Pentola di Papin: Zero 7 (1977)

pentola di papinProbabilmente, nella vostra vita molti di voi hanno maneggiato una pentola a pressione.
Magari, solo qualcuno è a conoscenza che questa invenzione fu brevettata nel 1679 dal fisico francese Denis Papin.
Ma solo i cultori di pop italiano sanno che la “Pentola di Papin” fu anche un gruppo prog di Sondrio che pubblicò nel 1977 un album per l'oscura label “Disco più”.

Formatosi nel 1976 sulle ceneri di alcuni gruppi locali quali La Vitamina C, I Tronchi e Le Lacrime, questo quartetto fu uno degli ultimi gruppi italiani a proporre atmosfere prog anni ’70, conquistandosi pur se solo a scala locale una visibilità sufficiente per accedere alla sala d’incisione.

Purtroppo, ad incisioni terminate la band composta da Ferruccio "Ferry" Bettini (voce, tastiere), Angelo Lenatti (chitarra, voce), Dory Dorigatti (basso) e Bruno Stangoni (batteria), si sciolse e così non ebbe mai modo di promuovere il proprio lavoro che sarebbe uscito l’anno successivo col titolo di “Zero-7” e che oggi (giugno 2011) gravita intorno ai 350 euro per una copia mint, se solo la si trovasse.

Composto da sette brani di cui curiosamente l’”Introduzione” (9 minuti e 44”) dura più di tutti gli altri, l’album sembra davvero uscire da un’altra era geologica sia per tecnica che per phatos, al punto di fare effettivamente un po’ di tenerezza, considerando che nel ’76 – ’77 il pop italiano stava prendendo ben altre direzioni.
Certamente è immaginabile che in un micro-comune di 20 chilometri quadri nel cuore della media Valtellina non arrivassero così immediatamente le notizie sul Parco Lambro e che quasi sicuramente, le “culture antagoniste” fossero molto più semplificate di quelle di una grande metropoli
e di fatto i “Pentola di Papin” non si fecero alcuno scrupolo nel riprodurre senza troppa malizia stilemi appartenenti a cinque anni prima.

la pentola di papinNel disco troviamo infatti vecchie atmosfere freak, abbozzi classici (la quinta di Beethoven in “Introduzione”), vocalità alla New Trolls che nel frattempo si erano sciolti e ricomposti mille volte (“Cieli aperti”), stacchi e poliritmie del tempo che fu (“Stacco I”), cenni di beat (“45 giri I”), recitativi (“Una vecchia storia”) e vaghi scenari psichedelici dismessi dalla più parte dei gruppi del continente da almeno un lustro abbondante (“Conclusioni”).

In più, su questa opera, si può dire gravi anche il sospetto di un “concept album (concetto ormai strasuperato), racchiusa com’era tra un’introduzione e un epilogo.
Insomma, un lavoro in perfetto stile anni 70-72 ma edito nel ‘77 quando tutto era drammaticamente
mutato e quando persino il Punk stava ramificandosi in forme più evolute e alternative.

Un album di cui persino i recensori di norma più “epidermici” come quelli di De Baser, non hanno potuto che sottolinearne l’atemporalità, la scarsa innovatività, l’ambiguità (non comprendendo se Zero Sette voglia essere una suite o meno), la sostanziale ingenuità dei testi sospesi tra l’onirico e il romantico, le eccessive influenze pop e il dubbio gusto nell’uso dell’effettistica che, per intederci, comprese rumori di dischi volanti e un posticcio scroscio di applausi nel finale.

pentola di papin zero 7Leggermente più gentile sembra invece Mutant Sound che comunque parla di “proggy prog”, di un “budino di psych e progressivo” e di un liquido sentore Floydiano”: il che sta a significare come il quartetto di Sondrio “non avesse certamente inventato la ruota”.

Concludendo però, io mi sentirei di spezzare una lancia in favore delle quattro “Pentole”, non fosse altro che per il mio innato sentimentalismo. Suggerisco quindi due modi per approcciarsi a questo trentatrè giri.

Il primo è quello duro e cinico dell’analista che, a questo punto, non può che cogliervi l’arretratezza di una provincia mai realmente toccata dall'antagonismo e che nel 1977 poteva permettersi di ritenere “moderni” persino canoni ormai superati da anni.

Il secondo, quello che forse più mi appartiene, è quello di sorridere pensando che in fondo anche nelle remote valli della Lombardia, certi segnali di progressismo erano comunque arrivati e - con la dovuta calma che si attiene a quei luoghi - avevano attecchito sino al punto di sopravvivere a quella storia che in altri contesti li aveva già da tempo cancellati.
A voi la scelta.

7 commenti :

enrico ha detto...

ahia! mi trovo (purtroppo) a condividere la tua presentazione: per motivi geografici, abitando la valle di lacrime in questione, dispiace un po' leggere della nostra arretratezza in campo musical culturale ma occupandomi più o meno direttamente di queste cose confermo di avere spesso avuto questa sensazione, anche in anni recenti. Per fortuna poi le cose cambiano e sicuramente l'isolamento adesso non c'è più (e per certi motivi, ad esempio ambientali, capita di rimpiangerlo) e quindi possono nascere qui come in altre parti del mondo espressioni artistiche più originali. Pesa ancora secondo me la mancanza di strutture che ad esempio in campo musicale favoriscano, se non la nascita, lo sviluppo e la realizzazione delle idee: voglio dire, è diverso mettersi a suonare rock ad esempio in un posto come l' Emilia-Romagna dove c'è una lunga tradizione musicale di vario tipo che sicuramente aiuta al momento della formazione musicale così come quando devi trovare gli strumenti per cominciare o la sala dove incidere o qualcuno che si occupi professionalmente del service ecc.
Condivido anche la conclusione, anche io adesso li ascolto quasi con tenerezza; ai tempi non li avevo cagati proprio perchè mi sembrava di percepirli come imitazione provinciale di modelli che giudicavo irraggiungibili.
ciao
enrico

JJ John ha detto...

Non preoccuparti Enrico!
Se passa la TAV cominceremo anche noi a suonare la "musica spettrale" del Rodano in chiave prog e riadattare in chiave mediterranea il serialismo di Boulez.
Magari mangiando felici "gratons", "sabodet" e "andouillette", conditi da mozzarella italiana transgenica ri-importata dalla francia nuclearista.

Aromatizza il tutto con un po' di Wasabi di Fukushima e il gioco è fatto.

W Sondrio e W la "Pentola di Papin"!

taz ha detto...

Opto per la seconda JJ....sono un "sentimentale incallito"....Ferruccio e Angelo suonano e suonano davvero bene che poi abbiano ascoltato tanta musica prog di qualche hanno prima certo non gli ha fatto male!...Itw di Stangoni di qualche hanno fà:....Ferry amava i New Trolls e la PFM, diceva che erano delle band imbattibili e preparate comprava tutti i loro dischi a volte li ascoltavamo insieme e facevamo il punto della situazione...ammaliato da queste sonorità, e provando un nobile sentimento per la musica classica e sinfonica, egli cercava di studiare i contenuti e di avvalorare i diversi concetti della musica progressive collegandola alle reali possibilità dell'esperienza avuta nelle sale da ballo, io per esempio rispettavo la classica ma amavo la musica nera di M.Gaye....ma fui influenzato anche dai Deep Purple e Black Sabath e questa musica tracciò il percorso della musica della Pentola di Papin(lo strano nome non ha niente di fatato fù solo inventato dal nostro maneger Franco Crippa..)..La disco più era piccola ma sinceramente ci saremmo aspettati un trattamento migliore un minimo di promozione e invece niente...ci dovemmo pagare anche la sala per incidere...avevamo concentrato le nostre forze per concepire un discorso intrapreso da altri anni prima, vale a dire rivedere le politiche musicali che potessero essere attuali con l'inserimento di nuove e precise ricerche sonore e cercare di rendere vivo quel particolare fermento dei grandi raduni dei primi seventies...tutto questo fù vano...altro problema le serate...il fatto di rifiutare di cantare in play-back ci causò molti problemi...solo un concerto rimase memorabile fù al palazzetto dello sport di Cinisello Balsamo...Concludo io dicendo che il disco, anche ascoltato ora, mantiene intatto un fascino di un tempo che se nè (era già) andato...CIAO JJ

Giulio ha detto...

Taz,la penso esattamente come te.
Anche io sono un sentimentale incallito.
Mi piace molto "La pentola di Papin".

Diego Agostini ha detto...

Bellissima analisi. Completa, intelligente, obiettiva. Anch'io sono un sentimentale, amo moltissimo questo disco che trovo, guardando indietro, anche se non innovativo per l'epoca molto ma molto più bello di molta altra musica. Guardiamo i gruppi punk che avevano i soldi di Red Ronnie alle spalle, che fine hanno fatto? Ho dischi che considero delle vere schifezze. La pentola di Papin invece ha conservato un suo stile, una sua dimensione, una sua armonia. Dopotutto questi quattro ragazzi hanno prodotto l'unico vero progetto musicale che sia mai uscito da una provincia il cui capoluogo ha ventimila abitanti. Teniamo presente che in casi come questo il disco raccoglie il lavoro di anni, per cui quando i pezzi sono stati pensati e scritti, erano tutt'altro che datati. E poi alla fine che c'entra? Basta ascoltare "45-I" per godersi la freschezza e la voglia di fare musica, senza volere insegnare niente a nessuno. Grazie Ferdy, Bruno, Angelo, Dory. E grazie a te John per questo bellissimo blog.

Anonimo ha detto...

Grazie Diego. Noi "sentimentali" siamo il futuro del mondo.
Anche se il mondo non lo sa.
Prog On!
JJ

Giorgio DoppiaG ha detto...

La Pentola di Papin.
Tengo questo disco sullo scaffale accanto a me per lo stesso "sentimentale" motivo delle persone che hanno commentato qui sopra.
Anzi, dirò di più.
Io sono di Sondrio, mentre loro di un piccolo paese non ontano dalla mia città, ma sempre nella provincia.
Se a voi sembra strano che da una piccola realtà come Sondrio degli anni '70 potesse uscire un disco del genere figuratevi nel loro paese d'origine, che in quell'epoca poteva avere 2000 abitanti.
Mi piacciono le sonorità dell'album nonostante fossero ormai superate, magari a loro quel suono piaceva ancora, e quindi, fregandosene di tutto, decisero di farlo comunque loro.