Se parlando del primo lavoro del Balletto di Bronzo abbiamo usato i termini "fantasia" e "contaminazione", per l'opera prima degli Osanna dovremmo fare altrettanto ma elevando tutte le qualità all'ennesima potenza.
A differenza di "Sirio 2222" infatti, le sovrapposizioni stilistiche che stanno alla base dell'album "L'uomo" sono talmente copiose e diversificate, da far supporre di essere entrati un'era musicale completamente nuova.
Senza volermi addentrare in questioni tecniche, penso sempre che un tale livello di complessità appartenga quasi sempre a quelle aree geografiche che gli urbanisti chiamano "a comunicazione articolata e mista": dove cioè, tutte le istanze socioterritoriali entrano in conflitto formando nuove identità e culture. Per esempio: Genova, Roma, Milano e, Napoli.
Difficilmente gruppi nati in sistemi più semplici, hanno bagagli creativi così estesi: nel migliore dei casi si inventano modelli astratti e, nei peggiori, imitano quelli già confezionati.
Napoli però è la città degli eterni passaggi, un po' come Rio de Janeiro: tra i suoi vicoli affollati è praticamente automatico che si producano incroci, tensioni, conflitti, paure, desideri, novità: là è nata la nostra tradizione melodica e sempre là è stata messa in crisi e in questo senso, gli Osanna furono tra i principali innovatori del Pop Italiano degli anni '70.
La loro origine risale in piena era beat quando nella zona del Vomero impazzavano i Volti di Pietra: Lino Vairetti, voce; Carlo Fagiani, batteria; Enzo Petrone, basso e Lino Ajello alla chitarra. Mutato il nome in "Città Frontale" (dal un libro dello scultore astrattista siciliano Pietro Consagra), la band subisce, a partire dal 1969, un sostanziale rimpasto che non solo la porterà a formare il primo nucleo degli Osanna, ma abbraccerà in due anni la storia di tutto il prog napoletano: Fagiani viene sostituito da Massimo Guarino, Petrone abbandona a favore di Lello Brandi e Lino Ajello passa al "Balletto di Bronzo" per far posto a Danilo Rustici. Sarà brevemente della partita anche il tastierista Gianni Leone (anch'egli futuro Balletto), il cui avvicendamento con il sassofonista Elio d'Anna, proveniente dagli Showmen di James Senese, stabilizzerà definitivamente la formazione.
Il primo impatto col pubblico è notevole sia in termini di consenso popolare che di critica, e consacrerà gli Osanna come una delle migliori formazioni del Festival Pop di Caracalla. Di fatto, la novità del gruppo non è rappresentata soltanto da un'inedita mistura mediterranea di rock, hard e prog, ma anche da una presenza scenica estremamente voluta e riconoscibile che diventerà immediatamente uno dei loro marchi di fabbrica: volti dipinti, lunghi vestiti di stoffa e un live act degno della migliore Commedia dell'Arte.
Con un background del genere, va da sé che il gruppo venga immediatamente reclutato dalla casa discografica di stato, la Fonit, e lanciato in grande stile con uno splendido apripista: il singolo "L'uomo / In un vecchio cieco".
Il successivo 33 giri sarà la logica risultante di questi affascinanti percorsi umani ed artistici.
Dotato di una raffinatissima veste grafica, il disco è per la maggior parte crudo, rabbioso e fortemente virato all'hard rock ("Mirror Train", "Non sei vissuto mai"), senza però alienarsi ampi spazi melodici ("L'Uomo", "In un vecchio cieco" "L'amore vincerà di nuovo") sempre nobilitati e personalizzati dal particolare uso dei fiati di D'Anna e dai riff hard blues di Danilo Rustici.
Quest'ultimo s'inventa anche un filtro personalizzato per la sua chitarra : il "probelectronic audio oscillator".
Cantato sia in Italiano che in Inglese, l'album riscuote un successo tale che risulterà difficile trovargli delle pecche se non per qualche eccessivo richiamo ai Jethro Tull nell'uso del flauto.
Di ben diversa qualità, sarà invece l'evocazione del compianto Jimi Hendrix che viene omaggiato con una breve versione elettrica di "Bandiera Rossa" che mandò in visibilio tutto il pubblico del nascente movimento Underground.
Estremamente attivi dal vivo, gli Osanna sono dunque da considerarsi sin dagli esordi una realtà della musica Pop Italiana e questo non solo per la qualità della loro musica, ma soprattutto per quell'impegno visuale, creativo e sociale che nobiliterà gran parte della loro carriera.
Se l'"Uomo" lascia ancora spazio a qualche ingenuità propria degli esordi, i due lavori successivi "MIlano Calibro 9" e l'eccellente "Palepoli" fugheranno ogni perplessità.