Area: Crac! (1975)

area_crac 1Malgrado la difficile situazione socio-politica che non di rado assumeva aspetti tragici, tra il 1974 e il '75 arrivarono in Italia alcuni segnali di distensione che le realtà più conflittuali non mancarono di cogliere: la fine del regime in Portogallo (4/1974), la caduta della dittatura in Grecia (7/1974), la fine della guerra del Vietnam (1975) nonché, l'avanzata delle Sinistre in Francia.
Naturalmente, tutto questo non servì a riportare stabilità all'Italia ma perlomeno, contribuì ad iniettare nelle avanguardie più radicali un certo sentore di positività che, come al solito, gli Area furono tra i primi a recepire.
Infatti, a fronte di questa nuova ondata democratica e dopo un massacro sonoro come "Caution", emerse dagli stessi musicisti una necessità di "pulizia" artistica ed interiore che li portasse a sottolineare anche i punti più fruttuosi della lotta in corso.
Per parafrasare le parole di Gianni Sassi, bisognava fissare in musica il momento in cui "i guerriglieri stanno seduti intorno al fuoco dopo un giorno di battaglia e si preparano per la battaglia del giorno dopo".

Certamente non fu facile interpolare gli storici concetti di "impegno" e "trasgressione" con nuove forme di conflittualità più aperte e comunicative, ma è pur vero che il quintetto milanese era dotato di una consapevolezza musicale e politica talmente solida, da poter osare anche in questo senso.

area_crac 2Nasce così tra gli studi Fono-Roma di Milano e gli Advision Studios di Londra il terzo album ufficiale della band il cui titolo è già l'emblema stesso della rottura: "Crac!".
Nella sleeve-art niente più manichini luchettati, pistole di cartone, segnali di pericolo, ma una variopinta illustrazione di Gian Michele Monti in stile Pop Art e una frase del sindacalista anarchico spagnolo Buenaventura Durruti che sembra essere essa stessa un'esortazione alla speranza:
"Le rovine non le temiamo. […] Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te."
Come spesso accadeva per gli album degli Area, molti dei brani erano già stati testati dal vivo ed anche in questo caso, alcuni pezzi erano stati proposti durante la tournèe di "Caution" con un certo successo: uno in particolare, aveva scatenato consensi talmente ecclatanti da lasciare allibiti gli stessi Area.
Era una ballata di facile presa con un testo immediato, un incipit trascinante ed un finale ritmato e festoso che induceva automaticamente al ballo.
Si trattava di "Gioia e Rivoluzione" che da lì a poco, sarebbe diventato non solo uno dei cavalli di battaglia del quintetto, ma anche un vero e proprio slogan.

Introdotta da un accomodante "Canto per te che mi vieni a sentire […] suono per te che non mi vuoi capire", la canzone è un vero fulmine a ciel sereno con tanto di assolo pop di tastiere e riffs acustici di chitarra (di cui una parte venne registrata a Londra perché quelle incise a Milano si rovinarono): tutto liscio, ordinato comprensibile pur senza sfociare nell'ordinarietà.
Con intelligenza, la grande provocazione "pop" non venne posta all'inizio dell'album, anzi, la troveremo dopo la prima traccia della seconda facciata, esattamente come in uso all'epoca per molte hits che si rispettassero: prima c'erano altri gioielli di cui alcuni davvero straordinari.
L'apertura del disco è invece affidata all'"Elefante Bianco", fulminante e perfetta nel suo contesto: in essa gli Area dimostrano immediatamente non solo di aver intrapreso una nuova strada dialettica, ma di non aver neppure abbandonato le loro velleità rivoluzionarie:
"Corri forte ragazzo, corri […] guarda avanti non ci pensare: la storia viaggia insieme a te. […]Impara a leggere le cose intorno a te finché non se ne scoprirà la realtà. Districar le regole che non ci funzionan più per spezzar poi tutto ciò con radicalità."
Il trend prosegue con un'intrigante racconto in 10/8 ("La mela di Odessa", basata su un fatto realmente accaduto nel 1920) che diventerà anch'esso un leit-motiv del gruppo e che sarà condito dal vivo con divertenti sketches e improvvisazioni tra cui il famoso "offertorio delle mele".
area_crac 4Dopo la follia Dadaista , "Megalopoli" chiude il lato A riportando l'ascoltatore ad un altro tipo di pazzia umana, quella della smania di prevalere su tutto, anche sulla natura: il pretesto del brano è la costruzione di Brasilia che viene restituita con atmosfere tecnologiche e tese in cui la voce dell'uomo non ha parola. E' solo un un fonema perso nella confusione.
Quasi a voler cementare i due lati, aprono la facciata B le note acide e tese di "Nervi Scoperti" che rappresenteranno l'ultimo estremo stretching timbrico prima della distensione finale.
Di fatto, dopo "Gioia e Rivoluzione", anche la strumentale "Implosion" si aprirà ad atmosfere più liquide quasi a voler operare uno Yoga sonoro di grande coinvolgimento emotivo.

E a questo punto "Crac!" è finito.

Resta ancora un brano, è vero, ma "Area 5", scritto da Hidalgo e Marchetti non fa più parte di questo disco: gli Area sono già avanti rispetto a loro stessi e l
a destrutturazione fanta-sociopolitica di "Maledetti" sembra quasi alle porte.


AREA - Discografia 1973 - 1978:
1973: ARBEIT MACHT FREI
1974: CAUTION
1975: CRAC
1975: ARE(A)ZIONE
1976: MALEDETTI
1978: GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO

30 commenti :

Anonimo ha detto...

(Uh, as always, I think that I need a fine Ita-Eng dictionary to read this post; my Italian is not pretty good;;..)

[Demetrio Stratos e gli Area] is "all-time no. 1 progressive rock band" for me, and 'Crac!' is my favourite one. Of course I voted for 'Crac!' in May's survey of this blog =D

Grazie, e 'Buon Primo Maggio' da un anonimo in Corea del Sud =)

JJ JOHN ha detto...

Thanks dear Friend. Please note that there is a "Google translator icon" on the bottom left of the site.
Just choose your language and wait a few seconds. I know is not too much, but it may can be pretty helpful.
Bye.

Anonimo ha detto...

Probabilmente l'album più "semplice" del periodo CRAMPS.....ma sempre pieno di idee ed intuizioni geniali.....si sente ke i musicisti sono di un altro pianeta rispetto ad altre formazioni italiane del periodo.

Gli Area in quest'album si aprono e comunicano con l'ascoltatore pur senza rinunciare a sperimentare.

Trovo splendidi i pezzi strumentali
grazie ai sintetizzatori e alla chitarra elettrica di Tofani (per me miglior chitarrista italiano).

alex 77

taz ha detto...

Live live nient' altro che live..questo sono gli Area in quel periodo, per non dimenticare i lavori di Tofani e Demetrio dello stesso periodo...un disco semplice rispetto ai precedenti ma, forse, più comunicativo per noi pubblico..un'altra grande gemma nella loro collezione e nelle nostre memorie...sono grandi in un periodo dove il prog "boccheggiava"...sono stati il colpo di coda di una generazione(musicale e non) che da lì in poi si sarebbe nascosta(o sparita?)...altra grande copertina!!!poco da dire...ciao buon primo maggio(festeggiamolo perchè c'è il rischio che il prossimo anno non sia più la festa dei lavoratori...)

Anonimo ha detto...

Grande Tofani anke da solista. Nel periodo pre-Area registrava a Londra praticamente da solo (canta e suona tutti gli strumenti.....)un album dal titolo "What me worry", veramente molto interessante. PAOLO TOFANI chitarrista geniale ed "alieno" tra i chitarristi italiani del periodo......avanti anni luce.

alex 77

JJ JOHN ha detto...

Faccio ordine tra le date:

Paolo Tofani/Electric Frankenstein:
1975 - "What me worry" è un disco di materiale composto nel 1974/75.
2007 - "The complete Florence, London sessions 1966/73", pubblicato dalla BTF nel 2007, è invece una raccolta di inediti registrati tra il 1966 e il 1973.

Demetrio Stratos inizia a registrare come solista un anno dopo "Crac!"
1976 - Metrodora
1978 - Cantare la voce
1979 - Rock and roll exhibition
1979 - Le milleluna (pubbl. 1990)

Anonimo ha detto...

I due pezzi strumentali dell'album "What me worry" sono del 75 ed uscirono anke su 45 giri, ma l'album ho letto da qualke parte in internet ke è stato registrato durante un soggiorno (mi pare lavorativo) a Londra nel periodo pre-Area, quindi prima del 73.

alex 77

JJ JOHN ha detto...

Si, "The land of the magic wizard" e
"Moon walk" sono usciti su 45.
Data la vulcanicità di Tofani, penso anch'io che molto del materiale di "What me worry?" fosse del periodo pre-Area, ma non ho notizie certe a riguardo. Se lo è, probabilmente è stato poi attualizzato.
Occorrerebbe magari confrontarlo con le sessions della BTF che io non possiedo.

Iskretta ha detto...

Sarò sintetica: un album da ascoltare e riascoltare, assolutamente uno dei migliori del gruppo.

Buon Primo Maggio a te!
Iskry

Anonimo ha detto...

Anche i peggiori sono tra i migliori.
Andy

Anonimo ha detto...

Hi John. Please I need to learn how to download files from your page. I can't find the links. Please learn to me how to do.
Yours,
Roberto Barbosa (Brasil)robbbarbosa@yahoo.com.br

Gabriele Orlando ha detto...

Una piccola precisazione: Secondo i (pochi) libri che ricostruiscono la storia degli Area e dei suoi membri "What me worry" contiene dei brani composti da Tofani nel periodo in cui aveva lasciato i Califfi e viveva a Londra, lavorando come agente per le ditte che vendevano i primi sintetizzatori e suonando da solo in qualche localino.
Poi Sassi lo reclutò per sostituire Lambizzi

J.J. JOHN ha detto...

Dear Roberto, i'm sorry but is not possible to download any file from this site. Better to search google for other similar blogs.

Anonimo ha detto...

Ehila JJ, qua mi sa ke se annamo avanti così CRAC vince.......

Chissà cos'è ke spinge molti a preferire quest'album? Sarà ke magari proprio con CRAC gli Area trovano il giusto mix tra sperimentazione e rock?

alex 77

Anonimo ha detto...

grande album dei grandi area.
ogni pezzo e molto piacevole ed emozionante e secondo me "elefante bianco"ha uno dei testi piu belli del prog italiano... ..."alza il pugno senza tremare e guarda in viso la tua realta,guarda avanti,non ci pensare, la storia viaggia insieme a te"
SUPERLATIVO.
poi john una curiosità ma su quale fatto è basata la mela di odessa?
sinceramente piu che pensare che fosse basato su una storia vera,prima io credevo che strato si fosse fatto una bella pera!
ciao francesco

JJ JOHN ha detto...

La mela di Odessa è basata su un fatto realmente accaduto e te lo faccio spiegare direttamente da Demetrio:
"Questo pezzo trae spunto da un fatto successo nel 1920, cioè quando un artista, un dadaista di nome Apple dirottà una nave tedesca regalandola ai russi, che avevano appena fatto la rivoluzione.
La portò ad Odessa, i russi fecero una grandissima festa, fecero saltare sia la nave sia i tedeschi, e questo pezzo si chiama La mela di Odessa".
-tratto da Are(A)zione-

Anonimo ha detto...

Ho cmprato il vinile di Are(A)zione, e Ho notato una cosa: La mela di Odessa Viene introdotta da Fariselli e non da Stratos!
Poi dal vivo sinceramente erano propio micidiali!
Ciao Francesco

Anonimo ha detto...

Nonostante i motivi degli Area siano politici, credo che la loro musica debba essere ascoltata senza tener conto di tale matrice; è originale, sperimentale, evocativa. Nervi scoperti riesce a toccare un grado di astrazione interiore impressionante.
In assoluto il prog migliore italiano, e con pochi inglesi che possano competere!

DJ JEN ha detto...

Credo che "Crac" sia il disco più completo e maturo degli Area. Ottimo articolo, complimenti JJ :) Ho appena pubblicato sul mio blog http://raisedonmelodies.blogspot.it/ un piccolo tributo a Marc Bolan... spero ti piaccia! Grazie, ciao!

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Dj Jen. E' sempre bello quando qualcuno ricorda Marc.

Carla ha detto...

JJ, ma ti piacevano proprio tanto i T.REX... non ti facevo così glam...

J.J. JOHN ha detto...

Avevo si e no 12 anni quando li ho scoperti. Vivevo in Inghilterra e insieme alla primissime ballate di Bowie, sono il ricordo più caro che ho di quel periodo.
Li riascolto spessissimo e, al di là del giudizio artistico, mi rendono felice.
Cosa vuoi di più dalla musica?

aliante ha detto...

Sondaggio della rivista "Classic Rock"

I dieci album italiani veramente Rock:

AFTERHOURS - Hai paura del buio? 1997
AREA - Crac! 1975
BOOHOOS - Moonshiner 1987
CALIBRO 35 - Ritornano quelli di... 2010
CCCP - Affinità - Divergenze 1986
CHEAP WINE - Crime Stories 2002
CARMEN CONSOLI - Mediamente isterica 1998
DEATH SS - Heavy Demons 1991
FAST ANIMALS AND SLOW KIDS - Hybris 2013
EUGENIO FINARDI - Diesel 1977

Che ne pensate?

Io mi limito a dire che secondo me
hanno mostrato superficialità musicale
inserendo gli AREA in un discorso
di Rock duro e puro,
nel senso che con loro ci troviamo
davanti ad un gruppo che va inserito
in contesti più ampi,
quasi da "musica totale".

E poi ci trovo le solite ingiustizie
verso chi ha tracciato le linee guida,
ossia i gruppi degli anni 70.

Dove sono i Teoremi?
Dove sono il Balletto di bronzo,
il Biglietto,il Rovescio de "La bibbia",
le sferzate Rock degli Osanna,
dei New Trolls
o dei Procession di "Frontiera"?

Mi chiedo:
è stata una semplice dimenticanza
o non ne sono a conoscenza?

Massimo rispetto per artisti
come Carmen Consoli,
però chi ha aperto la strada del Rock
in Italia il rispetto lo merita
il doppio.

Capisco che menzionare cantanti contemporanei
fa vendere più copie,
però se trovavo tra i primi dieci
anche Vasco Rossi,Jovanotti o i Negramaro
buttavo il giornale.

UGO ha detto...

MI TROVO D'ACCORDO CON TE ALIANTE UNA CLASSIFICA ACCOZZATA LI GIUSTO PER E POI SE AVESSERO VOLUTO INSERIRE SOLO I DISCHI METAL O COMUNQUE DI HARD-ROCK NON CAPISCO COME ASSIEME AGLI AFTERHOURS(DI CUI PREFERISCO GERMI)NON ABBIANO INSERITO I RITMO TRIBALE DI MANTRA OPPURE I MARLENE KUNTZ DI CATARTICA SECONDO ME I MIGLIORI DEL LOTTO SE CI LIMITIAMO AL LORO ESORDIO!
IL PROG SETTANTIANO NON VA(A MIO MODESTO PARERE)ACCOSTATO AL ROCK DEGTLI 80/90 DI CUI VI SONO COSE EGREGIE MA TOTALMENTE DIVERSE E DISTANTI DAL PROG STESSO.
IO IN UNA CLASSIFICA PROG AL MASSIMO CI POSSO AGGIUNGERE QUALCHE CANTAUTORE TIPO FINARDI CHE SI SERVIVA DI MUSICISTI DELL'AREA MILANESE MA PURE IL PRIMO CAMERINI O IL PRIMO FORTIS LA CUI BELLA SCHEDA ABBIAMO O PERCHE NO PURE IL LOLLI DI DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI DISCO DIFFICILE MA AFFASCINANTE!

Anonimo ha detto...

secondo me il problema di certe classifiche è anche quello di non distinguere tra i vari tipi di rock facendo così un gran minestrone...
cioè, di cosa vogliamo parlare? dei figli del rock n roll? del punk? del prog rock? del rock californiano tipo il liga? della new wave?
cioè... non si può mettere insieme gli area e death ss, la consoli e i calibro 35...

J.J. JOHN ha detto...

@ I dieci album italiani veramente Rock di "Classic Rock" (quello in edicola, non il mio!).
Mettiamola così: se è vero che le classifiche si fanno per divertimento, per attrarre lettori o per far parlare di sé, questa ne é un ottimo esempio. Mettiamci poi dell'ovvia ironia, perché é quantomeno opinabile condensare quasi 40 anni di rock in appena 10 dischi. Per di più tralasciando quelli del periodo 71-76 quando il Rock italiano visse il suo periodo aureo.

Infine, se proprio di rock italiano dobbiamo parlare, non dico che avrei citato Celentano e gli altri pionieri del R'n'r senza i quali saremmo dieci anni indietro, ma almeno Vasco, Bennato e la Nannini i cui primi dischi furono davvero notevoli.
Per quanto riguarda i gruppi prog invece, almeno il Balletto l'avrei citato, e tra quelli successivi trovo criminale non aver neppure menzionato "17 Re" dei Litfiba, o certi album della New Wave italiana che in fondo non era male. Uno su tutti: "L'erba" di Fausto Rossi.

aliante ha detto...

Si John, "Classic Rock" la rivista in edicola, ci mancherebbe!

claudio65 ha detto...

Una classifica del tutto incomprensibile, figlia probabilmente di un audience "metallara" di nicchia da anni '80 e primi anni '90. Tutto il periodo aureo del rock italiano (il decennio 1966-1976) è stato saltato a piè pari, Area a parte. Forse ci hanno giusto messo gli Area per metterci in qualche modo gli anni settanta e non fare la figura dei pirla. Ma, l'elenco dei "dimenticati" è enorme. Incredibile non citare i New Trolls, che sono state una delle grandissime rockband italiane una delle prime per diritto di anzianità. Un disco come "Sirio 2222" del Balletto di Bronzo, se si parla di "puro rock", non può essere ignorato bellamente. Ed i primi album di Vasco? Una canzone come "Siamo solo noi" non è vero rock? Bah, certa gente e certe riviste, secondo me, giocano a fare i fenomeni. In quella classifica c'è una lista di illustri sconosciuti che hanno inciso si e no un disco peraltro totalmente sconosciuto alle platee (non dico invenduto: dico sconosciuto. Di capolavori invenduti in questo blog ce n'è un'enormità).

Anonimo ha detto...

Da grande fan dei più grandi iettatori della scena metal italiana, credo che "Heavy Demons" non sia esattamente la scelta migliore della loro discografia, pur essendo un signor disco, penso che "Black Mass" possa essere considerato il loro capolavoro assieme a "Do What Thou Wilt".

Sono contento che in una simile collana qua in Italia abbiano inserito un disco metal, ma cavoli! dimenticarsi della tradizione progressive italiana tralasciando i primi anni 70 e inserendo solo "Crac!" è un affronto

Edoardo

Marco Verpelli ha detto...

Le classifiche... bel problema, ma a mio modo di vedere è ancora più problematico cosa definisce il "Rock". Fatevi un giro su i più noti negozi online e guardate cosa mettono sotto l'etichetta "Rock", quando vi sarete ripresi dalle convulsioni aggiungete il vostro commento.