Seconda genesi: Tutto deve finire (1972)

la seconda genesi tutto deve finire 1972Siamo a Roma nel 1972.

Prendendo il nome dalle iniziali del suo ideatore, apre i battenti la Picci: una piccola casa discografica fondata dal paroliere e compositore Pino Cassia che già nel decennio precedente aveva tradotto in italiano alcune hits di Holland & Dozier (“Reach out I'll Be There” diventata “Gira Gira”), Burt Bacarach (“Wishin and Hopin” / “Stupido stupido”; “Walk on by”/”Non mi pentirò” e la celebre “This empty place” / "L'amore di Nessuno") e collaborato con artisti del calibro di Dalida e Dionne Warwick.

Inizialmente distribuita dalla Rca e successivamente dalla Cgd, la label romana durò soltanto due anni, che comunque furono sufficienti per dare alle stampe uno dei dischi più rari del progressivo italiano: “Tutto deve finire” del gruppo “Seconda Genesi”.

Appena aperta, la Picci si concentrò prevalentemente sul mercato dei 45 giri, producendone ben 16 nel solo 1972, contro appena due LP pubblicati nello stesso anno.
La sua scuderia annoverava prevalentemente artisti di fama regionale tra cui si distinsero Fathia, Fiammetta e Pierluigi Terri, includendo successivamente in catalogo almeno tre formazioni che sarebbero entrate a far parte del prog italiano: l’Officina Meccanica, Il Punto e, come dicevamo, i Seconda Genesi.

Quest’ultima band consisteva un quintetto di Roma fondato dal chitarrista viterbese Paride De Carli che con il suo album “Naufrago in città” - uscito a nome di “Paride e gli Stereo 4” - aveva inaugurato nei primi mesi del ’72 le produzioni a 33 giri della label di Cassia.
In realtà, pur se quel disco consistette sostanzialmente di canzoni composte ed eseguite dal solo De Carli, dietro il nome d’arte di “Paride e gli Stereo 4” si celava un vero e proprio ensemble di cinque elementi
(che dal vivo si facevano chiamare anche “Paride e gli Stereo 8” in omaggio a un supporto di riproduzione molto in voga in quel periodo) che spesso fungeva da backing band negli spettacoli dei vari artisti della Picci.
seconda genesi 1972Oltre al De Carli, la formazione era composta dal tastierista-cantante Alberto Rocchetti e da Giambattista Bonavera ai fiati (entrambi ex “Rokketti”) e dalla sezione ritmica di Nazzareno Spaccia (basso) e Pier Sandro Leoni, già batterista insieme al De Carli nei “Peppermint Group”e nei "Mhanas".
Va da se che gravitando spesso e sin dal principio negli studi della Picci, non ci volle molto perchè il quintetto si cimentasse in un proprio long playing, cambiando però denominazione per evitare di far sembrare il loro prodotto un secondo lavoro solista del De Carli.

Tirato appena in 200 copie, come del resto quasi tutti i trentatrè giri della Picci, il disco prese il nome di “Tutto deve finire” e il gruppo si battezzò “Seconda Genesi” in omaggio al concept su cui s’imperniava tutto l’album.

In questo senso, recitano le note di copertina:
E se la notte e il grande silenzio cadessero ad un tratto su un mondo privo di qualsiasi forma di vita? E se il tempo trascorresse per millenni? E se infine l’ira di Dio si placasse e la sua mano tornasse a far risplendere il sole, ricreando ancora esseri umani fiori ed animali? Così fantasticando Paride De Carli e i suoi amici hanno trovato il nome col quale battezzare il loro gruppo, cioè: Seconda Genesi”.

Registrato presso gli studi Titania di Roma, il disco consisteva in otto brani tutti firmati da Bonavera e dai produttori Cassia e Lucchetti.
Era piuttosto breve (32’ circa) e a dispetto del buon risultato acustico, fu il risultato di un unica session in presa diretta di sole otto ore, in cui pare che durante certi passaggi il batterista non riuscisse neppure a sentire il resto della band: una corsa al risparmio che però fu fortunatamente compensata da una veste grafica che fece epoca.
la seconda genesi picci 1972Le covers di “Tutto deve finire” infatti, furono il primo esempio dell’applicazione discografica di una classica tecnica underground che, opponendosi idealmente alla mercificazione seriale dell’arte, prevedeva per ciascuna stampa l’innesto manuale di inchiostri di colore diverso, generando così esemplari unici e differenti l’uno dall’altro.

Infelicemente, malgrado il gruppo avesse ottenuto ottimi riscontri ai festival pop di Viareggio e a Villa Pamphili, i preziosismi grafici non colmarono la modestia della distribuzione e i “Seconda Genesi” furono riconsegnati all’anonimato.

Comunque un peccato perchè sebbene i testi fossero pesantemente millenaristi e le parti cantate non certamente all’altezza di quelle strumentali, il sound del disco sospeso tra jazz, barocco e psichedelia, restituiva una commistione timbrica perlomeno inedita e difficilmente riscontrabile in altri prodotti dell’epoca (davvero belle in questo senso “Ascoltarsi nascere” e “L’urlo”).

A risollevare le sorti commerciali del gruppo poi, non basto' nemmeno la partecipazione al Festival di Villa Pamphili dove pare avessero presentato l'intero album.

Resta da chiedersi con rammarico cosa il gruppo avrebbe potuto produrre ancora. Magari, con una maggiore cura della parti vocali e una produzione meno frettolosa, ma questo non ci è dato di sapere. Le basi tecniche ed esecutive comunque, c'erano proprio tutte.

6 commenti:

jimmy ha detto...

Io sono in possesso di una copia originale del megararo "Tutto deve finire" anche se un pochino ondulato..copertina perfetta.Non ho il coraggio di venderlo...anche se come a tutti mi alletta guadagnare un po' di soldini...ma un po' da voyeur,godo ad ascoltarlo e guardare una simile rarita'...

davide/isidax ha detto...

O.F. http://fardrock.wordpress.com/2011/04/26/le-orme-felona-e-sorona-deluxe-edition/#more-6411

taz ha detto...

Jimmy nn vendere!!!!..non cadere nella speranza di avere qualche soldino in più...a meno che non diventi ricco...Il disco mi piace molto e Paride è uno di talento...quelli che lo accompagnano sono bravi e si sente che c'è molta intesa...la scheda di JJ è come al solito di ottime notizie(chissà dove le trova..) e di condivisione totale...ci sento un pochino di New Trolls ma la cosa non mi disturba...e uno dei cd che ascolto di più...ciao

Armando ha detto...

Questo disco non mi è mai piaciuto, proprio come timbro e anche nelle idee di fondo.
C'è uno sforzo di novità nei suoni, ma secondo me rimane molto frammentario. Neppure tecnicamente lo trovo all'altezza, e certi arrangiamenti sembrano tirati via, mostrando una certa ingenuità: forse, come tu scrivi, per una produzione poco accurata.
Lo definirei mediocre, con velleità incompiute.
Saluti.

DogmaX ha detto...

Mah, mi aspettavo molto peggio. L'ho ascoltato e, così come per i Laser, si intravedono le qualità ma la produzione non è il massimo... l'ennesimo gruppo dal potenziale inespresso.

Anonimo ha detto...

VIA TIBALDI 29 andred