Città frontale: El tor (1975)

Rimasti orfani di Rustici e D’Anna, emigrati in Inghilterra per formare prima gli Uno e poi i Nova, gli ex-Osanna Lino Vairetti e Massimo Guarino si coalizzano nel 1975 per dar vita a un nuovo progetto in cui coinvolgono il sassofonista Enzo Avitabile, il bassista Rino Zurzolo, il tastierista Paolo Raffone e il chitarrista Gianni Guarracino reduce dai Saint Just.

Stabilizzatosi verso la fine del 1974, il sestetto decise di battezzarsi, con un pizzico di malizia, Città Frontale, ovvero con lo stesso nome di quella formazione che, insieme ai Volti di Pietra originò gli Osanna nei primi anni ’70.

Ottenuto un contratto con la Fonit Cetra, la band si mette subito al lavoro e pubblica nel 1975 un concept album intitolato El Tor, sviluppato su un tema piuttosto pessimistico.
Nel disco infatti, si immagina che nel tentativo di redimere una società malata, il protagonista ne venga invece assorbito trasformandosi in una sorta di flagello che seminerà morte e distruzione, esattamente come quel vibrione del colera (di cui “El Tor” è il soprannome) che mise in ginocchio la città di Napoli due anni prima.
Dotato di una intrigante copertina disegnata dallo stesso batterista Massimo Guarino, l’album comprende otto brani ripartiti equamente su due facciate, in cui si alternano momenti jazz rock, progressive e ampi spazi acustici che, per certi versi, richiamano palesemente le atmosfere della gloriosa band d'origine.

A questo punto bisognerebbe fare una considerazione perchè, anche se i nuovi Città Frontale vollero sicuramente crearsi una nicchia più esclusiva, la maggior parte della critica non mancò mai di vedere in “El Tor” una “chiara derivazione dal sound degli Osanna” (cfr. R.Storti), sino quasi a ricondurre l’album ad un opera inesorabilmente derivativa: “il suono dei Città Frontale è riconducibile proprio agli Osanna” (cfr. F.Mirenzi).

Da un punto di vista politico inoltre, pur se molti osservatori ritennero che i Città Frontale fossero molto più espliciti e impegnati dei loro antenati, nella realtà, il gruppo di Vairetti e Guarino si fermò solo all’aspetto iconografico di una militanza che, pur tra mille contraddizioni, altri avevano invece portato avanti in maniera molto più convincente e concreta.

Ma dunque “El Tor” fu o non fu un album degli “Osanna di serie B? Difficile dirlo.
Realisticamente parlando, solo un attento ascolto delle sfumature potrebbe allontanare il gruppo di Vairetti da qualunque sospetto di derivatività.
E' pur vero che la presenza di due mostri sacri come Zurzolo e Avitabile iniettò nel sound dei Città Frontale elementi funky e di jazz che nel "gruppo madre" non erano così evidenti. Tuttavia è altrettanto plausibile che l’amore di Vairetti per la west coast fosse già stato sfruttato sin dai tempi de “L’uomo” e, ancor più malignamente, molti addetti ai lavori videro in “El Tor”, un ideale propaggine di Palepoli.

Certamente, tra i solchi dell'album si coglie una maggiore rilassatezza rispetto appunto a Palepoli, ma questo non ne sancì necessariamente un valore, anzi: non furono in pochi a sostenere che una tale oniricità rappresentò in qualche modo uno svilimento del sound primigenio.

Di questo “gap” artistico, si accorsero pubblico e critica che, nel 1975, trascurarono il lavoro dei Città Frontale sia musicalmente che commercialmente, provocandone infine lo scioglimento.

Personalmente - e a malincuore - , ritengo che “El Tor” fosse un disco poco sostenibile da molti punti di vista.
Pur se ben intenzionato, non riflettè quasi per nulla le tensioni del suo sistema di riferimento e anche se ben congegnato da un punto di vista strutturale, si perdette in una sostanziale disomogeneità stilistica.
Infine, pur se desideroso di restituire i drammi di una società dilaniata, non presentò sollecitazioni di rilievo quali furono quelle del rabbioso sax di D’Anna nell’”Uomo”.
In buona sostanza, “El tor” suona come un piacevole affresco di un sistema in transizione, ma senza coglierne alcuna particolarità, senza proporre alcuna alternativa e senza minimamente interfacciarsi con quella “ricerca di nuove vie” che nel 1975 era quanto di più pregnante ci fosse nel dibattito controculturale.
In questo senso, i Napoli Centrale furono sicuramente molto più propositivi.

2 commenti :

taz ha detto...

Forse la ricerca di Neapoli/Palepoli arriva con El Tor...hanno trovato la gioiosità che mancava in Palepoli, lì si sentivano gli odori dei vicoli spagnoli e dei mercati...con i Città Frontale si esce dalla città e si va in campagna(in attesa dei Napoli Centrale..)...Certo che quando uno vuole manifetsare delle idee politiche in canzoni dovrebbe essere più arrabbiato, cosa che non noto nella voce di Vairetti...qui lo trovo troppo melodico...troppo "canzone" leggera...il disco quando l'ascolto, soprattutto in certi brani, come "duro lavoro"...mi ricorda un pò Palepoli...un Palepoli filtrato....Molto meglio NC come dici tu...la tua scheda, come al solito...non fà una piega..almeno per me...ciao

ugo ha detto...

be si son d'accordo che CITTA FRONTALE non ha lo spessore e la grinta degli OSANNA di PALEPOLI e neppure i riferimenti storici di quel disco tuttavia definire "leggero" questo disco mi sembra un tantino esagerato!io li vedo come degli OSANNA più acustici ma il disco è comunque ben suonato.poi sullo spessore di NAPOLI CENTRALE e siamo nello stesso anno 1975 bè mi trovo pure io d'accordo!diciamo che a farli dei dischi oggi come CITTA FRONTALE ma il vero disco di rottura "sociale" fu proprio quello dei NAPOLI CENTRALE sia nei testi che nella grinta musicale