Alusa Fallax: Intorno alla mia cattiva educazione (1974)

Già attivi dal 1965 come gruppo da balera, tramutano nel 1969 il loro nome da "Adelfi" in "Alusa Fallax", ritenendolo commercialmente più elegante... e fin qui… contenti loro.

Purtroppo, i primi due 45 giri incisi in stile melodico sotto la nuova denominazione per l'etichetta "West Side", deludono immediatamente le aspettative commerciali del quintetto milanese: vendono poco e vengono distribuiti ancor peggio.

Un esordio del genere avrebbe stroncato chiunque, ma i neonati "Alusa Fallax" non mollano, anzi, mettono in moto una strategia di sopravvivenza che col tempo si rivela vincente, che poi è la stessa che adottarono "I Sagittari" prima di diventare i "Delirium".

Da un lato, la band continua ad esibirsi pubblicamente come orchestra da ballo; dall'altro, elabora privatamente un discorso d'avanguardia assimilando tutto il meglio del movimento prog che, nel frattempo, sta sfilando sotto i loro occhi.

Passano 4 anni, ed ecco che gli Alusa ricompaiono in gran spolvero a due festival pop (Roma e Napoli), ottenendo un contratto discografico con la Fonit (che si sa, in termini di qualità tecnica è piuttosto esigente) e sfornano nel 1974 un album concept sorprendentemente sofisticato:

"Intorno alla mia cattiva educazione".

Il tema è quello di un fantoccio che si libera dei suoi vincoli per riappropriarsi della sua esistenza e della sua anima.

Lo svolgimento musicale è altrettanto strutturato e complesso: un'apertura quasi "etnica" in tempi dispari in cui prevalgono flauti raddoppiati e percussioni ("Soliloquio"). Un successivo crescendo di orchestrazioni completa il lato A fino ad esplodere in una cacofonia timbrica che sottolinea la definitiva emancipazione del personaggio principale.

Poi, il disco procede in un alternarsi di "racconti" che includono momenti di raffinata bellezza e di grande respiro: la sognante "Ciò che nasce con me" è uno dei brani più evocativi del disco.

Album decisamente ben eseguito, arrangiato e segnato quasi come un graffio dalla rabbiosa voce del cantante Cirla, paga però lo scotto di contenere troppi "rimandi" a gruppi già avviati (es: Banco in "Fuori di me, dentro di me", Jethro Tull in "Il peso delle tradizioni", New Trolls in "Riflessioni al Tramonto" e PFM, specie nel finale), dando l'impressione che il gruppo voglia cimentarsi "per forza" a suonare un po’ di tutto. Loro stessi ammetteranno che l'album era "nato quasi per gioco".

Nondimeno, la preponderante presenza di un gusto classico-accademico (dato dalla formazione dei singoli componenti), sembra quasi soffocare quegli spazi che avrebbero potuto essere concessi ad un'avanguardia più provocativa.

Il disco viene stampato in 5.000 copie ma la sua diffusione venne penalizzata dal fatto che il mercato italiano stava ormai muovendosi in un'altra direzione (leggi "disco-music").

Il gruppo ritorna così nell'anonimato delle balere, resistendo come tale fino al 1979.

Il mio personale consiglio, specie agli estimatori di musica classica, è di non lasciarsi sfuggire l'ascolto di questo storico album nato appunto "per gioco" e di lasciarsi trasportare dalle sue atmosfere cesellate, risolute ed oniriche.

Poi qualcuno dirà… "la PFM era di ben altro livello"…. è vero…

ma gli Alusa Fallax potranno sempre dire:

"C'eravamo anche noi!"

20 commenti :

Miss Welby ha detto...

grazie per la buona musica, ma hai ricevuto la mia mail in cui per scusarmi dell'involontario ritardo nel risponderti ti davo subito un link?
mi aspettavo fosse ricambiato, anche se il mio blog non è specializzato musicale. comunque saluti da Londra alla mia Milano e auguri. ciao!
PS: grazie specialmente per i Joy Division

JJ. JOHN ha detto...

Ciao Miss Welby e Auguroni anche a Te. Scusami tanto: NN ho ricevuto nessuna Tua mail e nn capisco perchè. Devo aver fatto sicuramente qualche casino! Cmq, grazie davvero del link, che ricambio sinceramente! Un bacio dalla momentaneamente piovosa Milano!
Let's keep in touch!

Giampaolo ha detto...

Ecco questo è tra quei gruppi che mi hanno deluso, mi aspettavo qualcosa di meglio. Poi l'altra superdelusione sono stati i Corte Dei Miracoli che però piacciono a molti accaniti fan del porgressive. A te piacciono?
Ciao e buonanotte!

JJ JOHN ha detto...

Caro Giampa. Dei Corte dei Miracoli ne parleremo molto più avanti: diciamo che è uno di quei gruppi un pò "fuori tempo massimo".
Non erano male ma nel 1976 era facile ripetersi... non so se mi spiego.
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Gli Alusa Fallax erano bravissimi ma purtroppo non hanno saputo "dotarsi di una direzione". Come dire, erano troppo ondivaghi nel momento in cui la storia richiedeva ben altro.
A me non dispiacciono, ma ascoltandoli si può ben capire perchè non venissero presi in considerazione nè dal pregresso movimento underground, nè dalla nuova controcultura più politicizzata.

Skop's ha detto...

"Diventa anche il tempo strumento discreto, amato fautore di complicità..."

Molto interessante il tuo commento, e hai ragione: l'album è penalizzato dal fatto che non ha un vero e proprio stile, ma è molto influenzato. Detto questo conconrdo sul fatto che rimane piacevolissimo da ascoltare ed anche abbastanza contemporaneo (eccezion fatta per i flauti, che peraltro ho sempre detestato).

JJ JOHN ha detto...

Non ti piacevano i flauti negli anni '70? Oh povero te!: sei messo peggio di un Giapponese che non ama il pesce!

Moludd ha detto...

Un dischetto alquanto sopravvalutato. Interessante come lo presentavano live (si legge dall'intervista presente su italianprog), ma musicalmente davvero banale (non credo piacerebbe agli estimatori di musica classica: troppo "classicamente infantile"). Se dobbiamo parlare di dischi "fuori tempo massimo" del 1974... a questo punto MOLTO meglio i Procession, no? almeno hanno fatto belle canzoni che sono sicuramente più memorabili e suonate anche meglio.

Anonimo ha detto...

Asconltandoli ci si accorge un po' che sono "forzati" e non sempre originali ma il disco è superbo. Suonato e cantato davvero bene. A mio avviso uno dei migliori Prog italiani

Anonimo ha detto...

hey, ma quanti estimatori di musica prog... ai miei tempi non esisteva tale definizione ma tant'è le etichette ci vogliono per poter catalogare la musica.
credo che nel 2010 parlare di fuori tampo massimo sia un falso problema, quando sono passati piu' di 30 anni dall'uscita di un disco.
pur essendo appassionato di musica prog, mi rendo conto che a distanza di anni, certi gruppi e certa musica, risultino un pò datati, cosa che succede molto meno nella psichedelia che trovo ancora molto attuale. mio figlio a 13 anni ascolta volentieri i pink floyd ma non i genesis, tanto per fare un esempio.
personalmente trovo gli alusa fallax molto gradevoli, come altri gruppi che per me erano sconosciuti negli anni 70, e che ho scoperto grazie a enciclopedie, siti internet ecc.
molto bella è la voce, graffiante, un pò cantautoriale a volte ma sempre "giusta", cosa che ad esempio non si può dire per la meravigliosa PFM.
nel complesso darei una buona votazione, la registrazione mi sembra buona, la tecnica dei musicisti anche, e la voce dà il giusto calore al tutto.
a presto rudy

Nello ha detto...

Se qualcuno mi domandasse: "Cosa porteresti su un'isola deserta"? Fra le varie cose indubbiamente c'è anche questo disco. E' il mio preferito in assoluto. io li trovo pazzeschi. Senza considerare che al primo ascolto di "non fatemi caso" mi sono commosso. Quindi a me, qualcosa è arrivato.
Nello.

Leonardo ha detto...

Sono d'accordo con Nello.
Non capisco sinceramente le critiche negative che ha avuto questo disco. A me piace molto, lo ascolto volentieri.
Ben suonato e ben cantato, con arrangiamenti a tratti memorabili, bei testi.
Unica nota stonatissima è la penultima traccia, buttata un po' lì....
però avercene di dischi così..

La PFM era altra cosa? Per me no, ma questo è un problema mio.

D'altronde ognuno ha le sue band incomprese, ed è giusto così.


E poi vorrei sapere quanti di quelli che suonavano e suonano nelle balere sono in grado di creare un disco così....

Comunque ottima recensione John!

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Leonardo. anche se francamente non credo che questa sia una delle mie schede migliori, anzi, credo sia addirittura una delle prime.

Classic Rock si avvia verso le sue cinque candeline e molte cose sono cambiate. Io stesso per esempio: il mio modo di scrivere e credo che certe cose siano decisamente da perfezionare.

In ogni caso credo che molti gruppi si sostentassero con le sale da ballo.
I soldi col progressive li hanno fatti solo i collezionisti :-)

Richard ha detto...

Ricordo di avere avuto un ellepì degli ALUSA FALLAX che, chissà perchè ritenevo di Alessandria, con una copertina non citata nel blog. Una testa di bambola da cui uscivano dall'alto le immagini dei 5 musicisti. Stò sbagliando qualcosa ?
Suonavano spesso nelle balere dalle mie parti (Bergamo)

J.J. JOHN ha detto...

"Una testa di bambola da cui uscivano dall'alto le immagini dei 5 musicisti"???...
...Richard hai mangiato pesante questa sera?

No scherzo. Ricordo anch'io un disco simile ma in questo momento non mi sovviene.. brrr...

Richard ha detto...

Ah, ho scoperto e capito a cosa mi riferivo quindi non ho mangiato pesante caro il mio JohnJohn...

J.J. JOHN ha detto...

Richard... te l'ho già detto: non essere così criptico.
E visto che ci hai tolto il sonno col tuo accidente di bambola, ora vogliamo sapere a che disco ti riferivi.

Richard ha detto...

Non al disco ma al manifesto dei live degli Alusa Fallax. Poichè li ho visti diverse volte in concerto ho finito per confondere il manifesto con il loro ellepì.... Tutto qui, scherzi della vecchiezza...

enrico ha detto...

Li sto ascoltando oggi per la prima volta e arrivato a "Per iniziare una vita" non ho potuto fare a meno di notare una straordinaria somiglianza della parte strumentale con Run Run se fue pa'l norte di Violeta Parra, soprattutto con la versione degli Inti Illimani presente su La nueva cancion chilena che usciva proprio nel 74 come il disco degli Allusa Fallax. Da un rapido giro in rete noto che la cosa è già stata sottolineata più volte. Vabbè, non succede solo a Sanremo...

Anonimo ha detto...

Ciao John
.Complimenti per il sito. Ormai mi tiene compagnia da parecchi mesi e quindi volevo ringraziarti.
Sarebbe bello se parlassi anche un po di te. Credo che farebbe piacere a molti.Io sono nato nel 64 e faccio parte di quella generazione che ha vissuto gli anni Settanta da spettatore perchè al tempo troppo giovane. Prima ho ascoltato un po di album in ordine sparso. Adesso , da un po,ho deciso di ascoltare tutti gli album che hai elencato dal 1966 in poi in modo sistematico. Mi sembra un modo per recuperare il tempo perduto e per lenire il rimpianto di aver vissuto gli anni Settanta senza rendermi conto che quelli erano gli anni Settanta. Ripeto raccontaci qualcosa di te magari anche in modo divertente. Sono sicuro che di cose da raccontare ne avrai e lo spirito e la sagacia del narratore certo non ti mancano.

Un caro da saluto da Pescara e un abbraccio a tutti
Saluti da Pescara

JJ ha detto...

Caro amico di Pescara,
su di me ho scritto qualcosa di semi-ufficiale qui:
http://classikrock.blogspot.it/2007/05/please-to-meet-you-hope-you-guess-my.html
Altro ci sarà (probabilmente) nel mio prossimo libro.
Aspettiamo tuoi comments progressivi
Abraxas,
John