Opus Avantra: Donella Del Monaco (1974)

opus avantra introspezione 1974"Il nostro insieme musicale nasce da un'esigenza di superamento dello stato di impasse in cui si trova la musica oggi. Possiamo infatti constatare che il mondo musicale, oggi è suddiviso in vari settori tra loro incomunicabili , strettamente legati alle stratificazioni socio-culturali.

Tale pluralismo tende a riprodursi provocando situazioni sempre più mistificanti in quanto evitano di risolvere la frustrante condizione attuale di atomizzazione dell'individuo. […]

La nostra intenzione si rivolge essenzialmente al recupero di quel rapporto fondamentale tra arte e popolo."

Con queste righe introduttive che trasudano di non poco snobbismo, il collettivo degli Opus Avantra (letteralmente= "opera tra avanguardia e tradizione") presentava il proprio programma artistico nelle note di copertina del loro primo album e già da lì, si capiva che dovevano essere un gruppo fuori dal comune.

Nati in veneto nel 1973 da un kernel formato dal compositore Alfredo Tisocco, dalla cantante Donella Del Monaco (nipote del celebre tenore Mario del Monaco), dal filosofo Giorgio Bisotto e dal produttore Renato Marengo, si narra che avessero concepito il loro manifesto intellettuale durante un difficile viaggio in macchina tra Monaco e Dortmund in cui la Del Monaco, Bisocco e Marengo si confrontarono sullo stato della musica di allora.
Da quel dibattito, i quattro artisti concretarono l'esigenza di "scendere in campo" per superare quelli che, secondo loro, erano i due principali schematismi che irrigidivano il panorama musicale italiano:
- da una parte il "rock pop" e la "pseudo-avanguardia" ritenuti deteriori e poco interessanti
- dall'altra, la diffusione di una "musica per adepti" troppo sbilanciata tra un maniacale attaccamento al passato e un "atteggiamento sperimentale ad oltranza" che spesso equivaleva a mero espedientismo.
Soluzione: rivisitare in chiave contemporanea gli elementi della tradizione classica, ispirandosi a stilemi sinfonici, jazz, elettronici, melodrammatici ed elettronici.

opus avantra donella del monaco introspezione 1974Ottenuto un contratto con la Trident Records, che nel frattempo stava producendo i Dedalus e il Biglietto per l'Inferno, nasce così il primo lavoro della band, "Opus Avantra - Donella Del Monaco" (noto anche come "Introspezione"), con dieci brani in scaletta e presentato graficamente da una seducente copertina di Umberto Telesco.
Per l'occasione, i quattro fondatori del gruppo chiamarono accanto a se anche una nutrita squadra di musicisti (classici e non) che conferiranno al disco un sound assolutamente unico per l'epoca: Luciano Tavella (flauto), Enrico Professione e Pieregidio Spiller (Violino), Riccardo Perraro (Violoncello), Pierdino Tisato (batteria) e il ventiquattrenne percussionista Tony Esposito.

In fase di auditing l'album si presenta tecnicamente encomiabile con una dinamica acustica molto limpida e i suoni ben distinti e livellati, segno che ormai la Trident aveva raggiunto il suo plafond tecnico definitivo.
La stessa omogeneità si riscontra anche dal punto di vista musicale laddove, malgrado le numerose fonti di ispirazione, il leit-motif della voce della Del Monaco e gli arrangiamenti del Tisocco, riescono magistralmente a fluidificare tutti i vari brani del disco.
In sostanza, l'album degli Opus Avantra è una sorta di "collage sonoro" in cui in ogni brano, si apprezza una diversa contaminazione stilistica a partire da una dominante classica.
Ci sono la musica concreta nell'Intoduzione del disco, la "forma canzone" in "Il Pavone" (poi pubblicata anche su singolo), il rock in "Ah Douleur", il melodramma in "Oro", l'avanguardia in "Rituale" e qualche accenno sparso di Jazz .

opus avantra donella del monacoInsomma, un'alchimia musicale che non aveva alcun riferimento tra i contemporanei e la cui magia persisterà nel tempo, tanto che il disco viene apprezzato molto più oggi che allora.

"Introspezione" però, lasciò indifferenti le masse giovanili anche malgrado i numerosi concerti promozionali e ciò, in quanto le soluzioni artistiche proposte dalla band non risolsero affatto le critiche sollevate nel loro programma.
A
nzi, il risultato fu semmai quello di far apparire il gruppo altezzoso e supponente ed effettivamente, un po' più di modestia intellettuale non sarebbe guastata.
Il tanto paventato "disincagliamento" dello stile ebbe infatti come risultato quello di crearne uno nuovo ancora più elitario e sempre meno coerente alle esigenze giovanili.
Comunque, l'indubbia professionalità degli Opus Avantra permetterà loro di esprimersi in un secondo lavoro, orientato questa volta alla sperimentazione strumentale.
In ogni caso una cosa è certa: in ciascuno dei due casi, il tanto agognato "connubio tra arte e popolo" non si realizzò mai.

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Pubblichiamo di seguito un' intervista inedita gentilmente concessaci dal nostro blogger Marco (che saluto e ringrazio infinitamente) a Donella del Monaco

Un paio d'anni fa contattai tramite mail la Del Monaco per una breve intervista da poterla poi riportare su un nostro forum di musica alternativa
Ve la posto sebbene possa sembrare molto riduttiva...m'aveva riferito che era incasinata tra 1000 impegni)...però meglio che niente eheheh

1) Le motivazioni per cui lei lasciò il gruppo subito dopo l'uscita
del disco

R: ero occupata con la Biennale musica per alcune opere di musica contemporanea, tra cui vari lavori di S.Sciarrino, compositore ormai considerato importantissimo anche all'estero.

2) Che riscontro commerciale ebbe l'album?

R. Abbastanza buono: comunque se ne parlava molto sia nella stampa specializzata (Ciao 2001 e Super Sound e altre riviste musicali sia negli ambienti musicali)

3) Che considerazioni avevate dalla stampa e dal pubblico?

R. Le critiche erano molto buone sulla stampa specializzata, sulla stampa "normale" invece, faceva scalpore che un Del Monaco cantasse il rock o l'avanguardia, tenendo presente che la mia era una famiglia legata alla lirica.

4) Gli Opus Avantra si ritenevano un gruppo progressivo a tutti gli effetti come le Orme, Banco, Osanna, Balletto di Bronzo e tanti altri oppure ne prendevano volutamente le distanze tentando nuove vie pur sapendo che un certo genere avrebbero interessato solo persone "colte"?

R. Domanda interessante: noi ci sentivamo una collocazione di confine. Noi non volevamo essere definiti solo rock-pop (come allora si definiva il progressive - termine coniato almeno 10 anni dopo).
Avevamo aspirazioni più alte, come creare un nostro proprio indirizzo musicale fra musica classica (tradizione) e sperimentazione (avanguardia). Però molte radici erano comuni ai gruppi di allora, per esempio l'idea stessa di lavorare in gruppo, e anche di scrivere delle suite musicali e non delle singole canzoni e ancora di essere pervasi di un certo idealismo trasgressivo, come erano gli ambienti prog.

5) Che ricordi ha di quel periodo di pieno fervore musicale... se
prova nostalgia oppure se furono anni inutili, incentrati nel tentativo di emulare i gruppi britannici quali Gentle Giant, Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Genesis etc

R. Guardi che non ci passava nemmeno per la testa di emulare i gruppi inglesi, anche se ci piacevano, avevamo ben altre idee per la testa! E le abbiamo ancora oggi: personalmente non mi sento una nostalgica sopravvissuta di un'epoca lontana e irripetibile. Se lei guarda il mio sito donelladelmonaco.com potrà rendersi conto che ho continuato a lavorare, a cantare e a comporre, ho rimesso insieme anche il gruppo Opus con nuovi musicisti ma con lo stesso spirito creativo, ho già prodotto col gruppo il cd "Venetia et Anima" e sto preparando il prossimo, ed inoltre ogni anno ho creato un punto d'incontro a Venezia con la Biennale musica e l'Università di Cà Foscari sez. di filosofia per discutere le nuove tendenze musicali d'avanguardia.
Quest'anno appunto vi sarà un incontro e lavoro di gruppo col compositore americano Elliot Sharp che ha studiato con Feldman e Terry Riley, sull'improvvisazione nei giorni 26_7_8_9 sett.
Ciao
Donella

14 commenti :

Anonimo ha detto...

Eskimogirl mi ha definito "Avantra", e forse ha ragione lei, quindi non posso che essere allineato con questo disco.

Andy

edulms ha detto...

Tra i miei preferiti del progressivo italiano, tanto questo quanto il secondo. Purtroppo fino adesso un gruppo poco noto qui in Brasile ma que merita ascolto con maggiore attenzione da parte di tutti gli appassionati per proposte sonore diverse.
OBS: Finalmente ho acquisto anche in vinile (di origine giapponesa) due anni fa.

URSUS ha detto...

I LOVE !!!

Anonimo ha detto...

ok, il connubio arte-popolo non c'è, ma almeno han provato a proporre un discorso nuovo....

Secondo me è un lavoro tra i migliori del '74....alex77

Anonimo ha detto...

da come si sono presentati sembrava che questi volessero cambiare il mondo e che tutti quelli che non la pensavano come loro fossero dei coglioni. Risultato: un'accozzaglia di brani altezzosi e borghesi che sembravano calati dal podio di mussolini. Fossero stati zitti all'inizio forse li avrei apprezzati un pò di più. Marta.

Anonimo ha detto...

Mussolini? Bah, c'è gente che ancora tira fuori ste cose, e si finisce come i Museo. Ma si, meglio De Gregori semmai, che diventò un nano su quel palco per aver destato sospetti in tempi bui. E questo cosa ci regala? Morte e disperazione della musica e allora si, viva i nostri discografici moderni che surgelano e scongelano al momento opportuno. E' colpa nostra se le cose son precipitate, ma questo non lo si capisce mica, come testimonia il commento precedente.

Andy

Anonimo ha detto...

Beh, nel 1974 - fase calante del prog italiano - i paroloni e certe affermazioni cervellotiche ed a volte un po' ridicole erano quasi la norma. Il disco però è bello: idee musicali ed arrangiamenti non banali, tutto molto intelligente. Ascoltiamo la musica, che alla prova dei decenni è ciò che rimane. (Tutto il resto, invece...)
Martino

J.J. JOHN ha detto...

A parte i riferimenti figurativi, è vero che gli OA hanno fatto qualcosa di nuovo, ma non hanno rispettato le premesse teoriche. Non puoi tacciare gli altri di "espedientismo" e di "frammentarietà" (ma vallo a dire a Battiato), di voler "recuperare il rapporto tra arte e popolo" e licenziare prima un prodotto borghese e salottiero e poi cadere tu stesso nella sperimentazione. Non sei più attendibile.
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Se "le cose sono precipitate" poi, non è "solo" colpa nostra: è "anche" colpa nostra. Il capitale però non l'ho inventato io, ne tantomeno la generazione antagonista degli anni '70 che perlomeno, ha cercato di alzare la testa.
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Su De Gregori non commento perchè tra i "giurati" del Palalido c'erano diversi miei amici.
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Martino: ti saluto citandoti una frase di Ivano Fossati: "Negli anni 70 era normale complicare tutto ciò che era facile" :-)

URSUS ha detto...

In parte è vero John,però tra il complicare tutto ciò che SEMBRA facile e banalizzare tutto,come se fosse effettivamente ridicolo...beh,scusatemi,ma io preferisco ancora la ricerca e la profondità dei vecchi tempi.
Dopo di che datemi del nostalgico o del "salottiero" ma non mi frega nulla,tanto più che non ho mai avuto un salotto,ne un podio ma vivo in una casa popolare e il connubio tra arte e popolo vorrei ritrovarlo ancora,invece di vedere quotidianamente la sagra delle banalità e dei luoghi comuni che ci propina questa moderna pseudo-cultura "antagonista"...ma antagonista a cosa? Qualcuno me lo spieghi...

JJ ha detto...

Difatti credo anch'io che Fossati l'abbia fatta un pò spiccia. Lui, però non mi sembra un gran sostenitore degli anni '70...
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Ribadisco e preciso non sto dicendo che gli OA non fossero validi, tutt'altro: il problema è che si sono dati la zappa sui piedi.

J.J. JOHN ha detto...

Grazie MARCO per la splendida intervista.
L'ho pubblicata direttamente sul post.

marco ha detto...

Grazie a te per averla inserita nella tua recensione...troppo onorato ;-)

Ekphrasys ha detto...

Questo disco, da quando lo acquistai in un bugigattolo di posto Milanese, mi ha sempre affascinato...Non so, sarà la copertina morbosa, la musica così lasciva...Ecco, ci vedo lascivia in questo lavoro...Enfasi a tratti, ma si perde nelle atmosfere in bilico tra "operetta", "Vaudeville" e Rock... Sulfureo, ma bello, specie "l'altalena" che mi mette davvero i brividi...

Autunnale, si, novembrino, mi ricorda la Milano di quegli anni, la mia Milano...Ormai sparita, illuminata da troppe insegne e luci di troppi locali....


Saluti


(Ex-Coolermaster di Debaser)

UGO ha detto...

NON HO MAI AMATO LA LIRICA PERò QUESTO DISCO E QUESTA VOCE MI HANNO AFFASCINATO DA SUBITO SIA PER LA RICERCA SONORA E PER QUELLA INTELLIGENTE COMMISTIONE DI POP CLASSICO E QUEL GUSTO RETRò!L'ALTALENA E IL PAVONE TI TRASPORTANO NEL REGNO DELL'INFANZIA E,SPECIE DI QUESTI TEMPI,è UNA SENSAZIONE BELLISSIMA DIREI TERAPEUTICA!GRAZIE DONELLA SEI GRANDE UGO