Baricentro: Sconcerto (1976)
Nel 1976 la lunga stagione del Prog Italiano è ormai agli sgoccioli.
Lentamente ma inesorabilmente si è modificato non solo l'humus socio-politico che l'aveva tenuta a battesimo cinque anni prima, ma anche soprattutto i gusti e la tecnologia musicale.
Il tutto, provocando sia una ramificazione dello stile primigenio in mille sottogeneri (es: jazz, jazz-rock e fusion), sia la "diaspora artistica" di molti musicisti verso linguaggi certamente più sofisticati, ma meno direttamente coinvolti con le sofferte mutazioni dei centri sociali.
Il concetto di "nuovo ad ogni costo" è ormai lontano e la sperimentazione che fu, per esempio, di Battiato in "Fetus", si sposta dall'originario ambito "concreto" ad un territorio più prettamente musicale, colto e accademico.
La musica pop, insomma, inizia a diventare sempre più una "proposta", che non un dialogo interattivo tra pubblico ed avanguardie e questo crea non poche tensioni all'interno del movimento.
Diversi padri del Pop italiano cominciano a cedere alle lusinghe del ritmo ribattuto e vengono duramente contestati (es: Alan Sorrenti). Altri, devono inevitabilmente arrestare la loro creatività per introiettare quel periodo di crisi (ad esempio, la PFM che nel 1976 rimane discograficamente silente).
L' assurdo e l'inverosimiglianza regnano incontrastati nelle classifiche dei 45 giri italiani (Ramaya, Sei forte papà, Johnny Bassotto), mentre tra gli albums sopravvive ancora una certa conflittualità, pur se limitata all'ambito del mainstream (Venditti, Pink Floyd, De Gregori).
In altre parole: è in atto una vera e propria controrivoluzione dalla quale in pochi si salveranno prima dell'arrivo del Punk
E' in questo contesto che si colloca il primo album del Baricentro, quartetto di Bari formato per 3/4 da elementi della ex Festa Mobile (Francesco e Giovanni Boccuzzi, Antonio Napolitano), con in più il batterista Piero Mangini.
Intitolato "Sconcerto" e registrato a Roma in soli due mesi (dicembre 1975 e gennaio 1976) per la prestigiosa discografica EMI , questo lavoro si pone sin dalle note di copertina come perfettamente aderente al suo tempo storico:
"La capacità comunicativa della musica strumentale […] esiste nella misura del suo essere sociale e nel rapporto di funzionalità che riesce a stabilire con la realtà a cui si ricollega. […] Rinnovare le concezioni del linguaggio finisce quindi per diventare, consapevolmente o no, un lavoro ideologico"
Come si nota, le idee sono chiare e la fase di auditing ne sarà una brillante conferma.
Di fatto, sin dalle prime note della title track è chiaro che il sound del gruppo si pone come "cavalcavia" tra un passato destinato a scomparire e un futuro non ancora ben definito (uso qui lo stesso concetto che due anni dopo Guccini esprimerà magistralmente nella canzone "Mondo nuovo").
Il groove dell'album è tutto appannaggio delle doppie, modernissime, tastiere dei fratelli Boccuzzi e il resto della strumentazione ne è il potente collante armonico e ritmico.
L'incisione è ineccepibile e l'incipit del disco si dipana tra una lontana idea di concept album (molti sono infatti i temi ripresi costantemente nel corso dell'esecuzione) e una nuova idea di comunicazione.
La solidità e la bellezza di questo disco sono esclusivamente affidate al lirismo della composizione ed alla metronomica onestà della sua esecuzione: tutto questo senza mai però, perdere in comunicatività, in poetica o in autonomia espressiva.
Sin dalla simpatica copertina di Leonardo Bellezza, si capisce che tra i solchi ascolterete musiche venate di forte e solare mediterraneità.
"Sconcerto" va ascoltato tutto d'un fiato e poco conta che io vi dica quali sono i pezzi più significativi, perché la sua complessiva omogeneità parla da se.
Dovendo scegliere, quoto il sound "totale" di "Meridiani e Paralleli" e la superba rilassatezza di "Pietre di Luna" e "Della Venis": non certo pietre miliari della musica Pop, ma rappresentative di una cultura che non voleva perdere la propria dignità e la propria collocazione nella storia.
Dissero del Baricentro che assomigliavano ai Weather Report.
A parte il fatto che non è vero ma, anche se fosse... vi pare poco?
