The Trip: Caronte (1971)

the trip caronte 1971Cronologicamente parlando, "Caronte" è probabilmente tra i primi album di Progressivo Italiano a "tutto tondo" in buona compagnia con "Concerto grosso n°1" dei New Trolls, "Collage" delle Orme, "i Nuova Idea, Osanna e, se vogliamo, quel meraviglioso gioiello pop che era "Terra in Bocca" dei Giganti.

"Caronte" ha però una marcia in più rispetto agli altri: pur ancora attaccato a modelli anni '60, specie nell'utilizzo delle tastiere, riserva delle sorprese straordinarie di impronta prog-hard che, rapportati al periodo di pubblicazione, ne certificano il suo valore.

La vulcanica traccia di apertura "Caronte I°" è una ferma dichiarazione artistica: il Beat è finito! E' cominciato l'Underground Italiano. E non poteva esserci biglietto da visita migliore.

the trip caronte 02Il brano è tutto un inseguirsi di tastiere (Joe Vescovi) e di controtempi ritmici con la chitarra saturata che vola su una grintosa base pulsante. Non a caso, è il pezzo preferito dallo stesso percussionista del gruppo Pino Sinnone.
L'apparente ripetitività della struttura, viene valorizzata da una produzione a dir poco magistrale che esalta ogni possibile suono del disco
con opportuni ed innovativi sistemi di filtraggio.

"Two brothers", aperta da un geniale stacchetto rumoristico, sfocia in un blues "quasi-Zeppelin, quasi-Who" in cui vengono ribadite le indiscutibili doti vocali del gruppo, una volta tanto, diverse ed alternative agli inflazionati cori in stile New Trolls.

"Little Janie" è una dolcissima ballata dal vago sapore "Beatles- Rollingstoniano": giocata su scale discendenti, possiede quel tanto di personalità mediterranea per poterla ricondurre al solo marchio "Trip". Stesso discorso vale per la successiva "L'Ultima Ora" in cui il personalissimo stile del gruppo ci fa dimenticare, superandola, qualunque ulteriore analogia.

E' vero infatti come dice Gianni Lucini che l'arte è frutto di "osmosi progressive", ma è altrettanto vero che vi sono artisti che riescono ad inserire nei loro percorsi delle innovazioni così pregnanti da superare non solo i limiti della loro cultura e del loro tempo, ma di farlo da protagonisti. In questo senso "Caronte" è una pietra miliare.

the trip caronte 03Dopo la closing track "Caronte II°", dura e selvaggia, si deve restare un attimo in silenzio per tirare il fiato. Abbiamo appena ascoltato uno dei migliori dischi di progressivo italiano mai pubblicati: solido, ritmico, perfettamente prodotto, innovativo, coflittuale (vendette molto), personale, radicale, incisivo, calibrato, complesso, strutturato e perfettamente eseguito.

Poi, verranno il Banco la Premiata e compagnia bella ma, ricordate, i Trip pubblicarono Caronte nel 1971 e nulla mai si era sentito in Italia di così straordinariamente "prog".

Qualcuno potrà dire: "c'erano le orme di Collage" che, reduci dall'isola di Wight avevano deciso di "imitare" il sound di Emerson Lake & Palmer.

the trip caronte 04OK, va bene, ma una cosa è IMITARE, un'altra è DEFINIRE.

I Trip hanno d.e.f.i.n.i.t.o e anticipato il suono di una generazione a cui resteranno fedeli fino alla fine e passando
almeno per un altro capolavoro : "Atlantide" (1972)

Poi, che altri abbiano avuto più successo…. beh…
quella è tutta un'altra storia...

La storia dei Trip, che ho lasciato da parte, è su:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Trip
http://www.italianprog.com/it/a_trip.htm

19 commenti - CLICCA QUI PER DARE LA TUA OPINIONE.:

Gianni Lucini ha detto...

Son d'accordo con l'analisi.
Non trovi che Vescovi faccia un po' il verso a Rick Wakeman? Poi finirà nei Dik Dik. Furio Chirico, invece darà vita agli Arti & Mestieri confermando la regola che nin natura nulla si crea e nulla si ditrugge, ma tutto si trasforma...

J.J. JOHN ha detto...

Ehm... a me Vescovi ricorda forse più John Lord per sia per il sound che per la matrice più sanguignamente blues.
Wakeman mi pare decisamente più tecnico e classicheggiante.
Wakeman poi, non sarebbe mai finito nei Dik Dik (ha...ha...ha).
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Degli Arti e Mestieri parleremo prima o poi, ma... non lo dire a nessuno... io preferivo il Perigeo....

Gianni Lucini ha detto...

Per Vescovi la somiglianza con Wakeman era nel fisico e negli atteggaiamnti...

JJ JOHN ha detto...

Ah, in quel senso si... come no! Praticamente identico!

V i k k ha detto...

a me i 4 ricordano fisicamente i grandissimi Karma :D

JJ JOHN ha detto...

In effetti...
Ma cos'è il post delle somiglianze?
A questo punto il cantante di trip assomiglia un pò a Cammariere da giovane :-)))

Daniele ha detto...

Disco bellissimo e pioneristico come il Gruppo che lo ha partorito! Io non capisco come mai si è sempre detto che Le Orme siano la copia Italiana di Emerson Lake & Palmer!!! Cavolo ragazzi, ELP erano piu' tecnici de Le Orme, Tony Pagliuca con tutto il rispetto e l'amore che nutro per lui... non era Keith Emerson! Io penso che per dire che un Gruppo o un'Artista copi l'altro, bisogna guardate per bene le similitudini: Le Orme l'unica cosa che li collega a ELP è la formazione a tre elementi, che poi muterà e si espanderà dal 1975 in poi! Le Orme non hanno mai riproposto un intera opera classica come ELP, ma solo piccoli frammenti all'interno delle composizioni (vedi "Collage" e "La Ciaccona" Bachiana di "Una Dolcezza Nuova"). Io non ci vedo nulla oltre la formazione a tre, che li colleghi a ELP! E' vero si che dopo averli visti all'Isola Di Wight Le Orme deciserò di cambiare lo stile Musicale e mutarlo alla maniera del Prog Inglese, ma chi non ha cominciato ispirandosi a qualcuno? Io poi sinceramente non ho mai visto un Video Live degli Anni'70 in cui Tony Pagliuca prende a coltellate l'Hammond alla maniera di Keith Emerson!

JJ JOHN ha detto...

A parte lo sfondamento delle tastiere (Emerson se lo poteva permettere, Pagliuca sarebbe andato in rovina) e la line-up, trovo anch'io che non sia gentile definire i nostri eroi una "brutta copia" degli ELP, se non altro per la diversità dei loro rispettivi percorsi.
Tuttavia è innegabile che certe similitudini fossero tragicamente evidenti sia nel groove generale, sia nell'utilizzo degli stessi strumenti (dinamica, riferimenti, sonorità, espressione, metrica, ripartizione, appoggiature ecc).
Credo che ciò sia facilmente palpabile in "Contrappunti" o in brani tipo "La Porta chiusa".
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Certo, quelle "aperture" mediterranee alla melodia appartengono solo alle Orme ed è proprio per questa innovazione (o "trasgressione" che dir si voglia) che furono considerati e stimati.
I contenuti lirici poi, sono da considerarsi un altro motivo di distinzione.
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Avremo comunque ancora modo di trattare questa analogia con riferimenti più precisi.
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Ultima cosa: è vero che come dice il nostro Gianni Lucini che la musica è fatta di "osmosi progressive" (alias: "tutti hanno avuto una fonte di ispirazione"), è pur vero però che occorre prestare attenzione anche alla "qualità" ed alla "quantità" delle informazioni
che si assumono.
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Pensa solo che Miles Davis diceva:
"E' inutile cercare di inventare qualcosa... tutto quello che si può fare con la tromba, l'ha già fatto Louis Armstrong".
A me questa frase, specie detta da Miles, mi ha sempre fatto pensare...

Nicola Andreani ha detto...

Un gruppo che non utilizza la sua lingua madre, ma l'inglese - che anche se "Cool" e più orecchiabile dell'italiano, non ha permesso una vera sperimentazione vocale - dovrebbe essere messo tra gli ultimi in classifica e non tra i primi, nonostante il notevole sound(vanno contro il principio della trasgressione JJ).

JJ JOHN ha detto...

Caro Nicola, non solo la tua osservazione non fa una grinza, ma mi ha anche piacevolmente messo in crisi.
Certo è che, perlomeno fino al '72,
l'utilizzo delle lingua Italiana nel Prog non è quasi mai stata - a mio modo di vedere - abbinata ad un otput musicale tanto forte da produrre un'omogeneità sufficiente.
Tra le eccezioni ci metterei "Terra in Bocca" o "Collage" che però peccano molto al ricalco musicale.
"Concerto Grosso", "L'uomo" e "La Bibbia" potrebbero essere invece degli ottimi candidati a giustificare un rideimensionamento dei Trip nella nostra classifica ponderata.
Mi fai sapere qualcosa? Che so, magari una tua top ten? Abbraccio John

Nicola Andreani ha detto...

Intanto ti ringrazio tantissimo per questo blog che sto consultando assiduamente, lo trovo molto utile per conoscere la scena progressive italiana molto più di altri siti (qui c'è una contestualizzazione e una classifica). Con la tua classifica ponderata ho cominciato ad ascoltare quei dischi che mi mancavano (non tutti) e la trovo molto valida, ci vorrebbe però una classifica anche dal 71 in poi. Per una mia classifica ti farò risapere perchè ci sono alcuni dischi che devo riascoltare.

E' vero che la lingua italiana non veniva sentita appropriata per il rock a quel tempo (ancora adesso purtroppo), ma io penso che è proprio questo canone che bisognava rompere per fare una musica diversa, per creare un background musicale e per sviluppare poi un nuovo modo di fare musica in Italia senza copiare dagli anglofoni. Uno degli esempi più eccelsi che mi viene in mente adesso è Aria di Alan Sorrenti (e credo sia sbagliato attribuirlo simile a Buckley) o come sono riusciti a fare un gruppo d'oggi: Il Bacio della Medusa. Entrambi un nuovo modo di fare musica e rompere gli schemi.
Che ne dici?

Domanda:
Nei testi si sente un pò in italia un certo "Complesso di Dante?" Ad esempio viaggi dell'anima, o storie universali ecc.. ?

JJ JOHN ha detto...

Grazie a te Nicola della considerazione.
Al momento c'è una sola classifica (1967-71) perchè ho terminato soltanto le recensioni di quel periodo.
Entro quest'anno dovrei finire il 1972 (con un altra classifica dedicata che sarà un bel casino) e poi, dall'anno prossimo si parte alla grande con il 1973 e le grandi hits..
Cmq, il piano dell'opera generale si trova grosso modo sulle "discografie essenziali".
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Riguardo alla faccenda della lingua, penso che ti piacerebbe il "Libro bianco sul pop in Italia" (oggi ahimè rarissimo)che parlava proprio di questa "colonizzazione" Anglofona in maniera molto dettagliata e alquanto impietosa.
In pochi si salvano...
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"Aria" è un capolavoro per il suo tempo. Avanti di mille anni...
Poi, a mio avviso, ad operare un'appropriazione completa della lingua Italiana ci sono voluti gli Area.
Loro, ancora più di Banco e PFM, hanno realmente saputo proporre una dialettica totalmente "liberata" da ogni schema, spianando la strada alla poetica dei primi cantautori progressisti che, non a caso, provenivano dallo stesso circuito.
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"Complesso di Dante".
Sai, come dice il mio amico Faust'o,"gli Italiani non hanno inventato nulla o quasi: si sono semplicemente 'lasciati scivolare addosso delle cose'".
Fino ai primi anni '70 abbiamo avuto la musica melodica napoletana (unico prodotto autoctono), il rock'n'roll importato dal piano Marshall, abbiamo assorbito il boogie e lo shake e svilito il beat fino al midollo.
La cosa più carina che abbiamo creato è stata il liscio.
Dopo il 76 abbiamo riciclato il Punk, la new Wave, i sintetizzatori e la musica con due accordi.
In pochi hanno inventato qualcosa.
L'unico periodo che salvo almeno in parte è proprio quello che va dal 69 al 76 in cui, perlomeno, un minimo di rielaborazione sincera è stata fatta: sia sociale che artistica.
In quest'ottica i "viaggi dell'anima" e le "storie universali" hanno avuto il loro doveroso spazio dal 70 al 72 e poi, si è cominciato ad eviscerare cose più concrete a partire dall'esperienza collettiva.
Un bel periodo insomma.

Il silenzio generalizzato che viviamo oggi, mi fa paura. Per non dire schifo.
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PS: Di gruppi Prog contemporanei non me ne intendo. Resto fondamentalmente uno storico.

Un caro abbraccio. John

Nicola Andreani ha detto...

Sono d'accordo per gli Area. Altri gruppi che possono insegnare un nuovo modo di cantare rock in Italia?
Più che altro è possibile un rock in Italia? E come? C'è qualche libro in proposito? Che ne so come usare la voce, i toni, le vocali e le consonanti nelle canzoni (forse esagero ma non troppo)?

Perchè il Punk nel tuo blog (oltre che perchè l'hai vissuto)?
Domanda un pò sciocca.. c'è un certo rapporto diretto tra il rock n'roll e il punk sia per quanto riguarda la musica che per il modo di vestire, taglio di capelli?

JJ JOHN ha detto...

Area, Banco, Premiata, Orme, sono stati i precursori linguisticamente più solidi tra i gruppi, ma certe cesellature sono a mio avviso appannaggio dei cantautori: tra i tanti, Tenco, Endrigo, Paoli, Dalla, Finardi, Sorrenti, Jannacci hanno prodotto cose sublimi da tutti i punti di vista. Mettici pure Battisti, ovvio, anche se personalmente non l'ho mai apprezzato molto.
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Il rock non si impara dai libri ma dalla vita e dall'anima.
Non ho mai amato molto le "scuole dei cantautori" modello Mogol.
Quello che serve realmente è un buon Maestro che ti imposti correttamente nell'uso del tuo strumento (voce inclusa), ma senza vincolarti troppo.
Il resto lo si impara con la passione, l'esperienza e l'ascolto.
Io mi sono sciroppato tutti i trattati di Demetrio Stratos, ma quelle sono cose più "tecniche".
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Il Punk sta al mio blog esattamente come il Beat: ossia prima e dopo il Prog.
Poi, che io l'abbia vissuto.... quella è un'altra storia...
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Tra il Punk e il R'n'R c'è un abisso temporale e generazionale.
A parte qualche coincidenza "modaiola" non c'è paragone nel concetto di look. Il Rocker era l'esasperazione (in tutti i sensi) del collegiale Americano, il Punk è l'implosione del fallimento di una società.

Musicalmente c'è una somiglianza solo in quanto l'R'n'R era facile da suonare, per cui molti Punks si sono rifatti a quegli schemi. Per il resto nulla di più.

Nicola Andreani ha detto...

Sono di nuovo molto daccordo per i primi due punti.

Domanda:
Perchè il titolo del libro è "La luna e i falò"? Di che parla esattamente?

Degli autori (soprattutto cantautori) che hai citato qui sopra puoi consigliarmi dei dischi che per te valgono la pena.. Se non vuoi intasare il tuo blog ti lascio la mail (eheh).

grazie per tutto

JJ JOHN ha detto...

- "La luna è i falò" è un romanzo di Pavese, ma che c'entra?
- Due o tre titoli cantautorali a casaccio, ma a me molto cari:
Flavio Giurato: "Il tuffatore" 1982
Fossati: "Discanto" 1990
Jannacci: "Fotoricordo" 1979
Finardi: "Diesel" 1977
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Non preoccuparti per l'intasamento. Quando posso, rispondo.

Nicola Andreani ha detto...

ah ah ah.. grande gaffe, un lapsus, perdonami, volevo dire la Luna sotto casa.

JJ JOHN ha detto...

Il libro è la storia dei movimenti sociali creativi di Milano dal dopoguerra sino al 1989 (beat, punk, bande di quartiere, teddy boys ecc...) e del loro uso sociale della città.
"La luna sotto casa" si riferisce agli anni '50 quando il vissuto collettivo era prevalentemente concentrato nel proprio quartiere di residenza.
Tutto ciò di cui avevi bisogno lo trovavi "Sotto casa", appunto.
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Se clikki l'immagine del libro puoi saperne di più.

Anonimo ha detto...

io l'album l'ho trovato superbo e molto ispirato sia agli elp(in alcuni passaggi delle 2 caronte) e ai deep purple anche se solo nello stile delle tastiere.
sicuramente i 2 brani di spicco son le 2 caronte vengono poi la mitica ultima ora e ode a jimi hendrix,la spettacolare two brother (secondo me molto legata ai riff zepppeliniani e dei who) ed infine little jane.
MITICI.
ciao francesco