The voice of Italy 2015: ha vinto Carola !!!

carola campagna

THE VOICE OF ITALY 2015.

HA VINTO 
CAROLA CAMPAGNA


... e chi non è d'accordo, abbia il coraggio di spiegarmi il perché.

No Strange: Universi e trasparenze (2015)

Universi e trasparenze  2015
 UN POST SPECIALISSIMO PER I TRENT'ANNI DI ATTIVITA' 
DISCOGRAFICA DEI MIEI (NOSTRI) AMICI NO STRANGE

Spesso, dopo trent’anni di carriera, molti artisti appaiono completamente diversi da com’erano agli esordi: per aver ceduto alle mode, per essere scesi a troppi compromessi, per aver lasciato che la tecnologia stravolgesse il loro sound, o più banalmente, perché diventando adulti hanno cambiato il loro modo di comunicare

Eppure c’è anche chi, pur avendo sperimentato molto, ha saputo mantenere inalterati codici e valori primari. Per sottolineare la consapevolezza del proprio percorso artistico, ma anche per dimostrare quanto uno stile possa essere sia connotativo, che soprattutto universale

Ed è questo il caso dei torinesi NoStrange, acclamati ambasciatori della nostra neopsichedelia, che a fine maggio celebreranno con il nuovo lavoro “Universi e Trasparenze”, il loro 30° anno di attività discografica

E di fatto, fu proprio nel 1985 che Salvatore D'Urso e Alberto Ezzu - già attivi come “Ra Gebel” (1972-1979) , e “No Strani” (1980-1981) - pubblicarono il loro primo album eponimo per l’etichetta Toast, con tanto di vinile trasparente e copertina serigrafata a mano. 
Poi, dopo quattorici anni di musica, due demotapes e ben quattro vinili, il gruppo si prese una pausa discografica tra il 1999 e il 2007, per riformarsi definitivamente nella primavera del 2008, e proseguire la sua avventura interstellare sino ai giorni nostri: sempre indomito, e sempre fedele a quella linea che lo ha reso nel tempo una band di culto a livello europeo

Alberto Ezzu  Salvatore d'Urso
Foto: Mauro Maffei
Come dicevo però, lo spirito primigenio di Ursus e Alberto non è cambiato, anzi: è rimasto quello fresco e curioso di due ragazzi di vent’anni, le cui rispettive esperienze personali non hanno fatto altro che rafforzare la loro integrità. E questo al punto che, per festeggiare il loro anniversario, non si sono fatti alcuno scrupolo nel pubblicare un album che abbraccia allo stesso tempo passato, presente e futuro

Universi e Trasparenze” infatti, non è solo un mini Lp in vinile multicolor che richiama il migliore immaginario della musica rock, ma uno scrigno prezioso che restituisce in mezz’ora di musica ben cinque monoliti del minimalismo lisergico: selezionati accuratamente dalla band che per la prima volta si cimenta in un album di cover, e riarrangiati in maniera talmente verosimile da non perdere neppure un frammento del loro sincretico magnetismo. Neppure se dimezzati in durata, come nel caso della splendida versione di “Embroidery” (1983) di Terry Riley che anzi, viene arricchita e rivitalizzata da un’incipit ancora più ipnotico dell’originale. 

Universi e trasparenze  2015
Con “Selig Sind Die Sanftmütigen”, rivive poi il meraviglioso spirito di Florian Fricke e dei suoi Popol Vuh, qui evocati con rispetto quasi religioso, non intervenendo troppo sullo spartito del 72, e lasciando così il mantra puro e incontaminato: proprio come quello che all’epoca di Selingpreisung ci traghettò dalla Terra a Dio, col solo ausilio di un Moog, di un cantico, e di qualche percussione.

Dawn” dall’album di esordio dei Nice e “Susan Song” delle Stelle di Mario Schifano, entrambe del 1967, sono invece molto più personalizzate. Di loro resta sicuramente il karma originale, ma partiture e sonorità vegono deframmentate e riformattate ad uso di una comunicazione più moderna e diretta in classico stile No Strange: un pizzico di autocelebrazione che potrà far discutere, ma senza la quale un disco del genere sarebbe stato incompleto. 

E a degna chiusura del tutto, il capolavoro dell’album: “The Tortoise, His Dreams and Journeys” (1964) del padre del minimalismo americano La Monte Young: brano dalla fludità straordinaria che viene qui preservata nella più pura delle sue accezioni, proiettando cioè l’ascoltatore in un cosmo di mondi possibili. Al ché, quando la puntina entra nel trail off, sembra quasi che il disco prosegua in altre dimensioni. Di quelle che certamente danno pace interiore, ma che allo stesso tempo ci trascinano verso nuove ed entusiasmanti esperienze. 

I No Strange, presenteranno “Universi e Trasparenze” il 26 giugno 2015 al Blah Blah di Via Po, 21 a Torino e, da quanto ho capito, sarà davvero un evento memorabile. 
Ci vediamo lì.

CHI VOLESSE PRENOTARE / ORDINARE / ACQUISTARE IL DISCO PUO' FARLO QUI

Free Love. La notte in cui morì un sogno.

free love IN RICORDO DI MIMI', UCCISA VENT'ANNI FA DALL'IMBECILLITA' UMANA,  E DI GIANNI E STEVE, PARTITI TROPPO PRESTO


IN ESCLUSIVA PER CLASSIC ROCK, LA STORIA DEI FREE LOVE RICOSTRUITA DA JJ JOHN CON LA COLLABORAZIONE DEL LORO ULTIMO TASTIERISTA FABIO CAMMAROTA E DELLA SIG.RA LAUREN TAINES, VEDOVA DI CARL STOGEL.

Siamo in Svizzera alla fine degli anni '60 e precisamente all'American College of Switzerland dove il cantante Antonio "Tony" Gizzarelli e il bassista Carl Stogel suonano in un gruppo studentesco sotto l'egida dell'impresario Winthrop Rockefeller.

Terminata l'università, ila coppia si trasferisce a Roma dove vive il fratello di Carl (Steve Sogel) e il il padre dei due che riveste l'incarico di dirigente per la Columbia Pictures.
Caso vuole che Steve stia promettendo bene con la chitarra, alchè Carl e Tony pensano bene di coinvolgerlo in un nuovo progetto musicale. E già che ci sono, chiamano a se anche l'amico batterista Gianni Caia. Nasce così la prima formazione dei Free Love.

Le cose si mettono subito bene al punto che la band che non solo viene invitata a partecipare al primo Festival pop di Caracalla nell'ottobre del 1970, ma diventa il resident group del Piper di Via Tagliamento e trova immediatamente un contratto per la discografica Vedette che pubblica il loro primo 45 giri ("Sandy", "Il tempo di pietra", 1970).
Pur essendo vagamente debitore allo stile dei primi New Trolls, il singolo ha un riscontro e una stamina talmente interessanti da catturare l'attenzione del M° Piero Umiliani che recluta il gruppo per eseguire il tema del suo film "Roy Colt & Winchester Jack", che sarà anch’esso immortalato su 45 giri per la Cinevox ("Roy Colt" / Dove", 1970).

Tra il 7 e l’8 maggio del 1971, una seconda apparizione a Caracalla accanto a bands quali New Trolls, Osanna, Delirium e Trip, consacra i "Free Love" come una delle più promettenti realtà italiane e da quel momento, i Free Love incroceranno la sua storia con quella dell’allora debuttante Domenica Bertè, al secolo Mia Martini e soprannominata la "Julie Driscoll italiana”.

Mimì all’epoca sta suonando in giro per l’Italia accompagnata dal suo gruppo “La Macchina”, composto dagli ex “I PosteriRiccardo Caruso (voce e tastiere), Giorgio Dolce (chitarra), Giovanni Baldini (basso) e Daniele Cannone (batteria), con i quali inciderà anche una manciata di covers.
Intorno al maggio ’71, viene notata dal discografico Alberigo Crocetta che le propone un contratto con la RCA a patto però di sbarazzarsi dei suoi musicisti il cui sound è ritenuto troppo duro.
free love 1972Al momento, Mia probabilmente non se la sente di abbandonare i compagni ma per venire incontro alla discografica, accetta di registrare il suo primo singolo “Padre davvero(RCA n° cat. PM 3589 ) con un’altra line up (chiamata anch'essa "La macchina") di cui fecero parte proprio alcuni componenti dei Free Love più il tastierista Stefano Sabatini che da allora cominciò a gravitare nel gruppo..Al Festival Nuove Tendenze di Viareggio (27 maggio – 2 giugno 1971) Mimì però ci va con i vecchi compagni e vince malgrado le roventi polemiche inscenate dal suo compagno di allora Joe Vescovi dei Trip. Quella sarebbe stata l’ultima volta che si sarebbe esibita con gli ex “I Posteri” (ovvero, la prima formazione della Macchina) che si congedano da lei lasciandola sola alla vigilia del Festivalbar dell’8 agosto 1971.

Sullo scioglimento della prima "Macchina" c’è anche chi sostiene che alcuni membri della band abbandonarono la cantante in quanto non se la sentirono di affrontare una tournèe nazionale. Tuttavia, è plausibile pensare che il veto della RCA avesse influito non poco sullo scisma.

Comunque sia, a partire dall’agosto ’71 Mia Martini si mette a caccia di nuovi musicisti per dar vita a una seconda formazione della Macchina e il primo ad arrivare fu ancora Stefano Sabadini che abbandonò definitivamente i Free Love, sostituito da John Picard al violino elettrico e dall’organista Fabio Cammarota.

Dopo qualche mese di attività con il nuovo assetto (Caia, gli Stogel, Cammarota e Picard) però anche i Free Love devono separarsi temporaneamente per impegni privati: John e Fabio per sostenere gli esami di diploma di violino e Carl (che nel frattempo aveva cominciato anch’egli a collaborare con la nuova Macchina) per un viaggio in America.
free love dal vivo 


A quel punto, e siamo circa nei primi mesi del 1972, Gianni Caia e Steve Stogel rimasti discoccupati, raggiungono Sabadini nella nuova Macchina che finalmente acquisisce un’identità stabile (Caia, gli Stogel, Sabadini e Montaldo) e parte in tournèe con Mia Martini.
Nel mese di febbraio però, un destino crudele spezzerà la loro carriera.
Ricorda così, il chitarrista dei Libra Nicola di Staso in un'intervista ad Augusto Croce del 2008:
"Ero amico di Gianni Caia, lavorava in un negozio di dischi a via Galli[...]
Quando successe la disgrazia stavano suonando con Mia Martini. […] Tornando la notte stessa da una serata nel Sud Italia per poter assistere ad un concerto di un gruppo inglese a Roma - me lo ha raccontato il loro autista del furgone che conoscevo -, un colpo di sonno e.... morirono Gianni e Steve […]. Una vera tragedia."

In sintesi, la cronaca dell'epoca riportò invece così l’incidente:
Gianni Caia, 20 anni e Steve Stogel 23, sono morti sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria nello scontro tra il loro pullmino e un autocarro. Gli altri due, Stefano Sabatini (18 anni) e Mauro Montaldo (20) sono ricoverati in gravi condizioni all’ospedale di Salerno. I quattro giovani provenivano da Siracusa dove sul loro Ford Transit erano diretti a Milano e a Torino dove erano stati ingaggiati per alcune serate. Nelle vicinanze di Salerno verso le 23, il Transit ha tamponato violentemente l’autocarro che lo precedeva".

fabio cammarota free loveGianni e Steve morirono sul colpo mentre Mauro e Stefano vennero soccorsi dall’autista dell’autocarro Emilio Panfili e portati all’ospedale di Salerno grazie a auto di passaggio. Per Stefano i medici si riservarono la prognosi e al momento il solo Mauro venne dichiarato guaribile in 40 giorni.

Questo è quanto ci è dato di sapere su quel terribile evento.

Non molto tempo dopo, venne organizzato un concerto al Piper per ricordare gli amici scomparsi ed aiutare economicamente le loro famiglie: in particolare la mamma di Gianni, all'epoca in stato di grave difficoltà econimica.

E chiaro che ricomporsi in un momento del genere non fu una cosa facile, ma con grande forza d'animo Sabatini e Carl Stogel ricostruirono un gruppo per partecipare al concerto di Caracalla nell'autunno del 1972 con il batterista Giovanni Liberti e il sassofonista Stefano Cesaroni: fu l'ultima volta dei "Free Love"
I soli Liberti e Sabatini avrebbero formato i Kaleidon l'anno successivo.

L'incidente ebbe gravi ripercussioni anche su Mia Martini che da quel momento in poi, acquisì la tristemente nota patente di iettatrice. Mimì raggiungerà Gianni e Steve il 12 maggio del 1995 seguita da Carl Stogel che ci ha lasciato nell'autunno del 2004.

GRAZIE ALL'AMICO FABIO CAMMAROTA, TASTIERISTA DEI FREE LOVE, PER LE FOTO INEDITE.GRAZIE A LAUREN PER L'AMICIZIA E PER I SUOI RICORDI.
GRAZIE A LORENZO COSTANTINI DEI G-MEN PER IL COMMENT

Area: un gruppo dal valore aggiunto.

rock progressivo italiano
Che gli Area siano stati un gruppo fondamentale per lo sviluppo del rock italiano è cosa nota: c’è una vasta bibliografia in merito tra cui ricordo lo splendido “Libro degli Area” di Domenico Coduto, c'è un passaparola che rivitalizza incessantemente le loro gesta e la loro arte, nonché un periodico fiorire di iniziative, concerti e tributi che dimostrano come la musica e il messaggio di Demetrio e compagni abbiano ancora oggi ancora un valore inestimabile. 
Già. Ma quale valore? 

Innanzitutto la conflittualità: ambasciata dai loro cinque album in studio che, tra il 73 e il 78, traghettarono il rock progressivo da espressione stilistica a strumento di comunicazione antagonista, riflettendo così sogni e rivendicazioni di un’intera generazione di militanti.  

Poi, parlerei anche di una forza comunicativa ben al di sopra della media: certamente debitrice a quella straordinaria macchina da marketing che fu Gianni Sassi, ma anche autoctona nella capacità di inventarsi sempre nuove strategie per dialogare col pubblico. Dal famoso “offertorio delle mele” alla geniale trovata del cavo elettrico tirato in mezzo al pubblico che modulava il sequencer di Paolo Tofani

stratos fariselli tofani capiozzo tavolazzi
Foto: Roberto Masotti
Infine, lo stakanovismo quasi eroico nell’esibirsi sempre, comunque e dovunque, gratis o no: per non perdere di vista neppure un ascoltatore e diffondere quel messaggio rivoluzionario del quale erano convinti tutti e cinque senza esenzione alcuna. Un costante lavoro di sperimentazioni e di contaminazioni, che Demetrio portò anche avanti per conto suo, esplorando a suo rischio e pericolo le possibilità più estreme della voce umana.

Difficilmente, credo, queste istanze furono proprie di altri gruppi degli anni Settanta, ma neppure di quelli successivi se escludiamo alcune formazioni ultraradicali dell’hardcore anni 80 o dei Centri Sociali che però, a parità di impatto, non godettero mai nè della stessa popolarità, né riuscirono (salvo rarissime eccezioni) ad uscire dalle maglie dell'underground. E questo  sia perché, nel frattempo la forza repressiva del sistema era aumentata , sia perché, in effetti, gli Area ebbero alla base una strategia operativa molto più efficace.

Di fatto, essi difesero la loro unicità intellettuale con un comportamento tanto aperto nei confronti delle masse quanto critico al limite dell’accidia nei confronti di certi loro colleghi: primi tra tutti, la Premiata Forneria Marconi. Ma in fondo, non fu una scelta sbagliata. 
Del resto, in un mondo ipercompetitivo e pericolosamente instabile come quello dei movimenti, arroccare la propria ideologia dietro un’immagine forte e impermeabile ai contraddittori, era forse l’unica soluzione possibile per mantenerla intatta. 

rock progressivo italianoE se molti dei loro proclami sembravano calati dall’alto - per non dire supponenti - è anche vero che nessuna delle loro provocazioni passò mai inosservata: perché innovativa, perché attendibile, ma soprattutto perchè frutto di basi e progettualità solidissime, nate dalla perfetta armonizzazione tra la band e i suoi collaboratori. 

In più, a differenza di molti colleghi che si contraddissero corteggiando il mercato americano, gli Area non commisero mai quell'errore, preferendo piuttosto concentrare la loro attività in Italia, o, al limite, sperimentare le loro potenzialità in nazioni più libertarie: Francia e in quel Portogallo appena fresco di democrazia. Sicuramente perdendoci commercialmente, ma mantenendo illibata la loro coerenza

Anzi, è davvero straordinario appurare come, proprio oltralpe, il loro percorso artistico e politico venne recepito addirittura meglio che da noi, dove spesso era oggetto di attacchi e fraintendimenti. Lo dimostrò ad esempio, la lunga introduzione della presentatrice portoghese al loro live set di Lisbona, la quale tracciò un profilo straordinariamente lucido non solo dei musicisti, ma dell’intera situazione italiana: privilegio che, all'epoca e a livello nostrano, apparteneva solo a pochissime avanguardie intellettuali

Dopo la morte di Demetrio nel giugno del 79, e la successiva agonia del gruppo, nessuno come loro si sarebbe mai più ripresentato sulla scena italiana: da un lato perché si chiuse l’era dei movimenti e mutarono le condizioni politiche, ma soprattutto, poiché venne meno uno dei più solidi collettivi musicali della storia musicale italiana, là dove ogni singola personalità era imprescindibile per la sua esistenza. Ancora oggi un esempio, direi, per chiunque voglia fare della propria musica, una professione.

Lydia & gli Hellua Xenium: Diluvio (spartito)

Anche se recentemente ristampato e presente su You Tube, Diluvio dei Lydia & gli Hellua Xenium resta pur sempre un disco rarissimo, come del resto è difficile reperire materiale che lo riguardi.
Ecco perché spero vi sia gradito questo piccolo reperto d'epoca, che consiste nel suo spartito originale che Fernando Lattuada e Rinaldo "Complex" Prandoni depositarono all'epoca in Siae. Numero di reperto: 1103048, datato 4 dicembre 1972.
Chi poi ha dimestichezza con i pentagrammi, potrà anche suonarselo da se :-)

john's classic rock rock progressivo italiano
Per ingrandire l'immagine, aprirla in una nuova finestra.
GRAZIE A ELMO LEWIS E A RINALDO PRANDONI

Valerio Negrini (1946-2013). Un affettuoso ricordo.

I Pooh
Se un giorno fermassimo una persona qualunque per la strada, e le chiedessimo a bruciapelo il nome del miglior paroliere italiano anni 60-80, io credo che il 90% degli interpellati risponderebbe: “Mogol”. 

Ecco, io invece mi colloco in quel 10% che non lo farebbe: ma non per disistima o per sminure le sue indiscusse capacità, quanto perché non mi sono mai piaciute né la sua poetica da “uomo per tutte le stagioni”, né la sua politica
Di fatto, gli ho sempre preferito altri autori che, pur se spesso vincolati a un inteprete - o anche solo a se stessi - si sono maggiormente avvicinati alla mia idea di comporre e di comunicare: Ivano Fossati una spanna sopra tutti, Guccini, Bennato, Daolio, Battiato, ma anche l'accoppiata Pace e Avogadro per tutto il loro particolarissimo lavoro svolto con Alberto Radius

Colui che però non ha mai cessato di sorprendermi è stato Valerio Negrini: da un lato per non aver (quasi) mai banalizzato neppure le tematiche più semplici, e dall’altro, per aver sempre coltivato quella filosofia beat-libertaria pur appartenendo a un gruppo ritenuto da sempre conservatore

Ricordo ad esempio quando nel 78 - anno in cui il movimento femminista fu sottoposto ad attacchi feroci da clero e borghesia a causa della legge sull’aborto - lui se ne uscì con “Quaderno di donna” che, pur senza possedere la forza di “Piccola storia ignobile” di Guccini uscita due anni prima, o la dolcezza della “Fata” di Bennato (1977), prendeva comunque una posizione chiara e netta a favore delle rivendicazioni femminili, tracciando oltretutto un raffinato profilo umano della protagonista. Diciamo pure che si fece perdonare l’inciampo maschilista di “Tanta voglia di lei” (1971), anche se in quel caso,ci fu un probabile concorso di colpa da parte del playboy Daniele Pace

Valerio Negrini
Altro straordinario affresco psicologico di un incontro tra due ex, poi riconfluito nelle rispettive solitudini, fu “Ci penserò domani”, in cui la donna sembrava quasi la piccola Katy ormai adulta. E’ un brano dalla tensione emotiva enorme, là dove vecchie nostalgie e nuove seduzioni si alternano a ripensamenti e ineluttabilità, scanditi dall’incessante rumore della pioggia. Detto tra noi, lo annovererei tra i più bei "vis a vis" della canzone italiana insieme a “Incontro”. 

Infine, nello stesso album “Boomerang”, spiccò anche “Classe 58”: altra piccola gemma che, in un Italia altamente militarizzata per un motivo o per l’altro (era l’anno di Fausto e Iaio, dei NAR di Acca Larenzia, delle BR e di Aldo Moro), tracciava l’angosciata figura un giovane soldato di leva, allora obbligatoria, che “buttava via un anno di vita aspettando la guerra appoggiato a un fucile”.

Versi mai aggressivi ma neppure innocui, quelli di Valerio ebbero insomma il pregio di descrivere quarant’anni di storia italiana in modo induttivo e personale. In forma certamente semplice, ma altrettanto unica e consapevole nel suo modo di approcciarsi ai vari mutamenti del costume e della società: trattò a modo suo il fenomeno delle fughe di casa adolescenziali dei tardi anni Sessanta con “Piccola Katy”, lambì le fantasie progressive negli album dal 73 al 76, celebrò pur se di rimbalzo persino il fenomeno Punk in “Tutto adesso” dall’album "Viva" (1979), ritornò allo stile autorale quando era il momento di farlo, e uscì indenne anche da quegli anni Ottanta che, oltre a tanta allegria, produssero anche la musica più lubrica della storia italiana. 

Valerio Negrini (1946-2013)
Personalmente, l’ho conosciuto tardi Valerio, e non abbiamo mai avuto il tempo di incontrarci per approfondire la nostra amicizia. Quanto basta però per riitenerlo una persona gentilissima, colta e sempre spiazzante per le sue geniali intuizioni. Conversare con lui, era come fare una crociera su Marte

In più, da "analista di sistemi urbani" quale sono, mi ha sempre colpito quella sua maniera di compenetrare luoghi, persone e sensazioni come fossero una sola imprescindibile entità. E in questo senso, una delle canzoni che ho amato di più è “Una donna normale",  storia di un addio come tanti altri, ma talmente intriso di elementi materici e spaziali, da sembrare essi stessi spettatori, se non addirittura complici del commiato: il quartiere, le finestre, le radio, lo strano sole dell’ora legale, i rumori dei ragazzi sulle moto, i "pezzi di prato" delle sommesse periferie metropolitane, e quell’impietoso incedere del tempo che cambia tutto e tutti, e ci costringe volenti o nolenti a trovare ogni giorno nuove prospettive

Bene: questo è stato il "mio" Valerio Negrini. Ora, ditemi il vostro.
E visto che è un periodo in cui parlate molto dei Pooh, penso abbiate molte cose da raccontare.

Free Action Inc.: Plays Eddy Korsche (1970)

Free Action Inc. Plays Eddy KorscheNEI COMMENTS INTERVIENE FABIO FABIANI DEGLI UNDER 2000 (poi Paese Dei Balocchi).



Quando nel 1972 la discografica Help del produttore Gianni dell'Orso - distribuita dalla RCA - produsse gli album d’esordio di Quella Vecchia Locanda e Procession, aveva già due anni di vita, otto trentatrè giri e sedici singoli al suo attivo.

A dire il vero non erano titoli molto famosi, anzi: per nulla. Tant’è che ancora oggi un disco del 1970 quale “In concert” dei “The Sub” continua a calamitare le febbrili attenzioni di musicofili e collezionisti. Attenzione assai motivata, visto che il catalogo Help del biennio ’70-’71 annoverò titoli effettivamente piuttosto oscuri.


Di solito essi consistevano in produzioni underground austro-tedesche eseguite da musicisti italiani e - come per altri prodotti simili dell’epoca quali Braen’s Machine, Blue Phantom, Ping Pong o Fourth Sensation -non si sapeva praticamente nulla dei musicisti coinvolti nelle singole pubblicazioni.


In questo contesto si collocò anche la seconda release a 33 giri della “Help” che vide la luce nel 1970, sotto il fantomatico nome di “Free Action Inc. plays Eddy Korsche – Rock & Blues”, dove i “Free Action Inc.” erano un gruppo di turnisti italiani, mentre Eddy Korsche era un compositore, arrangiatore e produttore austriaco.
Il disco, va da se, è talmente dissimulato che se da un lato viene venduto a cifre ragguardevoli, dall’altro potrebbe sfuggire a chiunque data anche la sua veste grafica assimilabile a centinaia di prodotti in circolazione a quei tempi.


help record labelEddy Korsche comunque, non era un perfetto sconosciuto in casa Help avendo già prodotto nel 1970 i primi tre singoli degli Under 2000 (futuri Paese dei Balocchi). Alché si potrebbe immaginare che tra i famigerati “Free Action Inc.” non si nascondessero magari Fabio Fabiani, Remo Baldasseroni, Sandro Laudadio o Aldo “Folkaldo – Franco Maria Giannini” Parente.Francamente non ho mai indagato su questo punto, ma forse con un po’ di insistenza (Remo e Aldo si sono già fatti sentire su questo blog) si potrebbe pervenire alla soluzione del mistero, anche se certuni danno per scontato che i "Free Action Inc." fossero in realtà i "The Sub" sotto mentite spoglie.

In ogni caso, “Plays Eddy Korsche – Rock & Blues” è un tipico album primi anni ’70 in stile freakbeat composto da 12 brevissimi brani (il più lungo non dura nemmeno quattro minuti), e musicalmente molto più vicino all’esercizio di stile che non a un concept creativo.

Dentro c’è davvero di tutto da far sembrare l’inero lavoro una specie di “opera omnia” delle capacità di Korsche: underground, overground, beat, psych, rock, boogie blues, acid e soul (specie nell'uso dei cori).

 
blues rock festival 1970L'esecuzione e la produzione però, non sono assolutamente dilettantesche, anzi: pur se la maggior parte dei brani terminano con deifade” veramente discutibili, non si può non restare colpiti da un lavoro strumentale decisamente ragguardevole.Le parti di chitarra per esempio, sono straordinariamente variegate e mai fuori luogo, i cori vengono utilizzati con parsimonia ma sempre ben contestualizzati, la tastiera (= organo Hammond) è frizzante e dinamica, e infine la ritmica restituisce una solidità pressoché granitica.
Sorprende soprattutto la varietà dei suoni di volta in volta giocata su un’effettistica scarna ma senza dubbio efficace.


Infine, è curioso notare che anche là dove i brani potrebbero sembrare derivativi, Korsche ci mette sempre quel tanto di suo per non far mai mancare quel necessario tocco di personalità. Intelligente e divertente è per esempio l’intro di “Life Story” che di per se sarebbe una xerox di “Foxy Lady” se non per la sua trascrizione in 11/8.

In sintesi: davvero una produzione notevole considerando l’epoca e che, a nostro avviso, non dovrebbe sfuggire agli amanti del genere.

Jacula: chi era Fiamma, la "vampiressa dal viso d'angelo"? - 1a parte

fiamma rock progressibo italianoSul rock progressivo italiano è stato detto e scritto ormai di tutto. 
Tuttavia, trattandosi di un genere di nicchia e spesso alimentato dal passaparola, non c’è da stupirsi se, ancora oggi, emergano nuove testimonianze ad arricchirne la storia. 

Per esempio, poco si è parlato in questi anni di Vittoria Lo Turco, classe 1937, in arte Fiamma: giovane e bellissima cantante genovese che, nei primi anni Settanta, alcuni giornali annoverarono - a torto o a ragione -  negli Jacula insieme ad Antonio Bartoccetti, Charles Tiring e Franz Parthenzy, e che quindi potrebbe corrispondere a quella Fiamma dello Spirito, che comparve nei credits dell’album Tardo Pede In Magiam Versus pubblicato nel 1972. 

Personalmente, ho sempre associato lo pseudonimo "Fiamma dello Spirito" a Doris Norton, compagna del band-leader Antonio Bartoccetti, ma non solo io: è scritto in qualunque testo di prog italiano (incluso il mio e di Michele Neri), lo hanno affermato colleghi ben più autorevoli di me, ed è una tesi tuttora condivisa. 

Eppure, alcuni documenti d'archivio recentemente rinvenuti (prevalentemente ritagli di giornale tra il 72 e il 76, quindi materiale di dominio pubblico e ancora reperibile nelle relative emeroteche), attribuiscono proprio a Fiamma il ruolo di cantante del gruppo.

Certo, osserverà qualcuno, per fugare ogni dubbio sarebbe sufficiente leggere la recente biografia del gruppo, “Magister Dixit” per la Tsunami Edizioni, ma io non l’ho ancora fatto. Quindi, lascio a voi trarre le conclusioni, e mi limito ad offrirvi l'opportunità di fare un altro tuffo nel passato, e di respirare ancora un po' dell'atmosfera di quegli anni “magici”. Aggettivo che, in questo caso, mi sembra più che azzeccato. 
E ora veniamo al dunque.

jacula 1972
 In un articolo del quotidiano La Notte di sabato 16 dicembre 1972, intitolato “I quattro ragazzi del complesso Jacula scrivono musiche dettate dagli spiriti”, il/la giornalista c.g.z. (si firma solo con le iniziali) presenta il gruppo così: “due ragazzi italiani e due inglesi, Charles Tiring, organista e pluristrumentista, Anthony Bartoccetti, compositore, poeta, chitarrista e cervello del complesso, Franz Partenzy, famoso medium inglese” e, guarda un po’, “la vampiressa Jacula, identificabile nella cantante Fiamma” la quale, nella didascalia della sua foto a destra del testo, viene testualmente definita come: “La vampiressa Jacula, in arte Fiamma, all’anagrafe Vittoria Lo Turco. É genovese, ed è nata musicalmente al Festival del Luna Park di Monza nel 1968. Nonostante l’aspetto sorridente ed innocuo, il suo pane è la magia. Pane che consuma con gli spiriti sul piano dei tavolini a tre gambe”. 

Un secondo trafiletto non denominato né datato (lo stile sembra essere quello del Corriere della Sera), rimanda invece ad un altro articolo del torinese Stampa Sera in cui si collegano Franz Gartenzy (!), l’inglese Charles Tiring, organista e pluristrumentista, originario della Cornovaglia, e l’italiano Anthony Bartoccetti compositore, poeta, chitarrista e “lead” del complesso, ad una “cantante, attrice di cabaret, presentatrice e così via: Fiamma [...] Una graziosa bionda genovese che in questi giorni si sta imponendo nel campo della musica leggera per le sue canzoni. É la cantante del complesso Jacula”. 

Da una pagina del Corriere Mercantile di Genova, anch’essa purtroppo senza dati cronologici, apprendiamo ancora che “Fiamma, una cantante genovese che sta sfondando sulla piazza di Milano, fa parte del complesso Jacula, frutto dell’unione di due italiani e due inglesi”. Si legge poi che “la musica, di origine magica e vampiresca, è arrangiata dal maestro Federico Bergamini, un altro genovese. [...] Clavicembalo, moog, e flauto riproducono i suoni captati dal medium inglese Franz Partenzy durante le sedute spiritiche”.  

Bergamini, per inciso, fu coautore con Bartoccetti di U.F. D.E.M. (Uomo fallito dell'era moderna), brano d'apertura di Tardo Pede. 

CONTINUA NELLA SECONDA PARTE