1969: L'ANNO IN CUI TUTTO CAMBIO'. (3/3)

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Balletto di Bronzo
Il Balletto di Bronzo

   Meno celebrati ma altrettanto sintomatici della loro epoca furono invece i napoletani Fabio Celi e gli Infermieri che, contestualmente alla pubblicazione del libro Morire di Classe di Franco Basaglia e Franca Ongaro,  affrontarono anch’essi l’annoso tema della detenzione psichiatrica, il militante antiriformista Ivan  Della Mea autore di Il Rosso è Diventato Giallo e il futuo leader dei Numi Guido Bolzoni che nel suo Happening importò Dylan nelle brume pavesi.

La vera modernità attenne però a quel nugolo di complessi che, superando i limiti del beat e facendo propria la lazione psichedelica,posero le basi del nuovo Pop Italiano: i napoletani Balletto di Bronzo con la loro indemoniata Neve Calda, la Formula Tre, prodotta da Lucio Battisti e numero quattro in Hit Parade con Questo folle sentimento, i futuri Nuova Idea che col nome di J. Plep esordirono con La Scala, i milanesi Quelli che poco prima di diventare PFM spararono le ultime cartucce melodiche con Lacrime e Pioggia e Dici e infine i milanesi Alusa Fallax col single Tutto Passa, versione italiana di All My Sorrows degli Shadow. 

Mox Cristadoro
Purtroppo, non tutte quelle produzioni ottennero il dovuto riscontro, ma del resto, citando Enzo Gentile dal libro Route 69 di Mox Cristadoro:

 “in una nazione dove i libri musicali non esistevano, il merchandising non era ancora stato inventato, di notizie non ne arrivavano e di concerti neppure, non si poteva pretendere di più”.

Un quadro dunque destinato ad evolversi spontaneamente e ad interfacciarsi pienamente con la propria società, invece  tra le 16.37 e le 17.20 di venerdì 12 dicembre quattro bombe ad alto potenziale esplosero tra Milano e Roma dilaniando 16 persone e ferendone 103 di cui la maggior parte nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano

Attentati vili ed efferati per i quali vennero sospettati gli anarchici, ma che già dal giorno dopo alcuni intellettuali tra cui il milanese Primo Moroni attribuirono ad elementi di estrema destra al soldo di organizzazioni deviate dello Stato. E fu una convinzione determinante poiché, al di là della sua effettiva dimostrabilità (si consideri che il processo durò più di trent’anni), innalzò definitivamente i conflitti in corso a livello militare. In più, radicalizzò a tal punto gruppi e movimenti, che questi – tra i molti altri provvedimenti – esclusero immediatamente da pratiche e programmi qualsivoglia ipotesi libertaria o creativa, musica compresa. 

Banca dell'Agricoltura, Piazza Fontana
12 Dicembre 1969

E fu questa una delle principali motivazioni per cui, il Pop Italiano fu sostanzialmente disimpegnato sino alla fine del 1972 (il cosiddetto periodo Underground): perché mancava il terreno fertile per comunicare messaggi politici in chiave non istituzionale, ma anche perché, comprensibilmente, nessuno se la sentiva di confrontarsi con una situazione politica intricata, oscura e a questo punto pericolosa.

Il coinvolgimento artistico e la militanza musicale sarebbero tornati ad interfacciarsi solo dopo la storica ricomposizione del 1973 tra gruppi politici e creativi, ben illustrata da Andrea Valcarenghi sul numero di gennaio di Re Nudo (vedi anche La stagione della Controcultura).

Al 1969 seguirono dunque tre anni di Prog Italiano puro, e suonato solo per la voglia di farlo, prima in modo embrionale e ancora molto legato al blues lungo tutto il 1970 (Blues Right Off, Circus 2000, Mucchio…), più contaminato e poliforme nel ’71 (New, Trolls, Nuova Idea, Osanna, Trip ecc.) sino ad arrivare alla piena maturità nel biennio 72-73.  Poi il mondo diventò mancino, ma quella è un’altra storia.


Vi lascio con una domanda: SECONDO VOI,
COME SI SAREBBE EVOLUTO IL ROCK ITALIANO SE LA STRAGE DI STATO NON FOSSE MAI AVVENUTA ? 


Il Baricentro - Napoli 1977 ?

 Il Baricentro in una rara foto del gennaio 1977 inviatami dal mio anico Piero Mangini, batterista della band, che saluta tutti i lettori di John's Classic Rock e ci chiede una cortesia:

C'E' NESSUNO CHE POSSIEDE O HA NOTIZIE di una possibile  REGISTRAZIONE DEL CONCERTO del BARICENTRO alla MOSTRA D'OLTRE MARE di NAPOLI nel GIUGNO del 1977?

Il concerto durò parecchio e c'erano molte migliaia di persone perché, prima ci fu il comizio di Enrico Berlinguer.

Se qualcuno può aiutarci, grazie sin d'ora, 

Piero e JJ 

Il Baricentro

1969: L'ANNO IN CUI TUTTO CAMBIO'. (2/3)

Alighiero Boetti: "METTERE AL MONDO IL MONDO"
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Fortunatamente, a bilanciare tanta socialdemocrazia provvidero le nostre avanguardie che, coerenti al contesto socio-produttivo, si abbandonarono alle più ardite sperimentazioni: artisti che provocarono un sisma creativo tale da investire qualunque ipotesi espressiva, e anche se meno sfacciatamente degli inglesi e degli americani, assursero anch'essi a punto di riferimento dei processi di modernizzazione occidentale.

 Qualche esempio? Mario Schifano e Lucio Fontana che negarono qualsiasi specificità del visus estendendo all’infinito le porte della percezione, i registi Pasolini e Visconti che schiaffeggiarono prepotenze e ipocrisie con Medea e La caduta degli Dei, la body art di Vito Acconci, l’Arte Povera di Germano Celant che con Baj, Kounellis, Boetti, Merz, Paolini, Pesce e Pistoletto fece da contraltare alle serialità massificate di Andy Warhol e non ultimo quell'Emilio Isgrò che tradusse in arte le cancellature grafiche tipiche delle censure d'oltrecortina. 

MARIO SCHIFANO
Una fucina straordinaria insomma, che non solo nobilitò l'arte e la cultura del proprio tempo, ma per certi versi preluse persino al grande Made in Italy degli anni Ottanta, essendo i suoi maggiori protagonisti formatisi proprio in quegli anni

Ricordiamo lo chef Gualtiero Marchesi, profeta italiano della Nouvelle Cuisine che a quei tempi prendeva le redini del suo leggendario ristorante milanese di via Bezzecca; l’architetto Achille Castiglioni che conseguì la libera docenza sdoganando anche a livello accademico il miglior design industriale italiano; il maggior designer italiano di copertine discografiche Luciano Tallarini (sue, tutte le cover del periodo aureo di Mina), che esordì anch’egli nel ’69 firmando la cover di Ad Gloriam delle Orme e, dulcis in fundo, l’allora trentunenne cartoonist Bruno Bozzetto la cui colonna sonora del suo cortometraggio Ego, composta da Franco Godi, anticipò di quattro anni la sveglia di Time e lo stesso heartbeat di Breathe dei Pink Floyd in THE DARK SIDE OF THE MOON. Incredibile a dirsi, ma è proprio così. 

Un frame di EGO, il visionario cortometraggio di Bruno Bozzetto.
E, anche per quanto riguarda la musica il nostro Sessantanove fu un anno di frontiera, proteso in avanti ma ancora sospeso tra desideri e nostalgie, diciamo un passo avanti e due indietro.

Avanti” perché non era più possibile ignorare i continui segnali provenienti dall'estero che molti cercarono di tradurre in una sorta di "via italiana al rock" e “indietro” perché la drammatica persistenza della melodia ottocentesca, il bigottismo censorio e il pragmatismo del mercato discografico ostacolavano senza sosta qualunque ipotesi di modernizzazione

Solo cinema e letteratura seppero restituire e divulgare appieno orizzonti e aspettative di una generazione in mutamento: Easy Rider, Un uomo da marciapiede, Il mucchio selvaggio, Papillon, Il Padrino, ma musicalmente poco o niente arrivò della straordinaria messe di capolavori prodotta all’estero, incluso il nuovissimo progressive rock che, ambasciato dai britannici Moody Blues, Nice e King Crimson, condensò le storiche utopie del flower power con la grande tradizione narrativa inglese, da Shakespeare a Tolkien. 

Da noi il mercato si limitò a registrare il declino del Beat (sia a livello di moda che di protesta sociale), e solo qualche avanguardia carbonara osò orientarsi sulla sua complessificazione: la Psichedelia, un genere già vecchio di tre anni in Gran Bretagna ma che almeno dimostrò quanto i nostri musicisti volessero rimanere al passo coi tempi.

Pionieri accreditati del nuovo corso furono senza dubbio i New Trolls che, prima di passare al rock sinfonico, esternarono intuizioni di notevole acidità (Sensazioni e Visioni); accanto a loro Le Orme, il cui primo Lp conteneva gustosi frammenti lisergici quali Fumo e I miei sogni, e anche gli irreprensibili Stormy Six di Claudio Rocchi e Franco Fabbri che nel loro vinile d’esordio LE IDEE DI OGGI PER LA MUSICA DI DOMANI, inclusero la sfacciatamente sperimentale Schalplattengesellschaft mph (mai più inclusa nelle numerose ristampe del disco).

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1969: L'ANNO IN CUI TUTTO CAMBIO'. (1/3)

Quando si parla di grandi rivoluzioni contemporanee, si cita solitamente il Sessantotto, anno in cui studenti e libertari sfidarono ovunque baronie e istituzioni, e la fantasia si candidò a giustiziare privilegi e ipocrisie: il classismo nelle scuole innanzitutto, storico garante di quella subordinazione ideologica tanto cara alle classi dirigenti, poi lo sfruttamento sul lavoro, volano della crescita capitalistica ma non di quella salariale e non ultimo quel moralismo di matrice catto-borghese che costituiva ancora un formidabile strumento di controllo sulle masse. 

ALBERGO COMMERCIO, Piazza Fontana, Milano 1969
L’immaginazione al potere”, gridavano i giovani ribelli italiani, e di fatto fu proprio nelle strade e nelle accademie che decine di migliaia di ragazzi ipotizzarono dovunque le basi di un imminente cambiamento: da Valle Giulia all’Università Cattolica, dalle contestazioni alla Scala e alla Bussola, sino alla mastodontica occupazione dell’ex Albergo Commercio di Milano, prima applicazione nazionale del concetto: “I diritti non si chiedono, si prendono”.

Nelle maggiori officine italiane invece, accanto al moltiplicarsi delle pratiche organizzate contro un padronato sempre più ingerente, nascevano nuove modalità associative, ideologicamente disallineate dal partito-guida e dai sindacati (es: i Comitati Unitari di Base della Pirelli), e quasi sempre rappresentative di forti disagi politi e sociali. Elementi totalizzanti che persino l’illustre filosofo Jean-Paul Sartre ritenne in grado di stravolgere Stati e sistemi, e infatti così accadde. 

Fu solo nel Sessantanove, però, che tutte le teorie onirico-desideranti formulate l’anno prima si tradussero in forma e sostanza, complici il protrarsi delle agitazioni studentesche; l’escalation delle lotte operaie; lincapacità dei sindacati di dialogare con una base descolarizzata ma risoluta e pragmatica e soprattutto il definitivo consolidamento di tutte le componenti in lotta. Un processo spontaneo che dopo due anni di cauto avvicinamento accorpò studenti, operai, libertari e creativi in un solo, gigantesco movimento di contropotere
Una congiuntura unica al mondo che coinvolse l'Italia intera, ma che in assenza di pacieri sociali sul modello gollista, la trasformò rapidamente in un campo di battaglia.

Impreparato a gestire la crisi, ma anche refrattario a qualsiasi compromesso
lo Stato scelse l’intransigenza e già dalle prime ore dell’anno nuovo la situazione precipitò. 

Viareggio 1969 Scontri alla BussolaDurante il veglione di Capodanno le forze dell’ordine aprirono il fuoco davanti alla Bussola di Viareggio contro un gruppo di giovani dimostranti; il 9 aprile gli scontri di Battipaglia lasciarono sul selciato due morti e duecento feriti, e sedici giorni dopo due bombe esplosero a Milano di cui una nel visitatissimo stand Fiat della Fiera Campionaria. Il 12 maggio ne esplosero altre tre a Roma e a Torino; all’inizio dell’estate si verificarono i primi scontri davanti alla porta 2 della storica Officina 54 di Mirafiori (nel frattempo protagonista del primo sciopero auto-organizzato), e nella notte tra l’otto e il nove agosto si registrarono ben otto attentati ferroviari lungo tutto la penisola. 
 
Autunno Caldo, 1969Durante l’autunno caldo poi, tra scioperi, licenziamenti, picchetti e blocchi delle merci, venne fatto un uso sempre più indiscriminato delle forze dell’ordine, ma a quel punto il proletariato era diventato imbattibile, rafforzato non solo dai due nuovi gruppi filo-operaisti Lotta Continua e Potere Operaio, ma anche dal più eversivo CPM (= Centro Politico Metropolitano, emanazione dei CUB e ritenuto uno dei primi nuclei costitutivi delle Brigate Rosse) che ipotizzò per la prima volta in Italia l’uso delle armi come via principale alla lotta di classe.

E a conferma di tanta conflittualità, ecco canzoni quali Il rosso è diventato giallo del protest-singer Ivan Della Mea, che nell'omonimo album declamerà severo: 
Il fucile è come un compagno del popolo che lotta nella scuola, in fabbrica, a casa e nel campo

WOODSTOCK 1969
JIMI HENDRIX - Woodstock  Free Festival
Queste furono grosso modo le avvisaglie che prelusero al dramma finale,ma non tutti ci fecero caso.
Nella quotidianità infatti, chi non era coinvolto nelle rivendicazioni accademiche, sociali o produttive (ossia la maggioranza della popolazione), trascorse la vita nella più quieta delle normalità, o per dirla come il musicologo Franco Fabbri, allora leader degli Stormy Six: “Il 1969 fu semplicemente la continuazione del Sessantotto”. 
Per molti, le dissidenze in atto erano giusto deplorevoli fastidi da sopportare pazientemente, tant’è che mentre un flusso ininterrotto di rivolte solcava il pianeta da San Francisco a Istanbul, da Rio de Janeiro a Rabat, da Belfast ad Harlem, da Detroit a Praga, l’Italia sembrò quasi non accorgersene.

STONEWALL 69 (foto: Harward University)
Nell’inverno in cui i Beatles ci salutarono dal tetto di Savile Row, Jan Palach s’immolò per la sua Cecoslovacchia e Jim Morrison venne arrestato a Miami per atti osceni, noi incoronavamo a sovrani delle classifiche Zum Zum Zum, Al Bano, Romina e Gianni Morandi
Mentre centinaia di ragazzi morivano ad Hamburger Hill, Brian Jones soccombeva all’eroina, i Pink Floyd lasciavano Syd Barrett e l’uomo approdava sulla Luna, tutti acquistavamo felici il 45 giri Eloise di Barry Ryan, ottantaseiesimo in America ma curiosamente primo nel Belpaese. 

Allo stesso modo, mentre diecimila Lgbt si ritrovavano a Stonewall per difendere i loro diritti, in decine di migliaia invadevano Woodstock e Wight, gli Hell’s Angels insanguinavano Altamont e la Manson Family Cielo Drive, sempre noi ci lasciavamo cullare dai pensieri d’amore di Mal, dalla Lisa di Mario Tessuto e dalle rose di Massimo Ranieri, icone di un’Italietta apparentemente sbarazzina e permissiva, ma all’occorrenza inflessibile nel silenziare capolavori della modernità quali Medea e Je t’aime… moi non plus

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Dischi usati a Milano? ROSSETTI RECORDS & BOOKS !

Dischi, Cd, Libri usati, Milano

Mi ci fornivo già dal 1981 quando MAURIZIO ROSSETTI e il suo socio Guido aprirono in Piazza Sant'Agostino a Milano. Là dove oggi c'è il metrò, ma allora ci si arrivava con la bussola.

Una sola vetrina ma buona: Led Zeppelin, Zappa, i Rokes, Hendrix, gli Stones, il Banco.  I dischi dentro idem: mai nessuna concessione al mercato o alla "roba messa lì perchè tira".

Prezzi sempre onesti, forma e sostanza, ma soprattutto la competenza di Maurizio che, soddisfando qualunque curiosità, ti guidava sempre verso la scelta giusta.

Poi, il negozio si è trasferito nella sede attuale. Dopo qualche anno Guido ha mollato, ma in compenso è arrivato  un altro socio speciale, che all'alba del secondo millennio aveva i pantaloni corti e scoppiava petardi sul marciapiede.
Si chiamava AARON (come Elvis Presley),  il figlio di Maurizio, che a tutt'oggi gestisce ROSSETTI RECORDS & BOOKS insieme al papà.

E come un tempo, là troverete ancora dischi selezionatissimi, a volte qualche reliquia rarissima, libri di un certo stile, Cd,e quell'atmosfera accogliente e particolare, un po' stile Denmark Streetche lo rende in assoluto... my favourite shop.

Ci vediamo là.

ROSSETTI Dischi usati Via cesare Da Sesto, Milano
JJ e MAURIZIO ROSSETTI  - Rock'n'Roll will never die.

... rovistando nei cassetti...

E bravo il nostro Michele D'Alvano che ci ha azzeccato!

Le foto sono del 2002 circa, in occasione di un concerto milanese di Leroy Gomez (quello dei Santa Esmeralda) al quale avevo presenziato in qualità di aiuto tecnico - hostess - tuttofare, incluso scortare il Walter alla disperata ricerca di un tabaccaio. Con Mark invece ci eravamo già visti a cena di amici comuni.

JJ con WALTER CALLONI (sx) e con MARK HARRIS (dx)
Invece i due giovanotti qui sotto sono il solito JJ in versione baffuta e il mio amico Francesco Caprini, talent scout e boss dello Studio DIVINAZIONE, nonché direttore artistico del mitico Magia Music Meeting nei primi anni Ottanta.
Grazie a lui sono diventati famosi ELIO E LE STORIE TESE che erano di casa al Magia, i LITFIBA che Francesco ha lanciato in Lombardia ai tempi di 17 Re, i TIMORIA di Francesco Renga e Omar Pedrini e decine di altri artisti emersi negli anni dal grande mare dell'underground. Sua è anche la celeberrima manifestazione Rock Targato Italia.


2020 JJ e FRANCESCO CAPRINI dello Studio Divinazione
...quelli belli siamo noi!



 ... e per finire, il maldestro scatto di un fotografo clandestino che qualche anno fa mi ritrasse in un pub di Via Torino a Milano con uno dei massimi esperti di Rock Progressivo Italiano,

Augusto Croce, John N. Martin
l'amico e maestro Augusto Croce

A presto,
JJ

Nova: Blink (1975)

Una delle tendenze discografiche proprie degli anni Settanta, fu quella di esportare il Pop italiano all’estero, e di sicuro gli ex Osanna Elio D'Anna e Danilo Rustici presero la cosa molto sul serio.

La loro nuova formazione, i Nova infatti, rappresentò addirittura l’unico caso di gruppo nostrano che sviluppò la sua triennale carriera esclusivamente oltreconfine e in modo totalmente avulso dalle dinamiche del mercato italiano: discografica americana, marketing e promozione inglesi, ospiti inglesi (Pete Townshend degli Who e il paroliere Nick J.Sedwick) e soprattutto, l’adozione di un sound molto più simile ai Soft Machine, alla Mahavishnu Orchestra o ai futuri Brand X che non al Prog di casa nostra.

Del resto, sin dai tempi di “Landscape of life” si era capito che i due fondatori degli Osanna, rimasti a Londra dopo la fallimentare esperienza degli Uno, preferissero la scintillante tecnologia britannica al provincialismo italiano, anche se nessuno poteva prevedere che la loro affezione alla terra d’Albione potesse radicarsi così profondamente.

Costituitasi a Londra nel 1975 la band comprendeva oltre a D’Anna e Rustici, il batterista Dedè Lo Previte (ex Circus 2000), l’ex Cervello Corrado Rustici (fratello di Danilo) e l'allora venticinquenne bassista Luciano Milanese, già sostituto di Vittorio de Scalzi nei Trolls.

 
Ottenuto un contratto con la statunitense Arista Records, il quintetto si mise subito al lavoro presso gli “Eeel Pie Studios” di  Peter Townsend e nell’arco di pochi mesi partorì il primo album “Blink” che venne distribuito, oltre che in Inghilterra, anche in Olanda e in Francia


danilo rustici elio d'anna novaPer inciso, “Blink” sarà anche l’unico Lp dei Nova ad essere stampato in Italia (edizioni Ariston, 1976), pur se con una promozione talmente effimera da renderlo quasi irreperibile (valore al gennaio 2010: circa 150 euro per una copia mint).
Musicalmente parlando, sin dalle prime note si percepisce subito che l’anglofilìa trasuda da tutti i solchi ed è talmente marchiana che ancora oggi sono in molti a chiedersi perchè un prodotto del genere venga spesso citato negli annali del Prog italiano.

In effetti, se si eccettua l’inconfondibile impronta del sax di D’Anna e il familiare tocco chitarristico di Danilo Rustici, per il resto, di italiano non c’è proprio nulla.
Acluni potrebbero rimarcare che l’aggressività del groove richiama un po’ quella dei primi Osanna (“Mirror Train”, “Non sei vissuto mai”) ma in realtà, ci troviamo al cospetto di un selvaggio jazz-rock tipicamente angloamericano che certi critici associano per esempio ai i Nucleus o ai Colosseum.
Il tutto, condito da delle occasionali spruzzate di funk (es: "Nova parte 1”) che rendono il sound ancora più esotico.


Tra l’altro, a dispetto di molte produzioni nostrane per l’estero, il disco era non solo cantato con un’invidiabile pronuncia inglese, ma gli stessi testi di Sedwick aderivano perfettamente sia alla musica che al mercato d’oltremanica, al punto che, chi non conosceva i trascorsi italiani del quintetto, poteva tranquillamente confondere i Nova per una band straniera.

Composto da sei movimenti divisi in due tracce, “Blink” è un vinile che non concede un attimo di respiro, rivelando la straordinaria tecnica dei musicisti che sembrano ricalcare il leggendario "wall of sound" di Phil Spector.
I brani sono tutti "tirati" dall’inizio sino alla fine e anche la stessa chitarra di Townsend, cristallina e preponderante negli Who, viene inglobata dal marasma sonoro che in certi momenti diventa anche un po’ pesante da digerire.

nova vimana
Ill costante regime di piena orchestra spezzato appena in pochi punti qualche break di sax e chitarra (“Something inside keep you down”), fa si che il lavoro risulti alla lunga monocorde, malgrado la mirabile quanto vorticosa ritmica di Milanese e Lo Previte che però riempie incessantemente tutte le frequenze disponibili (es: “Stroll on”).

Al di là delle plausibili pecche di un gruppo esordiente comunque, “Blink” destò una certa attenzione presso la stampa europea al punto che i futuri lavori sarebbero stati editi anche in Usa, Canada, Germania, Cile e Argentina. Ma, come abbiamo detto, non più in Italia.

Da noi i ragazzi ottennero un riscontro men che minimo e non solo presso il pubblico e gli addetti ai lavori, ma soprattutto agli occhi del movimento giovanile che li ricambiò con altrettanta snobberia.


Dal successivo album  “Vimana” (1976) poi, la band di D’Anna e Rustici creò addirittura un abisso tra se e il pubblico italiano che, a parte qualche eccezione, non avrebbe più neppure sentito il bisogno di acquistare i loro dischi.

Panna Fredda: Uno (1971)

Panna fredda Uno

NUOVA VERSIONE
Siamo a Roma nel 1969 quando sulle ceneri dei "Figli del Sole" e dei "Vun Vun" (dal nome di un celebre locale Beat della capitale), si forma il quartetto dei "Panna Fredda", inizialmente votato al psych-melodico e successivamente approdato a un aristocratico Pre-Prog.
I suoi componenti sono il cantante/chitarrista Angelo Giardinelli, il bassista Carlo Bruno, il tastierista Giorgio Brandi e il batterista Filippo Carnevale

Scritturati dalla Vedette di Armando Sciascia grazie a una raccomandazione del cantante Roby Crispiano, esordiscono nel 1970 con due 45 giri assai raffinati dal punto di vista strumentale: Strisce rosse / Delirio (quest’ultima scritta da Silvio Settimi, cantante dei popolarissimi Jaguars )" e "Una luce accesa troverai / Vedo lei".
 "Strisce rosse", ebbe diversi passaggi a Per Voi giovani, rimase un mese al primo posto della classifica di Bandiera Gialla, ma infelicemente nessun altro brano ebbe pari riscontro malgrado le lusinghiere apparizioni del gruppo ai Festival Pop di Caracalla, Kilt Club e Viareggio Pop.
 
Fortunatamente però , quel minimo di visibilità ottenuta con i due singoli fu sufficiente alla band per incidere un intero album, anche se a costo di un radicale rimpasto della formazione: Lino Stopponi sostituì Brandi, passato dopo il servizio militare ai Cugini di Campagna, Filippo Carnevale si sposò lasciando il posto a Roberto Balocco e Carlo Bruno venne rimpiazzato da Pasquale Cavallo detto “Windy”, successivamente nei Cammello Buck, primo nucleo dei“Rustichelli e Bordini
Della formazione originale rimase dunque il solo Angelo Giardinelli, che a quel punto, da grande fan degli Uriah Heep e dei Vanilla Fudge qual’era (i dischi pare li avesse avuti in regalo dalla figlia dell’ambasciatore americano in Tunisia di ritorno dagli USA), decise di virare decisamente verso un sound più sperimentale e proporre “qualcosa di nuovo e di mai sentito in Italia". 

Uscì così nell’inverno del 1971 l'unico album dei Panna Fredda intitolato "Uno”, corredato di una solida copertina in cartoncino pesante, di un look accattivante e di una grafica efficace pur se mutuata dal disco live di Paul Butterfield del 1970

All’interno della copertina apribile compaiono i testi i cui titoli sono tradotti in inglese e sul retro, c'è anche un’accorata presentazione del disc jockey Paolo Giaccio che apparentemente non solo fu un grande estimatore della band, ma fu probabilmente l’uomo senza il quale “Uno” non sarebbe mai uscito.
Infatti, poco dopo che Sciascia accettò di scritturare i Panna Fredda sperando di aver trovato in loro i nuovi Pooh (che nel frattempo se ne stavano andando via dalla Vedette), dovette rendersi conto che le intenzioni del Giardinelli erano tutt’altro che melodico-commerciali e cominciò ad osteggiare il gruppo in tutti i modi possibili. Il tutto al punto di bloccare l’uscita del disco che era già prevista nel 1970. 

Storica in questo senso fu una sonora litigata tra Sciascia e Giardinelli che si mandarono a quel paese mentre l’interfono acceso amplificava i vari improperi in tutto lo studio. 
Furono solo Mario Luzzatto Fegiz e in particolare Paolo Giaccio di Per voi Giovani a supportare il quartetto dando loro la possibilità di spiegare le cose in interviste dal vivo. La Vedette fu messa sotto pressione e alla fine il disco venne pubblicato.

Ormai però si era fatto il 1971 e la band si era praticamente sciolta dopo aver provato invano a supplire la dipartita di Roberto Balocco - passato ai Capsicum Red - con Francesco Froggio Francica(RRR, Procession e Kaleidon)

In più, l'album non venne neppure promosso e il risultato fu che Uno passò totalmente inosservato.

Un vero peccato perchè sin dal primo brano "La paura", Uno si rivelò per l'epoca un vinile strabiliante e magico: il sound è  limpido e compatto, la voce piena e grintosa e il groove dei brani sembra anticipare di almeno un anno quello che sarà il Progressive maturo. 

La strutturazione dell’ LP è in forma di “concep" e, come annotato in copertina, racconta del ”giorno in cui l’amore uccise l’odio”. 
Un disco dunque in pieno stile “undeground” ma che a differenza di certi sottoporodotti fu ben lungi dall’essere autoreferenziale. 

La parola "monotonia" non esiste e ogni sezione del disco profuma di novità: dal sapiente accorpamento di tastiere e chitarre, all’uso del clavicembalo ne "Il vento, la luna e pulcini blu"; dalla reprise dell'inno italiano in "Scacco al re Lot", sino agli effetti di sintetizzatore curati da Enzo “Titti” Denna, più tardi storico fonico di Battiato negli anni 80. 

La poca effettistica disponibile ai tempi viene usata con una modernità sorprendente e diciamo pure che a parte qualche debito con i Gracious di Heaven (1970) in "Un re senza reame", i Panna Fredda si distinsero davvero per coraggio.
In quegli anni, in fondo, imperavano pur sempre Massimo Ranieri e Iva Zanicchi.

Genco Puro & Co.: Area di servizio (1972)

genco puro & Co NEI COMMENTS CI SCRIVE MASSIMO LOREGGIAN, PIANISTA DEI GENCO PURO E CO. Grazie Massimo.


Malgrado il nome possa far pensare a un gruppo, "Genco Puro" è lo pseudonimo del solo artista Riccardo "Rolli" Pirolli, da non confondersi col batterista Robert Genco.

Di origini siciliane e con all'attivo un paio di singoli negli anni '60, Pirolli esordisce  collaborando col popolare cantautore beat Gian Pieretti, poi costituisce i "Cristalli Fragili" col bassista Gianni Mocchetti, il tastierista Maurizio Valli e il batterista Gianfranco D'Adda con i quali gira il circuito delle sale da ballo, e infine entra a far parte del giro di Battiato collaborando agli arrangiamenti di Fetus. Lo stesso Battiato, lo ricambierà nel 1972 assistendolo sia al suo primo 45 giri “La Famiglia/Beato te”, sia al suo primo ed unico album “Area di Servizio” per la discografica Bla Bla, firmando ben sette canzoni su dodici e cantandone tre ("Giorno d'Estate", "Nebbia" e "Biscotti e the"). 

Tuttavia, malgrado il risultato finale fosse tecnicamente dignitoso, da alcune testimonianze partecipate tra le quali quella dello stesso Pirolli, pare che la Bla Bla non avesse la benchè minima intenzione di concentrasi troppo su quella produzione.L’album”, ricorda Genco, “ venne registrato in una settimana presso gli studi Sax di Milano (poi diventati “Il cortile”) con musicisti occasionali. Il disco venne fatto per consentire alla Bla Bla di raggiungere un obiettivo che al momento mi sfugge: servivano dodici brani nuovi ed era importante averli nel giro di poco tempo

.riccardo pirolliAlcune canzoni poi, vennero scritte direttamente in studio al momento della registrazione e anche gli arrangiamenti vennero fatti al volo al punto che suonai addirittura io alcune parti di batteria. Sempre per la fretta di concludere, alcuni pezzi li cantò Battiato”.In altre parole, non ci vuole molto a capire che l’esperienza su Lp di Riccardo Pirolli non doveva essere stata molto coinvolgente e ascoltando il disco si capisce anche il perchè.

A parte la sola “Nebbia” che potrebbe essere uno scarto di Fetus, tutto il resto delle canzoni ci riporta ad un clima da “linea verde (intesa come il periodo 1965-69) quando sia Rolli che Battiato giravano le balere di tutta Italia mischiando motivetti adolescenziali (“Alice” e la discutibile“Giorno d’estate”), cloni dei Beatles (“Biscotti e the”) e dell’Equipe 84 (“La mia città”) e gli immancabili slow quali “Accendo la mia radio” che nella deontologia delle sale da ballo dovevano sempre essere inseriti tra i brani più veloci.
genco puro & co. manifesto bla bla 

Fatta eccezione per l’iniziale “Frontiere” e la conclusiva “Burattini”, è anche sintomatico come nessun brano superi i 3 minuti, così come alcuni tipo “Alice” ne durino addirittura due.

Un album di canzoni spensierate dunque, che se all’inizio possono apparire anche gradevoli per spensieratezza e costruzione (“Frontiere”), dopo una decina di minuti rivelano impietosamente la loro modestia.

 La mano di Battiato si sente sia nel contesto generale che negli interventi strumentali e in questo senso il suo VCS3 è davvero inconfondibile. 

Salvare qualcosa di questo figlio dell'underground non è semplice.Osiamo propendere per “Come un fiume” dalla quale si leva un pathos perlomeno attendibile e sicuramente “Nebbia” dove però a questo punto, la figura di Pirolli scompare per far posto alla personalità del Battiato più creativo e maturo.

Concludendo insomma, “Area di servizio” è un disco che verrà ricordato molto di più per la presenza del "maestro di Jonia" che non per la figura di Genco Puro che, detto francamente, dovette subire un ruolo da comprimario per non dire di riempitivo.
Non a caso, ancora un paio di 45 giri senza riscontro e il nostro si sarebbe riciclato nel ruolo di collaboratore tecnico dal quale si prese molte più soddisfazioni professionali.

GRAZIE A TAZ PER IL MATERIALE FORNITOMI.