Rick Wakeman

Ciao Sisters and Brothers,
so che ultimamente non sto postando molto, ma le cose della vita vanno al momento così.
Per sentirvi vicini, volevo comunque condividere con voi questi tre video sul tubo, e sentire un po' di comments.
Riguardano uno dei più grandi tastieristi prog del pianeta, che oltretutto è anche un mostro di simpatia.
A presto,
John

1) Rick Wakeman tribute to David Bowie - Life on Mars

2) Rick Wakeman che rifà le canzoni per bambini

3) Intervista a RW. Più bravo o più simpatico? 

David Robert "Bowie" Jones (1947 - forever)

david jones bowie
David non lo conoscevo di persona, ma è stato comunque uno dei miei migliori amici d'infanzia: quando facevo le elementari in Italia, ma trascorrevo almeno sei mesi all'anno in Inghilterra.

Fu amore a primo udito, e per questo devo tuttora ringraziare la mia cugina maggiore Sally, che un giorno se ne tornò a casa con una compilation chiamata Images 1966-1967, e altri due album freschi di pacca che però non faceva toccare a nessuno: The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e Aladdin Sane.

In poche parole: conobbi le prime cose di Bowie dal mitico cambiadischi Garrard di mia nonna sul quale suonavo incessantemente la suddetta compilation, mentre le sue canzoni più famose dovetti apprenderle (purtroppo) dalla voce di Sally, che non solo le cantava a squarciagola barricata nella sua cameretta, ma il cui raglio megafonico arrivava pure in giardino.

Così, non avendo potuto apprezzare da subito la struggente bellezza di Starman, o scatenarmi al ritmo di Jean Jeanie, dovetti concentrarmi gioco forza sulle acerbe ballate di un David da poco maggiorenne, e dall'aspetto ancora vagamente mod

Eppure, ripeto, fu comunque un colpo di fulmine perché era ovvio che in quelle canzoni albergasse un genio.  E di questo ne ebbi conferma quando, sempre intorno al 73, vidi una sua performance alla TV Anglia: tutto diverso da come lo conoscevo io, ma incredibilmente magnetico, camaleontico, unico. Praticamente un extraterrestre in grado di ammaliare chiunque: padri, madri, nonni, trisavoli, eredi al trono, e anche un bambino come me.

David BowieIn più, Sally mi fece notare che Bowie era anche amico fraterno di Marc Bolan dei T.Rex di cui io ero un fan iper-sfegatato, e da lì non lo mollai più. Difatti ci saremmo ritrovati spesso anche negli anni successivi.

Love You Till Tuesday,  Maid of Bond Street, The Laughing Gnome, Gospel According to Tony Day, Uncle Arthur,  Rubber Band e in particolare la splendida There is a Happy Land, mi riporteranno sempre a quei giorni felici e spensierati nelle mie campagne dell'Essex.

Il suo periodo espressionista/berlinese invece, avrebbe indelebilmente segnato i miei anni del liceo che, per comodità, condenso in quel meraviglioso album che fu Stage: un doppio dal vivo che insieme a Seconds Out dei Genesis, ritengo ancora oggi tra i migliori live mai pubblicati. 

Ci ritrovammo poi - cinque anni dopo la mia maturità, e ancora in Inghilterra - con la sua magnifica Ashes to Ashes, che all'epoca monopolizzò le classifiche dei singles. E infine, dopo avermi stuzzicato a corrente alternata lungo tutti gli anni '80 (Cat People, Loving The Alien, This Is Not America, Tin Machine), confesso di averlo perso un po' di vista. Almeno sino a quel capolavoro di inquetudine che fu 1.Outside del 95, con quell'allucinante video di Heart's Filthy Lessons, al cospetto del quale il contemporaneo Marilyn Manson sembrava un comico di provincia.

Da lì in poi però: stop definitivo. Ma non perché David non fosse ancora all'altezza dei tempi: semplicemente perché, dopo un periodo buio per entrambi, ero cambiato io. E quindi, per reincontrarlo, mi sono riaffidato ai suoi vecchi successi. 

E lo faccio spesso tuttora, anche se il neonato Blackstar mi ha confermato che quel genio che intravidi quarant'anni fa in poche semplici ballate era ancora perfettamente integro. Anzi, credo che David avrebbe avuto ancora molto, ma molto da dire.

La storia però ce lo ha portato via troppo presto, e a noi restano come sempre in questi casi, solo fottute domande irrisolte. 

Buon viaggio David.

Storia del Rock Progressivo Italiano - Le origini (parte prima)

storia del rock progressivo italiano1968-1969: LE ORIGINI DEL PROG ITALIANO  (parte prima)


Dearest Sisters and Brothers, con queste prime quattro nuove schede sulla "breve storia del prog italiano", vi affido un po' di materiale da leggere per le feste. Spero vi piaccia. 
E' un racconto ovviamente "di parte", come nel mio stile, ma credo fornisca una visuale più che attendibile di cosa successe negli anni "caldi" del nostro amato Prog. 
Alcuni comments, sono ovviamente molto datati, visto che le pime versioni di queste schede risalgono a  ben otto anni fa, quando creai questo sito. Ma in fondo è giusto che rimangano dove sono, perché comunque testimoniano l'inizio di una splendida avventura, e della nostra amicizia. 

Auguro a tutti voi un felicissimo Natale, e un prodigioso 2016 che possa portarvi tanta salute, amore, soddisfazioni, consapevolezza, sesso (anche estremo, perché no?), energia, ispirazione e... ci mancherebbe... tanta, ma tanta fresca sonante.

Tra qui e fine anno, risponderò ai vostri comments sintanto che non partirò per le mie già pianificate e prenotate vacanze su Oberon (posto magnifico: sea, sex and sun) e poi... ci risentiremo a gennaio. 
Con tutto il bene possibile: ancora AUGURI e AUGURI, buona lettura, e tanta gioia! 
Always yours, 
JJ John

 Il Rock Progressivo Italiano è un genere musicale che si diffuse lungo tutta la nostra penisola a partire dal 1970 sino al 1976, anno in cui vennero meno le condizioni necessarie alla sua sopravvivenza. 

Inizialmente al ricalco di quel progressive rock inglese che ebbe tra i suoi artefici principali Procol Harum, Moody Blues, Nice e King Crimson, il Prog italiano riuscì tuttavia ad assumere rapidamente una propria fisionomia: contaminando gli originali modelli d’oltremanica con sonorità mediterranee e balcaniche, sviluppando un linguaggio in grado di veicolare le aspirazioni una generazione altamente rivendicativa, e allo steso tempo di rifletterne le inquietudini. 

Ma se il progressive britannico, nato nelle art schools e nei colleges borghesi, rimase appannaggio di platee selezionate, il nostro Pop attecchì invece ovunque, ambasciato da una maggiore stratificazione sociale dei suoi interpreti, e potendo contare sin dagli inizi su un circuito alternativo consolidato e proclive alle novità. 
In più, avvezzo a quelle pratiche trasgressive che avevano caratterizzato la contestazione del 68-69: disobbedienze civili, controinformazione, autogestione di spazi sociali (es: la “cava” dei Beat a Milano o “la casa degli artisti” all’Eur di Roma), e persino qualche significativa occupazione come quella dell’ex Hotel Commercio a Milano. 

Ciò che però distinse maggiormente il Rock Progressivo italiano da tutti gli altri suoi omologhi europei, furono le eccezionali condizioni sociopolitiche in cui nacque e si sviluppò, ossia quegli anni di piombo innescati dagli attentati del 12 dicembre 1969 a Milano e a Roma, i cui effetti sconvolsero sia l’assetto sociopolitico dell’intera nazione, sia quello della galassia alternativa dalla quale il nostro Prog attinse pubblico, ispirazione e linfa vitale.

storia del rock progressivo italiano
Di fatto, mentre in ambito produttivo la strage di Stato acuì lo scontro tra classe operaia, sindacati e padronato, il fronte antagonista si spaccò invece in due tronconi ben distinti a seguito di una decisa verticalizzazione di stampo terzinternzionalista: da un lato i gruppi politici che si occuparono di gestire lo scontro con lo Stato e le istituzioni, e dall’altro, un nuovo movimento a matrice creativo-esistenzialista che accorpò tutte le ipotesi libertarie legate al biennio 68-69 (beat, freaks, studenti, libertari, anarchici, situazionisti ecc.), e si concentrò su quegli aspetti pratici e teorici non toccati dalla politica: ricerca del sé, educazione, comunicazione, sessualità, spiritualità, religiosità, rapporti familiari e soprattutto l’arte, intesa come massimo veicolo di espressione collettiva. Ambito in cui, naturalmente, musica e scrittura rivestirono un ruolo fondamentale. 

In sintesi: a partire dal 1970 e sino alla fine del 1972, quando cioè le mutazioni dello scacchiere politico imposero nuove trasformazioni, politica e creatività viaggiarono su due binari separati. Il primo, identificabile nella lotta di classe condotta principalmente dai gruppi extraparlamentari (in particolare: Avanguardia Operaia, Lotta Continua e Potere Operaio), e il secondo, in quel Movimento alternativo concentrato sul sociale, che il suo leader Andrea Valcarenghi avrebbe battezzato Underground. 

E fu proprio nel contesto libertario e creativo dell’Underground che mosse i suoi primi passi quel Rock Progressivo italiano che nel giro di sette anni avrebbe radicalmente innovato la nostra musica contemporanea.

Non c’è da stupirsi dunque se in nel triennio 70-72 il Pop italiano fu ancora prevalentemente apolitico, stilisticamente analogo a certi modelli di importazione angloamericana, e corredato da una poetica onirica, introspettiva, o talora del tutto disimpegnata. Ciò in quanto si riteneva che, almeno inizialmente, le priorità musicali fossero sorattutto: sovvertire gli schemi della forma-canzone di retaggio ottocentesco, superare la melodia classica, e soprattutto produrre cultura e comunicazione con uno stile che fosse, come si diceva all’epoca, “nuovo ad ogni costo”.

IL 1968-69 CONTINUA NELLA SECONDA PARTE >

Storia del Rock Progressivo Italiano - Le origini (parte seconda)

storia del rock progressivo italiano
 1968-1969: LE ORIGINI DEL PROG ITALIANO (parte seconda)

A dire il vero, importanti segnali di trasformazione arrivarono già nel 1968, ossia quando uscì lo straordinario l’album dei genovesi New Trolls Senza orario, senza bandiera, realizzato in collaborazione con l’allora ventottenne cantautore Fabrizio De André e col poeta libertario Riccardo Mannerini
Lungi dal contenere gli stilemi del Prog vero e proprio, il disco ne assumeva comunque alcuni elementi distintivi, essendo stato il primo concept album italiano: cioè un’opera musicale e letteraria imperniata su un solo filo conduttore. In questo caso: un viaggio immaginario che restituiva la visione del mondo agli occhi di un poeta. 

Il riscontro fu notevole, e anche se altre avanguardie ben più radicali avevano già tradotto in musica quella voglia di rinnovamento che c’era nell’aria (es: Le Stelle di Mario Schifano con l’album Dedicato a... del 1967, o i romani Chetro & Co. con Danze della Sera del 68 su testo di Pierpaolo Pasolini), Senza orario stabilì senza ombra di dubbio che, sia il pubblico che il mercato italiano, erano pronti per un significativo salto di qualità: un sentore che contagiò un numero sempre maggiore di artisti che, da quel momento in poi, iniziarono anch’essi a sperimentare nuove soluzioni e inedite metodologie musicali

Per esempio, l’allora ventireenne Franco Battiato che fu il primo musicista italiano a rielaborare chiave Pop un brano classico. Nella fattispecie il Concerto n°1 per pianoforte e orchestra in Si bemolle maggiore Op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, diventato per l’occasione Vento caldo: inciso verso la fine degli anni Sessanta, ma pubblicato in sordina solo nel 1971 perchè ritenuto troppo avanti coi tempi. Ma torniamo al nostro racconto. 

storia del rock progressivo italiano
Le Stelle di Mario Schifano
Nel 1969 il Beat aveva ormai esaurito su tutti i fronti la sua spinta propulsiva: sia come moda giovanile, sia a livello di soggetto antagonista, già agonizzante da un paio anni a seguito dello sgombero della Tendopoli di Via Ripamonti a Milano, e del successivo scioglimento di Mondo Beat.

Del resto, la crescente conflittualità nelle fabbriche e nelle università, unite all’incapacità del governo di porvi rimedio se non imbrigliandole con le bombe di Stato, imponeva ormai la formazione di un movimento molto più organico e articolato rispetto allo spontaneismo del 68, e prova ne fu la breve ma variegata occupazione dell’ex Hotel Commercio a Milano

E quasi a riflettere quella nuova complessità sociale, anche la musica progressista sembrò non accontentarsi più delle delle primigenie contestazioni dei capelloni, orientandosi piuttosto verso quelle nuove tendenze già affermatesi da qualche anno nel resto in Europa: Prog e Psichedelia

La prima ad essere importata in ordine di tempo fu la Psichedelia: un genere che in Italia ebbe vita breve e carbonara, ma fu comunque il chiaro sensore di quanto i nostri musicisti volessero rimanere al passo coi tempi. 
Pionieri accreditati di questo stile fuorno indubbiamente i New Trolls che, prima di ammorbidirsi in brani più comunicativi per poi passare al rock sinfonico, esternarono nel biennio 67-67 le loro intuizioni più acide: in particolare nei due 45 giri Sensazioni e Visioni
Citiamo poi Le Orme, il cui Lp Ad Gloriam conteneva gustosi frammenti lisergici quali Fumo e I Miei Sogni, i napoletani Fabio Celi e gli Infermieri con il loro Lp dedicato al tema della follia, e i milanesi Stormy Six che nel loro album d’esordio Le idee di oggi per la musica di domani, proposero il brano straordinariamente sperimentale Schalplattengesellschaft mph

Purtroppo, New Trolls a parte, nessuno di questi lavori uscì dall’anonimato, ma occorre anche sottolineare che a quei tempi, questi piccoli gioelli non solo erano ritenuti sottoprodotti di nicchia, ma furono anche poco pubblicizzati ed ancor meno reperibili. 
Inoltre, si consideri che a differenza di altri paesi europei, in Italia i 33 giri non avevano ancora acquisito una propria valenza narrativa, accorpando più che altro materiale già pubblicato, e quindi ritentuti un lusso, se non addirittura superflui, dalla maggior parte degli acquirenti. 

Ma il cambiamento era alle porte, e già dall’anno successivo arrivarono le prime sostanziali novità. 

CONTINUA NEL 1970

Storia del Rock Progressivo italiano - 1970

Storia del Rock Progressivo Italiano
Novembte 1970: Nasce RE NUDO
1970: VERSO IL PROGRESSIVO

Come abbiamo visto, il 1969 rappresentò per l’Italia un punto di non ritorno
Ma non solo per l’autunno caldo o per le bombe del 12 dicembre, quanto perché, da quell’anno in poi, per tutte le avanguardie, venne meno qualunque possibilità di sanare i conflitti in corso attraverso un’alternativa politica reale

Come sostenne anche Renato Curcio, fondatore delle Brigate Rosse, le bombe equivasero a “un atto di guerra contro le lotte e il movimento”, e infatti sin dai primi mesi del 1970, il problema principale del mondo operaio fu sia di fronteggiare quell’attacco, sia la conseguente ristrutturazione capitalistica all’interno delle fabbriche.

Ma se la linea di medizione gestita da partiti e sindacati ottenne in maggio la pur storica istituzione dello Statuto dei Lavoratori, per gli organismi di base restavano invece aperte le questioni strategiche e interpretative legate ai rapporti tra lavoro e lotta di classe: un dibattito complesso e non illustrabile in questa sede, ma che ebbe tra i suoi effetti immediati sia il rifiuto del lavoro, inteso come rinuncia del sé per asservire il capitale (e la cui pratica venne attuata in modo capillare sino alla metà del decennio), sia una graduale deriva delle frange più antisistemiche verso la lotta armata: dai Gap di Feltrinelli al CPM-Sinistra Proletaria, dai Marxisti-Leninisti alle Brigate Rosse che proprio nel 1970 iniziarono il loro percorso rivendicativo. 

Storia del Rock Progressivo Italiano
Nel contempo, sul fronte creativo-esistenziale - come dicevamo, avulso dalla politica e dalla lotta di classe, la crescente espansione e l’indomito attivismo dell’Underground iniziarono a spingere migliaia di giovani libertari alla ricerca di nuovi referenti culturali. Nel nostro caso: musicisti che superassero proposte ormai esaurite come quelle Beat-Freak-Psichedeliche, per tradurre in musica e parole la spiritualità, le problematiche e i valori della nuova filosofia movimentista. 

Parallelamente, il boom della controinformazione alternativa - detta anche Galassia Gutenberg - inondò l’Italia con pubblicazioni indipendenti e autoprodotte, le quali non solo fecero conoscere a una larga fetta di pubblico quei nomi ancora poco noti della musica internazionale, ma diedero soprattutto ampia visibilità al nostro Rock, occupandosi costantemente di quelle nuove realtà che emergevano ormai a ciclo continuo.
Per inciso, nel mese di novembre uscirà il numero zero di Re Nudo: la più importante rivista alternativa del decennio, e portavoce di tutte le incarnazioni del Movimento

Di rimbalzo, la stampa ufficiale e le case discografiche iniziarono anch’esse il loro processo di modernizzazione, e i Festival Pop, pur se ancora a gestione manageriale, si imposero definitivamente quale momento coagulante del pubblico più progressista. Di quest’anno, segnaliamo in particolare il Palermo Pop, e il primo Festival di Caracalla

Locali e balere invece, cominciarono ad ospitare, pur se con molta cautela, i nuovi gruppi che finalmente, iniziano a veicolare professionalmente le loro proposte. 

Storia del Rock Progressivo Italiano Il Prog, ad essere sinceri, faticava ancora ad affermarsi, messo alle corde dai rimasugli Beat, post-psichedelici e blues-rock ambasciati da formazioni quali i Circus 2000, Gleemen, Formula Tre, Il Mucchio, Blues Right Off, Underground Set, Fourth Sensation e Free Action Inc. Tuttavia, nelle cantine e nelle sale di incisione di qualche coraggiosa discografica come la Ariston, risuonava già una musica diversa e molto più ispirata ai King Crimson che non a Hendrix o ai Jefferson Airplane: spesso appannaggio di gruppi che non riuscirono mai ad emergere come i sanrenmesi Il Sistema o i fiorentini Noi Tre, ma anche di coloro che stavano già raccogliendo consensi nelle manifestazioni musicali di tutta Italia. 

Tra questi, segnaliamo in particolare i genovesi Nuova Idea, la cui Pitea: un uomo contro l’infinito - anche partecipante a “Un Disco per l’Estate” - fu uno dei primi singoli, se non proprio il primo, a matrice realmente progressiva; i torinesi Trip, il cui album eponimo era basicamente blues-rock ma venne etichettato come “musica impressionistica” per la sua originalità negli arrangiamenti e nelle parti vocali, e infine i napoletani Balletto di Bronzo che con Sirio 2222 licenziarono una delle prime mini-suites italiane. 

Caso a sè furono invece gli Alluminogeni: spesso osteggiati dal Movimento per la loro disarmante ingenuità politica, ma latori di un sound visionario e spaziale davvero unico nel panorama italiano. A testimoniarlo, i loro due primi singoli L’alba di Bremit e Dimensione prima, che ottennero un buon riscontro tanto in patria, quanto a Radio Montecarlo, alla TV Svizzera e a Tele Capodistria che dedicò loro persino uno special di Capodanno. 

 VAI ALL'ANNO 1971

Storia del Rock Progressivo italiano - 1971

Storia del Rock Progressivo italiano1971: L'ITALIA CREA IL SUO PROG 

Il 1971 si apre con la clamorosa pubblicazione degli atti relativi al Piano Solo, ossia quella manovra militare che nel 1964, e con l’appoggio dei servizi segreti del Sifar, avrebbe dovuto consegnare la nazione in mano all’arma dei Carabinieri, ed “enucleare” da governo e sindacati quei rappresentanti della Sinistra ritenuti "pericolosi". 

La notizia invero non ebbe ripercussioni pratiche di rilievo, ma se assommata al fallito colpo di Stato di Junio Valerio Borghese, e ai fatti di Gioia Tauro avvenuti l’anno prima, disvelò comunque un panorama inquietante

Di fatto, qualunque attivista democratico aveva ormai capito che, dietro le pratiche apparentemente difensive dello Stato, si celavano in realtà cospirazioni e trame occulte, ordite con la complicità di organizzazioni segrete, massoniche (anche transnazionali), mafiose, clericali e neofasciste. Tant’è che nell’aprile del 71 vennero arrestati per l’eccidio di Piazza Fontana due militanti di Ordine Nuovo, Franco Freda e Giovanni Ventura, quest’ultimo già reo confesso di ben 21 attentati nel 1969

Come se studiata a tavolino, insomma, la strategia della tensione sembrava funzionare alla perfezione, e non a caso l’anno successivo sarebbe stato caratterizzato sia da un’escalation delle destre, sia da un sanguinoso inasprimento del conflitto sociale

Intanto, il mondo dell’Underground, ormai in piena attività, registrava la nascita della casa editrice Stampa Alternativa guidata da Marcello Barghini che, oltre all’impegno militante, rivestirà un ruolo fondamentale nella lotta contro il caro-concerti e l’accentramento dell’impresariato musicale, poi radicalizzatasi nel fenomeno dell’autoriduzione
Per inciso, un nutrito capanello dei cosiddetti “baraghiniani” presenziò anche alla serata del 5 luglio al Vigorelli di Milano, quando uno sciagurato incidente organizzativo, e un altrettanto irresponsabile comportamento della polizia, scatenarono durante un concerto dei Led Zeppelin quegli incidenti che allontanarono per molti anni le star internazionali dall’Italia. 

Storia del Rock Progressivo italiano
Ma, tafferugli a parte, l’Underground del 71 fu anche quello delle prime autogestioni, della vita nelle Comuni, delle autoanalisi, e soprattutto della reinvenzione creativa e collettiva del tempo libero: una filosofia che raggiungerà la sua massima espressione nei Festival del proletariato giovanile di Re Nudo, inaugurati ufficialmente il 25 settembre a Ballabio, dopo una prima esperienza di prova tenutasi l’anno precedente a Milano Lacchiarella. 

Ed è sull’onda di questo straordinario attivismo culturale antagonista (ma anche un auto-isolamento a livello culturale), che il Prog italiano iniziò la sua ascesa: accettato dagli ascoltatori, e riconosciuto dai media quale nuova realtà musicale. 

Le produzioni discografiche d’avanguardia raddoppirono rispetto al 1970, e al loro interno comparvero almeno una manciata di alum progressivi propriamente detti e un singolo a dir poco epocale: Impressioni di Settembre della Premiata Forneria Marconi, pubblicato in ottobre. 
Tra gli LP:due assi pigliatutto quali  Collage dei margherini Le Orme e Concerto Grosso dei New Trolls, il non meno affascinante In the beginning dei genovesi Nuova Idea e, se vogliamo, quella straordinaria suite sul tema della mafia che fu Terra in Bocca dei Giganti

 Il Beat è praticamente scomparso, e ad affiancare i titoli più quotati ci sono ora almeno una ventina di produzioni decisamente innovative. Magari non proprio nell’accezione internazionale del termine, ma più che sufficienti per dare una secca spallata alla consuetudine melodica italiana
Sono quasi tutte produzioni di gruppi esordienti (almeno a 33 giri), in linea di massima molto ben curate e prodotte e soprattutto, restituiscono un ventaglio impressionante di contaminazioni come nella migliore tradizione progressiva: musica barocca soprattutto, ma anche rock, blues, hard, pysch, folk, ambient, autorale, popolare e persino etnica.
Ancora un po' timidi i tentativi in ambito concreto, sperimentale ed elettronico, ma è solo questione di pochi mesi. 

Storia del Rock Progressivo italiano
Le Orme nella copertina di Collage
In questo senso, eccellenti lavori sul versante rock furono L’Uomo degli Osanna, Caronte dei Trip, e La Bibbia dei chiassosi Il Rovescio della Medaglia
Più pop invece i Formula Tre, Delirium, I Numi e Panna Fredda, e meno incisivi I Leoni e i Salis
Trale le insonorizzazioni segnaliamo Blue Fantom, Braen’s Machine, Ping Pong e Planetarium, mentre l’unico solista dell’anno, Claudio Rocchi, licenziò invece una pietra miliare del pop d’autore italiano: Volo Magico N°1, edito per la famosa “Serie Gnomo” della Ariston, ossia la discografica che ufficializzò il nome “rock progressivo” stampandone chiaramente la dicitura sulle label dei dischi

Va detto infine che, conforme alla vulcanica creatività dell’Underground, anche le copertine dei dischi iniziarono a dotarsi di un notevole plusvalore grafico, diventando in poco tempo così sofisticate da assurgere a veri e propri oggetti di culto. Tra i loro designer ricordiamo Cesare Monti, Franco Crepax, Gianni Sassi, Roberto Gavioli e Luciano Tallarini, solo per citarne alcuni. 

Il Rock Progressivo italiano dunque, stava assumendo una sua precisa fisionomia. 

CLASSIFICA PONDERATA 1967-1971

VAI ALL'ANNO 1972

Storia del Rock Progressivo italiano - 1972

Storia del Rock Progressivo italiano
1972: IL PROG ITALIANO SI IMPONE E ACQUISTA UNA PROPRIA FISIONOMIA

Dopo un 1971 chiusosi con una violenta battaglia tra polizia e studenti a Milano, il 1972 esordì con la crisi del primo governo Andreotti, poi riconfermato a giugno. 

È un momento storico che vide sostanzialmente protagoniste le destre che raggiunsero l’obiettivo di minare l’unità sindacale, avanzarono nettamente alle elezioni politiche del 7 maggio, pur restando sempre nel mirino dei magistrati: in marzo verrà arrestato Pino Rauti per la strage di Piazza Fontana, e tre mesi dopo Giorgio Almirante per sospetta ricostruzione del partito fascista

A Sinistra cominciava invece l’era Berlinguer che portò si una ventata di fiducia tra gli elettori, ma deluse nuovamente la base per la sua politica consociativista, poi concretatasi l’anno successivo con il controverso compromesso storico

Ma il 1972 iniziò soprattutto con un bagno di sangue, e con rivendicazioni sempre più eloquenti da parte dei gruppi clandestini: il 3 marzo le Brigate Rosse sequestrarono l’ingengner Idalgo Macchiarini, uno dei capi più odiati della Sit Siemens (sue le parole: “gli operai vanno trattati con la frusta, se no sono sempre lì a rivendicare”), la cui foto con lo sguardo atterrito e con due pistole puntate alla tempia sucitò enorme scalpore. 
Otto giorni dopo, durante alcuni scontri a Milano, un lacrimogeno uccise un pensionato di passaggio, mentre a metà mese il cadavere di Giangiacomo Feltrinelli fu rinvenuto sotto un traliccio dell’Enel a Segrate. 

Storia del Rock progressivo italiano
Idalgo Macchiarini 'processato' dalle BR
Il 5 maggio, l’anarchico Franco Serrantini morì in cella per le percosse subite dalla polizia, e dodici giorni dopo fu il turno del commissario Luigi Calabresi, colpito alle spalle da due proiettili calibro 38. Il processo che ne seguì sarebbe durato ben 16 anni, coinvolgendo principalmente Lotta Continua, ma anche l’organizzazione paramilitare Gladio, giacchè sembra che la vittima stesse indagando sul coinvolgimento dei servizi segreti in un traffico illegale di armi tra la Svizzera e il Veneto. 

A questo punto, a fronte di una tale escalation di violenza, là dove la foga repressiva dello Stato coinvolgeva puntualmente anche gruppi e persone estranee ai fatti, persino il pacifico mondo dell’Underground venne attraversato da una profonda crisi di coscienza. Cominciava cioè a profilarsi l’idea che l’evolversi della situazione richiedesse ormai il coinvolgimento e l’unione di tutte le forze in campo

Alché, nell’arco di tutto l’anno, si assistette a un graduale riavvicinamento del Movimento ai gruppi, concretato da dimostrazioni di solidarietà, prese di posizione politiche e dalla massiccia partecipazione dei movimentisti a cortei e manifestazioni organizzati dalle formazioni extraparlamentari
La classe operaia non può dirigere tutto, ma non deve essere nemmeno lasciata sola”, scriverà in ottobre Valcarenghi. E e a fine anno, il riallacciamento sarà completo

Nel bene e nel male, il 1972 fu dunque un anno pieno di stimoli, e ciò si riflesse sulle avanguardie musicali in maniera evidente. 
Ma se le pubblicazioni a 33 giri furono circa il triplo rispetto al 71 per un totale di circa 60 album, ciò che subì un incremento esponenziale fu soprattutto la qualità complessiva delle produzioni, di cui ben oltre una ventina sarebbero diventate dei classici del Prog italiano

CONTINUA dopo le feste...

CLASSIFICA PONDERATA 1972 

Rustichelli e Bordini: Opera prima (1973)

rustichelli e bordini opera prima 01UN CURIOSO DUO PROG TASTIERE-BATTERIA

Il Cammello Buck esordisce nell'indifferenza generale nel maggio del 1972 al Festival Pop di Villa Pamphili e pochi mesi dopo ottiene un contratto discografico con la Delta, una sussidiaria della RCA che aveva già ospitato i Flea on the Honey e l'ex Metamorfosi Davide Spitaleri.
Purtroppo però, non riuscendo nuovamente a produrre nulla di concreto, viene loro consigliato di cambiare decisamente registro.

Dal gruppo si staccano allora il tastierista Paolo Rustichelli (figlio del più famoso Carlo, autore di colonne sonore) e il percussionista Carlo Bordini che reputandosi autosufficienti, formano un curioso duo tastiere-batteria, ottenendo nei primi mesi del 73 quel contratto con la RCA che li porterà ad incidere incidere un interessante album di prog Italiano.

Di questo lavoro che ha per titolo "Opera prima", sorprendono innanzitutto i suoni.
D'accordo che la RCA aveva dei mezzi potentissimi, ma ciò che sbalordisce al primo ascolto è che, pur essendo il disco realizzato con due soli strumenti (tastiere e batteria), sembra di trovarsi al cospetto di un'intera orchestra.

rustichelli e bordini opera prima 02Rustichelli maneggia almeno una decina di tastiere sia acustiche che elettroniche restituendo una gamma dinamica straordinariamente corposa e compiuta, la dove persino le frequenze basse vengono riprodotte in maniera corretta con fraseggi adeguati e aderenti al proprio ruolo armonico.
Il possente drumming di Bordini fa il resto ritmando e ricamando le armonizzazioni con classe e potenza e completando lo spettro armonico con un incessante batterismo.

Tutto questo ben di Dio è magistralmente sintetizzato nel brano di apertura "Natività" in cui emergono senza sosta le qualità di questa produzione: un'orgia di tastiere sospesa tra aperture romantiche e ripartenze mozzafiato di stampo hard-prog.

rustichelli e bordini opera prima 03Il resto del disco però, cede il passo a un po' troppi arzigogoli sonori senza più toccare i vertici della traccia iniziale, complici soprattutto i discutibili interventi di una voce urlata e monocorde, che sembra quasi voler "spezzare" più che "arricchire" i raffinati arrangiamenti strumentali.

Nota d'encomio comunque per "Dolce Sorella", orgogliosa e romantica, che si appoggia sia ad una piacevole struttura alternata tra pieni e vuoti, sia un cantato che riesce, questa volta, a dare il meglio di se.

In chiusura, colpisce nuovamente "Cammellandia" (titolo ispirato probabilmente all'ex gruppo dei due musicisti) che sorprende per varietà e raffinatezza.

Alla fine, resta un po’ d'amaro in bocca per quello che (ex-post) si rivelerà l'ultimo brano della coppia Rustichelli - Bordini: dopo "Opera Prima", Bordini entrerà a far parte dei "Cherry Five" (costola dei Goblin) e Rustichelli, emigrato in America, si dedicherà interamente al cinema."Per fortuna" o "purtroppo"? Chi può dirlo?
In ogni caso vi passo una confidenza: per me "Natività" è uno tra i migliori brani del progressivo Italiano.