John N. Martin: GAST(ROCK)NOMIA (Arcana editrice, Roma, 2014)

Dopo La luna sotto casa (Shake, 1997) e Il Libro del Prog italiano (Giunti Editore, 2013),
arcana edizioni roma 2014
 (Storie di cucina e rock'n'roll)
è il nuovo libro di JOHN N. MARTIN 
 
190 PAGINE IN CARTA ECOSOSTENIBILE - ANCHE IN FORMATO DIGITALE
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"Un percorso tra storie di cucina e rock'roll, ma non solo: aneddoti a non finire, interviste, le fughe in Italia dei Rolling Stones e suggerimenti per dei menù musicali. Non resta che leggere, ascoltare e preparare la cena." (La Repubblica 17.11.14) - "Connubio perfetto tra cibo, vino e musica" (Il Giornale 4.11.14)

Pfm: Per un amico (1972)

premiata forneria marconi per un amico 1972A distanza di tanti anni, continuo a pensare che non sia stata una buona idea di far uscire due album di uno stesso gruppo a distanza di pochi mesi, anche se occorre ammettere che, quando voleva, il marketing della Numero Uno di Battisti non sbagliava un colpo.
 

Nel caso della Premiata, non credo però occorresse saturare il mercato in virtù di un'insufficiente vendita dell'album di esordio.
Anzi: credo semplicemente si volle sfruttare il momento propizio per proporre tutte le varie sfaccettature del gruppo.
Del resto,accadde così anche a Battiato e al Banco del Mutuo Soccorso.

Comunque, a parte le motivazioni discografiche e la doppia spesa che dovettero accollarsi gli ascoltatori, il parto plurimo della PFM finì soltanto col creare un dualismo imprescindibile tra il primo LP, "Storia di un minuto" e quello che sarà per sempre additato come il suo fratello minore: "Per un amico".

rock progressivo italianoIn effetti, senza aver messo mano al giradischi le differenze non sono poi tante: copertina in stile naive dello stesso grafico, durata quasi identica, stessa discografica, stessi produttori.
L'unica cosa che salta all'occhio è l'entrata di Flavio Premoli tra gli autori dei brani, in aggiunta alla coppia Mussida-Pagani: il che farebbe presumere a degli arrangiamenti più complessi e strutturati.
E così fu.

Il disco si apre con "Appena un pò’", cesellato per i primi due minuti da atmosfere Vivaldiane che vanno via via strutturandosi per lasciare aria ad un dolce canto che introduce una splendida sequenza di stampo sinfonico.

"Generale", introdotta da un complesso fill-in dello scatenato Di Cioccio, è una strana complessificazione di una danza popolare sviluppata in numerosi movimenti (con molte autocitazioni di Mussida dalla sua stessa "E' festa") che però, contestualmente alla brevità del brano (4 minuti e tredici), sono davvero troppi.

premiata forneria marcono pfmIl livello sale esponenzialmente con la successiva title-track "Per un amico" che si pone invece come il momento più alto dell'album, se non altro in termini di strutturazione ed arrangiamenti. Un brano straordinariamente prog che, fino all'ultimo secondo, non cessa di riservare sorprese.

Lascia un po’ a desiderare la voce di Pagani al limite della tenuità ed in chiaro contrasto con la potenza strumentale della band, ma sono tante e tali le meraviglie strumentali a cui si assiste in questo brano che una "debolezza" del genere sembra quasi fatta apposta.

La celeberrima "Il banchetto" riporta il disco in un ambito più colloquiale e narrativo. Di fatto, inizialmente, sembra quasi un momento di relax dopo tutto il ben di Dio della title-track.

Nella reltà poi, il brano è maledettamente complesso: un delizioso racconto in tre movimenti (come "La carrozza di Hans", quindi) in cui la lunga e cervellotica parte centrale di stampo free spezza il lungo crescendo iniziale per mutare improvvisamente nello storico finale:
"Piagnucola… non gli va mai bene niente. Chissà perché? Chissà perché."

Chiude il disco "Geranio": uno strampalato rock'n'roll progressivo che richiama istintivamente "Grazie davvero" e dove per troppe volte, i barocchismi si sprecano a non finire nel loro compito di alternarsi al tema principale.

premiata forneria marconi per un amicoIn sostanza si ha l'impressione che, pur essendo un ottimo Lp, "Per un amico" pecchi di supponenza, facendolo sembrare sì più "progressivo" del precedente, ma anche eccessivamente dilatato e a tratti, eccessivo.

Forse un minimo di sintesi in più non sarebbe guastata.

Dall'altro lato, occorre sottolineare però il perfetto inserimento di Premoli da compositore, che notabilmente fornisce alla coppia Pagani-Mussida una marcia in più.
Non memorabile, ma nemmeno trascurabile, il secondo lavoro della Premiata è il segno che il gruppo sta crescendo. E molto velocemente.


PREMIATA FORNERIA MARCONI - Discografia 1972 - 1978:
1972: STORIA DI UN MINUTO
1972: PER UN AMICO
1973: PHOTOS OF GHOSTS
1974: L'ISOLA DI NIENTE
1974: THE WORLD BECAME THE WORLD
1974: COOK - LIVE IN USA
1975: CHOCOLATE KINGS
1977: JET LAG
1978: PASSPARTU'

Claudio Rocchi: Volo magico n°1 (1971)

volo magico n°1 1971NEI COMMENTS, CI HA SCRITTO CLAUDIO ROCCHI IN PERSONA IL 6 DICEMBRE 2011
 
Terminata l'esperienza come bassista degli Stormy Six a causa di un sostanziale disinteresse alla progressiva politicizzazione della band, Claudio Rocchi intraprende la via solista verso la fine del 1969: una scelta che lo porterà inizialmente ad essere paragonato addirittura a Dylan per i suoi testi schietti e comunicativi, ma le cui successive scelte di vita provocheranno gradualmente la diffidenza di buona parte del movimento antagonista.

La carriera del cantautore milanese si dimostra subito vivace e proficua: ad un primo singolo ("La televisione accesa / Indiscutibilmente", 1970), segue una lunga attività live (tra cui Palermo Pop e Ballabio dove "La tua prima luna" diventò l'inno del Festival) e infine il successo del 33 giri, "Viaggio", in cui si avvale della collaborazione al flauto di Mauro Pagani, all'epoca in odore di PFM.

 Il disco, semplice ma efficace, ottiene premi e passaggi radiofonici grazie all'interessamento di Renzo Arbore e Carlo Massarini e l''anno dopo Rocchi è nuovamente in studio per incidere il suo secondo album "Volo Magico n° 1", ritenuto dalla critica il suo lavoro migliore. 

Questa volta, si fa supportare da una backing-band di tutto rispetto in cui compaiono tra gli altri Alberto Camerini, Ricky Belloni e Donatella Bardi.la repubbblica rock progressivo italianoSi noti che questa abitudine di scegliersi musicisti di prestigio del giro del Pop, non abbandonerà mai Rocchi che negli anni successivi suonerà anche con Elio D'Anna (Osanna), Mino di Martino (Giganti, AIS), Walter Maioli (Aktuala) e Lucio Fabbri (PFM). 

Pubblicato nel 1971 su etichetta Ariston, "Volo Magico n°1" si presenta con una front-cover apribile centralmente e raffigurante solo un muro con il titolo e il nome dell'artista, una busta interna con le varie line-up divise per brani e, sul retro, una foto a colori del cantante ma senza indicazione alcuna.
Siccome il disco veniva spesso esposto dal lato della più accattivante foto anonima confondendo gli acquirenti, la discografica decise saggiamente (e in tutta fretta) di aggiungere anche le referenze sul retro copertina.


 Musicalmente l'ellepì si compone di soli quattro pezzi di cui il la title track occupa tutti i diciotto minuti e mezzo della prima facciata, mentre il lato cadetto ospita gli altri tre. 36 minuti in tutto.Una volta ascoltato il lato A, diciamo pure che non sorprende come il brano-guida sia diventato un piccolo caso discografico e ricordato come una delle cose migliori del folk psichedelico italiano: la musica è un sontuoso crescendo acustico scandito dalle orientaleggianti chitarre di Camerini che si evolve dapprima in un cantato dal sapore freak e circa a metà brano, in una piena orchestra a metà tra psichedelìa ed un mantra tibetano. La chiusura infine è un rush molto tirato dal sapore decisamente rock.

claudio rocchiA parte certe affinità con il futuro album Aria di Alan Sorrenti (1972), mai in Italia si era sentito qualcosa di simile e fu proprio per questo che la proposta di Rocchi attrasse subito l'attenzione della critica.
Se a ciò aggiungiamo i testi perfettamente coerenti col sogno generazionale dell'Underground ("puoi andare dove vuoi, far l'amore, puoi stare con chi vuoi, prendere o lasciare, gridare"), incisione arrangiamenti ed esecuzione perfetti, e soprattutto un groove certamente trasgressivo ma mai ostico come lo furono invece molti succesivi lavori Prog, il quadro conflittuale è attraente.


Nel lato B spicca invece "La realtà non esiste": vero e proprio affresco del pensiero di Claudio Rocchi, i cui testi anticipano di almeno un anno la sua definitiva svolta mistica che lo accompagnerà sia nella sua carriera artistica, sia nel personale.
Meno interessanti sono la prolissa "Giusto amore" e "Tutto quello che ho da dirti", ritenuta da molti troppo introspettiva.


claudio rocchiIl successo discografico e le successive scelte spirituali di Rocchi (controverso viaggio in India, ingresso nella comune Terrasini, ritenuta dai compagni "reazionaria e borghese" e affiliazione agli Hare Krishna), lo portarono però alla rottura con buona parte del movimento Controculturale che non accettò né la sua attitudine freak, considerata ormai obsoleta, né tantomeno i suoi continui cambi di esperienze "da Dylan a San Babila, dall'India al suono rosso". 

Personalmente non covo una tale ostilità nei confronti di questo artista e continuo a reputare il brano "Volo Magico n° 1" come una delle musiche più affascinanti e conflittuali del panorama Italiano dei primi anni '70: datata quanto si vuole ma realmente rappresentativa del sogno di una generazione.
Certo è che il sogno finì in fretta e  molti artisti non riuscirono mai più a rievocarlo ma, per fortuna, anche grazie a Claudio, fu un sogno di grande spessore.

Pink Floyd: The Endless River (2014)

the endless river
Lo spacciano come il “nuovo album” dei Pink Floyd, ma in realtà, nei 18 brani di The Endless River di nuovo non c’è nulla. 
Anzi, per almeno venti minuti sembra di ascoltare dei take inediti di Wish You Were Here. Identiche le atmosfere, e c'è persino un'imbarazzante somiglianza in certe sequenze armoniche. 

 Dicono poi che sia il canto del cigno della band e, a questo punto, sarebbe veramente meglio che lo fosse. 
Naturalmente non per l’immensa professionalità di Gilmour e Mason o la grafica mozzfiato dello studio Hipgnosis e del diciottenne egiziano Ahmed Eldin. Non certamente per l'impeccabile produzione che vede complice anche l’ex Roxy Music Phil Manzanera, e nemmeno per la magnificenza dei suoni, addirittura in dolby 5.1 nel blu ray dell’edizione de luxe

Ciò che realmente fastidia, è il voler ad ogni costo considerare proponibile all'infinito un modello vecchio ormai vent’anni: resuscitando in questo caso addirittura vecchie incisioni dei primi anni novanta. 
Certo, l’espediente dell’omaggio ai compagni scomparsi ha funzionato eccome!, e una valanga di prenotazioni lo ha confermato. Dopo The Division Bell Syd Barrett ci ha lasciato nel 2006, Richard Wright nel 2008, e cinque anni dopo è stata la volta di Storm Thorgesron, ma basta tutto questo per giustificare quattro facciate di apatia? O per spacciare a nome Pink Floyduna copia di mille riassunti” avrebbe detto il poeta? 

the pink floyd
 La risposta è “no”, naturalmente, ma solo se si omette un particolare, e non di poco conto: questo è il disco di Rick Wright. É lui il protagonista, la stella assoluta, il nostro angelo nel firmamento del rock. 
La metà dei brani di Endless River lo vede coautore e tre sono solo suoi, tra cui quella Autumn 68 che sembra scandire l’incedere delle stagioni a distanza di quarant’anni da quella Summer 68 contenuta in Atom Heart Mother

Qui, più che mai percepibili, risuonano e vengono valorizzate dalla tecnologia - e dal rimpianto dei superstiti - quelle preziose architetture sonore che sono state non solo il marchio di fabbrica della band ancor prima di The Piper, ma capaci di sostenerne il sound anche quando i suoi protagonisti erano ai ferri corti. 

Bello, signorile, sempre dissimulato ma essenziale, Rick non avrebbe mai potuto essere sostituito da nessuno, nemmeno da un Tony Banks perché aveva sicuramente un plusvalore umano inestimabile, oltre naturalmente alla tecnica e all'inventiva che tutti conosciamo.

rick wright pink floyd
Ed è infatti sopravvissuto alla dipartita di compagni che si pensavano fondamentali come Barrett e Waters, ed anche agli stessi Pink Floyd riciclandosi nella band di Gilmour. Inciampò solo su se stesso quando la cocaina prese il sopravvento ai tempi di The Wall, ma fu solo un incidente momentaneo. E difatti si rialzò alla grande.

 Ed è con questo presupposto - pensando a lui, appunto - che The Endless River acquisisce improvvisamente un senso, si illumina di magico, sfalda ogni malignità che lo vorrebbe una mera operazione commerciale e suona davvero magnificamente. 
Perchè, è vero che, come dice Polly Samson, moglie di Gilmour in “Louder than words” , “la somma delle nostre parti, il battito dei nostri cuori sono stati superiori a qualunque parola”.
Per il resto però, citando un altro poeta: "l'infinito... finisce qui".

 Personalmente - ma questo lo avrete già capito - per me la band si è fermata a The Final Cut, se non addirittura ad Animals, ma ciò non toglie che sin dal 7.11.14, primo giorno di pubblicazione, avevo già in casa The Endless River in edizione de luxe, che mi sono ascoltato persino con grande piacere nella versione dolby 5.1. 
Perché... chi ci ha dato tanto / si merita tanto
Sempre.

Ora tocca a voi.

Osanna: Palepoli (1973)

rock progressivo italianopalepoliCorreva il 1973 e all'estero sono come al solito avanti anni luce: i Genesis pubblicano "Selling England by the pound", i King Crimson "Lark's tongue in aspic", gli Yes "Yessongs", i Pink Floyd "Dark side of the moon" e gli ELP "Brain salad surgery".


In Italia, la lacerante frattura tra "underground" e "movimentismo" innesca uno dei periodi più intensi e sofferti della nostra nazione: il "personale" diventa "politico" e tutto deve essere vagliato nell'ottica dell'anticapitalismo.
Le avanguardie iniziano a sperimentare quel contropotere rivoluzionario che gli spetta di diritto
e i centri urbani di tutte le città, diventano i luoghi privilegiati di ostentazione delle merci, quindi, terreni di lotta, di espropriazione e di scontro.

Con il loro nuovo album, "Palepoli", gli "Osanna" si inseriscono con perfetta puntualità in questo angoscioso momento storico traducendo in arte la riscoperta dei valori popolari, da contrapporre all'urbanesimo, alla corruzione e alla freddezza della città moderna.
Il nuovo lavoro è disposto su due piani distinti: il primo è una rappresentazione teatrale scritta in collaborazione con Tony Newiller, sull'evoluzione della cultura popolare napoletana nel tempo, spettacolo che poi supporterà la tournèe di presentazione dell'LP.

osanna palepoli Il secondo è un per l'appunto un disco altrettanto complesso ed intenso dove nulla appare casuale o fuori luogo.

"Palepoli" è nelle intenzioni del gruppo un invito a rifiutare le ipocrisie della città moderna ("Neapolis"), per riscoprire i valori più autenticamente popolari dei borghi antichi ("Palepolis"). Dura 40 minuti che, anche col passare degli anni, si riveleranno indimenticabili.

In tre sole suite, il quintetto Napoletano da prova non solo di essere uno dei gruppi più validi e affiatati d'Italia, ma di potersi tranquillamente misurare per tecnica e consapevolezza sociale con la maggioranza dei suoi contemporanei.

"Oro caldo" apre l'album con una citazione "etnica" (voci di un mercato, una taranta...) per entrare immediatamente in una ballata piena di contrappunti di fiati, ampie aperture "crimsoniane" ed un finale mozzafiato hard blues. 


osanna palepoli"Stanza Città" dall'ouverture maestosa, si collega al movimento precedente aggiungendovi un break classicheggiante che sfocia in almeno 5 minuti prog puro.
Nella seconda facciata, "Animale senza respiro" è la naturale evoluzione delle due suite precedenti in cui ogni variazione ritmica e melodica risulta perfettamente funzionale al concetto del disco:
fuga, mutazione, riappropriazione.
Ad un'azzeccatissima veste grafica fa eco una produzione altrettanto riuscita.

Resta il rimpianto nel constatare che questo accorato appello alla pulizia morale ed urbana rimane lettera morta anche a oltre 40 anni dalla sua pubblicazione, come amaramente sottolineò anche lo stesso Vairetti in una recente intervista.
Ma dei nostri rifiuti, gli Osanna, non hanno colpa.

OSANNA - Discografia 1971 - 1978:
1971: L'UOMO
1972: PRELUDIO, TEMA, VARIAZIONI E CANZONA
1973: PALEPOLI
1974: LANDSCAPE OF LIFE
1978: SUDDANCE

La Repubblica: il Rock Progressivo Italiano arriva in edicola

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Area: Arbeit macht frei (1973)

area arbeit macht freiLa prima formazione degli Area (Stratos, Capiozzo, Djivas, Lambizi, Gaetano e Busnello) nacque intorno al 1970 lasciando presagire qualcosa di straordinario e inedito nel mondo discografico Italiano.

Eustratios Demetriou (Eustratios di nome e Demetriou di cognome) era nato da genitori greci ad Alessandria d'Egitto dove aveva studiato pianoforte al prestigioso conservatorio locale. Dopo un periodo trascorso a Cipro, si trasferì a Milano per seguire gli studi di Architettura che però lasciò per entrare nel circuito musicale: prima con i Ribelli e poi da solo (il suo primo 45 giry "Daddy's Dream" del 1972 fu per la Numero Uno di Lucio Battisti) .

Giulio Capiozzo
studiò anch'egli al Cairo dove imparò le poliritmie: emiliano di lontane origini Turche passò anche molto tempo a Parigi dove conobbe Kenny Clarke e il Be Bop. Tornato a Milano nel 1969, conobbe Stratos.

 

L'eccellente fiatista Victor Edouard Busnello era invece un giramondo che si dice abbia conosciuto Miles Davis a Parigi e che sempre nella ville lumière incontrò Capiozzo mentre militava nell'orchestra dello stesso Kenny Clarke. 

Il bassista francese Yan Patrick Erard Djvas arrivò in Italia con il gruppo di Rocky Roberts e suonò per breve tempo nella band di Lucio Dalla insieme al tastierista Leandro Gaetano.
 
Johnny Lambizi era  un chitarrista ungherese su cui non si hanno molte notizie, ma che fece parte anche lui dei primissimi Area, dando un notevole contributo a tracciare gli abbozzi dei 

primi brani originali della band. 

area arbeit 02
Contattato dal manager Franco Mamone, il neonato gruppo "Area" iniziò una serie di concerti a stampo prevalentemente "free jazz": non molto riusciti da un punto di vista spettacolare, ma che diedero modo al quintetto di affiatarsi e di suonare sia "live" a fianco di stelle di prima grandezza quali Nucleus e Gentle Giant, sia in studio a fianco di Aberto Radius nel suo primo album solista.  

Nel 1972, Gaetano e Lambizzi abbandonano la formazione per problemi di compatibilità ed entrano il tastierista jazz Patrizio Fariselli (già sodale di Capiozzo) e il chitarrista Paolo Tofani che dopo un'intensissima esperienza inglese, conosce gli Area tramite Mamone e Gianni Sassi. 
Così definitivamente stabilizzato, il sestetto comincia a provare insieme, organizzando collettivamente del materiale già pronto, ma ancora frammentario.
 
La presentazione ufficiale di alcuni brani avviene nell'estate del 1973 durante una jam-session all'Altro Mondo di Rimini lasciando allibiti stampa e colleghi. Scritturati dalla Cramps di Gianni Sassi entrarono immediatamente in studio per esordire nel settembre del 1973 con il loro primo album: "Arbeit macht frei": un disco destinato a rivoluzionare la storia della musica Italiana.

Sin dal controverso titolo (riportante la celebre frase di Diefenbach mostrata all'ingresso di molti lager nazisti), dalla copertina raffigurante un'angosciante scultura di Edoardo Sivelli e dalla famosa pistola di cartone all'interno (che non è affatto una P38 come vorrebbe qualche critico), il long playing si rivela stridente e provocatorio e di fatto, l'ascolto è un vero shock.
 


Una voce femminile che recita una poesia pacifista e d'amore in dialetto egiziano ("abbandona le armi amore mio e vieni a vivere con me in pace") viene bilanciata improvvisamente dalla voce di Demetrio e dal VCS3 di Fariselli che attaccano uno dei più bei riffs della storia della musica Italiana: si tratta di "Luglio, Agosto, Settembre (nero)", sintesi suprema di tutta la loro filosofia 

area arbeit 03Qui viene denunciata la guerra, l'attacco contro il vissuto e la conoscenza popolare, contro l'azzeramento dell'esperienza sensoriale che spinge gli individui verso l'omologazione, contro la soppressione della dialettica e del confronto umano.
 
Un vero e proprio schiaffo in faccia all'ipocrisia borghese che caratterizzerà tutto il resto dell'album attraverso episodi violenti e soluzioni musicali nuove e straordinariamente trasgressive. Esempio pratico: la title track in cui l'evocazione dell'antisemitismo viene contrapposta alle stragi che gli stessi Ebrei stavano commettendo a danno dei Palestinesi.


 Il sound è violento e inusuale, sintesi di Jazz Rock, John Cage, Nucleus e Soft Machine miscelata al jazz di Derek Bayley, Cecil Taylor e Art ensemble of Chicago.
L'innesto anche simultaneo di poliritmie arabe e balcaniche, supportano con straordinaria compattezza un estroso e sperimentale uso della voce di Demetrio Stratos, cosa che valse al cantante ben più di un riconoscimento artistico, misto a notevoli attenzioni scientifiche (è comprovato che riuscì a emettere suoni prossimi ai 7.000 Hertz, nonché diplo e tetrafonie).
 
  
rock progressivo italianoMa non solo: dove presenti, i testi sono curati con una meticolosità e una attenzione sociologica al limite della militanza: diretti o allegorici che fossero, non furono mai banali e rasentarono spesso elevati livelli evocativi e di poetica. 
 
Onnipresenti a tutti i maggiori festival Pop gli Area svilupparono una conflittualità musicale e visiva che non solo li cementò all'allora nascente movimento della Controcultura, ma li portò rapidamente ad un enorme livello di popolarità.

Ora, non voglio dilungarmi in questa sede su argomenti già ampiamente trattati. Semmai, per i più curiosi consiglio "Il Libro sugli Area" di Domenico Coduto (Auditorium Edizioni, Milano, 2005).

 
So che su "Arbeit" si potrebbero scrivere ancora moltissime pagine, ma per il momento credo che il miglior modo di prendere coscienza di questo album sia di ascoltarlo e parlarne.


AREA - Discografia 1973 - 1978:
1973: ARBEIT MACHT FREI
1974: CAUTION
1975: CRAC
1975: ARE(A)ZIONE
1976: MALEDETTI
1978: GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO

New Trolls: Concerto grosso (1971)

New Trolls concerto grosso n°1 1971
Ecco una pietra miliare del Pop Italiano. Uno di quegli album che per popolarità, forza d'urto e novità, fu l'apripista di una nuova stagione musicale: il "Pop Italiano".

Forti della loro visibilità e dei loro successi a 45 giri (per non citare lo splendido album "Senza orario, senza bandiera" in collaborazione con De Andrè), i New Trolls decidono nel 1971 di intraprendere strade musicali più impervie.
Ed è proprio in quell'anno che al Festival d'Avanguardia di Viareggio, i nostri presentano "Concerto Grosso", primo tentativo Italiano veramente riuscito di fondere in un solo album musica classica, popolare e rock.
Il successo fu enorme; e non solo perchè gli esecutori erano già all'epoca famosissimi, ma in quanto l'operazione fu realmente ben curata, sia strutturalmente che negli arrangiamenti.

Ovvio, ripeto e insisto, non fu una mossa originale al 100%. Già altri avevano sperimentato una simile contaminazione (dai Beatles ai Nice), ma i New Trolls riuscirono ad importarla in Italia con grande professionalità e dignità stilistica.

Mente geniale dell'operazione fu il maestro Luis Bacalov a cui venne in mente di iniettare nella struttura seicentesca del "Concerto Grosso" (una specie di "botta e risposta" tra solisti ed orchestra) strumenti contemporanei quali chitarra ed organo elettrico.
Nico di Palo e soci si trasformarono così da un gruppo autonomo di autori-compositori quali erano, in un team di perfetti esecutori che, per almeno 11 minuti, si posero al servizio del grande maestro.

new trolls concerto grosso n°1Il risultato dei dialoghi fu eccellente e così esente di forzature, da far risultare "Concerto grosso" privo di qualunque astrattezza.
E questo era il lato A del disco.

Il lato B restituiva invece i soli "New Trolls" nei loro abituali momenti di improvvisazione che erano soliti portare ai concerti.
Un perfetto bilanciamento quindi tra presente e futuro.
Tra classico e rock. Un pezzo di storia, insomma.

Dicono alcuni critici: "riascoltato oggi, si capisce che il feeling presente in questo disco è esattamente ciò che manca da anni alla musica Italiana.
Personalmente condivido pienamente. Ed è un vero peccato.
Se siamo stati capaci di tali capolavori in passato, perchè non riprovarci?
Magari con altri mezzi e nuove contaminazioni?"

Napoli Centrale: Napoli centrale (1975)

napoli centrale
napoli centrale 1975Siamo nel 1975 e il Rock Progressivo Italiano si sta rapidamente trasformando.
Sin dall'anno precedente infatti, molte bands della prima ora si erano sciolte o riconvertite sotto i colpi di una stridente situazione politico-economica che chiedeva a tutti gli artisti un maggior impegno sociale.

In più, i cantautori stavano conquistandosi lo scettro della comunicatività, e per molte bands era subentrato l'obbligo di interagire diversamente con gli ascoltatori: sia nel linguaggio, sia nello stile.

I risultati non si fecero attendere (Città Frontale, Bardi, Cattaneo, Capuano, Ultima Spiaggia) ma, se da un lato il Pop italiano acquisì una maggiore consapevolezza, dall'altro perse definitivamente i suoi connotati originali per entrare in una nuova stagione.


Che piova o che esca il sole, chi è bracciante a San Nicola / con la bottiglia piena di vino / va tutti i giorni a zappare. Campagna ... com'è bella la campagna…
...ma è più bella per il figlio del padrone della terra / che ci viene ogni giorno / a divertirsi con gli amici…
Campagna ... com'è bella la campagna…
 napoli centrale_2Con queste parole iniziava il primo disco omonimo dei Napoli Centrale e chi lo ascoltò all'epoca, capì subito che si trattava di un lavoro rivoluzionario in cui il Prog c'entrava solo marginalmente: testi di forte denuncia sociale, un potente groove jazz rock in cui il sax sostituiva la chitarra solista, prevalenza del piano Fender sulle tastiere, pochi arzigogoli, una sanguigna anima popolare e uno spietato canto in lingua Napoletana che non solo calzava perfettamente al contesto narrativo, ma assurgeva al ruolo di un vero e proprio strumento musicale.

Anticipato dal vendutissimo singolo "Campagna", l'album includeva sei brani di cue due strumentali, estremamente omogenei e tutti coesi dal medesimo spirito di denuncia. Tra tutte, la dilaniante "Gente a' Bucciano".

"Lassù al Nord c'è gente che viene da Bucciano / là dove una volta zappava la terra sputando sangue e salute. /
Ma la fame è più forte dell'amore per la terra / e la gente di Bucciano ha dovuto emigrare al Nord per lavorare nelle fabbriche. /
Là sputa lo stesso sangue e salute e in più, / si sente fottuta.

 napoli centrale_3E' un linguaggio diretto, quasi cantautorale, degno della penna di un Finardi o di un Bennato, ma reso ancor più affascinante da un sound forte e asciutto che riusciva a restituire problematiche e sensazioni nella più diretta e comprensibile delle maniere : il dramma dell'emigrazione ("Gente e' Bucciano"), i quadri urbani di "Vico Primo Parise n°8", la mestizia di una società alla deriva ("Viecchie, mugliere, muorte e criaturi") e una feroce satira del potere ("O lupo s'ha mangiato a' pecurella").

napoli centrale_4Musicalmente, i fiati e la voce di James Senese si alternano su un tappeto elettrico intessuto dal Rhodes di Mark Harris, su cui il bassista Tony Walmsley e il batterista Franco del Prete modellano una complessa struttura ritmica, pur senza risultare mai invasivi.

Il Prog non lo si riscontra quasi più: solo in certe sfumature probabilmente sopravvissuti nel Dna di Harris e di Senese, o comunque dall'appartenenza alla città di Napoli, che ne fu una delle culle più importanti.
L'evaporazione dei vecchi canoni però, era evidente nel dominio di un linguaggio sonoro che dal '75 in poi, avrebbe contraddistinto tutto il nuovo Pop italiano.
"Napoli Centrale" fu insomma uno degli album seminali della seconda generazione del Prog, esattamente come lo fu  Palepoli per la prima.

LA FOTO CHE RITRAE I NAPOLI CENTRALE DAL VIVO NEL 1975 E' TRATTA DAL SITO WWW.MARKHARRIS.IT

Le Orme: Collage (1971)

rock progressivo italiano
Non so perchè, ma ho sempre avuto una strana sensazione quando parlo delle Orme. Certamente pioneristici, geniali, abili, professionali quanto si vuole, ma ogni loro disco mi ha sempre lasciato un non so che di irrisolto: una sensazione di incompletezza e di dubbio che non mi ha mai abbandonato.

Collage 1971
Forse perché li conobbi tramite un tipo di "Comunione e Liberazione" che me ne sbandierò le indubbie virtù e mi fece sentire brani tipo "Una dolcezza nuova" e "Gioco di bimba" che i CL-lini amavano molto, ma che venivano regolarmente fischiati a quei Festival Pop che mi piacevano tanto.

"Maccome", pensavo, "il gruppo più in auge del prog italiano che viene sbeffeggiato da coloro che semmai dovrebbero incoraggiarlo?" 

Andai allora a ritroso nella storia del gruppo e mi comprai i primi due LP, "Ad Gloriam", "Collage" e una manciata di 45 giri tra cui "Fiori e colori" (1967) e "Blue rondò a la turk" (1969). E come oggi, anche allora ebbi l'impressione che ciascuno di quei prodotti fosse si avanti coi tempi, ma nascondesse anche una certa furbizia: cosa che faceva gridare al miracolo gli addetti ai lavori, lasciando però perplesso il movimento sulla reale collocazione politica del gruppo. 

"Fiori e colori" (1967) ad esempio, era un brano palesemente beat: bello, coraggioso, ma allo stesso tempo lontano anni luce dalle tematiche sulle quali il beat (quello vero) si stava impegnando a suon di ciclostili, ideali e manifestazioni.

 "Collage" (1971), disco giustamente ritenuto uno dei primi album prog italiani, pur in tutta la sua novità, il suo tecnicismo e la sua schiettezza, conteneva invece occasionali frecciate di pietismo paternale che infastidivano me e non pochi altri: un ronzante moralismo assai lampante per esempio in  "Era inverno" (dialogo prostituta - cliente) e "Morte di un fiore" sul tema dell'aborto. 

La stessa title-track "Collage" trasudava, oltre che un forte aroma di EL&P, di un'ingenuità compositiva quasi fanciullesca: ben accolta da una larga fetta di mercato, ma molto meno dalle avanguardie che vi intravidero chiari intenti commerciali. 
Nulla si può dire invece di  "Cemento armato" che, detto personalmente, dimostrò come il trio poteva tranquillamente competere a livello internazionale.. 

rock progressivo italianoIn ogni caso, il vizio di mischiare brani realmente innovativi con tematiche più conservatrici, non abbandonerà mai l'onesto gruppo di Mestre. 
Storicamente, si veda a proposito il contrasto tra "Alienazione" e "Gioco di Bimba" in "Uomo di Pezza" (1972),  tra "Sospesi nell'incredibile" e "L'equilibrio" in "Felona e Sorona" (1973) e via discorrendo fino ad arrivare alla svolta americana di "Smogmagica" (1975). 
Il tutto senza dimenticare l'anti-femminismo di "La fabbricante d'angeli", canzone sfacciatamente antiabortista e pubblicata proprio nel 1974: anno davvero bollente in cui le compagne lottavano esattamente per il contrario
 A conferma di questa mia teoria, arrivano dal 1990 in poi tutti i lavori di chiara impronta "spirituale", alcuni dei quali basati su opere del poeta cristiano maronita Kahlil Gibran e i lavori solisti di Tony Pagliuca tra cui "Benedetto Dio nei suoi Santi" del 1993. 

Rasi al suolo dalla critica movimentista, "Le Orme" ebbero tuttavia il pregio indiscusso di  sdoganare in Italia il genere progressivo e, pur nell'evidente contraddizione con lo spirito politico dei tempi, hanno lasciato un'indelebile impronta personale sia nella musica, sia da un punto di vista tecnico (loro ad esempio fu il primo album "live" della storia Italiana). 

Dotati di capacità tecniche non comuni, tra cui la splendida voce di Aldo Tagliapietra, pagarono dunque il pegno delle loro scelte, per così dire, democratico cristiane, ma da un altro punto di vista, e forse principalmente per questo, sopravvissero indenni alla fine del movimento.
Avrete capito che personalmente non li ho mai amati molto ma, a prescindere dai miei gusti, Pagliuca, Dei Rossi e Tagliapietra fecero solidamente parte della storia della musica Italiana: progressivi quanto basta; alternativi a sufficienza; astuti, parecchio.

LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE