indubbia abilità tecnica dei musicisti che non per una reale esigenza narrativa.


alberomotore il grande gioco 1974Come abbiamo detto, non vi sono poliritmie o stacchi armonici che accostino il gruppo alla più parte dei loro omologhi e i testi sono di una comprensibilità talmente immediata da far pensare che, da una qualche parte della Controcultura, esistesse già nel 1974 una voglia di rivoluzione dialettica - di cui tra l'altro Gianco era pioniere e indiscusso maestro - .

Israele” per esempio denuncia senza mezzi termini l’indebita oppressione dello stato ebraico su quello palestinese, “Cristoforo Colombo” pone un timido accento sull’oppressione coloniale e sui rischi della globalizzazione, “Provvisorietà” sembra invece voler tracciare il punto sulla situazione del movimento e della società in generale. (“Quanto costa la serenità? Quanto costa ormai la stupidità in un momento così?”).

A conti fatti “Il grande gioco” è un disco gradevole che scorre sui solchi senza grandi sbalzi sonori o emozionali e, pur senza brillare in originalità, l'insieme delle canzoni - tutte comunque fresche e solide - offre una panoramica a 360 gradi delle possibilità dei protagonisti.

ricky giancoPur se la registrazione penalizzò leggermente la voce (anomalia comunque non di poo conto se si pensa a un album d'autore) , emerge sicuramente la compattezza della band gudata da Fera e Borrelli, che è davvero precisa e vulcanica e, non furono in pochi -incluso il mio collega Francesco Mirenzi- a chiedersi dove questo gruppo avrebbe potuto arrivare se avesse avuto maggiore stabilità e fortuna commerciale.

L’Alberomotore si scioglierà l’anno successivo alla pubblicazione dell’Lp, e dopo la release di un delizioso 45 giri di stampo Country , “Messico lontano”.
Fernando Fera resterà nell’ambito musicale come session man e compositore di musiche da film, il vocalist Maurizio Rota creerà una Beatles Tribute band con , l'ex Libra e Buon Vecchio Charlie
Sandro Centofanti, l’eccellente batterista Marcello Vento rimpolperà le fila del Canzoniere del Lazio e della band di Jenny Sorrenti e infine, Glauco Borrelli militerà per qualche tempo nella Gres Band di Pierangelo Bertoli.
Ricky Gianco
, com'è noto, fece dell'ironia e della poesia le sue armi migliori e pubblicò con la collaborazione di Gianfranco Manfredi almeno tre capolavori : "Alla mia mam...", l'insuperabile "Arcimboldo" e lo struggente "Non si può smettere di fumare".

13 commenti :

dizaon ha detto...

ciao John !

JJ JOHN ha detto...

Ciao ma cherie.Comment ça va?
Qui tutto bene nel momento in cui dimentico che sto passando un periodo simile alla Resistenza.
Todo Modo Venceremos! JJ

Anonimo ha detto...

JJ. "Albero Motore" o "Alberomotore"?

JJ JOHN ha detto...

Dunque, che mi risulti la scritta staccata compare solo sulla copertina dell'LP.
Le labels interne e i 45 giri riportano sempre il nome per esteso.
-
Sui testi di Prog compaiono entrambe le versioni, cosa che non contribuisce a fare molta chiarezza.
Nota curiosa, lo stesso Glauco Borrelli sul suo sito li chiama "Albero Motore".

Regolo ha detto...

Certo, come cambiano i tempi.
Se adesso un gruppo se ne uscisse con una canzone come "Israele" verrebbe tacciato di antisemitismo!
Sul disco sono d'accordo a grandi linee con quel che scrivi: niente di particolarmente originale ma decisamente piacevole.

Marco ha detto...

Guarda caso ho venduto il cd alla fiera dl disco di Bologna eheheh
Non mi ha mai preso come disco...boh

Giuseppe ha detto...

Grandissimi !!!

Magnifico Glauco Borrelli _.

La musica Italiana ha bisogno di un gruppo che abbia la loro energia !!

J.J. JOHN ha detto...

Grande Giuseppe. Il tuo sguardo "sorpassa le colline bruciate".

piccic ha detto...

Mi è appena arrivato il CD! :-)

Come ti dicevo, mi piace tantissimo. Mi rimetto al tuo giudizio sulla “originalità musicale”, ma i testi li trovo veramente bellissimi, raffinati ed incisivi. A me “Le esperienze passate” piace moltissimo anche musicalmente.

Senza alcuna parzialità (“Israele”, mentre critica duramente l’illusione di una “Gerusalemme terrena” denuncia anche l’antisemitismo, e persino – in tutta onestà – quello che culturalmente c’è stato da parte della cristianità).
È un disco bellissimo (noto adesso che leggo la tua recensione che la voce non è registrata granché bene).

Grande Ricky Gianco, e sono felicissimo di leggere che ti piace “Arcimboldo”: solo un comunista serio può apprezzare “Compagno Sì, Compagno No”, capendone la giusta vena ironica. Bellissima anche “A Nervi nel ‘92”…

@Regolo: non è vero: “Israele” sarebbe tacciata di antisemitismo solo da una platea ignorante, distratta ed irriflessiva. “Israele” denuncia lo spirito di sopraffazione, in relazione al territorio, e quindi è denuncia di ogni guerra civile. Per certi versi, come, dicevo, è quasi un omaggio alla storia unica del popolo ebraico.

J.J. JOHN ha detto...

Solo una doverosa puntualizzazione personale.
Le mia preferite dell'album Arcimboldo sono "Arcimboldo" e "Obrigado Obrigadinho".
Non so ancora oggi a quale delle due dare la preferenza.
Ho deciso quindi che i giorni pari mi ascolto l'una e i giorni dispari l'altra.
Negli anni bisestili tutte e due.

"Eran belle le case col vento tagliente... e noi..."

piccic ha detto...

Io devo ammettere che, ignorante come sono in termini di vicende politiche, e in termini storici (e me ne vergogno abbastanza, ma ho tempo per rimediare…), ho certamente delle difficoltà ad apprezzare i testi del disco.

"Compagno Sì, Compagno No", per me si fa apprezzare nella sua immediatezza, e nella sua scanzonata irriverenza verso, non tanto i valori democratici del comunismo, ma la semplicistica illusione di “fare parte dei buoni”, che è una tentazione più che mai forte persino per il cristianesimo attuale, che dovrebbe vedere ogni espressione politica come un semplice mezzo, buono, ma certo non restarne incantato. Infatti la strofa che maggiormente amo è quando Antonietta lo mette alla porta e lui dice «Vuoi vedere che sono io il coglione?». C’è la stessa raffinatezza degli Alberomotore di “Israele” e di “Cristoforo Colombo”, ma naturalmente occorre sapere vedere l’ironia, e non vedere colpiti con essa i veri valori della politica comunista e democratica.

Il più grosso problema del nazionalsocialismo, è – in effetti – spesso la mancanza quasi completa del “saper sorridere si sé” e di considerazione del proprio limite. Una canzone analoga che avesse preso in giro una ideologia nazionalsocialista sarebbe stata attaccata ferocemente.

A riprova di questo, gli Stranglers sono stati capaci di “deridere” affettuosamente Karol Wojtyla, o il convenzionalismo religioso (vedere il video di “Duchess”), senza intaccare o offendere veramente il dato religioso. A riprova di questo anche la bellissima “Paradise” (che mette in guardia dalla tentazione di cui sopra), e la più recente “God is Good” (da “Coup de Grace”).

J.J. JOHN ha detto...

Infatti "Compagno si..." era un po' una presa per i fondelli di tutti i miti del movimento.
Ad esempio di quei compagni (ce n'erano eccome e ce ne sono ancora oggi) che pretendevano che tu lavorassi a gratis o quasi in nome "dell'ideale comune", col risultato che il ricavato se lo intascavano loro, e tu lavoravi e basta.
Oppure degli eccessi di solidarieta: tu ospiti il profugo a casa tua, e quello ti fa cornuto.

E' un senso dell'ironia tipico del movimento del '77 che però io non ho mai aprezzato fino in fondo.
Preferivo atteggiamenti più "implosivi" come quello del Punk o le canzoni che ti dicevo.
"Arcimboldo" per dire, è una straordinaria sintesi di quegli anni, vista attraverso la fine di una storia d'amore.
"E' facile morire, è più difficile capire". Un vero monito.

"Obrigado obrigadinho" poi, è poesia pura. Ermetica ma chiarissima allo stesso tempo.
"Ferma la realtà un po' prima del vecchio sonno / anche se parli non ti sente..."
Una sorta di riflessione finale prima della prosecuzione del dibattito, o forse un addio all'ideale? Chi lo sa?
"Mistero".
Grazie e arrivederci.

piccic ha detto...

Io credo che il problema dell’ironia sia grosso, se rischia di sconfinare anche solo di poco nel sarcasmo; così diviene il suo stesso mortale nemico, e ogni buon intento si capovolge in orribile mancanza di rispetto. È un rischio che corriamo con le parole.

Il tono di “Compagno Sì, Compagno No” doveva risultare offensivo, se non altro impertinente agli orecchi di chi aveva investito il proprio impegno di lotta civile e sociale nei valori del comunismo. Penso anche solo ad alcuni miei parenti.
D’altra parte, se consideri l’aspetto di derisione del sacro e la ferocia con cui il comunismo sovietico ha colpito le istituzioni religiose, su ogni ironia grava il peso di questa “confusione di piani”, che portò Marx a generalizzare la sua filosofia riconducendo ogni dinamica all’economia e Hitler (che purtroppo era anche instabile di mente) a innestare generiche sfumature religiose sulla sua delirante visione di superiorità nazionalistica, la difficoltà dell’ironia sta nel trovare un equilibrio capace di disvelare l’errore, valorizzando i punti comuni. Che ci sono sempre.
Tra l’altro, può sembrare strano a noi che siamo così estranei a quegli anni vissuti realmente, una persona come Edith Stein, ebrea, fa capire come l’orgoglio per la propria appartenenza culturale e nazionale, nella Germania alle soglie del secondo conflitto mondiale, fosse sentito dagli ebrei tedeschi quanto di coloro che poi aderirono al nazismo.
Ironizzando, sappiamo che stiamo comunque sempre facendo rientrare nel quadro storie e situazioni in cui persone hanno sofferto e sono morte, talvolta hanno dato la vita, per un ideale, senza macchiarsi di una singola goccia di sangue altrui. Non bisognarebbe mai ironizzare alla leggera.

Roncalli, nunzio ad Istambul, diceva «Io amo i Turchi», e con quel suo “amo” vedeva la gente, non tutta la complessa e opprimente situazione politica che di lì a poco tempo avrebbe portato ad un governo “fondamentalista” capace di estinguere ogni libertà religiosa e di pensiero. Capiva quanto fosse importante entrare nella cultura e nel cuore della gente. In questo senso, io penso che i veri ideali dei giovani comunisti dei primi anni 1970 non siano disattesi nella loro essenza. I pericoli sono molto più sottili.

E grazie a te… :-)