Pholas Dactylus: Concerto delle menti (1973)

pholas dactylus il concerto delle mentiIl sestetto dei Pholas Dactylus, il cui nome è ispirato a un particolare tipo di conchiglia marina, si forma nel 1971 tra Milano e Bergamo sulle ceneri di due gruppi beat: i Macus 67 e i Puritani.

Dopo un primo concerto inaugurale a Cornate D’Adda nel 1972, la band inizia un’intensa attività dal vivo che da un lato la vedrà esibirsi accanto a formazioni prestigiose quali gli Amon Duul II e dall’altro, raccoglierà tanti e tali consensi da suscitare l’attenzione di numerosi addetti ai lavori. Primo tra tutti: Vittorio de Scalzi - allora in fase di passaggio tra i New Trolls e gli NT Atomic System - che non solo rimase fortemente impressionato dall’originalità e dalla tecnica esecutiva del gruppo, ma lo scritturò senza esitazione per la sua discografica “Magma”.

Di fatto, pare che a cavallo tra il 1972 e il 1973 il live act dei Pholas Dactylus fosse realmente quanto di più coraggioso e trasversale ci fosse nel panorama underground italiano: uno straordinario mix di poesia, visualità e musica d’avanguardia come non si era mai sentito prima d’ora.
In sostanza, mentre la voce del cantante-poeta Paolo Carelli declamava versi decadenti e lisergici, il resto della band tramava un impressionante tappeto di musica prog-jazz da lasciare stupefatti persino gli avanguardisti più radicali.
E’ vero che tecnicamente un simile concetto era già stato sfruttato nei readings americani e nelle messe-beat, ma, in questo caso, il linguaggio dei Pholas Dactylus si poneva come un vero e proprio ponte tra l’allucinata poetica del Beat e una nuova dialettica artistica molto più attuale e calata nella durezza del quotidiano.
In altre parole, una sintassi artistica perfettamente coerente a quel momento storico che stava completando il passaggio tra la fase Underground e quella Controculturale.

1973 pholas dactylusIl “Concerto delle menti”, questo il titolo dell’album, uscì nel 1973 e presentato in un’avvincente copertina di Cesare Monti, proponeva una lunga suite di circa un’ora divisa in due facciate, che era sostanzialmente la trasposizione su disco degli spettacoli dal vivo.

Stranamente però, l’accoglienza tributata al disco non raggiunse neppure lontanamente quella ottenuta sui palcoscenici, provocando sia un flop commerciale, sia il conseguente scioglimento della band.

Tuttavia, esiti commerciali a parte, l’importanza del “Concerto delle menti” non cessò mai di essere riconosciuta anche dopo molti anni e, ancora oggi, quell’album è considerato uno dei lavori più straordinari dei primi anni ’70.
Di fatto, i suoi codici erano totalmente inediti e, pur nella sua semioscurità, il disco rivelava una modernità senza precedenti nelle ambientazioni timbriche e nell'innegabile pathos col quale il poeta Carelli recitava le sue liriche debordanti di misticismo.

pholas dactylusCon indiscussa abilità e fantasia, i musicisti passavano da momenti di larga melodiosità a grappoli di tempi dispari fino a trascendere in momenti rumoristici e citazioni free di stampo "Crimsoniano". Un misto insomma, tra avanguardia e progressive che era davvero difficile riscontrare anche nei colleghi più blasonati.

Penalizzato da una registrazione non proprio brillante e dagli eccessivi interventi vocali, quest’opera è comunque da annoverarsi tra i lavori più estremi del Prog in buona compagnia con altri quali "Ys" del Balletto di Bronzo.
Come tale, può essere amata o odiata senza mezzi termini in quanto ogni sua nota si spinse ben oltre i limiti di riferimento del proprio periodo.

Interessante sotto tutti gli aspetti, "Il concerto delle menti" lascia allo stesso tempo un ottimo ricordo di se e molti motivi di critica e dibattito anche se, obiettivamente, non credo che i Pholas Dactylus (scioltisi alla fine del 1973) avrebbero potuto perseverare nella loro provocazione ancora per molto.

Resterà di loro, solo questo incredibile, sofferto, intenso e granitico album. Talmente provocatorio da non aver avuto eredi e così unico da non aver mai dato una seconda chance suoi creatori.

17 commenti :

Giampaolo ha detto...

Buongiorno carissimo! Concordo con quello che dici soprattutto alla fine sul fatto che, come i Balletto di Bronzo, o piacciono o non piacciono. Per questo li ho messi entrambi nello stato di limbo, un qualcosa che alcuni in splinder non hanno capito. Personalmente lo reputo un album pesante e, come ho scritto nel mio post, purtroppo mi ha fatto quasi dormire.
Ciao!

Armando ha detto...

Il post mi era sfuggito.
Sono in totale disaccordo: considero il concerto dei Pholas una delle opere più radicali e coraggiose mai uscite in Italia. Capisco bene le idiosincrasie, specie sull'uso teatrale della voce: eppure non credo che lasciare solo la parte strumentale, come tu suggerisci, avrebbe migliorato il disco, anzi. Le due componenti, quella lirica e quella musicale, sono secondo me strettamente collegate tra loro.
Permettimi poi una considerazione: in Italia c'è gente (media e pubblico) che lamenta continuamente il fatto che i gruppi rock italiani sanno solo plagiare quelli inglesi, e per una volta che si crea un qualcosa di veramente innovativo, che non ha molti confronti nel resto del prog europeo di allora, e anche ben suonato diciamolo, si va a trovare il pelo nell'uovo...
O tempora o mores!
Ciao, e buon natale.

Anonimo ha detto...

Sarò uno dei poki a pensarla così ma quest'album x me è uno dei poki capolavori prog italiani.

E' un album decisamente innovativo, e non solo per il cantato-recitato del cantante, ke comunque ha una voce ke ipnotizza e blocca l'ascoltatore, ma anke per il tessuto musicale proposto dal gruppo.

Un mix riuscito di psichedelia, rock, prog, sperimentazione rumoristica, jazz.....insomma c'è dentro un pò di tutto.

Eccezionale secondo me il chitarrista, ke riesce a ipnotizzare con il suo modo di rincorrere le stesse note in maniera velocissima (quasi sovraumana direi), ma anke il resto del gruppo è molto competente a livello tecnico.

Certo è un disco di difficile assimilazione, io stesso pur amando il rock prog più complesso e contorto, avrò ascoltato questo disco non più di una decina di volte, xò ogni volta alla fine del disco ho pensato "questo è un capolavoro".

L'unico problema è la durata forse.....53 minuti di parole, declamate da un cantante folle e forsennato su un tessuto musicale di non semplice assimilazione, rendono il disco impossibile da ascoltare se non completamente a mente sgombra.

Ma i Pholas secondo me vanno a segno.......alla fine del disco si avverte un senso di frustazione, di angoscia, di vuoto.....ed è prorio questo ke vogliono trasmettere.

Solo i grandi gruppi possono riuscire a "rilasciare" così tante emozioni, e di conseguenza per me sono un grande gruppo.

Folli, bizarri, visionari, ma anke profondamente capaci di donare delle sensazioni, pessimistiche magari ma pur sempre sensazioni.......scusate se è poco.

Questo è un altro gruppo ke o si ama o si odia, come tutti i grandi secondo me.

Io li ho odiati le prime volte ke li ho ascoltati, pur considerando l'opera un capolavoro........adesso a distanza di un paio d'anni dall'acquisto li adoro.

X me sarà veramente dura stilare una classifica del '73, c'è veramente troppa carne al fuoco....ma di prima scelta però.

Tra poco voi salirete su un tram........

Alex 77

Anonimo ha detto...

Ciao JJ. Alla fine hai rivalutato quest'album? Mi sembra che alla fine tu ne parli più che bene.....

alex77

J.J. JOHN ha detto...

Si, in fondo in questi due anni e mezzo (anche e soprattutto grazie a voi) sono diventato più "analitico" e meno impulsivo. Molte cose andavano - e vanno ancora - riviste in modo più organico.
Non ho cambiato idea però!
Personalmente questo disco lo detesto.

Roby ha detto...

Scusa se rompo con le mie precisazioni, ma consultando il tuo articolo per il mio post dedicato a questo gruppo, mi sembra di aver trovato un'altra svista, a proposito della durata della suite,tu scrivi "Il “Concerto delle menti”...proponeva una lunga suite di circa mezz’ora divisa in due facciate...". In realtà, Il Concerto delle menti dura la bellezza di oltre 53 minuti, e la sola facciata A dura più di 29 minuti...

Ciao, grazie di tutto e a presto

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Roby, corretto.

uito ha detto...

album innovativo e geniale, probabilmente non per tutti.

enzo555 ha detto...

Io sono per la linea del "non saprei".
Non è decisamente un capolavoro; però è suonato bene, i testi sono apprezzabili (considerato lo standard del periodo), ed è molto ben articolato.
Altri meriti che possano essere attribuiti a questo (VALIDISSIMO!!) lavoro, al fine del fregio di "capolavoro", io non ne trovo.
Complimenti vivissimi per questo sito, veramente ben realizzato e funzionale.

Richard ha detto...

L'album era (ed è ancora oggi) un capolavoro. Poi li ho visti anche molte volte dal vivo. Sicuramente non per tutti i palati ma le loro esibizioni live, perfette e senza sbavature, ti lasciavano attonito e con la pelle d'oca.
Lo scarso successo commerciale ? Non si trovava nei negozi come molti dischi indipendenti di allora. Essere con la Fonit-Cetra allora non era sinonimo di garanzia. Preferivano distribuire meglio e senza fatica I Ricchi & Poveri e Tony Santagata ... (a parte l'occhio di riguardo per i New Trolls). Comunque era la Magma che avrebbe dovuto investire in promozione ma soldi...ghe n'era minga...

//Richard leparc@tiscali.it

U G O ha detto...

.....FRA POCO VOI SALIRETE SU DI UN TRAM....UNO DI QUEI VECCHI SCASSATI TRAM ZEPPO DI INCROSTAZIONI DEGLI SPUTI DEI PASSEGGERI......CAVOLO CHE TEATRALITà PER IL DISCO + DIFFICILE E PARTICOLARE DEL NS.PROG!ASCOLTO IMPEGNATIVO MA,ALLA FINE,NE VALE LA PENA NON SOLO X LA MUSICA CHE DEFINIREI UNA SORTA DI JAZZ-PROG DI AVANGUARDIA MA SPECIE PER I TESTI APOCALITTICI E UNA TEATRALITà CHE SOLO LORO POSSEDEVANO!QUANTO VARRà LA PRIMA EDIZIONE IN VINILE?PER CHI CE L'HA......OVVIO! U G O

Lallylake ha detto...

Buongiorno, siamo Hubculture, sito di approfondimento culturale. Uno dei nostri collaboratori, Maurizio Pancotti dei Pholas Dactylus, scrive per noi approfondimenti musicali e recensioni. Nella sezione blog ha pubblicato il racconto della storia del gruppo dei Pholas. La trovate a questi link che vi invitiamo, se volete, a condividere.
http://www.hubculture.it/blog/462-pholas-dactylus-serial-story-0-0
http://www.hubculture.it/blog/493-pholas-dactylus-serial-story-0-1
http://www.hubculture.it/blog/497-pholas-dactylus-serial-story2
http://www.hubculture.it/blog/504-pholas-dactylus-serial-story3-3
http://www.hubculture.it/blog/513-pholas-dactylus-serial-story4
http://www.hubculture.it/blog/523-pholas-dactylus-serial-story5

Marco ha detto...

Ciao, nel 1972 a Genova al Meeting Pop al Palasport andai x ascoltare gli Amon Dull II, ma la scena fu rubata da 5 musicisti che parevano giunti da Sirio + 1 cantante barbuto, ieratico e declamatorio, vestito con 1 tunica fino ai piedi che pareva fosse lì x giudicarci tutti attraverso le sue parole. Ancora oggi ricordo solo il loro set difficile, corrosivo e sconvolgente: ERO PIETRIFICATO DALLA LORO FORZA !
Ascolto ancora oggi l'lp della Magma di De Scalzi (Alphataurus, Duello Madre) che comprai pochi mesi dopo e mi chiedo: 1 tempo più ispirazione, ora più tecnica ? E' secondario, ma oggi cm allora la discografia impedisce lo sviluppo di potenzialità artistiche. La differenza è data dalla rete che almeno favorisce la diffusione del nuovo e la preservazione dell'antico grazie al lavoro di artisti ed appassionati. Marco
da Genova

Monz prod. ha detto...

Mi pare di aver letto da qualche parte che stessero registrando (o addirittura fosse già pronto) un seguito!
Sarebbe interessante ascoltare in quale direzione andavano prima dello scioglimento. Chissà se prima o poi, qualcuno lo pubblichi (sempre se esiste)!

Uno dei miei dischi preferiti in assoluto. L'avrò ascoltato almeno 50 volte!

Anonimo ha detto...

Ciao j j ho 33 anni,conosco personalmente paolo Carelli, ha lavorato con me in fabbrica fino al 2012,ora è in pensione.mi raccontava tutti i giorni di ciò che succedeva in quegli anni,un personaggio davvero interessante,ma molto semplice,ed in fabbrica eravamo davvero pochi a sapere dei polis dactilus. Un abbraccio rocco

Giulio ha detto...

Questo non e` un album.
Questo e` un viaggio nell`oscurita`...

ALBERTO M. ha detto...

Album straordinario se ce n'è uno.
Originale nella sua lucida follia e nella sua capacità evocativa fatta di immagini surreali e allucinate sia nei testi declamati che nelle musiche .
SI va al di là ,per scelta, delle convezioni e degli stilemi in voga in quel periodo per creare un opera finalmente personale ed innovativa.
Menzione speciale allo straordinario chitarrista che non per niente il grande Francesco Di Giacomo citava come il migliore sulle scene in quegli anni e che purtroppo problemi di salute ne faranno un nostrano Syd Barrett.
Da riascoltare oggi Carelli col Labirinto degli specchi