Pfm: L'isola di niente (1974)

premiata forneria marconi l'isola di niente 1974"Cioè, fuori scoppiano le bombe nelle piazze e questi vanno in giro a cantare Dolcissima Maria? Ma stiamo scherzando?"
Con queste laconiche parole Patrizio Fariselli degli Area, non solo fece intendere cosa ne pensasse del nuovo album della Pfm, ma evidenziò tra le righe quella frattura musicale che si andava sempre più delineando dal 1974 in poi: avanguardia sperimentale politicizzata da un lato e un progressivo ammorbidimento stilistico dall'altro.

Certamente in quella frase un po' d'acredine c'era, ed era sicuramente imputabile al tradimento del suo bassista Patrick Djivas passato proprio alla Pfm ma in realtà, era anche innegabile che la band di Pagani si stesse sempre più scollegando dalle scene nazionali per tentare il successo in Gran Bretagna e in America: guarda caso proprio in quei due paesi che il movimento accusava da sempre di colonialismo intellettuale.
Inoltre, era anche ovvio che dopo il buon riscontro dell'album Photos of Ghosts e del trionfale concerto di Reading del 26 agosto 1973, uno dei più talentuosi gruppi del Pop Italiano non potesse più fermarsi nella sua corsa ai mercati internazionali, sacrificando quindi in parte la sua presenza in casa propria.

Arriva così nella primavera del '74 l'album "L'Isola di niente", registrato tra il novembre 1973 e il febbraio del 74 agli Advision Studios di Londra con una produzione quasi tutta Inglese, fatta eccezione per le sovrapposizioni di "Via Lumière", realizzate ai Fonorama di Milano con la collaborazione del fonico Piero Bravin - tra l'altro già collaboratore degli Area - e gli arrangiamenti di Claudio Fabi.

Dalle note di copertina si evince che il disco è composto da 5 brani composti prevalentemente da Mussida, Premoli e Pagani, con l'aiuto del paroliere Peter Sinfield per i pezzi in lingua Inglese.
pfm l'isola di nienteL'Isola"del titolo, sospesa tra mare e cielo, è ben ritratta nella sobria front sleeve di Terry Gough che simboleggia come la Premiata voglia in ogni modo allontanarsi da qualunque stereotipo per trovare una propria collocazione universale.
Il "niente" è dunque da intendersi come "niente di già sentito", "niente che riguardi gli altri gruppi", "niente ipocrisie".
Come si legge nel testo della title track, c'è solo la massima concentrazione sui brani.
"Solo nei giardini delle menti siede il tempo che verrà".
Una sincerità poetica che verrà ribadita soprattutto da "Is my face on straight?" in cui vengono messi alla berlina tutti i trasformismi a cui l'uomo deve quotidianamente ricorrere per sopravvivere.

In fase di ascolto si parte con un un gelido corale dell'Accademia Paolina di Milano: il leit-motiv di un brano che sarà giocato tra l'alternanza di poderosi riffs crimsoniani, seducenti aperture armoniche, momenti di silenzio e stacchi prog-rock di rara efficacia.
Il nuovo arrivato Patrick Djivas porta una maggiore corposità nella ritmica e la ferma convinzione di poter sfondare i nuovi mercati, sembra arridere al sound della Pfm, ormai più solido che mai. "Talmente granitico da sembrare algido" diranno i maligni e forse, in un certo senso, avranno ragione.
Nell'Isola di niente infatti, si è persa molta della spontaneità dei primi lavori e comunque si capisce sin dalle prime battute che l'album non è più soltanto destinato alle piazze italiane, ma concepito a scala molto maggiore.
Ne è la prova il secondo brano "Is my face on straight?", affresco musicale dal sapore marcatamente esterofilo, ridondante di sovraincisioni e dall'acustica talmente pomposa da ricordare i primi arrangiamenti di Elton John.

Gli ultimi barlumi di italianità sono affidati alle atmosfere rinascimentali della pregevole "La luna nuova", vero e proprio manifesto dell'evoluzione artistica del gruppo e alla soave ballata "Dolcissima Maria" che però, allontana definitivamente la band dall'avanguardia più propositiva.

Maestoso e rock il finale, affidato alla splendida "Via Lumière" in cui, tra una nuova strizzata d'occhio ai Crimson e un pizzico di Mahavishnu Orchestra, risaltano preziose le note introduttive del Djivas.

L'Isola si rivela dunque un disco memorabile per certi versi (maturità, consapevolezza, tecnica e produzione), ma avulso ormai da quelle interazioni storiche e sociali che regalarono alla musica Italiana degli anni '70 le sue pagine più sincere e attendibili.
Al di là della valutazione artistica, la Pfm aveva attuato con quest'album una "scelta di campo" difficile da gestire e come sappiamo, il suo successo americano fu tut'altro che scontato.


PREMIATA FORNERIA MARCONI - Discografia 1972 - 1978:
1972: STORIA DI UN MINUTO
1972: PER UN AMICO
1973: PHOTOS OF GHOSTS
1974: L'ISOLA DI NIENTE
1974: THE WORLD BECAME THE WORLD
1974: COOK - LIVE IN USA
1975: CHOCOLATE KINGS
1977: JET LAG
1978: PASSPARTU'

13 commenti :

Anonimo ha detto...

Sai una cosa JJ? Dopo aver letto questa rece, mi rimane un senso di un qualcosa incompiuto, da parte tua, non della PFM, forse non ci hai detto tutto quello che pensi?

Andy

JJ JOHN ha detto...

Ma no, perchè? Ho detto sin troppo.
Pensa che su Classic Rock si parla solo di gruppi italiani :-)

edulms ha detto...

Muito obrigado JJ.John pelas Boas-Vindas; também linkei seu blog e reintero meus parabéns ao grande trabalho feito por você no blog.
Valeu!

Anonimo ha detto...

Boh è la mia impressione, alle volte i voti come faccio io, esprimono sinteticamente ma efficacemente il nostro giudizio.

Andy

JJ JOHN ha detto...

Si ma Classic Rock funziona diversamente: oltre all'analisi musicale si cerca soprattutto di contestualizzare le opere nel loro ambito storico.
Per quanto riguarda i voti, è vero che sono più immediati, ma a mio avviso troppo limitanti e aleatori. Preferisco il ragionamento e il dibattito.
-
Volevi sapere cosa ne penso io dell'Isola di Niente?
A parte "Via Lumiere" che adoro per motivi personali e "La luna nuova" che è proprio bella, mi sembra un disco freddo e calcolato per un mercato che non era più quello Italiano.
Forse è proprio per questo che la mia scheda ti è sembrata più distaccata delle altre.

Grazie Andy come sempre della tua attenzione. JJ

Armando ha detto...

Forse Andy voleva dire che, conoscendo il tuo pensiero, questo "disimpegno" poetico del gruppo (sottolineato dalla citazione di Fariselli) non ti è piaciuto affatto, ma lo hai sottolineato con ammirevole sobrietà...
E se non lo pensa Andy, lo penso io :-)
A me comunque il disco piace a metà: come dici tu, è meno ruspante e più stilizzato dei precedenti, anche se contiene un paio di momenti molto belli.
Non tanto "La luna nuova", ma piuttosto il pezzo iniziale e "Via Lumiere", più innovativo, con quel finale grandioso.
Ciao capo.

Anonimo ha detto...

Caro JJ, meno male che almeno tu capisci l'ironia....Non c'entra niente col tuo post. Ma così...volevo dirtelo.
(ofvalley)

Anonimo ha detto...

Album molto professionale, adatto per affermarsi sul mercato discografico estero......

Ma la grande tecnica di tutti i componenti del gruppo non è supportata nè dal punto di vista compositivo (diversi son gli spunti presi dal prog inglese) e nè dal punto di visto dell'innovazione (nulla di nuovo nei confronti con l'album precedente PHOTOS OF GHOSTS)....

Quello ke la PFM aveva da dire nel campo del prog (secondo me) fu esaurito nell'arco di un solo anno (1972).....i restanti dischi fino a JET LAG presentano solo una gran tecnica, ma poche idee nuove ed autoctone....

alex77

lenz ha detto...

non mi piace questo disco e non ci sono versi di farmelo piacere, però sono d'accordo in pieno: via lumiere è una bomba e il finale fa drizzare i peli tanto è bello e grandioso.. mi ispira pura bauhaus e se chiudo gli occhi potrei ritrovarmi come per magia nella città nuova di sant'elia! la luna nuova è molto bella e in certi punti sembra sincera e scalda davvero l'anima, quasi non sembra la pfm (non riesco a non vederli dei calcolatori, almeno la parte di loro che ancora è in formazione)

Aiacos ha detto...

Dopo aver accuratamente ascoltato i brani tramite YouTube, oggi finalmente l'ho acquistato... Be', devo dire che la mia esterofilia me lo fa apparire leggermente migliore del tanto apprezzato "Storia di un minuto". E' vero, qua e là c'è qualche debito nei confronti dei Crimson (la title track e "Via Lumière"), ma è anche vero che i Crimson sono per me uno dei 10 gruppi migliori della storia (sono un '83, ma nonostante l'età ho ascoltato molto prog anche misconosciuto); per quanto riguarda "Is my face..." fare riferimento a Elton John mi sembra limitativo nei confronti di un brano che attinge a piene mani dai Genesis dell'era Gabriel (nonostante il testo del crimsoniano Sinfield). Sui due brani più "italiani", tuttavia, siamo d'accordo... "La luna nuova", in particolare, ha atmosfere davvero raffinate e originali, e "Dolcissima Maria" è un po' la "Lady of the dancing water" della PFM (invito tutti ad ascoltare "Lizard" dei Crimson per farsene un'idea).
Aspetto di comprare "Chocolate Kings" per esprimere il mio parere... Nel frattempo continuerò a spulciare le recensioni, davvero ben fatte e per le quali mi complimento sentitamente.
A presto!

JJ JOHN ha detto...

Grazie davvero Aiacos.
Stay Tuned.

Senza dubbio "Is my face" è molto debitrice ai Genesis ma, se ci fai caso, la ridondanza, gli atrrangiamenti pomposi, le innumerevoli sovraincisioni, non solo non attengono alla scuola di Banks, ma nemmeno alla PFM che qui finisce per diventare stranamente eccessiva e, diciamocela tutta, un po' provinciale.
Sembra appunto che quel pezzo fosse stato arrangiato dalla stessa mano di "Sixty years on".

Ekphrasys ha detto...

Concordo con John...La partenza è per me al fulmicotone e si respira quasi aria di quell' "Hard Prog" proposto da gruppi come "Uriah Heep" (tanto per citarne uno), ma mi ha sempre lasciato qualcosa di incompiuto....Non so...Quoto Fariselli, non tanto perché Dolcissima Maria è stata concepita in anni di "stragi" (pure Gioco di Bimba delle Orme se è per quello) ma perché mi ha sempre fatto leggermente cacare...
Saluti

Anonimo ha detto...

D'accordissimo sull'analisi dell'album, di sicuro nemmeno lontanamente all'altezza di "Storia di un minuto" e "Per un amico", spontanei e non pensati a tavolino.
Ma fastidiosissima l'affermazione di Fariselli citata all'inizio dell'articolo: ognuno dovrebbe essere libero di intendere la musica e di farla senza che arrivi il primo finto intellettualodie di turno a metterci bocca. Non ci si può fare portavoce della libertà di espressione MA solo se la si pensa allo stesso modo. Se questo è ciò che Fariselli davvero pensava, forse è stato più contraddittorio di quanto non lo sia stata la PFM con questo album. E' vero che fuori stavano scoppiando le bombe e che era sacrosanto parlarne, ma magari c'era anche in giro chi delle bombe non voleva saperne (giusto o sbagliato che sia) e per cui "L'isola di niente" era il disco perfetto.
Alex.