Toni Esposito: Rosso Napoletano (1975)

rosso napoletano
UN RAFFINATO INTERPRETE DEL CAMBIAMENTO...

Antonio “Toni” Esposito, nato a Napoli il 15 luglio del 1950, è stato insieme al compianto Karl Potter (di appena un giorno più giovane di lui) uno dei percussionisti che ha maggiormente caratterizzato la scena musicale degli anni Settanta. 

Dal talento innato, sin da adolescente affiancò la sua passione per la pittura sviluppata all’Accademia d’Arte a quella per le percussioni utilizzando qualunque oggetto gli capitasse a tiro: padelle per friarelli, pentole, fustini, lamiere, scatole, blocchi di legno e quant’altro.  

Eclettico e policromo, si inserì nella scena napoletana sin dai tempi dei Volti di Pietra e dei Battitori Selvaggi, frequentò la "casa-comune" che il musicista Shawn Philips aveva acquistato a Positano nel 1967, e lì conobbe stelle di prima grandezza quali il tastierista Paul Buckmaster già stretto collaboratore di Elton John
Nel 1974 arrivò poi il suo primo contratto discografico con la Numero Uno di Lucio Battisti per la quale avrebbe pubblicato tre album: Rosso Napoletano (1975), Processione sul Mare (1976) e Gente Distratta (1977) che gli varrà il Premio della Critica Italiana per la Musica

Di Toni, si dice facesse parte del cosiddetto Napoli Power, un’etichetta coniata dal giornalista e produttore Renato Marengo per identificare quella nuova ondata di musicisti napoletani invaghiti di Jazz e Rock, ma la cui appartenenza territoriale estranea ai centri del potere discografico milanese e romano si trasformava spesso in orgoglio sociale e politico: Showmen, Osanna, Balletto di Bronzo, NCCP e Napoli Centrale

Toni Esposito
In realtà, sin dal suo primo lavoro Rosso Napoletano Toni Esposito preferì mettere da parte la militanza geografica per restituire nel modo più efficace possibile lo spirito della sua terra e della sua gente attraverso affreschi più intimi, eleganti, soffusi e ben lontani dall’aggressività dei colleghi.

Così,  per immortalare quel sound che qualche fantasioso critico aveva nel frattempo ribattezzato “West Costiera”, si circondò dei musicisti più sopraffini allora sulla piazza: il bassista-chitarrista Gigi De Rienzo, il bassista elettrico Bruno Limone, Robert Fix ai fiati, Mark Harris al piano Fender, Edoardo Bennato nei panni di vocalist nella title track, e lo stesso Paul Buckmaster che fu anche direttore artistico dell’intero album. 

Rosso napoletanoProdotto da Renato Marengo e Laura Giuglietti, e registrato a cura di Michelangelo Romano e Giorgio Loviscek negli Studi Chantalain di Bobby Solo tra il settembre e l’ottobre del 1974, il dico d’esordio di Toni traghettò il meglio di Bitches Brew di Miles Davis e del folklore partenopeo in un nuovo linguaggio tanto mistico e minimale quanto melodico e saporito: niente barocchismi di retaggio progressivo o solismi jazz, nessuna concessione alla durezza del rock, ma una verace contaminazione di sapori solari, atmosfere mediterranee e ritratti di persone tanto semplici e marginali ("Il venditore di elastici") quanto capaci di catalizzare straordinari microcosmi sonori

E se è vero che il biennio 1974-75 fu quello in cui il rock progressivo e le avanguardie si spostarono sempre più decisamente verso la contaminazione e la fusion, si potrebbe tranquillamente affermare che Toni Esposito si collocò perfettamente nel suo tempo storico schivando peraltro ogni sospetto di derivatività. 

Certamente qualcuno potrebbe trovare in Rosso Napoletano alcuni riferimenti ai primi Weather Report là dove i percussionisti Dom Um Romão, Don Alias e Airto Moreira ricamavano trame sopraffine sulle intuizioni di Zawinul e Shorter, ma in realtà nel disco di Esposito accadde l’esatto contrario: là erano le percussioni a dettare legge intervenendo nei brani sino al limite del melodico, mentre la band rifiniva contrappuntando. Un biglietto da visita più che originale che non a caso valse al suo alfiere il  titolo di “Re delle percussioni. Onoreficenza meritatissima che lui riconfermò sempre e ovunque suonasse, incluso a quel tormentato Festival del Parco Lambro del 1976 quando insieme a Don Cherry riuscì a riportare un briciolo di serenità all'interno di una situazione tesa e cupa.
Molti lo conoscono solo per la festosa Kalimba de Luna, ma le sue origini furono molto, ma molto più consapevoli.

Clockwork Oranges: Ready steady (7" - 1966)

clockwork oranges pooh ready steadyIn virtù degli ultimissimi interventi dei lettori, rilancio questa scheda datata 2012. In sostanza: i Clckwork Oranges NON erano i Pooh. Vero? Falso?


 Ancora prima del boom di Internet in cui la notizia venne trattata in ogni genere e modo, il 45 dei Clockwork Oranges (Ready Steady / After Tonight) diventò un casus belli presso tutti i collezionisti del pianeta in quanto sulla copertina dell'edizione tedesca, alcuni riconobbero i cinque componenti dei neonati Pooh che da poco avevano abbandonato il loro vecchio nome "Jaguars".

Nella foto compaiono infatti da inistra a destra: Gilberto Faggioli, Valerio Negrini, Mario Goretti, Mauro Zini Bèrtoli e Robert Gillot.
Costa
abbandonò nel 1964,
Facchinetti arriva nel marzo del 1966 (quindi un mese dopo la prima pubblicazione di questo 45 giri) al posto di Gillot e Fogli sostituirà Faggioli cinque mesi pù tardi. Bertoli se ne andrà nel 1967 e Goretti nel 1968.

In ogni caso, siccome il gruppo non riconoscerà mai la paternità del disco, o comunque resterà a lungo evasivo sul tema, questo vinile è ancora oggi non solo motivo di accesi dibattiti, ma anche un pezzo da collezione ricercato e costoso.

I pezzi presenti sul singolo, sono le versioni in lingua inglese di due brani dell'Equipe 84, entrambi del 1965: "Prima di cominciare" di Antonio Amurri e Armando Sciascia (incluso nel primo album della band e B-Side di "Ora puoi tornare") e "Notte senza fine" di E.Chelotti e G.Russo.

Le traduzioni in inglese sono invece di Ken Howard and Alan Blaikley, già noti per aver lavorato con artisti beat quali Honeycombs, Dave Dee, Dozy, Beaky e Mick & Tich.

ready steady emberI paesi in cui il disco venne pubblicato furono :
- Inghilterra, su etichetta Ember n° S 227 25/02/1966 (foto a sx)
- Usa, Liberty n° F-55 887
- Germania, Columbia n° C 23 226
- Grecia, Melody n° BMG 185
- Australia, W&G n° WG-S-8013

- Sempre su etichetta Ember, le due canzoni comparvero anche sulla compilation "Live at the Pink Flamingo" del 1967, che i Clockwork Oranges" diviseo con i "Paul's Troubles", "Russ Hamilton", "The Washington D.C.'s", "Ray Singer" e "Bobby Johnson & the Atoms": tutti gruppi della scuderia Ember di cui si sa poco, eccetto per l'ultimo, capitanato dal cantante Jamaicano Bobby Johnson il cui gruppo fece da spalla anche a John Mayall, Animals e Ike e Tina Turner.

Ora, senza voler prendere posizione su ciò che solo i Pooh o lo stesso Armando Sciascia potrebbero chiarire, consideriamo le diverse posizioni riguardo all'identità del complesso:

I CLOCKWORK ORANGES SONO I POOH:
- Nel 1966 la discografica Vedette di Armando Sciascia stava perdendo l'Equipe 84 e trovò nei neonati Pooh (ex Jaguars) un valido potenziale sostituto. Come in uso all'epoca, Sciascia fece loro incidere alcuni brani in Inglese e orientati al mercato estero di cui due vennero pubblicati: "Ready Steady" (firmata dallo stesso Sciascia sotto lo pseudonimo di H. Tical) e "After Tonight"
.

- Nella foto foto della copertina tedesca ritrae la primissima formazione dei Pooh.

- Sollecitato nel 1998 dal noto collezionista Italo Gnocchi, Valerio Negrini ha riconosciuto la paternità dell'esecuzione dopo averla riascoltata insieme a Facchinetti e D'Orazio
.

I CLOCKWORK ORANGES NON SONO I POOH:

clockwork oranges greece- Il ricercatore francese Michel Bands sostiene che i Clockwork Oranges esistessero già come formazione autonoma in Inghilterra e comprendessero il cantante - chitarrista Terry Clark (ex Herd: tre quarantacinque giri all'attivo nel 1967), dal bassista Brian Curtis, dal chitarrista Harvey Hinsley e da Mick Underwood alla batteria.
Secondo Michel, sarebbe questo il gruppo ad aver pubblicato il singolo in oggetto e non i Pooh: quindi la copertina tedesca potrebbe trattarsi di un errore, fatto non infrequente negli anni '60.

A sostegno di questa tesi, si consideri la recente scoperta di un'edizione greca che riporta la foto di un gruppo totalmente differente.

- Lo storico Ron Cooper, editore della fanzine Zabadak e amico degli ex-membri dei Clockwork Oranges, ammette che la voce del cantato potrebbe essere quella di Terry Clarke per il suo inconfondibile accento cockney.

Io non prendo posizione e resto aperto a qualunque tesi purché suffragata da certezze storiche e non da leggende.
Negli anni '60, si sa, discograficamente accadeva di tutto: tuttavia ciò non toglie che l'esborso per avere questo disco è assai elevato e quindi sarebbe giusto (anche e soprattutto per correttezza verso i fan dei Pooh), chiarire una volta per tutte questa faccenda.clockwork oranges labela

AGGIORNAMENTO aprile 2012

A FRONTE DEI NUMEROSI COMMENTI E DEI RECENTI SVILUPPI DEL DIBATTITO,
RIASSUMIMAMO QUI LE INFORMAZIONI SINORA DOCUMENTABILI.


1) Per vostra informazione, una testimonianza di Rob Parish del luglio 2011 riporta l'esistenza di un'altra band dal nome Clockwork Oranges. E'un quartetto di Erith (Kent,GB) che incise un singolo non meglio identificato di cui si sta cercando di sapere di più.
Parish conclude poi dicendo che "It's weird that several groups around Europe are all claiming to be the Oranges".
Il che farebbe supporre che vi siano state ulteriori formazioni a condividere lo stesso nome, cosa non improbabile visto l'enorme successo del romanzo di Burgess di quattro anni prima.

Comunque sia, la formazione dei Clockwork Oranges a cui alcuni attribuiscono il singolo in questione era: Terry Clarke (guitar, vocals) - Harvey Hinsley (guitar, from the future "Hot Chocolate" - Brian Curtis (bass) - Mick Underwood (drums).

Altre fonti annoverano nella band anche il cantante-chitarrista Henry Turtle sebbene nel suo libro "The tapestry of delights" - autentica bibbia della psichedelia inglese - lo scrittore Vernon Joynson descriva il gruppo come un quartetto ("A surf-mod four piece").

2) Il fatto che i Clockwork Oranges fossero i Pooh non è affatto acclarato nè a tutt'oggi completamente comprovabile.
Vi sono di fatto testimonianze molto discordi quale quella di Valerio Negrini che ha sostenuto dopo oltre 30 anni che furono i Pooh a suonare nel disco in oggetto, quella di Vittorio Costa (ex Jaguars) e Mauro Bertoli che affermano l'esatto contrario e gli scritti di Michel Bands e dello scrittore Ron Cooper che usano invece la formula dubitativa.

3) Il nostro lettore Gil Fangazio ci riporta un'opinione di "Celestinocamicia" su un forum You Tube secondo il quale la base di "Prima di cominciare" e quella di "Ready Steady" sono identiche. Quindi Ready Steady utilizzarebbe le basi originali dell'Equipe 84 e il coinvolgimento dei Pooh si limiterebbe alle sole voci.
Su questo punto però Ron Cooper sostiene che la voce del cantante potrebbe essere quella dell'ex "Herd" Terry Clarke a causa del suo spiccato accento cockney.
A questo punto, perlomeno per il lato A, non vi sarebbe alcun coinvolgimento dei Pooh così come afferma anche l'ex Jaguars Vittorio Costa.

4) Anche sul brano "After Tonight" Ron Cooper rimarca la stessa somiglianza vocale, ma sempre Gil Fangazio ci fa notare che in questo caso la base musicale è diversa da quella dell'Equipe 84 e che di conseguenza sarebbe stata reincisa.
Da chi? Non si sa.
Potrebbero essere stati i Pooh o i Clockwork Oranges di Terry Clarke, ma su questo punto lo scrittore Michele Neri - deducendo la sua tesi dalla scritta "A Vedette recording" sull'edizione Ember, il che implicherebbe che gli inglesi hanno acquistato sia la base che le voci di entrambe i lati - da quasi per certo che tutto il processo di registrazione venne effettuato in Italia.
Questo non coinvolgerebbe necessariamente i Pooh, ma innalzerebbe di sicuro la possibilità di un loro intervento. Ciò se si esclude la possibilità che i Clockwork Oranges (con o senza Turtle) siano venuti a Milano per intervenire nelle registrazioni.

5) Il ns. lettore Tino, dopo un'analisi del sito di Henry Turtle sostiene che suoi Clockwork Orange (senza la S e futuri "Doves") e i Clockwork Oranges siano la stessa cosa e, sempre secondo secondo il Turtle non pubblicarono mai nulla se non delle demo.
Ciò esclude quindi totalmente un coinvolgimento dei Clockwork Orange di Turtle nel singolo "Ready Steady"

Tuttavia, dicendo che la sua band The Clockwork Orange "non aveva niente a che fare con la band che registrò "Ready Steady" per la Ember nel 1966", presuppone l'esistenza di un'altra band quasi omonima che invece quel disco lo registrò davvero e che, a questo punto, potrebbe essere qualunque, dichiarandosi lo stesso Turtle "ignorante" sulla sua reale identità.
L'unica cosa che Turtle escluderebbe è la presenza nei Clockwork Oranges (coloro che cioè incisero potenzialmente il disco) di Terry Clarke e Mick Underwood, all'epoca impegnati con il loro gruppo gli "Herd" e confluiti nel 1967 con il suo nuovo gruppo "The Doves".

Da queste considerazione si evince che:
A) La formazione a quattro riportata al punto 1 che molti siti ritengono sia quella dei Clockwork Oranges è sbagliata.
B) E' possibile che Turtle non sapesse che i suoi futuri colleghi avessero inciso quel disco un anno prima della formazione dei Doves, cosa che però ritengo improbabile data l'amicizia che li legava.
C) Esisteva un'altra (o altre) band dal nome Clockwork Oranges di cui una potrebbe essere quella citata nel giugno del 2011 da Ron Parish nel sito di Radio London.
6) "Ready Steady" fu scelta dal DJ Mike Lennox come "climber" (= disco in ascesa ma sotto la 40 posizione) della Fab 40 di Radio London nelle trasmissioni del 27/2/1966 e del 6/3/1966.Il disco però non arrivò mai in classifica e nell'emissione del 13/3/66 scomparve del tutto.

7) Ricordo infine due domande del lettore Hydorvox che mi sembrano molto interessanti:

A) "Perché mai i Pooh avrebbero dovuto successivamente accreditarsi due operazioni discografiche come quelle citate, senza peraltro guadagnarci in diritti o proventi discografici, se non vi avessero preso parte quanto meno come musicisti ?"

RISPOSTA A: "Perchè furono effettivamente coinvolti a qualche titolo nella realizzazione del disco" - RISPOSTA B: "Non furono i Pooh ad accreditarsi spontaneamente la partecipazione al progetto, o almeno non subito. Lo fecero solo 32 anni dopo su richiesta di Italo Gnocchi (all'epoca boss della On sale Music) che chiese ragguagli a Negrini. Prima di allora quel singolo era quasi del tutto inosservato. Il che solleverebbe dei dubbi sulle certezze espresse dal Negrini il quale, se lo avesse realizzato veramente, ne sarebbe stato più che certo senza bisogno di interpellare Facchinetti e D'Orazio."

B) "Se è vero come è vero che la formazione di quel tempo suonò e incise i brani “Ready Steady” e “After Tonight(ma anche “Ero l’attendente del Kaiser”), di chi è la voce del cantato ?"


ULTERIORE MATERIALE SUI POOH - LP: "Contrasto" (1968) - LP: "Parsifal" (1973)

Festival del Proletariato Giovanile. Milano, Parco Lambro, giugno 1976 - Parte quarta

Parco Lambro MilanoLE GIORNATE DEL FESTIVAL - 2

 Lunedì 28 giugno 1976 

La giornata comincia in un clima di tensione, ulteriormente arroventato da un tentato esproprio al supermercato Esselunga di Via Feltre - al limite sud-ovest del parco - ad opera di qualche decina di spontaneisti. La polizia però interviene, spara candelotti lacrimogeni contro gli assaltanti, e i gas arrivano sino alla tendopoli seminando il panico. Alché, voci sempre più insistenti cominciano a dare per certo un’imminente sgombero del festival
È indetta pertanto un’assemblea d’emergenza sul da farsi che a conti fatti durerà dal primo pomeriggio sino a sera inoltrata. Tema: sospendere il Festival o proseguire come se niente fosse successo. 

Inizialmente la location è il palco minore, quello riservato ai dibattiti, ma alla fine, per permettere una maggiore affluenza si opta per il palco centrale su cui convergono oltre un migliaio di persone. Per alzata di mano, si opterà infine per riprendere il regolare programma musicale, ma l’andamento dell’assemblea lascerà strascichi pesanti

È in quel frangente infatti che emergeranno le rabbie, i drammi, le differenze e la sostanziale voglia di “apprarire” più che di “confrontarsi da parte degli oratori. La community reagisce a volte applaudendo ma molto più spesso dissentendo rumosamente e fisicamente. Organizzatori e standisti vengono sovente attaccati anche dagli stessi loro compagni, ma ciò che infine risulta più evidente è che molto presto la filosofia del “personale” sostituirà quella del “collettivo”
Il confronto non c’è, e di fatto l’assemblea verrà per così dire “interrotta democraticamente” per lasciare spazio alla musica

6° festival del Proletariato Giovanile
I concerti cominciano alle 22.30 col trombettista americano Don Cherry, pupillo di Ornette coleman per l’occasione accompagnato da Toni Esposito alla batteria. Probabilmente uno dei migliori concerti della manifestazione che riesce a riportare un minimo di serenità dopo una giornata molto nervosa. Seguono la femminsta Daniele Cambio (?), una vulcanica esibizione del Canzoniere del Lazio, Roberto Cacciapaglia, La Strana Officina, il cantautore militante Pino Masi e, a poche ore dall’alba, i progressivi Jumbo. Miracolosamente non ha piovuto. 

Martedì 29 giugno 1976 

Sarà stato il clima positivo iniettato dal concerto precedente, o forse la voglia di godersi gli ultimi fuochi di un Festival difficile e che probabilmente non si sarebbe mai più ripetuto, ma la giornata di martedì fu senz’altro la più rilassata di tutte.

Dall’indomani, per il Movimento sarebbe stato tempo di bilanci, e per gli Autonomi il primo agognato giorno di libertà dopo la ghetizzazione del Lambro. Purtroppo, ciascuno per sé, come preconizzato anche dall' ultima assemblea che si tiene nel pomeriggio: sempre sul palco centrale, meno gremita di quella del giorno precedente (molta gente se n’era andata per paura del fantomatico sgombero poliziesco) ma dalle prospettive più definite: il contropotere deve essere esercitato all’interno dei quartieri-ghetto e dentro le maglie urbane, non semplicemente celebrato in luoghi circoscritti come appunto il Lambro.
Quindi, la prossima festa sarà “una Festa alle intere città e ai luoghi si oppongono alla lotta di classe”. 

bilancio provvisorio
Il bilancio provvisorio del Festival.
Clicca sull'immagine per ingrandire
Il gran finale live inizia verso le 22 con i non meglio definiti Bambi Melodies (che oso supporre fossero i Bambibanda e Melodie o qualche loro incarnazione), poi un venticinquenne Alberto Camerini molti intimidito e solo con la sua chitarra, e i Sensation's Fix di Franco Falsini. Proiezione sul megaschermo a fianco del palco del Fantasma Del Palcoscenico di Brian De Palma, e si procede con Pepe Maina, Claudio Rocchi e, se ricordo bene con Paolo Castaldi e i Carrozzone

Si fanno le due di notte e sul prato minore inizia l’happening dei Living Theatre
Al termine, nuovamente sul palco principale, Toni Esposito fresco del suo nuovo album “Processione sul mare”, e gli Area che snocciolano con la consueta grinta Gerontocrazia, Caos (con la famosa performance del cavo elettrico) e l'Internazionale accolta da una marea di pugni chiusi.

Una jam session collettiva sino a mattina traghetterà tutte le realtà antagoniste e l’Italia intera in un nuovo scenario sociopolitico che di lì a pochi mesi avrebbe preso il nome di “Movimento del 77”. 
Non tutti se ne resero conto, ma con la fine del Lambro 76 si chiuse un’epoca e se ne aprì un’altra.

SPECIAL: A 40 ANNI DAL FESTIVAL DEL PROLETARIATO GIOVANILE.  
Milano, Parco Lambro, 26-29 giugno 1976 - a cura di John JJ Martin. 

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Festival del Proletariato Giovanile. Milano, Parco Lambro, giugno 1976 - Parte terza

proletariato giovanile
Copyright: Enrico Scuro
LE GIORNATE DEL FESTIVAL - 1

Sabato 26 giugno 1976 

Sin dal giorno prima dell’inaugurazione del Festival, migliaia di persone e centinaia di tende sono già installate dentro e anche fuori dal parco: senza luce, senza acqua potabile e sotto una pioggia pressochè continua
Tessera d’ingresso: 1.000 lire di cui un 50% viene trattenuto dai gruppi politici. I gestori degli stand invece pagano all’organizzazione un affitto di 150.000 lire al giorno. Quelli macrobiotici 50.000

Si lavora alacremente per supplire alla mancanza di elettricità, di servizi e soprattutto per alimentare il palco centrale corredato di relativo megaschermo sponsorizzato dalle sigarette Muratti Ambassador, gestito da una troupe di Telemilano, ma che farà le bizze per tutto il festival.
Intanto, nell’area del prato piccolo riscuotono grande successo gli esercizi collettivi di yoga, meditazione, respirazione naturale, i massaggi e i dibattiti sull’alimentazione naturale
Le neonate radio libere Monte Stella, Radio Milano Centrale (di lì a poco Radio Popolare) e Canale 96 trasmettono in diretta l’evento. 

Parco Lambro 1976
Eugenio Finardi 27.6.1976
I concerti cominciano alle 23. Apre Gianfranco Manfredi con tre pezzi, segue Ricky Gianco con le sue Un amore, Mangia insieme a noi e Questa casa non la mollerò, cui fa seguito Eugenio Finardi con Musica ribelle e La radio
La successiva esibizione delle Nacchere Rosse si chiude sotto un violento temporale che impedisce ai Napoli Centrale di esibirsi. Si aspetta che il tempo migliori, e a chiudere la nottata provvederanno tra una goccia e l’altra i siciliani Taberna Mylaensis. La pioggia riprenderà poi incessante sino alla mattina dopo. 

Al Festival segnaliamo infine la presenza di Alberto Grifi che con quattro telecamere e una troupe di 18 persone girerà circa 30 ore di filmati, poi condensate nel celebre film-documentario di Angelo RastelliNudi verso la follia”. 

Domenica 27 giugno 1976 

Il Parco è ormai saturo, ed è a questo punto che si aggravano sia i problemi tecnici che quelli di convivenza tra le varie anime politiche e sociali
Femministe e donne sole vengono importunate o aggredite; spacciatori ma anche eroinomani subiscono processi sommari, quando non picchiati o cacciati a forza dal parco; un happening gay è interrotto da un gruppo di provocatori e la postazione del F.u.o.r.i. (Fronte unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) viene totalmente rasa al suolo

milano parco Lambro 1976
L'esproprio del camion-frigorifero della Motta noleggiato da Re Nudo.
Framestop dal film "Nudi verso la follia"
Le contestazioni al caro-prezzi dei cibi, nel frattempo sciaguratamente aumentati per sfruttare l’enorme afflusso di clientela (una lattina di birra o un insalata di riso vengono portate a 350 lire. I polli arrosto da 700 a ben 1.500 lire), cagionano scontri fisici con gravi danni agli stand tra cui quello di Re Nudo che subisce il saccheggio del suo camion-frigorifero noleggiato dalla Motta e pieno di polli surgelati, alcuni dei quali verranno utilizzati per giocarci a pallone. Totale: sei milioni di danni. 
Immediata la reazione del servizio d’ordine che armato di bastoni inzia a perquisire le tende a caccia del pollame residuo. 

Della giornata passeranno alla storia anche l'esproprio alla “Capanna dello Zio Tom”, storico chiosco all’interno del parco, e il famoso pow-wow nudista in cui, sotto gli occhi delle telecamere e delle macchine fotografiche dei curiosi, centinaia di ragazzi e ragazze si spogliano integralmente dando vita a girotondi ed esternazioni assortite. “Nudismo miltante” verrà definito, anche se nel suo libro “Prima pagare, poi ricordareFilippo Scòzzari ricoderà che in almeno in cinquecento si riuniranno sulla collinetta di fronte alle buche delle latrine per urlare: “vogliamo la figa!”.

I concerti serali iniziano dopo le 21 a causa del solito temporale con la cantante celtica Veronique Chalot, coadiuvata da un gruppo di musicisti locali. Seguono Jenny Sorrenti, Patricia Lopez e il gruppo jazz-rock degli Agorà finchè un altro acquazzone fa nuovamente fuggire parte del pubblico. 
Riprendono sotto una pioggia sottile i Lyonesse, all’epoca a Milano per registrare il loro terzo album, e infine i Napoli Centrale che termineranno verso le due del mattino. 
Per evitare di passare la notte sotto la pioggia, alcuni partecipanti al Festival si insediano, occupandole, nelle aule del vicino Istituto Molinari.

Special: La Festa del Proletariato Giovanile, Milano, Parco Lambro, 26-29 giugno 1976 
Vai alla QUARTA e ultima parte, oppure torna alla PRIMA PARTE o alla SECONDA PARTE

É in edicola il secondo numero di VINILE!

Dearest Sisters and Brothers,
vi informo che oggi 21.6.2016, è uscito il secondo numero di VINILE, l'esclusiva rivista musicale a cura di  Michele Neri, diretta da Francesco Coniglio, pubblicata da Sprea Editori, e in cui troverete molti interventi del vostro JJ John.

Tra i tantissimi argomenti: la vera storia della butcher cover dei Beatles, i singoli dei Pink Floyd, le origini della gloriosa discografica RCA che fu una delle culle del Prog Italiano, il perché di certe similitudini tra le copertine più famose del rock, e udite, udite! Uno straordinario special sui Circus 2000, indimenticati pionieri del nostro Pop Italiano: introduzione firmata JJ e interviste esclusive a cura delle Note di Euterpe.
Insomma un imperdibile mondo in Vinile che con la consueta grafica imperiale, ed i suoi contenuti inediti vi terrà compagnia per i prossimi due mesi. Poi... se ne riparla.
Ci vediamo in edicola! Come sempre vostro,
JJ

Festival del Proletariato Giovanile. Milano, Parco Lambro, giugno 1976 - Parte seconda

nudi verso la follia
UN NUOVO SOGGETTO POLITICO 

Come abbiamo accennato nella prima parte, la novità più significativa del Lambro 76 fu la presenza di quegli attori sociali nati nei primi anni 50 nei quartieri-lager delle periferie metropolitane, cresciuti ai margini della società, ma che una volta raggiunta la maggiore età vollero anch’essi affermarsi come soggetto politico

Giovani operai, sottoproletari, apprendisti, impiegati, disoccupati, ma anche semplici compagnie amicali che, stanche di trascorrere le serate sulle panchine, iniziarono spontaneamente ad occupare spazi ove incontrarsi, discutere, divertirsi: di norma, ex circoli Cral, locali inutilizzati o sedi di attività dismesse.

Nacquero così intorno al 75 i Circoli del Proletariato Giovanile: una rete di collettivi che divennero rapidamente punti di riferimento per migliaia di persone, iniziarono a produrre socializzazione, cultura e politica e per naturale empatia cominciarono a interagire col più vasto Movimento metropolitano.

 L’armonia però durò poco, e quella vitalità dei Circoli che sembrava potesse apportare nuova linfa alle lotte della Controcultura (feste, rivendicazioni, interazione con i quartieri e occupazioni come quella del Centro Sociale Leoncavallo a Milano), si rivelò in capo a un anno destabilizzante e non completamente compatibile con le pratiche dei gruppi storici. 

Prova ne fu il Lambro 76 dove la coazione tra “personale” e “collettivo” fallì sia l’obiettivo della composizione, sia quello di una progettualità comune.

Milano 1976
LE RAGIONI DELLA DISFATTA 

Sulle problematiche del Lambro 76 esiste una bibliografia sterminata, ma in sostanza tutte le analisi sembrerebbero convergere su alcuni punti-chiave

1°) L’incompatibilità tra la condotta anarco-spontaneista del nuovo proletariato dei Circoli e quella progettuale-assembleare dei gruppi e del Movimento. 

Un contrasto reso ancor più lacerante sia dalla diversità dei rispettivi bisogni, sia dalle abissali differenze storiche e culturali tra i due percorsi rivendicativi: da un lato l’istintualità e l’immediatezza tipiche delle neonate realtà antagoniste, dall’altro la temperanza di chi era abituato da anni a sottoporre qualunque istanza al dibattito collettivo. Due metodologie già difficilmente compatibili di per sè, che le avverse condizioni del Festival contribuirono a separare del tutto, negando ogni possibile dialogo, e provocando anzi solitudini e incomprensioni


2°) La crisi dell’ideologia della festa

Parco Lambro Milano 1976
immagine da "Re Nudo" n° 44-45 / 1976
Le dure critiche mosse alla manifestazione nel corso delle varie assemblee (anche da parte di coloro che aderivano al Movimento), indussero sia gli operatori che gli stessi organizzatori a chiedersi se e quale senso avrebbe avuto ripetere un raduno del genere.
In troppi consideravano il Festival più come una scadenza obbligata che non come un’occasione di crescita e di confronto, e molti altri ancora ritenevano riduttivo e ghettizzante utilizzare uno isolato e periferico come il Parco Lambro
L’estensione dei focolai antagonisti poi, aveva ormai raggiunto una scala trans-metropolitana e almeno secondo i Circoli, le attività rivendicative e l’affermazione delle proprie necessità, avrebbero dovuto spostarsi nel cuore della città capitalista”. Questa teoria prevalse, e anche in Italia finì la stagione dei grandi raduni autogestiti. 

3°) Il “nemico esterno” e il rapporto con la “merce

L’incapacità di risolvere collettivamente centomila rabbie, pesonalismi e solitudini alimentò una sorta di “fobìa del nemico” che provocò eccessi altrimenti evitabili. Ad esempio, iniziative plausibili come il controllo biglietti o l’allontanamento degli spacciatori trascesero spesso in soprusi ingiustificati
Per lo stesso motivo, anche a livello teorico fu impossibile eviscerare il tanto temuto concetto di "merce" attraverso un sereno dibattito politico. 
Così, in mancanza di un confronto collettivo, tutto ciò che veniva venduto, proposto (es: i concerti) o anche semplicemente esposto come un corpo fisico o un’idea, divenne bersaglio di critiche e pratiche estemporanee se non addirittura di espropri o di aggressioni

È evidente che così non si poteva andare avanti se non attraverso un successivo processo di ricomposizione, che però non avvenne mai.

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